In motonave da Chioggia verso il Lido di Venezia per far arrivare il dissenso della Rete veneta contro il nucleare fin sotto i riflettori della mostra del cinema di Venezia.

Questa l’iniziativa organizzata il prossimo 4 Settembre, la partenza è prevista alle 15.00, il rientro in serata.


Con l'approvazione del decreto legislativo del 15.02.2010 da parte del governo che fissa i criteri per l'attuazione del piano energetico si concretizza sempre più il rischio di una fase senza ritorno del riaffermarsi del nucleare in Italia.

Riappare, in tutta la sua cupezza, quella che nel secolo scorso si è dimostrata la scelta energetica più antieconomica, pericolosa e nociva tanto per i territori che la ospitano quanto per le loro popolazioni. La lunga lista di incidenti dichiarati e non, verificatisi nelle centrali europee solo nell'ultimo anno, lo sta a dimostrare. Si vuole far passare l'idea che in un territorio tragicamente instabile come quello italiano possano esistere siti "adatti" ad insediamenti di questo tipo quando è la cronaca quotidiana a richiamare l'attenzione di tutti sul dissesto idrogeologico imperante nel nostro paese. La necessaria vicinanza con corsi d'acqua ed il loro sfruttamento da parte di questi impianti non può non farci pensare a quanto recentemente successo al fiume Lambro e più in generale a quanto la gestione di queste risorse sia approssimativa.

Ma non sono solo i rischi per l'ambiente ed i pericoli per la salute pubblica a preoccuparci. La scelta del nucleare persevera nell'indirizzo di puntare ad una "centralizzazione" della produzione di energia, così come tuttora avviene per quelle derivanti dal metano e dalle risorse fossili. Il conseguente assorbimento di tutti gli investimenti nel campo della ricerca sul nucleare distoglie dalla possibilità di incrementare lo studio e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ciò allontana dallo sviluppo di una vera politica di indipendenza tecnica e culturale dal punto di vista energetico da parte delle grandi masse. Elimina la possibilità di appropriarsi della produzione stessa da parte dei fruitori finali tramite la collettivizzazione della produzione energetica e quindi la possibilità di venderla, distribuirla, scambiarla, barattarla etc. con conseguenti impatti rilevanti sull'occupazione e sul reddito. In definitiva si preferisce anteporre l'interesse economico di pochi a scapito del benessere diffuso.


Altra conseguenza non trascurabile è quella dello svilimento democratico dei processi decisionali e l'espropriazione, mediante la militarizzazione dei siti, di parte dei territori. Nonostante a livello governativo si propagandi tanto il federalismo il ritorno all'atomo viene assolutamente imposto “dall'alto” senza tener conto delle posizioni espresse dagli enti locali e dalla loro cittadinanza e facendo finta di ignorare che un referendum aveva deciso di tener fuori l'Italia dall'avventura nucleare.

L'ipotesi di Chioggia come sito possibile per l'attuazione di questa politica ci pone di fronte ad una responsabilità evidente ed ineludibile. In quanto persone che vivono il territorio non possiamo rimanere indifferenti di fronte allo scempio che ne deriverebbe. L'impatto negativo sul turismo, I rischi contaminazione della terra e dei fiumi con conseguenze disastrose per l'agricoltura e la pesca disegnano un panorama possibile che non vogliamo e non vorremmo per nessuno.

Fonte: www.chioggianonucleare.org

Sergio Gallo
Movimento 5 Stelle (prov. Venezia)

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Chiunque ha diritto ad esprimere la propria opinione in merito alla questione delle trivellazioni nel polesine! Quindi inseriamo in questo post le lettere con le osservazioni ai progetti, che potranno essere sottoscritte e recapitate in regione, così da essere tenute in considerazione durante il processo di valutazione dei progetti stessi!

Le lettere devono essere protocollate entro il 17 settembre 2010 presso gli uffici protocollo della regione veneto, per cui bisogna fare presto.

