Reggio Nell'Emilia - 
Il primo patrimonio della città di Reggio si chiama IREN, società quotata in Borsa che gestisce acqua e tanto altro, ormai divisa con mezza Italia, con debiti e oneri di ogni tipo, quando prima delle avventure di finanza era un gioiello. Il secondo patrimonio della città è la Fondazione bancaria Manodori, snaturata dalle leggi dello Stato come schiava degli interessi delle banche, è a un bivio, con il patrimonio che si sta volatilizzando, e i contributi erogati alla città sempre più a rischio.
In entrambe i casi il PD è responsabile ma addossa ad altri la colpa o persevera sistematicamente negli stessi errori, mettendo in campo i panzer dell'informazione per sviare l'attenzione dei cittadini.
Sotto accusa le trattative sul controllo del gruppo Edison, i soci del raggruppamento DELMI, di cui fa parte anche IREN spa, che hanno ereditato l'opzione per il controllo di EDIPOWER, gruppo energetico su cui pesano 1,1 miliardi di euro di debito e alcuni grandi impianti termoelettrici obsoleti.
Sulla graticola anche gli aumenti di capitale in Unicredit, di recente bersaglio di esponenti del PD. Gli investimenti di Manodori in Unicredit sono stati, a varie tappe, ben 6 in più di 10 anni, se contiamo anche le ex Casse di Risparmio. Lo Statuto parla chiaro: a nominare la maggioranza del Consiglio sono Enti riconducibili al PD.
Cominciamo da IREN. l'assetto finanziario complessivo di IREN sarà condizionato da due fattori:
l'esborso necessario per comprare Edipower, il cui valore è stimato in 800 milioni di euro, che risente dell'incerta adesione di tutti i soci di DELMI all'operazione, in mancanza della quale o subentrano altri soggetti o si distribuisce l'onere finanziario, ed il debito ereditato in EDIPOWER.
Queste variabili sospendono di fatto il conseguimento del rating della società IREN spa in Borsa: se non sai quanto è il debito, quanto valgono le azioni? Pessima situazione con questi chiari di luna finanziari.
Continuiamo con la Fondazione Manodori. L'ulteriore crollo delle azioni di Unicredit ha solo sancito la fine di una politica miope che ha teso a concentrare il patrimonio della Fondazione Manodori sul titolo bancario. Alcune settimane fa, prima di discutere l'ultimo aumento di capitale, al valore di carico delle azioni di 135 milioni di euro corrispondeva un valore di mercato di 103 milioni di euro, con una perdita secca di oltre 30 milioni di euro. Perdita ulteriormente aggravata con i recenti eventi di Borsa, ma è interessante ricordare che tra gli aumenti scellerati se ne registrano alcuni di pochi mesi fa. L'ultimo aumento di capitale fa registrare una perdita del 60% tra valore di carico e valore di mercato. Eppure non ci ricordiamo il Sindaco Graziano Delrio e il PD a stracciarsi le vesti per l'ennesimo azzardo di Borsa. Come mai? Eppure oggi si scagliano contro i vertici, sostenendo che non rispondono al loro controllo. Ma chi li ha scelti?
Il Consiglio Generale della Fondazione è espressione del Partito Democratico, visto che 6 membri su 13 sono nominati da Comune, Provincia e Camera di Commercio, 4 da altri Enti, ed ulteriori 3 sono espressione del Consiglio Generale stesso, dove appunto gli enti PD detengono la maggioranza prima della nomina finale.
Ovviamente silenzio sulla perdita del 60% sul titolo IREN nel portafoglio della stessa Manodori, quasi 5 milioni di euro. Perché IREN è una creazione di Delrio, e lì non può contar balle.
p.s.0: ieri è stato approvato un nostro ordine del giorno per portare i supercapi di IREN davanti ai rappresentanti del Popolo e spiegare questa faccenda dei debiti Edipower.
p.s.1: ieri il Partito Democratico ha presentato un ordine del giorno d'urgenza in Consiglio Comunale per chiedere che la Fondazione diversifichi gli investimenti, e in sostanza non sottoscriva il nuovo aumento di capitale Unicredit. Ho votato ovviamente favore, ma per dovere ho letto in aula questo post. Che lo abbiano tutti ben chiaro.
p.s.2: le nomine della Fondazione Manodori le ha sempre fatte il deputato del PD cattolico Pierluigi Castagnetti, mentore del Sindaco Delrio.
p.s.3: l'ex sindaco di Reggio Emilia Antonella Spaggiari, presidente della Fondazione per diversi anni e artefice con tanti altri delle scelte finanziarie, ha ricordato che Unicredit è sempre stata gradita al PD, che ammirava il suo capo Alessandro Profumo, ora indagato per frode, e che si recava a votare alle primarie del PD.