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Il Teleriscaldamento questo sconosciuto

(di PAOLO TKALEZ) 25.01.11 08:36


Teleriscaldamento.jpg

Torino è definita una delle città d'italia più teleriscaldate ma tutto ciò può essere considerato un vanto oppure no?. Dipende da cosa si intende per teleriscaldamento.
Se con tale termine si intende produrre solo acqua calda in un polo di produzione che utilizza volgari caldaie allora si producono danni incalcolabili all'ambiente e all'utente finale (di norma tali impianti sono alimentati a metano o olio combustibile e solo in rari casi a biomassa o con combustibili derivati dalla distillazione di vegetali). All'ambiente poichè la resa di tale impianto (caldaie di bassa qualità e chilometri di rete disperdente) è di gran lunga peggiore della peggior caldaia condominiale o caldaietta autonoma e all'utente finale perchè si ritroverà costretto a servirsi di tale impianto subendone i costi del gestore, non ultimo la popolazione intera dovrà sopportare lavori stradali sia per la posa in opera iniziale delle conduttura e sia per le inevitabili manutenzioni che si renderanno necessarie negli anni. In sintesi quello di cui sopra non si chiama teleriscaldamento ma danno ambientale con il fine di lucro.
Per dovere di cronaca la Regione Piemonte ha deliberato che in caso di nuovo edificio che si allacci ad un impianto di teleriscaldamento come quello sopra descritto viene abbuonato l'obbligo di installare pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria che copra non meno del 60% di fabbisogno di energia. Su questo ultimo punto occorre fare un ragionamento molto semplice. L'energia solare per il solo per il fatto di esistere permette di produrre acqua calda sanitaria con rese annue facilmente comprese tra il 60% ed il 70%. Ci si chiede per quale ragione si possa fare a meno di utilizzare questa fonte e bruciare comunque qualcosa a grande distanza e dire tramite una legge che le situazioni sono equivalenti ai fini energetici ed ambientali. E' come dire che non fumare fa bene ma se fumi e poi dopo inspiri un po' di ossigeno puro è la stessa cosa. Siamo arrivati al capolinea della fisica tecnica. I tecnici regionali hanno scritto le nuove regole dell'energia.
Abbiamo poi quello che viene definito il teleriscaldamento cogenerativo ovvero la produzione combinata di energia elettrica e calore. Da un punto di vista concettuale tale tipologia di impianto sembrerebbe l'ideale per aumentare quello che viene definito il rendimento energetico nazionale che ad oggi è pari al 46% (brucio 100 e butto via 54 tanto per capirci). Infatti un buon impianto cogenerativo idealmente potrebbe arrivare a rendimenti del 90%. Uso il condizionale per una ragione semplice:
La necessità di acqua calda è grande nei mesi invernali (riscaldamento) e non è costante neanche in tale periodo in quanto nei mesi di ottotre, novembre, marzo e aprile basta pochissimo calore per riscaldare le case. Nei mesi estivi l'acqua calda serve per farsi qualche doccia ma sarebbe pura follia pensare di vettoriare acqua calda in reti chilometriche solo per lavarsi la jolanda o il valter (termini cari alla nostra concittadina Lucianona). Appare quindi chiaro anche ad uno sprovveduto che la produzione combinata di energia elettrica e acqua calda alla massima efficienza non può avvenire per 365 gg all'anno. E qui cade tutto l'arazio che sta dietro a tutti gl impianti cogenerativi. Sovente, anzi spesso, per poter ammortizzare i costosi motori utilizzati per far girare gli alternatori (motori alternativi o turbine qual si voglia) si dissapa in atmosfera il calore prodotto dal liquido di raffredamento e dei gas di scarico inoltre sovente l'energia termica prodotta nel ciclo combinato non è sufficiente a coprire i fabbisogni di picco e quindi bisogna ricorrere alle caldaia di pessima qualità di cui accennavo sopra.
Per farla breve il legislatore ha definito un parametro per comprendere se un impianto di teleriscaldamento cogenerativo è buono oppure no obbligando i gestori a dichiarare un numero che si chiama "FATTORE DI CONVERSIONE". Se questo numero è prossimo o superiore ad 1 tanto vale evitare tali tipi di impianti in quanto i costi di investimento iniziali, i costi di esercizio ed i costi di manutenzione potrebbero essere spesi in altro modo. Se tale numero è minore ad 1 (ma direi minore di 0,7) allora effettivamente qualche vantaggio si può ottenere.
La morale di quanto sopra è che il Teleriscaldamento di Torino ha fattore di conversione prossimo ad 1 e pertanto ci sono migliaia di cittadini vessati e presi in giro dall'amministrazione comunale la quale sponsorizza tale iniziativa obbligando i costruttori edili a predisporre gli allacciamenti al teleriscaldamento ritrovandosi poi a dover pagare cost spropositati di energia e nel contempo NON C'E' ALCUN VANTAGGIO PER L'AMBIENTE. Se tutto il denaro speso (si stima 10 milioni di euro a MW in 30 anni di esercizio) per scavare, costruire mostri in cemento armato (guardate la nuova centrale da 450 MW), gestire la bollettazione, manutenzioni e chi più ne ha e più ne metta si fossero utilizzati per riqualificare il parco edilizio esistente oggi avremmo il 40% in meno di fabbisogno di energia e ovviamente il 40% in meno di emissioni in atmosfera.
Ma è chiaro che l'interesse comune è che si consumi di più. A quale gestore di energia interessa che un edificio consumi il 40% in meno, se un edificio che è inefficiente energeticamente si allaccia al teleriscaldamento per il gestore significa lauti guadagni e si guarderà bene dal mettere in atto azioni volte alla riduzione dei consumi.