Ci sono 3 modalità di raccolta per difendere il nostro territorio:

1) - consegna a mano dei 2 documenti presso ufficio protocollo
- spedizione in raccomandata A/R della copia firmata ( 1 in Regione Veneto e 1 in Regione Emilia)

2) - raccolta presso i banchetti del Movimento 5 Stelle (saranno scritti a breve nei blog o nei calendari dei MeetUp)

3) - raccolta presso il seguente indirizzo: arch. Michela Furin, via Pascoli 1L 45100 Rovigo

In qualità di cittadino residente nelle zone interessate dall’intervento, intendo esprimere un parere contrario e manifestare la mia contrarietà alla richiesta di concessione per la ricerca e successiva realizzazione di impianti per trivellare, estrarre e raffinare idrocarburi liquidi e gassosi nella pianura padana, come proposto dalla AleAnna Resources LLC in data 16 luglio 2010 e pubblicato sul BUR n. 64 del 06/08/2010.

Il progetto in esame prevede la ricerca di idrocarburi in un territorio estremamente fragile e instabile, soggetto a fenomeni di subsidenza e di cedimento del sottosuolo e all’interno di aree naturali protette come definite dalla L394/1991.

Nella regione Veneto le zone individuate sono: Delta del Po-tratto terminale e delta veneto (SIC IT3270017); Delta del Po (ZPS IT3270023); Palude della Marice - Cavarzare (ZPS IT3250045). Nella regione Emilia Romagna le zone sono: Fiume Po da Stellata a Mesola e Cavo napoleonico (SIC-ZPS IT4060016).

Faccio presente che già in passato negli anni ’60, le estrazioni di gas metano hanno causato lo sprofondamento dei terreni di alcuni metri rispetto al livello del mare, con un danno ambientale ed economico tale, che sono stati chiusi tutti i pozzi per evitare ulteriori disastri.

In quanto abitante di questa zona geografica sono giustamente preoccupato dello scempio paesaggistico che la serie di ecomostri porterebbe al nostro orizzonte ma soprattutto sono allertato dai livelli di estrema tossicità delle sostanze rilasciate nel terreno, nelle acque e nell’aria, a scapito della salute degli abitanti e con grave danno per le coltivazioni (zona prevalentemente agricola) e per il turismo.

osservazioni TRE PONTI.pdf
osservazioni LE SALINE.pdf
VOLANTINO TRIVELLAZIONI VERTICALE.pdf

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La vicenda inizia nel 1991, quando il marchio Mondadori, da poco entrato nell'orbita berlusconiana, decide di varare una vasta riorganizzazione nelle province dell'impero. Scatta una fusione infragruppo tra la stessa Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria (Amef). Operazioni molto in voga, soprattutto all'epoca, per nascondere plusvalenze e pagare meno tasse. Il Fisco se ne accorge, scattano gli accertamenti, e le Finanze chiedono inizialmente 200 miliardi di imposte da versare. L'azienda ricorre e si apre il solito, lunghissimo contenzioso. Da allora, la Mondadori vince i due round iniziali, davanti alle Commissioni tributarie di primo e di secondo grado. È assistita al meglio: i suoi interessi fiscali li cura, in aula, lo studio tributario di Giulio Tremonti, nel 1991 non ancora ministro delle Finanze (lo diventerà nel '94, con il primo governo Berlusconi). Nell'autunno del 2008 l'Agenzia delle Entrate presenta il suo ricorso in terzo grado, alla Cassazione. Nel frattempo la somma dovuta dall'azienda editoriale del presidente del Consiglio è lievitata: 173 milioni di euro di imposte dovute, alle quali si devono aggiungere gli interessi, le indennità di mora e le eventuali sanzioni. Il totale fa 350 milioni di euro, appunto. Se la Suprema Corte accogliesse il ricorso, per Mondadori sarebbe un salasso pesantissimo.

