
Quest'anno per la seconda volta la nostra scuola elementare aderisce all'iniziativa Frutta nelle scuole. Si tratta di un programma europeo Regolamento (CE) N: 28872009 che distribuisce nelle scuole che aderiscono, frutta impachettata per merenda. L'iniziativa è di per sè lodevole perchè incentiva al consumo di frutta per i bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni che ,come merenda, utilizzano spesso merendine confezionate ricche di grassi, conservanti e coloranti. Quindi un supporto ad una più corretta abitudine alimentare, ad un dieta maggiormente equilibrata. Una forma di prevenzione all'obesità e uno stimolo fin da piccoli a consumare frutta fresca invece dei famigerati snack. Partecipanti all'iniziativa sono circa 870.000 bambini di tutte le Regioni per un totale di circa 5.000 scuole interessate. L'anno scorso fui particolarmente critica verso quest'iniziativa per l'imballo utilizzato, infatti la frutta , spesso tagliata a fette, veniva consegnata in busta di plastica, togliendo di fatto quel piacere di poterla scegliere o anche solo prenderla da una normale cassetta di frutta. Millioni quindi le buste prodotte, quando sarebbe stato più semplice l'uso di cassette di legno, che danno certo più l'idea di prodotto naturale appena raccolto, in linea anche con il visualizzare il rapporto tra produttore e consumatore. E se quest'anno il "packaging" non è cambiato devo però rilevare che molta della frutta che è arrivata è certificata biologica, o a lotta integrata, legata alla stagionalità e solo una volta i bambini hanno mangiato a ottobre susine certo non di stagione. Credo che il programma vada ancora migliorato nella varietà e tipologia del prodotto, perchè sarebbe per molti ragazzi un'occasione, quasi unica, di poter assaporare frutta a km 0 come ad esempio le mele di varietà antiche, come la Grigia di Torriana o la mela Ciuchin rous, chiamata così perchè nel periodo invernale i semi hanno più spazio e la mela scossa suona come un campanello, che ora riscoperte, hanno anche mercato. Un'occasione da non perdere per assaporare frutta diversa da quella che impariamo, da un mercato globalizzato, ad utilizzare, conformando il nostro gusto. Il programma andrebbe poi accompagnato da misure complementari come laboratori sensoriali e visite a fattorie didattiche, creazione di orti scolastici distribuzione di materiale informativo ai docenti e ai genitori e questo ritengo sia un aspetto non integrante ma sostanziale del progetto. Infatti mangiare insieme una merenda naturale, in un contesto naturale con attività dimostrative sui vantaggi di una corretta alimentazione possono diventare, a questa età, aspetti fondamentali di un'educazione alimentare che dura tutta una vita. Proporrò quindi in Circoscrizione che vengano privilegiati progetti e laboratori per le scuole , compresi i laboratori di orticultura urbana , che siano di accompagnamento e attinenti a"Frutta nelle scuole". E alla rete che sostiene il progetto - costituita da Mipaaf, Regioni, Provincie, di eliminare l'imballaggio che riveste la frutta e in qualche modo ne diminuisce l'effetto sensoriale a aumenta, senza motivo, la nostra produzione di rifiuti. Frutta e verdura vanno consumati così come sono, come il gesto semplice di prendere una mela annusarla e morderla senza doverla scartare...
Km 0 proprio non dire. Per esempio arance e mandarini della Prov. di Taranto vengono spediti a Cesena per l'impacchettamento (leggo sulla confezione) per poi essere distribuiti nelle scuole della Puglia nuovamente. Quanto tempo e quanti Km ha fatto l'arancia? Saluti.
ma perchè usare tutta quella plastica e far girare la frutta avanti e indietro, oltretutto il costo di un frutto diventa altissimo. La scuola si mette daccordo con uno o più produttori in rete e mandano la frutta in cassette di legno che possono comunque essere recuperate.
Vi giro un commento raccolto sul blog di Beppe, chi lo ha scritto dice di aver problemi tecnici a postare qui:
Le aziende che si sono occupate della distribuzione delle merende proponevano ai bambini, per merenda, finocchi tagliati in busta.
