Luglio 2011 Archives

Vi giriamo un articolo pubblicato sul sito del sindacato di base USB che spiega molto chiaramente in cosa consiste il vergognoso accordo tra sindacati confederali, banche e industriali.

Una nuova triade s'affaccia all'orizzonte: imprese, banche e sindacati insieme (29 luglio 2011)

Una nuova triade ieri ha fatto sentire la sua voce, chiede " una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ..... per recuperare credibilità verso gli investitori, per realizzare un progetto di crescita per il paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione".

Chi saranno mai costoro? ci chiediamo con curiosità e speranza. Gente che ha nuove idee, soggetti nuovi che hanno deciso di mettersi in gioco per il bene comune?

Macchè, sono la vecchia triade, vecchia ma non per questo meno pericolosa, CGIL e CISL insieme a tutto il padronato e alle banche!

Ma non sono gli stessi che dal 1992 ad oggi hanno firmato patti sociali a rotta di collo, contratti a perdere, relazioni sindacali che avrebbero dovuto far uscire il paese dalla crisi ma che invece sono andati tutti a vantaggio del padronato?

Non sono le stesse banche che negano il credito ai comuni mortali e ai piccoli imprenditori, che ti tolgono casa se non hai i soldi per pagare il mutuo in tempo, mentre continuano a macinare enormi profitti anche in tempo di crisi? Non sono state loro a truffare milioni di piccoli risparmiatori con i titoli spazzatura?

E che dire della Confindustria? Quali investimenti produttivi, quali programmi di sviluppo dell'innovazione e della ricerca hanno realizzato con gli enormi profitti incassati in questi ultimi venti anni quando, con la complicità di CGIL CISL UIL, sono stati solo i lavoratori, pubblici e privati, i precari, i pensionati, le donne a pagare per salvare la competitività delle imprese e il sistema paese?

Solo questi hanno pagato salato il vecchio/ nuovo appello alla responsabilità con riduzioni di salario - visto che neppure l'inflazione si è recuperata- con il blocco dei contratti, con la distruzione dello stato sociale, con i licenziamenti e la disoccupazione, con il furto di presente e futuro per le generazioni più giovani.

I famelici prenditori, pronti a spolpare quel che resta dell'economia pubblica, non hanno alcuna vergogna a chiedere l'unità del paese perché "dobbiamo cambiare tutti o andremo giù tutti insieme" visto che la recente approvazione della pesantissima manovra di Tremonti non è bastata a calmare i mercati finanziari.

Ora ancora chiedono discontinuità al governo, ma per fare cosa?

Da alcuni giorni sul giornale di Confindustria compare un Manifesto in nove punti, che ha avuto il plauso immediato di Napolitano, il cui fulcro è rappresentato da queste proposte:

> Privatizzazioni delle aziende erogatrici di servizi ancora in mano pubblica, soprattutto di proprietà degli enti locali, visto che le altre sono state già tutte privatizzate negli anni scorsi. Per ENEL, ENI, e le altre poche aziende pubbliche operanti a livello internazionale, e che producono profitti, si ipotizza un'ulteriore cessione di quote del pacchetto azionario ai privati.

> Liberalizzazioni, delle professioni certo, ma anche di quei servizi pubblici ancora a gestione statale: poste, ferrovie, trasporti pubblici ecc

> Pensione a 70 anni: ogni commento è superfluo

> Aumento rette università, magari mitigate da aiuti ai più bravi, per un' accesso ai saperi e alla conoscenza sempre più selettivo, di classe.

> Diminuzione del carico fiscale e contributivo sul lavoro.

> In ultimo, tanto per non sembrare proprio di parte, si richiedono tagli ai costi della politica.

Idee veramente nuove, non c'è che dire, non si parla di recuperare l'evasione fiscale, non si parla di tassare le transazioni finanziarie, né le operazioni speculative, né i grandi patrimoni, che continuano pagare il 12,5% sulle rendite, mentre la tassazione del lavoro dipendente come minimo è il doppio .

Le reazioni all'appello della triade non si sono fatte attendere, Sacconi si è detto subito pronto a mettere in campo tutte le necessarie riforme del lavoro, sulla strada evidentemente di un'ulteriore deregulation delle norme, come ben si evince dal suo personale manifesto: lo statuto dei lavori.

Fa la voce grossa pure Bonanni il segretario della CISL, che in questi anni non ha mai negato il suo sollecito sostegno alle politiche del governo Berlusconi.

Nel commentare l'accordo interconfederale firmato lo scorso 28 giugno, da Confindustria, CGIL CISL UIL e UGL sulle nuove regole su contrattazione e democrazia sindacale, avevamo previsto che il suo scopo fosse quello di riaffermare un nuovo patto sociale all'insegna degli interessi del padronato e che per questo fosse necessario eliminare ogni possibilità di esercizio della democrazia e del conflitto, fino ad arrivare ad impartire disposizioni per oscurare i risultati delle consultazioni tra i lavoratori non iscritti, come raccomanda la Camusso in una lettera alle organizzazioni della CGIL.

P.S. Tra i componenti la triade spiccano, oltre a CGIL CISL e Confindustria, UGL, ABI, Confcooperative, Legacoop , AGCI, Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti, Confagricoltura, Confapi, Coldiretti, Cia. Si à dissociata la UIL ritenendo il testo 'doroteo' !

Si può fare!

  

Si può fare! La famosa frase del film "Frankenstein Junior" l'abbiamo sentita pronunciare con lo stesso impeto da Raffaele Scamardì, capogruppo del PD del Municipio Roma XVI il 26 luglio in una seduta del Consiglio Municipale sul tema dei rifiuti.... Ma cosa si può fare? Parlare di un tabù per tutte le forze politiche di centrodestrasinistra, parlare di "strategia rifiuti zero". E non solo parlare, ma anche votare.