Il primo tentativo: il "pacchetto giustizia"
Siamo all'inverno 2008. Nessuno sa nulla, del braccio di ferro che vede impegnate la Mondadori e l'Amministrazione Finanziaria. Nel frattempo, il 13 aprile dello stesso anno il Cavaliere ha stravinto le elezioni, è di nuovo capo del governo, e Tremonti, da "difensore" del colosso di Segrate in veste di tributarista, è diventato "accusatore" del gruppo, in veste di ministro dell'Economia. Può scattare il primo tentativo. E nessuno si insospettisce, quando nel mese di dicembre un altro ministro del Berlusconi Terzo, il guardasigilli Angelino Alfano, presenta il suo corposo "pacchetto giustizia" nel quale, insieme al processo breve e alla nuova disciplina delle intercettazioni telefoniche, compare anche la cosiddetta "definizione agevolata delle liti tributarie". Una norma stringatissima: prevede che nelle controversie fiscali nelle quali abbia avuto una sentenza favorevole, in primo e in secondo grado, il contribuente può estinguere la pendenza, senza aspettare l'eventuale pronuncia successiva in terzo grado (cioè la Cassazione) versando all'erario il 5% del dovuto. È un piccolo "colpo di spugna", senz'altro. Ma è l'ennesimo, e sembra rientrare nella logica delle sanatorie generalizzate, delle quali i governi di centrodestra sono da sempre paladini. In realtà, è esattamente il "condono riservato" che serve alla Mondadori.
L'operazione non riesce.

Il secondo tentativo: la Finanziaria
Giusto alla vigilia dell'udienza davanti alla sezione tributaria della Suprema Corte, presieduta da un magistrato notoriamente inflessibile come Enrico Altieri, accadono due fatti. Il primo fatto accade al "Palazzaccio" di Piazza Cavour: il 27 ottobre il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone (che poi risulterà pesantemente coinvolto nello scandalo della cosiddetta P3) decide a sorpresa di togliere la causa Agenzia delle Entrate/Mondadori alla sezione tributaria, e di affidarla alle Sezioni Unite come richiesto dagli avvocati di Segrate, con l'ovvio slittamento dei tempi in cui verrà discussa. Il secondo fatto accade a Montecitorio: il 29 ottobre, in piena notte, il presidente della Commissione Bilancio Antonio Azzolini, ovviamente del Pdl, trasmette alla Camera il testo di due emendamenti alla Finanziaria. Il primo innalza da 75 a 78 anni l'età di pensionamento per i magistrati della Cassazione (Carbone, il presidente che due giorni prima ha deciso di attribuire la causa Mondadori alle Sezioni Unite, sta per compiere proprio 75 anni, e quindi dovrebbe lasciare il servizio di lì a poco). Il secondo riproduce testualmente la "definizione agevolata delle liti tributarie" già prevista un anno prima dal "pacchetto giustizia" di Alfano. Ma anche questo secondo tentativo fallisce. Stavolta, a bloccarlo, è Gianfranco Fini.

Il terzo tentativo: il "decreto incentivi"
Stavolta, finalmente, l'operazione riesce. Il 22 maggio le Camere convertono definitivamente il decreto. All'articolo 3, relativo alla "rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l'Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio", il comma 2 bis traduce in legge la norma "ad aziendam": "Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore (riferito alle sole imposte oggetto di contestazione, in primo grado, senza tener conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni)". E pazienza se il presidente della Repubblica Napolitano, poco dopo, sul "decreto incentivi" invia alle Camere un messaggio per esprimere "dubbi in ordine alla sussistenza dei presupposti di straordinaria necessità ed urgenza, per alcune nuove disposizioni introdotte, con emendamento, nel corso del dibattito parlamentare". E pazienza se la critica del Quirinale riguarda proprio quell'articolo 3, comma 2 bis. Ormai il gioco è fatto. Il colosso editoriale di proprietà del presidente del Consiglio è sostanzialmente salvo. La Mondadori può pagare pochi spiccioli, e chiudere in gloria e per sempre la guerra con l'Erario, che a sua volta gliene da atto rilasciandogli regolare "quietanza".

