La campagna elettorale è finita. La bagarre è conclusa. Le luci sui vari protagonisti si sono spente, ora si torna alla vita normale. Normale per tanti ma NON per tutti. Qualcosa è cambiato a Ponzano e sicuramente le cose NON saranno più le stesse. Ha vinto il Centro Destra con Granello capolista. Niero sindaco uscente del Centro sinistra ha perso, come hanno perso pesantemente anche Massolin e Durante (UDC+PNE). Noi NO! Noi NON abbiamo perso !!! .. Non abbiamo Vinto ma NON abbiamo neanche perso!. NOI Abbiamo ottenuto il maggior incremento percentuale di tutte e 5 le liste concorrenti, ... oltre anche il 6,43% della lega ... NOI, TUTTI ASSIEME SIAMO ARRIVATI AL 6,74% !!. QUARTO miglior risultato in tutta Italia rispetto alle tante Liste Civiche 5 Stelle. Cos'altro dire. Non abbiamo portato a casa alcun consigliere comunale solo per una questione matematica ma abbiamo portato a casa TANTA VOGLIA DI FARE !! Da questo incredibile 466 ripartirà tutta la nostra presenza e partecipazione alla vita comunale. Avremmo il dovere di portare all'attenzione della nuova Amministrazione Comunale le nostre Proposte di Progaramma ma avremmo anche il dovere di CONTROLLARE il LORO OPERATO! Un'Amministrazione compatta di Centro Destra con un'opposizione monocolore di centrosinistra MONCA delle sue cariche più alte, e delle personalità più eminenti, preoccupa non poco quanti vorrebbero vedere CONTENUTA l'area di manovra dei neo promossi "leghisti", in particolare su alcuni aspetti quali l'AMBIENTE ed il SOCIALE. Il nostro lavoro in questo senso è appena iniziato e con l'aiuto di tutti ci impegneremo affinchè PONZANO VENETO riesca a mantenersi entro meritevoli condizioni di TRASPARENZA, LEGALITA', RISPETTO e ARMONIA. Ancora un GRAZIE a ciascuno dei 466 sostenitori e a tutti coloro che pur non votandoci hanno comunque dimostrato simpatia e attenzione nei nostri confronti.
A TUTTI IL NOSTRO PIU' SINCERO INVITO A SEGUIRCI.
LA VIA E' SEGNATA ED IL PRIMO PASSO E' STATO FATTO !
NON POSSIAMO CHE CONTINUARE!
Un cordiale saluto
Franco Dal Col
La nostra scuola dovrebbe essere una scuola per tutti, ma non lo sarà più. Le novità della riforma riguarderanno molto da vicino tutti noi e soprattutto i nostri ragazzi. Cominciamo dal drastico ridimensionamento del sostegno, effettuato con un sistema ragionieristico che non tiene conto in alcun modo né dell'effettivo stato degli alunni che di questo servizio hanno bisogno né della diversa distribuzione e gravità dei vari casi. Con questo sistema l'Italia si pone in controtendenza rispetto alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, secondo cui "Gli Stati garantiranno la parità di accesso all'istruzione primaria e secondaria, alla formazione professionale, la formazione degli adulti e la formazione continua... Agli allievi che lo richiedono deve essere fornito un sostegno educativo", convenzione che pure è stata firmata dal nostro paese. Dal prossimo anno potremo avere nella migliore delle ipotesi un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili, perché ogni assegnazione 1:1 porterebbe per compensazione un'assegnazione 1:4. Anche la riduzione delle compresenze (il ritorno al maestro unico, per intendersi) e l'esclusione dell'intervento di educatori esterni pongono a forte rischio l'assistenza, tanto che si è pensato bene di ridefinire le responsabilità in merito del personale non docente: in parole povere, dovrebbero essere i bidelli ad occuparsene, con buona pace del diritto allo studio. Chi glielo dice a quelle famiglie? Non è una questione che riguardi solo i ragazzi con handicap, riguarda tutti noi, anche se volessimo considerarla solo da un punto di vista egoistico: meno sostegni significano anche meno possibilità, da parte dell'insegnante titolare, di svolgere serenamente il proprio programma, visto che a lui sarà affidata la gestione educativa anche degli alunni disabili. Certo il diritto all'insegnante di sostegno per i disabili è garantito dalla legge, ma tra procedimenti e ricorsi il rischio è che intanto gli alunni con disabilità siano abbandonati a se stessi per chissà quanto tempo. Naturalmente le scuole più a rischio sono quelle dei Comuni più piccoli, che sono penalizzate in tutti i modi così da spingerle verso la fusione o la chiusura; però in questi Comuni di solito ci sono anche meno servizi sociali, date le minori risorse.