11 Comments

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Ho letto con interesse il tuo articolo e volevo sapere da te quali possono essere le soluzioni tecnologiche efficienti e alla portata di tutti alternative al teleriscaldamento.

Grazie e ciao Massimiliano

Ti ringrazio della domanda Maurizio la cui risposta richiederebbe un corso di formazione di almeno 40 ore ma cerco di fare una panoramica.
Uno dei grandi problemi correlati al consumo di energia termica e di conseguenza delle emissioni inquinanti è il parco edilizio esistente. La domanda quindi che ci si deve porre è questa: I sistemi edificio/impianto esistenti, soprattutto quelli del nord e del centro-nord Italia operano in modo tale da raggiungere il massimo livello prestazionale in termini di resa? Anche se non esistono dati a disposizione la risposta è NO anzi con certezza il livello di efficienza che raggiungono è nel 95% dei casi inferiore del 20% e anche più di quello che riuscirebbero ad ottenere se gestiti in modo razionale. Quali le cause, semplice, controlli inesistenti, impianti fatiscenti lasciati al loro destino, manutentori improvvisati e sovente incompetenti, amministratori di condominio ignoranti in materia, scarso o nullo utilizzo delle professionalità esistenti.
A questo punto la prima tecnologia alla portata di tutti a costi ragionevoli è la riqualificazione degli impianti la quale però deve essere attuata nella sua totalità e quindi agendo sulla manutenzione e regolazione dei generatori di calore, sulla istituzione di idonei sistemi di termoregolazione per recuperare al massimo gli apporti gratuiti solari, la cura nel coibentare tutte le reti di distribuzione dei fluidi caldi e non ultimo il bilanciamento delle reti in modo da garantire un ottimale ed equilibrata distribuzione del fluido termovettore a tutti i terminali scaldanti. Già solo quanto sopra può portare ad una riduzione del 20% dei consumi energetico e di conseguenza le emissioni di anidride carbonica.
Solo successivamente a questi interventi si può agire, ma a costi notevolmente più elevati, sui componenti dell'involucro edilizio quindi serramenti, coibentazione di sottotetti ed infine ma solo come ultima risorsa il miglioramento delle coibentazioi dei componenti opachi verticali il cui rapporto costo/beneficio porta, in assenza di finanziamenti a fondo perduto (55% per intenderci) a tempi di ammortamento anche ventennali.
Chiaro poi che si può intervenire facendo ricorso a forme di generazione a maggior efficienza quali ad esempio pompe di calore ad assorbimento o a ciclo frigorifero ma sono interventi che devono essere attentamente valutati e progettati da profesionisti molto capaci altrimenti i danni econimici sono incalcolabili.
Dovrei continuare per altre 20 pagine ma spero che per ora la mia risposta sia un po' esaustiva.
Ciao
Paolo

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Per quanto riguarda la microcogenerazione è attuabile nei condomini?