Dopo di lui, il Presidente del Consiglio del Municipio Roma XVI Franco Geraci davanti alle telecamere ha promesso che porterà al voto un atto che pochi minuti prima ha impedito che venisse presentato. Un atto che contiene il progetto per uscire dal sistema discariche+inceneritori a Roma che il Movimento 5 stelle ha proposto.

Sarà l'ennesima promessa tradita dei politici? Noi continueremo a fare fiato sul collo per informare i cittadini e cercheremo di portare i politici ad esprimersi su un progetto concreto e non sulle solite chiacchiere inconcludenti.

Loro non molleranno mai, noi nemmeno.

Nelle settimane scorse la giunta regionale del Lazio aveva annunciato la possibile localizzazione della nuova discarica di Roma nel comune di Fiumicino, a Palidoro suscitando le proteste degli abitanti dell'area.

A nostro parere, è solo un diversivo ed una vera e propria beffa. Hanno spostato l'attenzione mediatica su Fiumicino mentre stanno costruendo la nuova discarica a Roma. Infatti nei pressi della vecchia discarica di Malagrotta ormai esaurita, sono in corso i lavori per costruirne un'altra accanto, nell'area di Testa di Cane!!

Qualche giorno fa il Comitato di Malagrotta ha reso pubblica una foto (allegata) scattata nell'area di Testa di Cane, una cava esaurita di 23 ettari accanto all'abitato di Massimina nel Municipio Roma XVI, in cui si vede che è stato posato sul terreno un enorme telo di impermeabilizzazione.

foto_discarica.jpgQuesti lavori sembrano avere assai poco a che fare con le prescrizioni della vecchia Ordinanza regionale commissariale n. 14 del 25 marzo 2005 sul cosiddetto "ripristino ambientale" dell' area annessa alla megadiscarica di Malagrotta, ed invece molto di più con la costruzione di una nuova discarica. Peraltro le intenzioni dell'amministrazione della discarica di Malagrotta sono state rese chiare con una lettera di dicembre 2010 (allegata) indirizzata all'Assessore regionale ai rifiuti Pietro Di Paolo, in cui l'ing. Francesco Rando, amministratore unico della discarica e del gassificatore di Malagrotta, si propone, in parole povere, di "adattare" il grande invaso di Testa di Cane in modo da farne un allargamento puro e semplice di Malagrotta e cioè una discarica anche per rifiuti indifferenziati o tal quali per una volumetria di cinque milioni di metri cubi, sufficiente per smaltire la massa dei rifiuti tal quali di Roma per un ulteriore periodo di tre anni.

Perchè tre anni? L'obiettivo è chiaro e c'è anche l'accordo con il PD, come dichiarato dal capogruppo PD alla Regione Lazio, Esterino Montino, : tre anni sono il tempo ritenuto necessario per completare la serie di inceneritori per gestire i rifiuti di Roma.

Secondo noi, la lobby trasversale delle discariche e degli inceneritori attuerà nei prossimi mesi il collaudato "modello Napoli" che per Roma prevede questi passi: scoppio programmato dell'emergenza intorno a gennaio 2012, discarica di Malagrotta esaurita, discarica di Fiumicino annunciata ma non iniziata a costruire...quindi inevitabile discarica "provvisoria" a Testa di Cane per tre anni, fino alla costruzione di altri inceneritori oltre a quello già esistente a Malagrotta, con l'accordo bipartisan di PDpiùL e PDmenoL "per evitare di finire come a Napoli".

Ora sta ai cittadini "vedere" il gioco di poker in corso sulla loro pelle, scoprire il bluff e rovesciare il tavolo da gioco!


Aggiornamento: il 20 luglio è stato presentato al Municipio Roma XVI un ordine del giorno per chiedere il blocco dei lavori nell'area di Testa di Cane, che cercheremo di far arrivare al voto del Consiglio Municipale.

Un anno e mezzo fa, alla Regione Lazio fu presentata la proposta di delibera regionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero da parte della campagna "Non bruciamoci il futuro" a seguito di una raccolta di piu di dodicimila firme in tutto il Lazio. Una proposta fondamentale perchè indica che il trattamento dei rifiuti non deve essere fatto con inceneritori e discariche ma con raccolta differenziata e riciclo dei materiali, come indicato nel Piano Rifiuti regionale alternativo elaborato dalla stessa campagna.

La campagna "Non bruciamoci il futuro" fu presentata al primo incontro nazionale delle liste civiche a cinque stelle di marzo 2009 a Firenze, da Marco Giustini, consigliere della Lista civica 5 stelle di Roma al Municipio Roma XVI e da Massimo Piras, promotore della Lista civica 5 stelle di Fiumicino, che poi furono tra i primi firmatari della proposta di legge regionale di iniziativa popolare, scaturita al termine della campagna.

Subito dopo la presentazione in Regione, la giunta Polverini fece subito un' obiezione sulla regolarità della modalità di presentazione delle firme, con la evidente volontà di annullare la proposta di legge ed impedirne per via amministrativa la presentazione al voto del Consiglio regionale.

Il 13 luglio 2011, finalmente il Consiglio regionale del Lazio, con un atto ha sancito che le procedure di presentazione della delibera di iniziativa popolare erano regolari. Ed ha quindi dato il via libera alla presentazione della proposta in Commissione Ambiente e poi al voto del Consiglio regionale.

La battaglia ancora non è vinta, ma l'atto di ieri finalmente permetterà di capire quali forze politiche nella Regione Lazio vogliono inceneritori e discariche, contro la volontà di dodicimila cittadini. Come Movimento 5 stelle di Roma chiediamo quindi che la proposta di legge regionale di iniziativa popolare venga subito posta al voto.














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