Uno vale Uno, ma non se celiaco!

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Riceviamo e Pubblichiamo

È da anni ormai che me lo sento ripetere, tant’è che questa risposta vive nelle mie giornate in cui ormai la celiachia mi fa da compagna nonostante io creda di non averglielo mai chiesto. Penso che per ogni essere umano la cosa più frustrante sia quella di non sentirsi capito ed essere etichettato come "diverso".

La celiachia è una totale e permanente condizione che ti accompagna per tutta la vita, si tratta di una vera e propria dieta alimentare che ti obbliga ad escludere il glutine dalla tua alimentazione per sempre, a volte costringendoti a cenare solo nella tua cucina perché la più affidabile in fatto di contaminazioni.

Il nocciolo della questione è invece quando si deve uscire per pranzare o per cenare.  Ad oggi esistono per  fortuna delle strutture con cucine dedicate esclusivamente ai cibi senza glutine ma a dire il vero nella mia città (Palermo) sono appena cinque i ristoranti-pizzerie che “ci ospitano”. Questi locali sono iscritti all’interno del circuito AIC  (Associazione Italiana Celiachia) e rispettano  gli standard imposti da tale associazione.

Apprezzabile davvero lo “sforzo” dei sopraindicati locali, il problema è che, in tutta sincerità, alla lunga  recarsi sempre negli stessi posti può essere logorante. Immaginate se per tutti gli abitanti di Palermo ci fossero solo 5 tra ristoranti e pizzerie e gelaterie! Sono sicura che sarebbe davvero deprimente per tutti voi uscire per andare a prendere un gelato o una pizza.

Oltre a ciò, bisogna poi considerare anche la “tassa aggiuntiva” che chi ha un locale di questo genere fa pagare per ogni piatto, dato che (almeno come dicono) i prodotti senza glutine costino di più e questo è in parte vero in parte no,  perché l’80% dei prodotti in natura non contiene glutine.  In altre parole questi locali “ibridi”, ossia che accolgono i celiaci e preparano anche prodotti senza glutine, hanno giustamente due menù diversi con prezzi diversi  ed questo che  ci fa sentire “diversi” dagli altri e non dovrebbe essere così perché se è vero che UNO vale UNO deve valere anche se questo è celiaco. {continua}

L’alternativa è ancor più deprimente!  Esiste un’altra categoria di ristoranti, non riconosciuti come iscritti all’interno del circuito AIC, che pur di accaparrarsi un cliente (con tutta la sua famiglia) spesso comunicano “al telefono” che cucinano anche per i celiaci. SONO LA QUASI TOTALITÀ DEI LOCALI DI PALERMO. Fin qui tutto bello,  peccato che noi celiaci siamo stanchi dalla magra e affliggente consolazione di vederci somministrare  il solito "primo di pasta con il pomodoro” od eventualmente la classica e sbrigativa “bistecca arrosto“. È questo che ci viene “permesso” in questi locali e voi immaginate di poter cenare esclusivamente con queste 2 pietanze quando tutti i vostri “vicini di tavolo” si divertono con vere e proprie delizie mentre voi rimanete a guardare.

Un celiaco può mangiare una infinità di piatti se il locale ha una “minima organizzazione”, il problema sta nella conoscenza di tale intolleranza e nella contaminazione del cibo. Per entrambi gli aspetti chi lavora in cucina ha il dovere di documentarsi in maniera dettagliata dato che somministra cibo. Questo nella maggior parte dei casi non avviene.

Potrei continuare raccontandovi  tanti e tanti episodi  in cui UNO non vale UNO se celiaco, ma per non annoiarvi ulteriormente, mi limiterò solo a raccontare una divertente vicenda che avviene nei locali del Signor Mc Donald’s , il quale offre la possibilità di farcire un panino senza glutine (che devi portarti da casa)  con la divertente “conditio sine qua non” che a al termine di tale “succulento” panino, devi firmare un foglio ove tu ti assumi la responsabilità  qualora dovessi sentirti male, quasi fossi un malato terminale... che tristezza !
Per concludere volevo dire che solo chi vive questa condizione può capire quanto gli altri ti facciano sentire diverso.  Non rimane che sperare che le cose possano migliorare, dal momento che l’indice dei celiaci in Italia è veramente alto e soprattutto  in continuo aumento.  Noi abbiamo il diritto di mangiare bene come le persone non intolleranti e  “normali” (parola spesso usata impropriamente... Come se noi non lo fossimo!)

Simona Chiappara

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