Per i ragazzi stranieri la situazione si prospetta altrettanto grave. Considerando che sono state tagliate le compresenza, ridotte le ore di lezione e aumentato il numero di alunni per classe, mancherà la possibilità non solo di avviare attività per il recupero degli alunni in difficoltà o per il consolidamento dell'apprendimento, ma soprattutto per l'integrazione e inclusione degli alunni stranieri e per il superamento del disagio socio-culturale. Ma a questo ha pensato la Camera dei deputati che con una mozione datata 14 ottobre ha impegnato il Governo a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado e ad istituire classi di inserimento che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti. Il tutto senza l'ombra di un mediatore culturale, di un assistente, di una qualsiasi forma di aiuto. Purtroppo o per fortuna finora hanno avuto altro a cui pensare. Com'è veramente possibile sostenere che si migliorerà la qualità della scuola affidando tutte le discipline e anche l'assistenza a disabili e stranieri ad un unico maestro-tuttologo che farà anche da mediatore culturale e da assistente sociale e contemporaneamente diminuendo il tempo scuola e aumentando il numero degli allievi?
Ci mancava la ciliegina sulla torta: niente più supplenze per i primi cinque giorni di malattia. Quindi i bambini saranno distribuiti in altre classi, tutte ben numerose e con un unico maestro, ad ogni assenza del titolare della classe. Non si vorrà sostenere che questa possa essere un'ulteriore occasione di apprendimento?
[Lucia Tundo - Candidata Consigliere]
Nonostante ci sia da diversi anni una legge dello stato che finanzia generosamente le famiglie per installare gli impianti fotovoltaici, ci sono ancora molte persone che non lo sanno, non sanno che anche le famiglie che non hanno disponibilità finanziarie possono installare gli impianti fotovoltaici senza spendere praticamente nulla, questo perché si possono accordare con un istituto di credito per il necessario finanziamento (senza nessuna ipoteca in quanto c'è una convenzione con il Gestore dei Servizi Elettrici GSE) e la rata del finanziamento viene coperta dall'incentivo statale conosciuto con il nome di "conto energia". Per chi non ha capitali propri il beneficio è il risparmio della bolletta dell'energia elettrica. Per chi ha qualche fondo può pagare tutto o in parte il suo impianto e guadagnare il 6/7% all'anno della somma investita, oltre a ciò non paga comunque la sua bolletta dell'energia elettrica. Ora che di tutto questo non siano a conoscenza dei semplici cittadini è comprensibile, che di ciò non sia informata una amministrazione pubblica è deprecabile, un Municipio dovrebbe essere a conoscenza di queste (ed altre) opportunità per i suoi cittadini e farsi promotore perché i loro cittadini siano su ciò informati e facilitati nelle pratiche. In effetti qualche amministrazione comunale, seppur in ritardo, ha recepito questa opportunità e ha intrapreso le iniziative adeguate. C'è chi ha costituito dei gruppi di acquisto per dare ulteriore convenienza e visibilità a questa opportunità, come ad es. i comuni di Maserada, Casier, Cornuda, Montebelluna, Preganziol, S.Biagio di Callalta nella prov. di Treviso, ma anche Mestre e Padova e molti altri grandi comuni Italiani. Alcuni comuni hanno anche aperto uno "Sportello Energia" per informare e assistere i cittadini su questa ed altre opportunità di risparmio energetico che poi si traduce in risparmio economico, ad esempio Stanghella http://www.sportelloenergiametropolis.it/
Altri comuni hanno addirittura costituito una società municipalizzata che provvede completamente a tutto, basta che un residente metta a disposizione il suo tetto e risparmia dal 50 al 100% della sua bollette secondo le dimensioni del tetto dove installare i moduli fotovoltaici. Un esempio in tal senso è il comune di Provaglio D'iseo in provincia di Brescia (video dal titolo "Fotovoltaico gratis per le famiglie di Provaglio d'Iseo") http://www.youtube.com/watch?v=5HXDNyINK2o
Per chi ha dimestichezza con i numeri un esempio dei costi e ricavi di un impianto per famiglia di 4 persone * (3400 kWh/anno di bolletta elettrica)
Impianto fotovoltaico 3 kW
Costo impianto 16.500 € IVA compresa
