A Roma 2 reattori atomici e un deposito nucleare

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Dopo aver riacceso i due reattori nucleari della Casaccia il 21 ottobre 2010 nello storico stabilimento delle Enea che sorge a 25 chilometri dal centro di Roma nel territorio del XX Municipio, l'Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie "ha ottenuto l'autorizzazione - scrive la Corte dei Conti nella sua ultima relazione sull'Enea - all'esercizio di un complesso di installazioni per il trattamento, condizionamento, deposito e smaltimento dei rifiuti radioattivi nel C. R. Casaccia". Stando a quanto riportato dal testo di un'interrogazione parlamentare sarebbero già presenti all'interno del Centro circa 63 chili di plutonio e 6300 chili di scorie radioattive.

In poche parole nella Capitale ci sarebbero in funzione due reattori atomici per la ricerca, chiamati dagli scienziati Triga e Tapiro, e una deposito di materiale nucleare. Responsabile di questo deposito è la società Nucleco, gestita per il 40 per cento dall'Enea e per il 60 per cento dalla Sogin, la società del ministero del Tesoro che si occupa del decommissioning nucleare. Nella risposta del governo a questa interrogazione si spiega come "Il piano di emergenza esterna del centro ricerche agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile della Casaccia è stato approvato con decreto prefettizio 1340/2001/Gab. protezione civile il 29 gennaio 2001 ed è tuttora in vigore. È stata avviata una procedura di revisione di detto piano, che prevede il coordinamento fra quelli Enea e società gestione impianti nucleari. Il Ministero dello sviluppo economico, con lettera del 21 aprile 2010, ha riportato come il Ministero dell'interno auspichi la revisione del piano di emergenza esterna del centro ricerche Enea in considerazione del fatto che in Casaccia operano tre diverse Società (Enea, Sogin e società per l'ecoingegneria nucleare).

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