Tratto da un articolo di Massimo Giannini uscito su Repubblica
MoVimento 5 Stelle - Veneto

Una ne fa, sessanta milioni ne devasta.

Antonio Azzollini (relatore dell'ultima manovra economica,senatore FI-Pdl già Partito di Unità proletaria, Verdi, Pci-Pds, Ppi) coi suoi emendamenti ha fatto tombola.

Ha fatto infuriare le forze di Polizia, magistrati, forze armate, vigili del fuoco, professori e ricercatori universitari, personale di carriera prefettizia, personale diplomatico e prefetti proponendo il taglio delle tredicesime. Risultato: proteste ovunque, in Veneto la Polizia manifesta davanti alla villa di Galan a Cinto Euganeo, emendamento ritirato.

Ha abolito l'obbligo di acquisto dei certificati verdi,a scapito del settore fotovoltaico, ovvero (geniale!) penalizzando l'occupazione e il gettito fiscale che deriverebbe dai nuovi impianti; e colpisce alle spalle il produttori di energie alternative che in buona parte
appartengono al mondo agricolo.

Grazie alla tempestiva attivazione delle categorie penalizzate, sembra che queste misure siano state ridimensionate nell'ultimo testo approvato,. Ma ciò è avvenuto solo in parte, perchè ad esempio le risorse per i certificati verdi sono state comunque ridotte del 30%, mentre rimangono immutate altre colossali vergogne.

Penso alla proroga per il pagamento delle multe per le quote latte: ha suscitato reazioni inviperite degli stessi agricoltori che le cantano chiare: “un vero colpo di mano per favorire i furbi e mortificare gli onesti allevatori che sono la stragrande maggioranza”
(testi e musica di Giuseppe Politi presidente della CIA, Confederazione Italiana Agricoltori).

Si associa la Uila-Uil: 'Una vergogna che costerà al paese 5 milioni di euro'

Un altro provvedimento prevede che chiunque vorrà costruire non avrà più bisogno di acquisire alcun permesso, ma si farà garante dell'osservanza delle regole con una autocertificazione: si chiama SCIA, sarebbe l'acronimo di “Segnalazione Certificata di Inizio Attività”, per noi è abbreviativo di SCIAgura ; anche in un'area paesaggisticamente vincolata, o addirittura in un parco nazionale o in una riserva naturale, la semplice autocertificazione consentirà dunque l'inizio dei lavori; se poi entro 30 giorni dal ricevimento della Segnalazione-Scia l'Amministrazione non si pronuncia, l'inibizione al proseguimento dei lavori è possibile solo "in presenza del pericolo attuale di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico e culturale e per l'ambiente". Così i lavori
andranno avanti e poi arriverà il solito condono. Si perchè un altro splendido vanto di questo emendamento è che entro il 31 dicembre le case fantasma dovranno essere dichiarate e accatastate. Tutto in regola, secondo copione.

Intanto nessuna misura chiama in causa il settore finanziario, vero responsabile della crisi, né le banche che hanno spesso chiuso occhi e orecchie davanti alla truffe colossali e sono state, anzi, protette.

Le rendite finanziarie, rimangono sotto-tassate, e brillano al sole come un monumento al privilegio.

Nemmeno una piccolissima misura a carico delle transazioni speculative, quei “giochi” in borsa, per comprare, smembrare e rivendere, senza produrre nulla, senza alcun beneficio per l'economia e la società, quando una impercettibile tassa su di esse potrebbe mobilitare grandi quantità di fondi a sostegno del bilancio statale, delle famiglie e delle piccole e medie imprese.

Non i Comunisti Estinti, ma Germania e Francia, governate dal centro-destra, hanno proposto questa Robin Hood Tax, un paio di mesi fa al vertice UE, il nostro premier si è piantato di mezzo come una vacca sui binari.

