Lo strano caso della Cassa a Caselle

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Di Fabrizio Biolè

Se ad una nuova azienda fosse stata data la possibilità di lavorare all'aeroporto Pertini nel 2001, con la conditio sine qua non di versare il 6% degli utili all'allora monopolista del settore in seno allo stesso aeroporto...
Se la stessa azienda non avesse provveduto al versamento di tale quota e fosse stata costretta da sentenza del 2009 a pagare, ma in parte la cifra fosse stata finanziata dalla Regione Piemonte...
E ancora: se l'azienda di cui all'oggetto stesse lasciando in cassa integrazione in deroga (ancora a spese della Regione) 24 lavoratori e contemporaneamente usufruendo per le stesse mansioni dei lavoratori di una cooperativa...

Se l'accordo per la cassa in deroga fosse stato pavidamente sottoscritto e anzi auspicato anche dalle forze sindacali, impedendo di fatto lo sviluppo di vertenze facilmente affrontabili con buoni risultati dai lavoratori...
Se l'ex monopolista ne avesse preso spunto per fare la stessa cosa, esternalizzando a cooperative e con contratti molto meno tutelati e equi, non avendo alcun pudore a convocare nel contempo un'assemblea degli azionisti che si accolli l'onere di ripartirsi gli utili (parliamo di 6 milioni euro)...
Se tutte queste premesse fossero vere, ci troveremmo a dover affrontare un problema molto grosso, spiace dirlo, ma che si trasforma solamente in un tassello aggiuntivo nella strategia ormai visibile e marcata che punta scientificamente a rendere precario ogni lavoratore di ogni settore.

Ebbene tutto ciò sta accadendo in questi giorni, a Torino...
24 padri e madri di famiglia in cassa integrazione per non aver voluto passare ad un contratto di cooperativa, iniquo ma perfettamente legale. E altri 24 ne seguiranno. E ancora...

L'azienda arrivata nel 2001 è la Aviapartner, l'ex monopolista è la Sagat, i 24 cassintegrati siamo noi...tutti noi...uno vale uno anche in questo!
Il MoVimento c'era e ci sarà, lì, insieme a loro.
Basta soldi regionali a queste strumentali casse in deroga, ridiamo dignità a tutti i lavoratori.E che il sindacato torni a fare il sindacato, vero?

Fabrizio Biolé - Consigliere Regionale MoVimento 5 Stelle - dipendente dei cittadini piemontesi

2 commenti

Non ho capito nulla! :(
Potete rispiegare bene cosa sta succedendo a chi non ha nessuna conoscenza previa dei fatti?

Grazie per averlo ricordato! Il sindacato DEVE tornare a fare il suo mestiere e deve imparare a riconoscere, denunciare e contrastare le strategie delle aziende decotte per convertire i contratti a tempo indeterminato in posizioni precarie. Ormai sono tantissime le aziende che, avendo svenduto il loro patrimonio intellettivo e di sviluppo magari al socio orientale, si trovano retrocesse nelle classifiche di eccellenza dei loro rispettivi settori e tentano di sopravvivere tagliando gli stipendi, tutto questo nella speranza di recuperare competitivita'. La corsa per diminuire il gap con i paesi in cui lo sfruttamento del lavoratore e' massimo, si traduce inevitabilmente in una lotta tra poveri senza precedenti. A noi (IT) serve primeggiare per livelli di eccellenza puntando sulla ricerca e la qualità, non dobbiamo fare la gara con i paesi poveri per la manifattura a basso costo! Purtroppo, gran parte della classe dirigente di questo paese, non sa esprimere molto di piu' dello zero che ha finora dimostrato di valere e ogni forma di interlocuzione con questi "capitani coraggiosi" si traduce in "fiato sprecato". Non rimane che essere intransigenti.

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