Nuovi articoli nella categoria Sviluppo

Il futuro della canapa

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Di Davide Bono

L'uomo ha sempre coltivato la canapa, sembra addirittura che sia stata la prima coltivazione in assoluto. In Italia è nota fin dai tempi dei Romani e fino alla prima metà del secolo scorso in Italia se ne coltivavano oltre 100 mila ettari. Perché oltre ad essere una pianta in grado di crescere in terreni difficili e marginali, senza necessità di particolari cure, era ed è tutt'oggi una pianta della quale "non si butta via niente". Da questa pianta infatti è possibile estrarre una fibra molto resistente per la produzione di carta, tessuto, corde, vestiti; il seme con cui produrre un olio alimentare con ottime proprietà antiossidanti e terapeutiche delle dislipidemie; il canapulo, cioè la bacchetta della canapa che un tempo si bruciava per riscaldare le case o per realizzare un ottimo cemento. Oggi la canapa viene pochissimo coltivata, perchè sostituita dalle sostanze di origine fossile per motivi economici e messa al bando per la possibilità di estrarne sostanze psicotrope (anche se dalla Canapa Indica che non è quella ad uso agricolo): attualmente è impiegata soprattutto insieme per la produzione di materiale isolante.

Liberarsi dall'euro?

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Di Davide Bono

Mercoledì 25/01 a Torino, presso la Libreria Comunardi, via Bogino 2, discuteremo con gli autori del libello "Liberiamoci dall'Euro", Marino Badiale e Fabrizio Tringali, sulla crisi economica-finanziaria.

Ormai ne parlano tutti. L'euroscetticismo dopo essere stato relegato a fenomeno di nicchie estremiste (sinistra e destra extraparlamentari) si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta Europa, spinto dalla crisi economica propagata dalla speculazione finanziaria. Ad un sondaggio sul blog di Grillo il 57% si è detto favorevole ad abbandonare l'euro; ad un sondaggio su Servizio Pubblico appena il 40%, percentuale che forse scenderebbe ancora se facessimo un sondaggio per strada.

Aziende sostenibili: la strada dei ricoperti

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Davide Bono alla Vergom

Di Davide Bono

L'attività di Consigliere regionale oggigiorno è un triste prendere atto di aziende che falliscono e chiudono, chiudono e traslocano all'estero, licenziano e riducono la produzione. Siamo in una crisi di sovrapproduzione, di competizione con paesi in cui il costo del lavoro (sicurezza e norme antinquinamento) e dei lavoratori (diritti e paghe) è insostenibilmente  più basso, e di mancanza di liquidità (vista la creazione della spirale del debito da parte delle Banche e dei governi conniventi e incapaci).

Un sindacato (coraggioso)

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Di Davide Bono

Martedì 28 luglio vi è stata la comunicazione del Presidente Cota in merito alle ultime vicende della FIAT (sentenza Tribunale del Lavoro di Torino con congelamento degli investimenti di Marchionne), su richiesta delle opposizioni. Così per 2 ore nell'Aula si è palesata una messe di banalità che si è conclusa in un documento bipartisan, classicamente innocuo, di "richiesta di ripresa della concertazione tra parti sindacali, parti politiche e azienda". Ovverosia una richiesta di ennesima leccatio culi da parte di sindacati e politici a Marchionne in cambio del mantenimento dello status quo delle loro posizioni di privilegio e di un po' di sacrifici in più da parte degli operai. Minori pause, più turni, turni più lunghi, maggiore rigidità nelle posture da assumere (ERGO-UAS), stipendi più bassi, meno tutele sindacali. Che già non funziona.

Un fallimento annunciato

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Di Davide Bono

Martedì 2 agosto è arrivata la notizia che la Italcoge, una delle due ditte scelte da LTF su suggerimento della Regione per costruire il fortino militare spacciato per inizio cantiere del tunnel geognostico della Maddalena di Chiomonte, propedeutico alla costruzione della linea Alta Capacità Torino-Lyon, è fallita per mancato pagamento dei contributi ai lavoratori. Dispiace sempre dire "Ve l'avevamo detto!", soprattutto quando si tratta di soldi pubblici e di false speranze lavorative indotte. Eppure il fallimento dell'Italcoge era un fallimento annunciato, visti i precedenti dell'azienda (contiguità alla criminalità organizzata, turbativa d'asta, corruzione, lavori lasciati a metà, mancato pagamento dei dipendenti).

