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Taranto - 

Nel marzo 2012 i periti nominati dal Giudice Todisco nell'ambito del processo penale "Ambiente svenduto", che la Corte di Assise di Taranto sta attualmente celebrando nei confronti dei vertici Ilva (e non solo), sostenevano testualmente nel loro elaborato: "l'esposizione continuata agli inquinanti dell'atmosfera emessi dall'impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell'organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte". Soggetti ancor più esposti all'azione killer degli inquinanti sono le maestranze che operano a diretto contatto con gli impianti che li producono.

Nell'ottobre 2012 il Ministro della Salute del tempo presentava presso la Prefettura di Taranto il Rapporto "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica". Questo contributo era stato redatto utilizzando la metodologia del Progetto Sentieri. I dati in esso contenuti riguardano Taranto e Statte, i due comuni che costituiscono il Sito di bonifica di Interesse Nazionale (SIN), riconosciuto dalla legge n. 426 del 1998 e sono inquietanti: rispetto al resto della provincia, l'analisi dell'incidenza dei tumori nel SIN registra un eccesso del 30% per gli uomini e del 20% per le donne relativamente a tutte le patologie tumorali.

Taranto era nel 2012 in una situazione di assoluta emergenza sanitaria e non si registrano cenni di miglioramento, anzi.

Ad ottobre 2016 venivano pubblicati i risultati di un'indagine realizzata nell'ambito delle attività del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con il dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, della Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia. I dati più preoccupanti del rapporto riguardano i minori. Tra i bambini di età compresa tra 0-14 anni residenti a Taranto - si legge - "si sono osservati eccessi importanti per le patologie respiratorie: in particolare tra i bambini residenti al quartiere Tamburi si osserva un eccesso di ricoveri pari al 24 per cento"; la percentuale sale "al 26% tra i bambini residenti al quartiere Paolo VI". Secondo il predetto rapporto "c'è relazione causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario".

Sembra, inoltre, che al picco per le patologie tumorali si giungerà nel 2020.

I Governi che si sono succeduti dal 2012 in poi hanno risposto all'emergenza sanitaria tarantina emanando 11 decreti legge salva Ilva - ritenuta strategica per il PIL nazionale - ed ammazza Taranto. Talvolta nei decreti si parla di tutela di ambiente e di salute, ma solo nella intitolazione, mentre nell'articolato non è contenuta alcuna norma posta a presidio della salute di cittadini ed operai.

Il Parlamento ha convertito in legge i decreti (è capitato che il Governo per assicurarsi la conversione abbia anche posto la fiducia), per lo più ignorando il lavoro svolto nelle commissioni dai nostri Portavoce, ed il Presidente della Repubblica non ha esitato a promulgare le leggi di conversione.

La Regione, tramite il governatore e assessore alla sanità Emiliano, ha "affrontato" l'emergenza sanitaria diffondendo prima tante promesse sul territorio e poi con un piano di riordino ospedaliero, che produce tagli indiscriminati all'offerta sanitaria senza tener conto dei dati epidemiologici e delle liste d'attesa e che persegue l'unico intento di definanziare il pubblico e sovvenzionare il privato.

Qual è stato il comportamento dell'ex Sindaco di Taranto in merito? Non ha indubbiamente perso occasione di ringraziare il Governo dell'interessamento mostrato nei confronti dei Tarantini con i ripetuti decreti.
Quanto ai poteri che la legge mette a disposizione del Sindaco per affrontare concretamente la questione Ilva è opinione diffusa che non ve ne siano, salva la sollecitazione di azioni di competenza di altri organi e la possibilità di emanare le cd. ordinanze contingibili e urgenti previste dagli artt. 50 e 54 T.U.E.L. Sul punto la giurisprudenza amministrativa è chiara: "I presupposti per l'adozione dell'ordinanza sindacale contingibile e urgente sono la sussistenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento, nonché la provvisorietà e la temporaneità dei suoi effetti; occorre inoltre la proporzionalità del provvedimento, non essendo pertanto possibile adottare ordinanze contingibili ed urgenti per fronteggiare situazioni prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, intesa come assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile, a tutela della pubblica incolumità" (Consiglio di Stato, Sez. V, 21.02.2017, n. 774). Tale strumento, quindi, non potrebbe avere efficacia risolutiva, ma potrebbe servire unicamente a gestire situazioni provvisorie e temporanee.