Assolutamente si, la microcogenerazione è ben attuabile nei condomini e verrenne utilizzata effettivamente con buoni rendimenti ma deve essere attentamente progettata in quanto, di norma, i fabbisogni di energia elettrica sono bassi in proporzione a quelli di energia termica. Ottima la strada seguita dalla Germania con il progetto Ecoblue che prevede l'installazione per il 2010 nella sola città di Amburgo di circa 100.000 impianti di cogenerazione collegati ad internet e collegati alla rete di distribuzione elettrica in modo da avere tantissime minicentrali che possono immettere a richiesta l'energia elettrica necessaria, avendo la possibilità di accendere queste microcentrali in pochi secondi, rispetto alle 6 ore di accensione di una centrale termoelettrica o alla continua accensione di una centarle nucleare nonchè ottimizzare i rendimenti complessivi del sistema attivandoli quando vi è effettivamente la necessità in contemporanea di calore ed energia elettrica.
E' chiaro invece che in Italia siamo più furbi degli altri ad utilizzare tecnologie vecchie che hanno dimostrato tutta la loro inefficacia sia sotto il profilo dei costi sia sotto il profilo delle rese.

Aggiungo poi una considerazione di mera logica.
Se in una centrale termoelettrica cogenerativa il calore in eccesso è uno scarto che viene in qualche modo utilizzato perchè se lo fanno pagare al prezzo ormai stratosferico di 0,1 €/KWht ?
Se è uno scarto al massimo puoi farmi pagare i costi di vettoriamento e di ammortamento della rete di distribuzione.
No signori non è così, quello che succede si chiama avidità. Da recenti studi che ho condotto, avvallati dal centro studi di Roma per quanto si attiene i piani di investimento delle pubbliche amministrazioni, (una sorte di corte dei conti) chi realizza una centrale cogenerativa per ogni MWe installato l'utile annuo ammonta a circa un milione di euro (si avete capito bene 1 Milione di euro) che equivale ad una resa superiore al 50% annuo del capitale investito.
Capitale garantito per non meno di 30 anni e tenendo gli ignari utenti che si allacciano a tali reti per le palle.
Quanto sopra è quello che sta capitando a Torino.
Hanno l'obiettivo di far allacciare il massimo numero di utenti alla rete di teleriscaldamento e, udite udite, c'è un unico venditore di energia termica cioè IRIDE.
Ma come, il mercato dell'energia secondo le norme sulla liberalizzazione della vendita non dovrenne prevedere la conocorrenza (si fa per dire) del libero mercato.
L'energia termica non è forse energia. E come mai viene permesso a IRIDE di monopolizzare il mercato del teleriscaldamento senza alcun rischio e, di fatto, con il denaro pubblico?
TORINESI SVEGLIAAAAAAAAAAAAA, vi stanno prendendo in giro, scollegatevi dalle reti di teleriscaldamento e fatevi in casa vostra la centrale di cogenerazione e se vuole IRDIDE la corrente elettrica ve la compra da voi e nel contempo vi scaldate la casa e vi lavate il valter e la jolanda a piacere.

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Una precisazione.. in un ciclo combinato per fare teleriscaldamento devo spillare del vapore dopo la turbina di alta pressione a T maggiori di 120-130°C e a pressioni di qualche bar. Il rimanente vapore non spillato prosegue nella turbina di bassa pressione dove arriva a pressioni molto inferiori al bar e a temperature di 20-40°C. Quindi il calore sulla rete di teleriscaldamento non è solo scarto! Se mandassi tutta la portata nella turbina di bassa pressione ricaverei più energia elettrica.