Ci sono addirittura bambini della Val di Non che hanno ricevuto mele provenienti da altre regioni d'Italia (Km0 una cippa).
Leggete le etichette e fate attenzione ai furbi sempre pronti a lucrare sul pollo alla ricerca di Bio....,una moda ultimamente quella di prendere per il naso questa particolare fascia di clienti ,prima di creare addirittura una filiera.
Mi raccomando.
Ciao e buon lavoro.
cecco 20.02.12 22:56|
Egregio Sig. Gianni se a mio figlio a scuola dessero arance e mandarini provenienti da taranto, Le assicuro che l'impacchettamento sarebbe il male minore!! Taranto=città d'europa con il record di tumori!!
Ai cari genitori suggerirei di capire la provenienza di questa frutta, sappiamo bene che talune regioni del sud italia non sono proprio avvezze nella gestione dei rifiuti.
Saluti
Io vivo a cento Km da Catania dove si producono arance e mandarini, li compro in cassetta. L'anno scorso mia figlia ha portato a casa questa meraviglia in busta, provenienza: Calabria e Bari. La frutta a pzzetti in atmosfera protettiva con, non ricordo quli, conservanti. Anche le galline l' hanno lasciata marcire. In Europa , forse si riferiscono ai km 0 che percorrono gli autisti dei Tir con le loro suole.
...a scuola invece di rinchiuderli in delle palestre puzzolenti si devono fare degli orti dove seminare i prodotti della terra, i ragazzi imparano a sopravivere stando a contatto con la natura, inoltre risparmiano per mangiare prodotti naturali e la scuola non deve pagare i soliti speculatori di merende...
Già, concordo sulla totale inappropriatezza dell'involucro in plastica, la frutta dovrebbe essere in cassette, biologica e locale.
salve a tutti, io non definirei il progetto in modo così pessimistico. il fine è quello di proporre ai bambini un'alimentazione più sana rispetto alle nostre abitudini. senz'altro un frutto è più salutare di una merendina confezionata che ha anch'essa confezioni di plastica e non è di certo a km0. E'ovvio che il progetto, messo in piedi l'anno scorso, sarebbe da migliorare. al momento si sta creando anche la linea dei "frutti dimenticati". il confezionamento e la frutta già sbucciata (non tutti i prodotti frutta nelle scuole sono sbucciati) sono metodi per limitare la contaminazione del frutto e proporre un prodotto già pronto al consumo (bambini dai 6 agli 11 anni se utilizzassero un coltello sarebbe pericoloso). inoltre le scuole dei grandi centri non dispongono di spazi per eventuali orti che comunque io non approverei visto la possibile contaminazione dal traffico, smog che vanificherebbero il tentativo di proporre un prodotto sano, per non parlare del personale che dovrebbe curare queste culture; in pratica bisognerebbe creare una certificazione per l'orto della scuola. e quanto dovrebbero essere grandi questi orti per dare da mangiare a centinaia di bambini. per concludere per i prodotto reperibili in zona si deve parlare di prodotto a km0 ma un bambino di Milano non potrebbe mai mangiare un arancia come quello di palermo non potrebbe mai mangiare una mela quindi valorizzare il prodotto a km0 SI' ma con cognizione di causa. saluti marco
Nella scuola dei miei figli, in romagna, lo fanno da anni. In ogni caso obbligo i miei figli a mangiare frutta almeno tre volte al giorno e quando posso mi rifornisco dai contadini della zona. Le buone abitudini è importante che la scuola le insegni, ma la famiglia ha comunque la prima responsabilità ed il dovere di dare il buon esempio.
Anche a mio figlio danno il pacchettino con la frutta, ma spesso non è buona (tipo cachi acerbi) e finisce per diventare un disincentivo. Quindi il fine è lodevole ma il mezzo diventa un modo per distribuire soldi pubblici ai grossi fornitori e buttare via una parte della frutta.