Il Sindaco, tuttavia, come presto si dirà, dispone di un ulteriore e più efficace potere normativo.

L'unica soluzione per arrestare il continuo sacrificio di vite umane che subisce il territorio jonico è fermare gli impianti inquinanti. Solo eliminando la causa delle morti si potrà assicurare la tutela della salute, sancita dalla Carta costituzionale (art. 32). Al tempo stesso si ridurrà la spesa sanitaria, con conseguente sblocco di risorse che potranno essere impiegate altrove.

Nell'ambito dei principi fondamentali la Costituzione annovera il diritto al lavoro (art. 4).

La Corte costituzionale, interpellata proprio su uno dei primi decreti salva-Ilva, ha stabilito che "tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri".

Secondo la Consulta, quindi, lavoro e salute pari sono e l'uno non può essere immolato sull'altare dell'altra, per cui deve trovarsi un punto di equilibrio.

Sono attualmente in forza allo stabilimento Ilva oltre diecimila lavoratori, dei quali va tutelato tanto il posto di lavoro quanto la situazione reddituale.

A questo proposito, non può trascurarsi che per la tutela del reddito dei lavoratori sono già in uso dal 2008 vari ammortizzatori sociali (CIGO fino al 2009, poi CIGS fino al 2014, quindi contratti di solidarietà fino a marzo 2017 e successivamente CIGS).

Occorre, pertanto, individuare un percorso normativo per fermare gli impianti inquinanti e contemporaneamente tutelare le maestranze che vi operano e, attraverso un percorso di riconversione, creare nuova occupazione.

È altresì necessario che le decisioni vengano assunte lì dove ne ricadono gli effetti, ossia a Taranto, con il coinvolgimento di tutti gli attori territorialmente competenti.

Tali esigenze possono essere soddisfatte mediante l'utilizzo degli strumenti di programmazione negoziata e soprattutto nell'accordo di programma e/o nei patti territoriali.

L'accordo di programma, attualmente previsto dall'art. 34 T.U.E.L., può essere promosso dal Sindaco ed è lo strumento che è stato utilizzato a Genova-Cornigliano per chiudere l'area a caldo, garantire contestualmente i livelli occupazionali e reddituali dei lavoratori, e riconvertire l'industria ad elevato impatto ambientale.

Difatti, in data 29 novembre 1999 il Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, il Ministero dell'Ambiente, il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, la Regione Liguria, la Provincia di Genova, il Comune di Genova, l'Autorità Portuale di Genova, la Società Aeroporto di Genova S.p.A., la Società Ilva S.p.A., l'Associazione Industriali della Provincia di Genova e le Organizzazioni Sindacali siglavano l'accordo di programma per il perseguimento degli obiettivi previsti dall'art. 4 della legge n. 426/1998 (la stessa che all'art. 1 ha riconosciuto Taranto quale SIN).

Nell'art. 4 citato si legge di "attuazione di risanamento ambientale", di "attività produttive compatibili con la normativa di tutela ambientale e diverse dal ciclo produttivo siderurgico della laminazione a caldo", di "piano di bonifica e di risanamento di aree dismesse" e soprattutto si prevede espressamente "la tutela dei livelli occupazionali e il reimpiego della manodopera" (commi 8, 9 e 10). Ciò è da realizzarsi con le risorse prelevate dal "Fondo speciale dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica" (comma 11).