E proprio quando la società civile si sporge ad invocare una misura equa, UNA!, arriva lo schiaffo con il dispositivo “salva-Geronzi” e bancarottieri vari.

Sapevamo che in Italia conviene rubare, perchè se anche per caso li beccano, pagano comunque meno dell' indegno profitto ricavato. Da adesso basterà negoziare e nemmeno in prigione andranno più.

Agli onesti che si può dire? Teniamo duro! Teniamo a mente! Verranno a chiederci il voto...

Giovanni Endrizzi
Movimento 5 Stelle
Veneto

La Regione Veneto non ha ancora emanato un proprio piano per l’energia, eppure persiste, colpevolmente, a concedere indiscriminatamente autorizzazioni per la costruzione di centrali a combustione, favorendo, specie nel nostro territorio, una colossale speculazione da parte di operatori privati i quali sono particolarmente avvantaggiati da rilevanti incentivi e da contributi pubblici. Nel solo Mandamento di Portogruaro è stata già autorizzata la costruzione di ben quattro impianti (Summaga di Portogruaro, Cinto Caomaggiore, Villanova di Fossalta di Portogruaro e Lugugnana), per una potenza complessiva di oltre 27 MW e numerosi altri progetti sono in procinto di essere presentati (ma, stranamente, nessuno nel Sandonatese della Signora Zaccariotto).

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La mappa mette chiaramente in evidenza che le installazioni concentrerebbero in un raggio di poco più di 10 Km, con fulcro Portogruaro, i problemi legati alla circolazione di traffico pesante (decine di migliaia di camion all’anno), all’inquinamento dell’aria, dei terreni ed acustico, con conseguenze gravissime anche sulle strutture produttive della zona, quali le colture vitivinicole, la frutticoltura e il turismo, settori tutti ad alto impiego di manodopera e sensibili alla qualità dell’ambiente. Queste centrali elettriche, cosiddette “a biomasse”, andrebbero a bruciare qualsiasi materiale (dall’olio di palma al cippato, provenienti anche dall’estero, ma anche prodotti derivanti dalla raccolta e trattamento dei rifiuti), producendo grandi quantità di ceneri, fanghi e scorie di problematico smaltimento ed immettendo nell’aria enormi quantità di inquinanti, polveri sottili e ultrasottili (PM 10 e nanoparticelle), dannose per l’organismo umano e soprattutto per i bambini. Come è noto, tali inquinanti provocano, nelle persone in prossimità degli impianti, un sensibile aumento, delle malattie, anche tumorali, ma sono allo stesso tempo dannosi anche per le piante e le colture. È ormai accertato che la Pianura Padana è uno dei siti più inquinati al mondo e, nella nostra zona, lo confermano i dati rilevati dall’unica centralina fissa dell’ARPAV, posizionata in località Loncon di Concordia Sagittaria (è una postazione che dovrebbe dare risultati di inquinamento pari a zero, ma nel 2009 i limiti di PM 10 previsti dalla legge sono stati superati, pur in quella zona sperduta, per ben 62 giorni!). Di fronte alla minaccia che queste centrali a combustione rappresentano per la popolazione ed il territorio, sono sorti anche nel Mandamento di Portogruaro, come in molte altre parti d’Italia, dei Comitati per la tutela della salute e dell’ambiente, i quali, riunitisi nel “Coordinamento dei Comitati per la Difesa Ambientale e lo Sviluppo Sociale del Veneto Orientale”, si propongono di informare i cittadini sui gravi e irreversibili danni di questi impianti (ritenuti ormai obsoleti anche nei Paesi che per primi li avevano sperimentati) e, nel contempo, di contrastare la loro installazione. Anche sulla base dei dati pubblicati da TERNA S.p.A. (società responsabile della trasmissione dell’energia elettrica in Italia), che indicano per l’Italia una capacità di produzione di energia molto superiore al fabbisogno (98 GW di potenza erogabile, contro 57 GW di richiesta massima), riteniamo

• CHE IL PROFITTO ECONOMICO DI POCHI NON POSSA PREVALERE SUL
DIRITTO ALLA SALUTE DI TUTTI;
• CHE ALTRE DEBBANO ESSERE LE FONTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA
VERAMENTE PULITA, come il solare termico, fotovoltaico, eolico, geotermico,
biomasse a digestione anaerobica (senza combustione).