Infatti nell'articolo evidenzio la bontà del progetto e quelle che potrebbero essere le aree di intervento per migliorarlo, innanzitutto il packaging che è deleterio anche solo come immagine, come fai a dire poi ai ragazzi che non bisogna produrre plastica quando gli dai la mela impacchettata?L'importanza poi della qualità e varietà del prodotto e la ricerca di frutta per stagionalità il più possibile vicina alla scuola. Non in ultima analisi l'accompagnamento del progetto con laboratori e gite, perchè senza contestualizzare l'intervento dare una mela a scuola rimane un gesto privo di significato.
Mi pare un totalitarismo della frutta... le buste di plastica servono a dare al bambino l'idea che sta mangiando qualcosa di altrettanto moderno di uno snack, e quindi aumentano le probabilità di successo dell'operazione. Tagliare la frutta rendeva più facile mangiarla, scommetto che da quando non la tagliano più i bambini storcono il naso e ne avanzano di più. I laboratori di degustazione poi... vogliamo fare odiare ai nostri bambini il loro cibo?! Mangiare è un gesto naturale che non richiede di essere caricato con il tedio di una lezione... in un mondo ideale forse tutti gli insegnanti sono in grado di fare lezioni divertenti e rendere la frutta una cosa bella e divertente, ma nel mondo reale gli insegnanti sono esseri umani, e mi viene difficile immaginare che un laboratorio possa aumentare il piacere di mangiare la frutta per il bambino medio.
Il programma è migliorabile, l'idea del km 0 è plausibile, ma non scadiamo nella demagogia del naturalismo a tutti i costi, o otterremo risultati opposti a quelli sperati!
Altrettanto moderno di uno snack, la frutta? La demagogia del naturalismo?
Ecco come rendere tortuoso un processo semplice, la mela la prendi in mano e la rosicchi, cosa c'è di più semplice. Tagliare la frutta la rende meno profumata, succosa e invitante, certamente più simile a quella dei Mac Donald, ma è davvero questo il modello che vogliamo dare?Un mondo così artificiale dove anche mordere una mela è un gesto impegnativo?Comunque il programma prevede gite e laboratori e cercheremo di portarli avanti.
Mio figlio a 20 mesi la mela la mangia a morsi e guai se gliela taglio! Cero devo prestare attenzione mentre mangia ma ritengo che un bambino di 6 anni sia in grado di mordere una mela senza problemi.
La frutta e gli snack sono cose diverse, un bambino che consuma regolarmente frutta può anche consumare ocasionalmente degli snack, la cosa non pregiudicherà la sua salute.
Io sono decisamente d'accordo con Viviana.
La frutta ha una forma, un gusto, un colore e sapore ben precisi. Adulterarla per farla sembrare più invitante non ha nessun senso. E' il motivo per cui in linea di massima non guardo neanche troppo di buon occhio i succhi di frutta. Ci va un attimo a trasformare un frutto (sano) in un vero e proprio dessert (molto meno "sano).
Poi, per quanto riguarda il Km0, non sarei così fiscale. Facciamo un passo alla volta. Se vogliamo le arance in inverno queste arrivano dal Sud o dalla Spagna. Punto. Inoltre il 47% dei Km percorsi dalla frutta è attribuibile al consumatore finale, quindi preoccupiamoci prima noi di andare a fare la spesa in bici, a piedi o coi mezzi, poi dopo pensiamo ai Tir.
Io sono decisamente d'accordo con Viviana.
La frutta ha una forma, un gusto, un colore e sapore ben precisi. Adulterarla per farla sembrare più invitante non ha nessun senso. E' il motivo per cui in linea di massima non guardo neanche troppo di buon occhio i succhi di frutta. Ci va un attimo a trasformare un frutto (sano) in un vero e proprio dessert (molto meno "sano).
Poi, per quanto riguarda il Km0, non sarei così fiscale. Facciamo un passo alla volta. Se vogliamo le arance in inverno queste arrivano dal Sud o dalla Spagna. Punto. Inoltre il 47% dei Km percorsi dalla frutta è attribuibile al consumatore finale, quindi preoccupiamoci prima noi di andare a fare la spesa in bici, a piedi o coi mezzi, poi dopo pensiamo ai Tir.