Caro Paolo,
sono un ingegnere che lavora nel campo del teleriscaldamento da qualche anno ed ho apprezzato molto il tuo intervento, in alcuni casi piuttosto dettagliato e competente. Però, se mi permetti, forse un po' lacunoso in alcune parti, forse perchè come riferimento hai solo il caso delle maxi centrali di Torino (Moncalieri, Politecnico e Vallette). In realtà il teleriscaldamento è anche qualcos'altro.
Innanzitutto parti dal presupposto che i cogeneratori girino tutto l'anno, cosa non più vera ormai da tempo, ancor più se il cogeneratore è di taglia contenuta. Visti ormai i prezzi del combustibile e dell'energia elettrica NON C'E' più convenienza a girare in "dissipazione" di calore come dici tu, si girerebbe in perdita. Pertanto, terminata la stagione invernale, si gira solo per fornire, se necessario, l'acqua calda per usi sanitari, nulla più. I mesi intermedi come ottobre, novembre, marzo e aprile non è vero che richiedono poca energia termica ma sopratutto la tecnologia si è evoluta e tramite l'uso di accumuli termici si può accumulare energia termica sotto forma di acqua calda durante la notte o durante le ore di poca richiesta e rierogarla durante i picchi, minimizzando l'uso delle caldaie, che inoltre, comunque, non hanno rendimenti pessimi come sostieni (siamo a valori orami intorno al 97-98%). Hai perfettamente ragione che fare TLR tramite caldaie è di fatto una scemenza, ma tramite la cogenerazione ad alto rendimento assolutamente no. Si potrebbe parlarne ancora per pagine intere ma il TLR, se fatto bene e con intelligenza, migliora la qualità dell'aria e te lo dimostro. Innanzitutto una centrale di TLR è soggetta a specifica autorizzazione e controllo da parte dell'ARPA (spesso, come nei nostri casi si è obbligati ad installare un analizzatore in continuo delle emissione che controlla 24h/24h le emissioni dei camini per verificare che non ci siano superamente dei limiti). Il gestore è pertanto obbligato a fare manutenzione periodica strettissima al fine di mantenere le macchine in perfetta efficienza. Il privato, invece, può anche avere la caldaia a condensazione di ultimo grido, ma nessuno, anche se la legge lo prevede, può darmi la certezza che la manutezione viene fatta con scrupolo e regolarità. Il privato spesso fa manutenzione solo in caso di guasto e questo è innegabile. Per di più, la normativa regionale del Piemonte sulle emissioni è una delle più stringenti in Italia. Tutti i nuovi cogeneratori installati devono essere equipaggiati con degli abbattitori delle emissioni che portano, DI FATTO, ad un bilancio positivo sulla città. Ossia se misuro gli inquinanti che le caldaie che vado a sostituire immetterebbero nell'aria, questi sono superiori a quelli immessi dalla centrale con il vantaggio che in più la centrale viene installata, di norma, in zone industriali a bassa residenzialità riducendo ulteriormente l'impatto degli inquinanti. Gli interventi che proponi tu di riqualificazione degli edifici andrebbero comunque fatti, con il TLR o meno, non sono certamente antitetici, anzi. Per quanto riguarda la microcogenerazione, a livello ambientale sarebbe devastante. Le emissioni di un cogeneratore da 3-4 kW sono, proporzionate ad uno grande, diversi ordini di grandezza superiori. Spesso vengono realizzati partendo da motori automobilistici e non sono soggetti a limiti emissivi: il risultato è che per scaldare il condominio consumo più del doppio del combustibile con fattori di inquinanmento enormemente più alti (un motore o una microturbina inquinano molto ma molto di più della peggior caldaia). Spero di non aver immesso troppi concetti e di non aver creato confusione, sono pronto molto volentieri a confrontarmi con chiunque volesse approfondire l'argomento.

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io ho un solo commento da fare il teleriscaldamento costa il 42 % in piu' di una buona caldaia a condesazione come consumo.
le tubazioni li paga la comunita' i guadagni vanno ad una s.p.a.
una seconda cosa alla centrale vicino al politecnico di Torino arriva acqua praticamente fredda che va surriscaldata con caldaie tradizionali con aumento dell'inquinamento.forse per questo Torino e' diventata la citta' piu' inquinata d'europa, e prima Del TLR non lo era.

