Ravenna -
C'era da aspettarselo, arriva la neve e arrivano le polemiche.
Sono stati molti i pareri critici in questi giorni, ritengo a volte anche troppo superficiali o esagerati. Una cosa deve essere chiara: quando si hanno queste nevicate, sempre si avranno dei disagi. Se si prova a leggere qualche testata online di altri Comuni o di altre Regioni, si può tranquillamente notare che nessuno è soddisfatto della propria Amministrazione.
Personalmente ritengo che siano stati fatti degli errori, ma da qui ad accusare l'Amministrazione di tutte le colpe mi sembra troppo. A mio avviso un errore il Sindaco lo ha fatto non chiudendo le scuole il giorno prima della nevicata sebbene le previsioni parlassero molto chiaramente. Un errore probabilmente è stato quello di non far passare in Consiglio Comunale il piano antineve, sottraendolo così ad una discussione che avrebbe potuto evidenziarne criticità e proporre miglioramenti; probabilmente se fossi stato Sindaco tra le mie priorità avrei inserito la pulizia dei marciapiedi e delle piste ciclabili nel centro storico oltre che nelle arterie principali della città, ma sarebbero state tutte scelte più o meno criticabili a seconda delle diverse esigenze e sensibilità.
L' errore fondamentale è quello di perseverare nella convinzione che il Sindaco sia il capo dei cittadini e non il dipendente. Il comportamento da "capo" è quello che fa agire gli amministratori come coloro i quali hanno sempre tutto sotto controllo, a volte, anzi, troppo spesso, facendo passare sempre come tutto perfetto e ben fatto. La sincerità e la trasparenza del comportamento da "dipendente" dei cittadini, invece, presuppongono che non ci sia nulla di male se si ammette tranquillamente che ci sono delle difficoltà. Non ci sarebbe stato nulla di male nel dire che gli oltre 1000 km di strade ravennati, con gli attuali spazzaneve a disposizione, non possono essere coperti completamente; magari dire che non si ha nemmeno abbastanza personale e ammettere sinceramente che il lavoro di cittadini volontari sarebbe un gesto ammirevole, segno di consapevolezza di appartenere ad una comunità. Per fare questo però bisogna cambiare completamente il metodo amministrativo, ci vuole una capacità di "parlare ai cittadini" con la credibilità del buon padre di famiglia e non con l'arroganza conseguente ad anni di decisioni calate dall'alto e poco partecipate.
Come si possono chiedere sacrifici e aiuti quando poi si danno incarichi da 80 mila euro all'anno a un pensionato per rifare quello che faceva prima di andare in pensione, senza aver minimamente pensato ad un degno sostituto con largo anticipo, o addirittura, a 3 giovani e degni sostituti dato che con quelle cifre si sarebbero potuti tranquillamente assumere; o quando si continua ad avvalorare la tesi che siano giusti i doppi o tripli incarichi; o che sia corretto dare incarichi ad interim a chi non ha i requisiti per ricoprirli.
Potrei continuare con una lunga lista ma non avrebbe senso ora, in generale voglio dire che non è possibile mantenere per anni il comportamento dei "padroni di casa assoluti", degli unici in grado di decidere e scegliere nel modo migliore, e poi pretendere che i cittadini capiscano e giustifichino gli eventuali errori che poi si commettono.
Tutte queste critiche che da sempre facciamo, ci fanno essere demagoghi e populisti, a parere dei nostri detrattori, mentre invece a mio parere sarebbero azioni che riavvicinerebbero il mondo politico, e la galassia di interessi che ci girano attorno, ai cittadini. Fatto questo sarebbe molto più facile chiedere sacrifici. Siamo agli inizi del 2012 ma queste cose sono le stesse che diceva Berlinguer 30 anni fa ne "La questione morale": ""Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire".
Ecco fatto, non ho altro da aggiungere.
Pietro Vandini
Capogruppo Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle
03/02/2012