Chiediamo quindi ai cittadini
• di considerare la gravità della situazione e di riflettere sulle decisioni che
stanno per investire le loro vite e il loro futuro;
• di farsi parte attiva e consapevole, sostenendo la nostra opposizione alla
costruzione di questi impianti di incenerimento.

Per sostenere e partecipare alle iniziative dei comitati per contrastare la realizzazione delle centrali e la devastazione del nostro ambiente contattate l'email comitativenetorientale @ gmail.com

I buchi di Aleanna

  

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Aleanna è un bel nome, da cartone animato giapponese degli anni ‘80, penso a Polyanna, a qualche amica di Heidi o Remy un po’ viziata, ma dal cuore d’oro in fondo.
E invece questa Aleanna è diversa, è una texana fredda (Aleanna Resources LLC con sede a Houston) e senza scrupoli, che spaccia buchi e rende il mondo tossico.
Aleanna ha delle sorelle, più piccole o più grandi, ma altrettanto cattive.
Si chiamano Shell, BP, Eni, Saras, Petrolceltic e una miriade di altre raggruppate in Assomineraria ed ognuna di loro sparge morte dove passa.
Una di loro, la BP, ha sparso per mesi il suo veleno nel Golfo del Messico e gli effetti graveranno per centinaia d’anni in quel pezzo di mondo.
Il bello della faccenda è che sono spacciatrici abili, che ottengono addirittura la copertura e il permesso governativo per la loro venefica attività.
Il Governo italiano di nuove concessioni per questi buchi ne ha date cento, alla faccia della modica quantità!
Così si trivella un po’ ovunque, dalla Brianza. alle isole Tremiti, lungo le coste della Sicilia, in Abruzzo, in tutta la bassa padana dal Piemonte all’Adriatico, sulla costa dalle Marche alla Puglia, nel mare di Cagliari e di Oristano, nell’area tra le Egadi e Pantelleria, nello Ionio calabrese e nel mare a sud dell’Elba.
Uno scempio nella terra del sole e delle città d’arte, del mare e delle montagne, dei grandi vini, dell’agroalimentare di alta qualità.
Una cosa talmente sfacciata che addirittura la Ministra alla Distruzione dell’Ambiente Prestigiacomo è stata costretta a correre ai ripari dando lo stop alle trivellazioni petrolifere offshore in una fascia di 5 miglia per tutte le coste nazionali e a 12 miglia attorno al perimetro delle aree marine protette. Su terra vale tutto..
Questa corsa alle trivellazioni nel Belpaese avviene anche perché qui abbiamo le royalties (diritti di estrazione incamerati dallo Stato) più basse del mondo visto che sono al 4%, 7% per il gas, mentre negli altri Paesi oscillano tra il 30 e il 70 %. Un paradiso per i petrolieri.
E nel Governo italiano c’è già chi pensa ad agevolare ulteriormente il compito dei spacciatori di buchi di Assomineraria: c’è allo studio una legge, proposta dai parlamentari del Pdl Vicari, Gasparri, Quagliariello e Cursi che consentirebbe, con una semplice domanda per l’esplorazione trimestrale, una cosa temporanea e non particolarmente invasiva, tramite un l’aggiunta nel testo di una clausoletta che dice “nel caso di buon esito esplorativo si richiede di procedere all’estrazione”, di impiantare un bell’ambaradan di inquinamento e devastazione per almeno vent1anni. Semplice no?
E adesso che le trivelle arrivano qui da noi in Polesine, oltre che nelle province di Venezia, Padova e Ferrara, tutte le istituzioni locali cadono dal pero; eppure era da prima di giugno che la notizia girava.
In tantissime altre parti d’Italia coinvolte nel problema le amministrazioni si sono mobilitate da tempo.
Ma qui siamo abituati bene: sniffiamo polvere di carbone, inaliamo gas, bruciamo biomasse a go go come se le diossine che producono fossero aerosol corroboranti.
Due eurozzi di compensazione e qualche centesimo di diritti ed ognuno ci fa quel che vuole del Polesine, lo si può brutalizzare come fa un pedofilo con un bimbo indifeso.
E allora vai Aleanna, spaccia pure i tuoi buchi che qui trovi poca resistenza, anzi, sicuramente, da destra a sinistra saranno in molti a parlare di “opportunità impedibile” e di “necessità di governare il processo per trarne il maggior vantaggio possibile garantendo la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente”.
E se sprofondiamo un po’ tanto meglio, qualcuno di certo già pensa ad un bel megaparco acquatico.