Il problema che c'è a Torino ed in altre realtà italiane è che si sono spesi ingenti quantitativi di denaro per foraggiare la realizzazione di centrali termoelettriche mascherate come impianti per produrre teleriscaldamento. Se si fosse investito in modo intelligente tale mole di denaro si sarebbero potuti ottenere senza colpo ferire abbattimenti superiore al 30% delle emissioni inquinanti degli impianti termici centralizzati. Come giustamente scrivono in molti siamo di fronte a "monopolizzatori del mercato" non regolamentato, veri e propri lupi mannari energetici. Vi è poi un altro aspetto drammatico ovvero il costo dell'energia venduta. Cerco di far capire cosa succede. Se, come dicono, il teleriscaldamento è benefico mi aspetterei dei fattori di conversione dell'energia termica in energia primaria minori di 0,6 altrimenti così benefico non è, chiedo ad esempio al Sig. Giorgio Garavagno se mi sa dire con certezza se mi dire a quanto ammontano tali fattori presso gli impianti che conosce. In ogni caso ammettendo che il fattore di conversione sia 0,6 in combinato disposto che le centrali che operano a gas metano acquistano a prezzi stracciati il combustibile mi chiedo a quanto ammonti il costo industriale di produzione del calore. Vogliamo esagerare ? 20...30 euro a megawattora, noooooo ma dai esageriamo 40 euro a megawattora (impossibile visto il fattore di conversione ipotizzato a 0,6 che è già alto ed il metano che se gli costa tanto lo pagano 0,35 euro al metro cubo). A questo punto mi chiedo, perchè si vende il calore a 105...110...120 euro al megawattora ciò tre volte il costo di produzione e comunque il 30% in più di un impianto con caldaia a condensazione ben dimensionata ? Semplice, in questo modo i comuni che di norma tramite le ex municipalizzate fanno società con altri pirati del settore energetico, ottengono utili a spese dei cittadini. E non basta. Gli utenti taglieggiati da queste tariffe scandalose (ormai a Torino si parla di 950 euro a stagione per 50 metri quadri di abitazione) non riescono ad avere fondi cassa per operare quegli interventi di riqualificazione utili a ridurre il consumo energetico ed è un cane che si morde la coda poichè si dovrà produrre energia tramite cogenerazione sempre in quantità elevata e anche se (come dicono ma non lo dimostrano) apparentemente inquinano meno in realtà i valori assoluti di sostanze inquinanti immesse in atmosfera sono elevate. Soluzione opposta: Riqualifico la centrale termica, adotto sistemi di termoregolazione e contabilizzazione, coibento i sottotetti e/o i piani pilotis, riduco del 40% i consumi e quindi le emissioni inquinanti (con il TLR si arriva al 40% in meno di emissioni a patto di avere fattori di conversione minori di 0,6 pura utopia man mano che il rendimento energetico nazionale aumenta). Per fare i suddetti interventi i condomini altro non devono fare che pagare per massimo 5 anni quello che hanno speso sino ad allora e si ripagano l'investimento. Uno si chiederà ma quanto mi costa riqualificare per abbattere del 40% i consumi. Ecco qua un dato di massima ma molto attendibile: circa 48 euro al metro quadro di superficie in pianta netta per unità immobiliare (sostituzione generatore, termoregolazione e coibentazione sottotetto) (un appartamento di 100 metri quadri pagherebbe all'incirca 4800 euro ovvero il costo di 3 serramenti che ben poco fanno di risparmio reale)che diminuiscono all'aumentare del fabbricato. Tali costi ad oggi sono detraibili al 50% o al 55% a seconda dei casi, in sintesi si ammortizzano in 4 max 5 anni. Se si è allacciati al teleriscaldamento difficilmente si riesce ad ottenere un simile risparmio ed i tempi di ammortamento si allungano e scoraggiano gli utenti ad effettuare l'intervento. Non mi dilungo oltre ma se tutti i milioni di euro si fossero destinati come finanziamenti in conto interessi (badate bene in conto interessi)con l'appoggio degli istituti di credito (altra categoria che finanzia il teleriscaldamento ma non i condomini) altro che kyoto saremmo il paese più virtuoso d'europa.

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Buongiorno Paolo, salto le formalità e mi prendo la libertà di darti del 'tu'.
Sono un collega, nel senso che mi occupo di progettazione meccanica, e di servizi energia.
Condivido tutto ciò che hai sempre scritto e detto in merito al ridicolo teleriscaldamento di Torino e prima cintura; vorrei tuttavia portarti a conoscenza di un aspetto che non mi sembra tu abbia mai sottolineato e che, pensa un po', va a discapito e danno degli utenti finali.

I contratti di fornitura energia da TLR del periodo 1995/2005, soprattutto delle aree Rivoli, Collegno, Grugliasco e Settimo, prevedevano un 'prezzo d'ancoraggio' dell'€/kWh, costituito dalla tariffa del gas metano, vigente all'atto della sottoscrizione. La revisione prezzi sarebbe in seguito avvenuta, in misura pari al 100 % della tariffa stessa, in proporzione all'andamento del prezzo del gas.
Come ben sai, oggi gli scaglioni di consumo per il gas metano sono 8; negli anni passati gli scaglioni erano 7. Tale differenza comporta una conseguente modifica del range fra gli scaglioni.

