
All'interno del mondo dei GAS, sta incomnciando a farsi sentire l'esigenza di creare dei meccanismi di salvaguardia per le persone in difficoltà. Questo, è sicuramente un problema di non facile soluzione, non perché non la si voglia trovare ma pone l'accento su quello che l'appartenenza ad un GAS deve o dovrebbe rappresentare. La differenza, o meglio, il valore aggiunto che ci da la S non è la ricerca del prezzo più basso possibile, è, al contrario la ricerca dell'azienda che meglio segue quei valori etici e solidali in cui, tutti noi, che seguiamo i GAS, ci riconosciamo. Che non guardano solo a come un produttore coltiva i campi o di come tratta i suoi dipendenti, ma rivolgono la loro attenzione anche alle persone, io ho un po' di difficoltà ad usare il termine consumattori usato all'interno del mondo dei GAS, ma non è questo il posto per discuterne, che vivono e lavorano attorno a noi. Ovvero, come ci confrontiamo con il vicino di casa con la pensione minima e che non riesce a raggiungere la fine del mese con serenità. La discussione all'interno dei gruppi d'acquisto incomincia a delineare alcune soluzioni. Riconoscere al produttore che segue certi dettami, il prezzo giusto. Acquistare dei prodotti in più da ridistribuire. Creare delle botteghe in cui vendere i prodotti bio ed assumere dei disoccupati, etc. Non mancano polemiche, nelle quali qualcuno si pone il quesito se è giusto che l'appartenente ad un GAS debba farsi carico lui di queste situazioni. Io ritengo che sia giusto quello che stanno ipotizzando di fare o che già stanno facendo in alcuni GAS. Non si può, però, nascondere il fatto che queste azioni rimangono però delle cose peculiari e puntuali, limitate ad alcuni GAS. Non sarebbe meglio, allora farle diventare sistema ? E i semplici GAS hanno le forze per poter supportare tutto ciò ? Alla fine della fiera, quello che bisognerebbe fare è di ritornare all'idea fondatrice, ovvero alla realizzazione di quei Distretti di Economia Solidale che possono avere la forza per farsi carico di quelle situazioni disagiate di cui stiamo parlando. All'interno del Distretto, non troviamo solo persone che vogliono tenere uno stile di vita diverso dall'attuale, ma anche aziende agricole, aziende zootecniche, piccoli imprenditori che lavorano all'interno dei temi ambientali, liberi professionisti. Ovvero avremmo un vero sistema economico che fonda le sue basi su concetti diversi dall'accumulo di capitale fine a se stesso, ma che ricerca la sua essenza nella sussidarietà e nell'attenzione verso l'ambiente, riportandolo al centro dell'attenzione e considerandolo come un sistema biologico all'interno del quale l'uomo vive e ne fa parte, ed in quanto tale non deve andare ad elidere i delicati confini che ne definiscono l'esistenza. In particolare, qui a Torino, vi sono persone molto in gamba, che continuano a credere in questo sogno e che lavorano sodo per realizzarlo sperò sinceramente che alla fine, questo continuo lavorio, possa trovare la giusta soluzione e faccia nascere in Piemonte un nuovo paradigma economico migliore e più attento alla terra su cui insiste.
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