Vanni Destro
Movimento 5 Stelle
Rovigo

Sono appena tornato dalla Svezia. Lì il programma del Movimento a 5 Stelle è già realtà. Un gruppo Amici di Beppe Grillo, secondo me, si annoierebbe a morte.
Trasporti, acqua, energia, connetività e rifiuti: sono avanti su tutto. Stoccolma, la capitale, è stata premiata nel 2009 come città europea più ecologica. Ci sono 10 volte le piste ciclabili di Milano, tanto per fare un esempio. Ma la Svezia è forse qualcosa di più del nostro italico sogno a 5 stelle. Faccio un esempio proprio sulle piste ciclabili. Se il sindaco di Vicenza diventasse improvvisamente un ciclofilo convinto, farebbe sicuramente molte piste ciclabili, ma in stile italiano: una striscia gialla sull’asfalto e via. Con la conseguenza che i malcapitati ciclisti incontrerebbero nel loro percorso auto parcheggiate, cassonetti, rifiuti e chissà quali altri ostacoli. In Svezia, invece, la pista ciclabile è sempre delimitata da un muretto o una siepe. Ho visto addirittura una pista ciclabile in pieno centro a Stoccolma che, ad un certo punto, si sdoppiava per creare due corsie con tanto di frecce bianche sulla pavimentazione come se fossero corsie preferenziali per chi svolta a sinistra e chi a destra.

Piste ciclabili

Poco più avanti c’era un compressore per bicilette. Così, se ti capita che stai pedalando e senti il bisogno di gonfiare le gomme, c’è lì un compressore gratis a disposizione. Lo so: sarebbe bastata una pompetta da 10 euro come quella che uso io per la mia bicicletta. Ma allora non avete capito: c’è tutta una filosofia dietro! Non dovete valutare queste cose singolarmente. Non guardate il compressore o le corsie delle piste ciclabili o il taxi a pedali o la tassa d’ingresso delle auto in centro: sararebbe come guardare il dito a chi vi sta indicando il cielo.
Quando capirete la concezione della politica e dell’organizzazione sociale che c’è dietro, capirete che diventa necessaria anche la coerenza. Ecco allora che diventa “normale” avere la raccolta differenziata spinta, o investimenti massicci nelle energie rinnovabili, l’attenzione per la cultura come pilastro della società, l’apertura alle popolazioni diverse (o forse dovrei dire alle culture diverse), l’attenzione maniacale per i bambini e per i disabili, oltre che per chi è meno fortunato. Ecco allora che un politico deve dimettersi se solo non ha pagato i contributi della colf (come è successo in Svezia). Altro che cricca.
O si ragiona in modo aperto o niente. Noi del Movimento a 5 stelle ci sentiamo cultori di questo modo di pensare. Per chi ha il paraocchi sembriamo qulunquisti e populisti. E’ normale, ma non siamo noi quelli sbagliati. E ne andiamo fieri. Abbiamo una sorta di orgoglio a 5 stelle. Il 25 e il 26 settembre ci sarà a Cesena il Woodstock a 5 stelle. Una grande manifestazione che parla di futuro e società. Avrebbe potuto chiamarsi “5 stelle pride”. A proposito di orgoglio, sono capitato a Stoccolma in un giorno speciale. C’era una grande manifestazione che aveva mobilitato mezza città: il “love pride”. La città era piena di gay e lesbiche e tantissimi negozi affiggevano in vetrina la bandiera della manifestazione. Lungo la parata sono accorse migliaia di persone. Come mai? Perchè uno svedese simile a me, cioè sposato e con prole, dovrebbe festeggiare l’arrivo dei carri del love pride? Semplice: tutta la città era orgogliosa di avere una mentalità aperta in grado di dare il massimo supporto agli omosessuali. E’ perfettamente coerente con tutto il resto.
Fate un regalo a voi stessi. Ragionateci su, almeno 10 minuti.