Direttiva Porkenstein

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Premessa: Europa?

Siamo in Europa, evviva, anche se forse ancora per poco. L'Europa nasce formalmente come comunità economica nel 1957 proprio a Roma. Nasce sotto la foglia di fico di creare un'unica entità economica e promuovere la cooperazione per evitare degenerazioni militari di problematiche economiche (come per la prima e la seconda guerra mondiale), ma in realtà serve a spingere le mire espansionistiche delle multinazionali e quindi la deriva liberista delle economie nazionali europee e cioè la mercificazione di tutti i servizi prima e i beni comuni poi. Il trattato di Roma sarà modificato prima dal Trattato di Maastricht e poi dal famigerato Trattato di Lisbona (quello bocciato dai referendum francesi, olandesi, irlandesi ma comunque reso operativo). Il mercato comune è basato su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone (all'interno della CEE), dei servizi, delle merci e dei capitali.

Sostegno al commercio sostenibile

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Di Fabrizio Biolè

Il commercio si è ormai trasformato da necessità di acquisizione di beni primari a dannosa abitudine che trasforma cittadini e utenti in voraci consumatori. Il possesso dei beni, anche non strettamente utili, crea dipendenza indotta in cui solo la rivalutazione di quello che è il benessere interno lordo e individualmente la vivibilità del proprio territorio e del proprio contesto possono ridare il giusto equilibrio al rapporto individuo-oggetti.

E' palese che il consumo indotto dal marketing virale e dalla fruizione delle sempre più diffuse grandi superfici di vendita sta diventando problematico sotto ogni punto di vista: l'aumento dei debiti al consumo delle famiglie cresce ogni giorno e ogni giorno di più il piacere di una passeggiata o di un picnic nel verde con la famiglia perde forzosamente di valore.

L'impresa di resistere

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Di Fabrizio Biolè

In una situazione economica che vede le piccole e medie imprese sempre più danneggiate, con una cifra assoluta di "mortalità" che si assesta sulle ventottomila in Piemonte nel solo 2010 (stimate trecentocinquantamila in tutta Italia), alcuni imprenditori hanno deciso che è il momento di organizzarsi seriamente.

L'atteso sostegno dal Governo, sia nazionale che regionale ha lasciato lo spazio allo scoramento e in seguito alla volontà di reagire.

Delibera di esclusione del "Piano casa" della Regione Piemonte

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Di Davide Bono

Come Consigliere Regionale ho lavorato grandemente all'attività emendativa del disegno di legge 67 della Giunta Cota che andava a modificare in senso nettamente peggiorativo il Piano Casa varato dalla Giunta Bresso con la legge 20/2009. Vista l'impossibilità, nonostante i 400 emendamenti e le 4 settimane di discussione in Aula, di far scendere l'Assessore Cavallera a più miti consigli (sulla necessità di una contestuale messa in efficienza dell'intero edificio oggetto di ampliamento; sul far decidere tramite apposita delibera comunale l'ampliamento contestuale all'abbattimento e ricostruzione dell'edilizia residenziale; sul limitare l'ampliamento di fabbricati a destinazione produttiva, artigianale, turistico-ricettiva, direzionale - le ultime due prima non erano nel piano -) e la trasformazione in l.r. 1/2011, ho deciso di mettere a disposizione di tutti i Comuni che volessero escludere l'applicazione di tali norme in deroga ai loro Piani Regolatori e alle potestà in capo alle Amministrazioni Comunali, una delibera tipo da approvare entro sessanta giorni dalla sua entrata in vigore (17 maggio). Tale delibera è stata scritto da un tecnico esperto in materia, referente anche di Stop al Consumo di Territorio. Io ed il suddetto tecnico restiamo disponibili a qualunque richiesta di contatto.

Delocalizziamo Marchionne

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Di Davide Bono

Da più parti ci è stata chiesta e richiesta la nostra posizione su quanto sta succedendo alla Fiat, prima a Pomigliano e poi, adesso, a Torino. Dopo una breve consultazione a livello piemontese, vista la posizione assunta in Campania e ricordando i diversi interventi di Beppe Grillo non abbiamo avuto esitazioni a palesare una posizione unitaria.