Rata annua finanziamento tasso d'interesse al 7% 1.500 €
Produzione annua di energia elettrica 3.500 kWh
Ricavo annuo con contributo in conto energia (0,43 €/kWh) 1.548 €
Come si può notare il ricavo annuo dell'energia prodotta copre la rata annua del finanziamento. Se invece di chiedere il finanziamento in banca si utilizzano risorse proprie si ha una rendita del 7% annua. La legge del contributo in "conto energia" prevede un contributo per ogni kWh prodotto ma anche il rimborso della bolletta se il consumo è uguale o inferiore a quanto prodotto dall'impianto. Quindi sia per chi utilizza un finanziamento e sia per chi utilizza risorse proprie la bolletta viene rimborsata. Risparmio annuo della bolletta: 680 €
Per informazioni sulla legge "Conto Energia" http://www.conto-energia-online.it/#Tariffe%20conto%20energia%202009
* Dati calcolati in modo prudenziale, ad es. si utilizza il valore di acquisto di 5500€/kW ma alcuni gruppi di acquisto arrivano a 5000€/kW, si è utilizzato l'incentivo di 0,43€/kWh ma può essere anche di 0,48€/kWh con impianto integrato, il tasso di interesse del finanziamento può essere inferiore al 7%
[Francesco Pasqualin - Candidato Consigliere]
Tutti prima o poi abbiamo utilizzato qualcuno di quelli che in burocratese vengono definiti "servizi a domanda individuale", cioè quei servizi gestiti più o meno direttamente dagli enti pubblici, posti in essere senza obbligo istituzionale, che vengono utilizzati a richiesta dell'utente e che non sono stati dichiarati gratuiti per legge nazionale o regionale. Per fare qualche esempio immediato, mense e trasporti scolastici, ma anche alcuni servizi assistenziali agli anziani e le tariffe d'ingresso negli impianti sportivi, nonché gli asili nido comunali. Naturalmente siamo abituati a considerare tali servizi parte essenziale della nostra vita quotidiana. Questo perché in fondo, sebbene nessuna legge lo preveda espressamente, migliorare la qualità della vita dei cittadini dovrebbe essere uno degli scopi fondamentali della Pubblica Amministrazione. Chi vorrebbe avere degli amministratori che non garantiscono il trasporto scolastico? Però non dovremmo mai dimenticare che tali servizi NON sono obbligatori: non c'è nessuna legge che impone ai comuni di istituirli. Così come siamo abituati ad avere questo genere di servizi, sappiamo anche che essi non sono gratuiti, fatte salve le debite eccezioni (e spesso quelle indebite, purtroppo). Normalmente ogni famiglia paga una quota che può essere determinata in vari modi: può essere uguale per tutti, variare in base al reddito o in base al numero dei componenti della famiglia che utilizzano il servizio, o entrambi. Per questi servizi pubblici a domanda individuale le province, i comuni e i loro consorzi e le comunità montane sono tenuti a richiedere la contribuzione degli utenti, La legge stabilisce la quota del costo del servizio che può (può, non deve) essere coperta dall'ente. Naturalmente, la quota del costo della prestazione non addebitata agli utenti produce una perdita nella gestione del servizio, che viene indirettamente posta a carico di tutta la cittadinanza. Ora mettiamo insieme le cose: i servizi non sono obbligatori, hanno un costo che deve essere coperto, finora il costo è stato diviso tra le amministrazioni e gli utenti in percentuali variabili. Prendiamo in esame solo i tre fattori fondamentali. Facciamone un mix e aggiungiamo il mancato gettito dell'ICI prima casa. Ci hanno raccontato che il governo avrebbe riempito il buco di bilancio derivante dall'abolizione dell'ICI. Sarà. Però i Comuni hanno sempre meno soldi e una spesa corrente da rispettare. Così abbiamo da una parte un buco di bilancio e dall'altra delle tariffe che POSSONO essere variate. Si accettano scommesse su come andrà a finire. Soprattutto, invitiamo tutti a calcolare se il risparmio dell'ICI prima casa sarà sufficiente a coprire interamente il costo dei buoni mensa o del trasporto scolastico, e/o a pagare in tutto o in parte le assistenti domiciliari che si occupano degli anziani o la gestione (pulizia, manutenzione, personale, illuminazione ecc.) degli impianti sportivi. Non è detto che i conti tornino sempre.
[Luica Tundo - Cand.Consiliere)