Questi concetti venivano ribaditi dalla L. n. 448 del 2001, integrata da ultimo nel 2016 con la L. n. 13, con cui veniva introdotto il lavoro socialmente utile per il mantenimento della continuità occupazionale dei lavoratori.

Nell'accordo di programma si prevede che i lavoratori debbano essere reimpiegati nelle attività di bonifica e decontaminazione del sito, nonché il ricorso a "strumenti di accompagnamento alla pensione dei lavoratori" e comunque di ammortizzatori sociali.

Riepilogando, il modello Genova-Cornigliano consente di:
• eliminare la causa principale dei decessi per tumore e, quindi, ridurre il danno sanitario;
• tutelare i livelli occupazionali mediante l'utilizzo dei lavoratori nelle attività di bonifica;
• tutelare i livelli reddituali dei lavoratori, anche mediante il ricorso ad ammortizzatori sociali;
• effettuare un piano di riconversione che coinvolga i necessari attori territoriali.

Il Sindaco di Taranto, quindi, può promuovere l'Accordo di Programma - eventualmente facendolo precedere da patti territoriali (attesa la notevole complessità della situazione locale) - al fine di chiudere progressivamente le fonti inquinanti (non dovrebbe essere tecnicamente possibile fermare gli impianti da un giorno all'altro, come se ci fosse un interruttore generale da azionare per spegnerli), utilizzare tutte le maestranze nelle attività di bonifica che si svilupperanno nel medio e nel lungo periodo (così accompagnando i lavoratori alla pensione) e creare nuova occupazione attraverso un piano di riconversione che tenga conto delle proposte già avanzate dai nostri Portavoce (per es.: gli emendamenti presentati in sede di conversione dei decreti; la campagna #RiconvertireSiPuò, partita con un Convegno a settembre 2016 al quale partecipavano, oltre a Luigi Di Maio, ospiti internazionali provenienti da paesi già interessati da progetti di riconversione economica e proseguita con la produzione di un Business Model Canvas ad uso interno per la progettazione delle Linee guida del Piano di riconversione economica per Taranto).

Tale piano di riconversione va incluso nell'Accordo di Programma, che deve necessariamente coinvolgere tutti i soggetti interessati alla riconversione economica del territorio, includendo, oltre ai firmatari di Genova (naturalmente il riferimento è a quelli territorialmente competenti per Taranto e per la sua provincia), l'Università che può essere sollecitata a realizzare poli di ricerca per le bonifiche e per le energie da fonte rinnovabile.

M5S TARANTO


Taranto - 

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Adesso possiamo finalmente annunciarlo: martedì 16 maggio presentiamo alla città il nostro PROGRAMMA concreto e innovativo!
Vi aspettiamo nella nostra sede in via Dante 100/A, alle 10.30, per farvi conoscere tutti i Candidati Consiglieri della lista del MOVIMENTO 5 STELLE TARANTO.


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Il raddoppio dell'inceneritore alle porte di #Taranto, purtroppo per il nostro territorio, si farà.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione all'Appia Energy relativamente alla procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), necessaria per la realizzazione della seconda linea di incenerimento. Questo raddoppio permetterà l'arrivo di altri rifiuti nel tarantino.

I colpevoli sono ancora una volta PD e SEL che governavano Provincia di Taranto e Regione Puglia e che hanno rilasciato parere favorevole al raddoppio salvo poi fare una finta marcia indietro.

Nel programma del #M5S Taranto abbiamo puntato sui Rifiuti Zero e sull'Economia Circolare. QUESTO È IL FUTURO CHE VOGLIAMO.

Il M5S Puglia ha chiesto di discutere in Consiglio Regionale il 16 maggio, la proposta di Legge n.225 "Verso un'economia circolare a rifiuti zero" che da un anno giace negli Uffici del Consiglio. È un primo passo concreto verso la chiusura del Ciclo dei Rifiuti.

I candidati a Taranto

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