Ti faccio un esempio, le tariffe applicate dalla SEI (Rivoli, Collegno, Grugliasco, Settimo), diciamo intorno al 2004, ovvero al periodo di massima espansione della loro rete, erano pari ad €cent/kWh 6,852, con un prezzo del gas metano di €/mc 0,501, equivalente al quinto scaglione di allora, ovvero consumi di gas fra 3.000 ed 8.000 mc/anno.
Con i nuovi scaglioni, la società ha pensato bene ed unilateralmente, di revisionare il prezzo dell'energia utilizzando le tariffe gas dell'attuale quarto scaglione, ovvero fra 1.560 e 5.000 mc/anno (il consumo di una villetta a schiera...).
Considerando i volumi dei condomini serviti, nonchè l'effettivo consumo della centrale TLR di Cascine Vica, sarebbe forse stato opportuno applicare le tariffe del quinto scaglione, fra 5.000 e 80.000 mc/anno.
Le tariffe al IV trim. 2012 sono rispettivamente pari a:
- 4° scaglione: €/mc 0,7092231
- 5° scaglione: €/mc 0,664166
Ovvero la differenza è del 6,35 %. Ora non dico di scegliere in automonia il 5° scaglione, ma quantomeno fare un'interpolazione fra il 4° ed il 5°, utilizzando il limite superiore dei vecchi scaglioni contrattuali, pari a 8.000 mc/anno.
Una maggior tariffa del 6,35 %, applicata per oltre 10 anni e per ogni condominio di Collegno, Grugliasco e Rivoli, è il margine che fa stare in piedi una rete che troppo spesso ha utilizzato caldaiacce di integrazione, senza alcuna produzione in cogenerazione.

La tua opinione in merito qual'è?

Grazie, ciao
C.

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Buongiorno Paolo, salto le formalità e mi prendo la libertà di darti del 'tu'.
Sono un collega, nel senso che mi occupo di progettazione meccanica, e di servizi energia.
Condivido tutto ciò che hai sempre scritto e detto in merito al ridicolo teleriscaldamento di Torino e prima cintura; vorrei tuttavia portarti a conoscenza di un aspetto che non mi sembra tu abbia mai sottolineato e che, pensa un po', va a discapito e danno degli utenti finali.

I contratti di fornitura energia da TLR del periodo 1995/2005, soprattutto delle aree Rivoli, Collegno, Grugliasco e Settimo, prevedevano un 'prezzo d'ancoraggio' dell'€/kWh, costituito dalla tariffa del gas metano, vigente all'atto della sottoscrizione. La revisione prezzi sarebbe in seguito avvenuta, in misura pari al 100 % della tariffa stessa, in proporzione all'andamento del prezzo del gas.
Come ben sai, oggi gli scaglioni di consumo per il gas metano sono 8; negli anni passati gli scaglioni erano 7. Tale differenza comporta una conseguente modifica del range fra gli scaglioni.

Ti faccio un esempio, le tariffe applicate dalla SEI (Rivoli, Collegno, Grugliasco, Settimo), diciamo intorno al 2004, ovvero al periodo di massima espansione della loro rete, erano pari ad €cent/kWh 6,852, con un prezzo del gas metano di €/mc 0,501, equivalente al quinto scaglione di allora, ovvero consumi di gas fra 3.000 ed 8.000 mc/anno.
Con i nuovi scaglioni, la società ha pensato bene ed unilateralmente, di revisionare il prezzo dell'energia utilizzando le tariffe gas dell'attuale quarto scaglione, ovvero fra 1.560 e 5.000 mc/anno (il consumo di una villetta a schiera...).
Considerando i volumi dei condomini serviti, nonchè l'effettivo consumo della centrale TLR di Cascine Vica, sarebbe forse stato opportuno applicare le tariffe del quinto scaglione, fra 5.000 e 80.000 mc/anno.
Le tariffe al IV trim. 2012 sono rispettivamente pari a:
- 4° scaglione: €/mc 0,7092231
- 5° scaglione: €/mc 0,664166
Ovvero la differenza è del 6,35 %. Ora non dico di scegliere in automonia il 5° scaglione, ma quantomeno fare un'interpolazione fra il 4° ed il 5°, utilizzando il limite superiore dei vecchi scaglioni contrattuali, pari a 8.000 mc/anno.
Una maggior tariffa del 6,35 %, applicata per oltre 10 anni e per ogni condominio di Collegno, Grugliasco e Rivoli, è il margine che fa stare in piedi una rete che troppo spesso ha utilizzato caldaiacce di integrazione, senza alcuna produzione in cogenerazione.

La tua opinione in merito qual'è?

Grazie, ciao
C.

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