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Movimento 5 Stelle Roma 13 Gennaio

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A Roma l'intreccio tra politica, affari e malaffare ha inquinato anche la pianificazione urbanistica della Capitale: una rete di potere che ha assecondato l'interesse di pochi a discapito dei bisogni di molti, vale a dire della collettività. A rimetterci, come sempre, sono stati i cittadini.

Sotto gli occhi delle amministrazioni che si sono succedute, impotenti o conniventi, si è consumato lo snaturamento del centro storico, l'arretramento dell'Agro pontino con la cementificazione selvaggia, lo scadimento della qualità architettonica e della vita nelle periferie. Si aggiunga una crescente situazione di disagio sociale nei quartieri periferici, una carenza delle infrastrutture, dei servizi ai cittadini, delle reti di protezione delle persone più deboli.

I piani regolatori della città hanno seguito la spinta speculativa all'edificazione più che l'ampliamento razionale della Capitale. L'ultimo piano, approvato con deliberazione del Consiglio comunale nel 2008, dopo oltre quarant'anni dal precedente, prevedeva di costruire in dieci anni 70 milioni di metri cubi, come a dire circa 1700 nuovi palazzi di otto piani. E prevede anche che 350 mila persone circa vi andranno ad abitare. Ma il tasso di crescita della popolazione non giustifica questo proliferare di nuove abitazioni. Lo sviluppo urbanistico della città cresce in maniera più che proporzionale rispetto al tasso demografico. Quindi la domanda da porsi è: quanti volumi ci sono a Roma inutilizzati?

Sul piano regolatore poi spesso si va in deroga sulla destinazione d'uso, in corso di lavori, per la costruzione di grandi complessi abitativi. Il Comune decide di fare le famose Centralità urbane, guarda caso proprio dove i grandi proprietari hanno comprato le aree. Le promesse che vengono fatte ai cittadini sono che nel complesso saranno trasferiti dal centro alcuni servizi di qualità come ospedali e ministeri. Invece poi sorgono i palazzi e di tutto il resto neanche l'ombra.

Denunciamo l'assenza di seri programmi di edilizia popolare e di recupero del patrimonio esistente. Nessuna vera riconversione degli immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati, a rilento il recupero di aree e strutture sequestrate, incomplete o abbandonate.

A Roma sono circa 59.466 i beni di proprietà del comune che comprendono anche strade, ville e parchi storici, beni monumentali. Dei circa 43.053 beni di edilizia residenziale, 42.455 sono abitazioni ad uso residenziale e pertinenze e 598 sono beni ad uso non residenziale. L'elenco dettagliato risale al 2013, aggiornato al 16 settembre 2014, ed è reso pubblico sul sito del Comune nella sezione trasparenza del Patrimonio, ma nonostante le verifiche incrociate che starebbero svolgendo gli uffici del Dipartimento, non sono noti dati più recenti.

Anche senza i numeri, basta fare un giro per le strade di Roma per rendersi conto dei danni prodotti dalla cementificazione selvaggia, dall'edificazione compiuta dai cosiddetti "palazzinari". Un esempio di fallimento della progettazione urbanistica a Roma è il "serpentone" al Corviale, un complesso formato da edifici bassi e due palazzi lunghi un chilometro per nove piani di altezza con 1200 appartamenti circa, intorno al nulla.

Dalla Città dello sport di Tor Vergata progettata dall'architetto spagnolo Calatrava, fino ad arrivare agli asili mai terminati in diverse parti della città: molte opere sono totalmente abbandonate. In tale contesto si aggiunga anche che il Lazio è la Regione italiana con il primato delle opere incompiute: 82 su un totale nazionale di 693 secondo il censimento del 2014. Un'amministrazione efficiente riuscirebbe, da un lato, a dare una riposta ai cittadini in emergenza abitativa e dall'altro alla riqualificazione di quartieri sempre più gravati da situazioni di degrado.

Anche l'edilizia scolastica presenta notevoli criticità. A Roma, secondo le ultime rilevazioni aggiornate al 2014, ci sono 1.547 edifici scolastici, molti dei quali non sono stati costruiti ad hoc ma sono palazzi storici che ospitano gli studenti. Alcuni mancano dei requisiti necessari di sicurezza e di efficientamento energetico, sono fatiscenti, carenti negli arredi e gli studenti che li frequentano sono costretti a convivere in spazi angusti e classi pollaio.

È necessaria una visione strategica della città: l'espansione urbanistica spesso non è accompagnata da politiche di valorizzazione del territorio. Pertanto occorre ribaltare la direzione fin qui seguita: si possono sviluppare politiche di aggregazione, cultura, benessere e iniziativa economica. Il territorio sia visto come bene comune, non territorio come vuoto da riempire di cemento e su cui arricchirsi con la speculazione, ove le regole sono dettate solo dalla rendita fondiaria. La bellezza di Roma non sia depredata ancora.

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