Carlo Braggio
MoVimento 5 Stelle - Vicenza

Che un sondaggio sia più democratico di un referendum voluto da quasi 10.000 cittadini veronesi è un'affermazione che solo il sindaco sceriffo Tosi e il fido collaboratore di Vespa, il Dott. Renato Mannheimer, possono asserire.
E' quello che sta accadendo a Verona.
Da anni un comitato di cittadini sta lottando strenuamente per contrapporsi ad un'opera quasi faraonica che nel tempo è diventata un forte investimento sulla credibilità dell'amministrazione comunale capeggiata dall'assessore Corsi e dal sindaco Tosi.
Si tratta del "Passante Nord" meglio conosciuto come "Traforo delle Torricelle".
Un opera dal costo di quasi mezzo miliardo di euro (era partita da 60 milioni di euro), che prevede 13 chilometri di strade di cui 2 in galleria a doppia canna sotto le colline veronesi. Inserita nell'accordo quadro delle grandi opere, questa nuova autostrada che attraverserà alcuni quartieri cittadini fungendo da tangenziale a nord della città di Verona, non risolvere in alcun modo il congestionamento della viabilità scaligera.
Poche settimane fà il presidente del Tribunale di Verona, con una sentenza, ha confermato quello che il gruppo promotore del referendum e il Comitato dei cittadini afferma da sempre: l'amministrazione comunale di Verona fa ostruzionismo contro le uniche vie democratiche a disposizione dei cittadini che sono i referendum previsti dallo statuto comunale.
Dopo anche quest'ultima ulteriore sentenza del tribunale, che dichiara imparziale la commissione di valutazione di impatto sulla salute voluta dall'amministrazione, il comune di Verona da l'incarico ad una ditta friulana per un sondaggio a sostituzione del referendum spendendo più di 22.000 euro.
Il sindaco Tosi dichiara: «Il referendum sul Traforo? Non si farà, caso mai manderemo il conto al presidente del Tribunale di Verona, visto che il costo calcolato è di circa un milione di euro, soldi sottratti a spese più urgenti in un momento di gravi restrizioni».
«La metodologia dell'audit», si legge nel testo della determina dirigenziale con la quale si conferisce l'incarico alla società triestina, «consentirà all'amministrazione comunale di conoscere quali sono le opinioni dei cittadini sulla realizzazione del Traforo e di prendere scelte ponderate, basate su un buon livello di conoscenza e informazione dei cittadini».
Come può un sondaggio telefonico su un campione casuale di 1400 persone (su una popolazione di quasi 300.000 abitanti) essere più democratico di un referendum in cui tutti i cittadini hanno diritto di dire la propria opinione.
In questo contesto, noi del MoVimento 5 Stelle ci sentiamo di affermare che la democrazia e la dialettica non trovano nessuno spazio e anzi, al contrario, il consenso elettorale conquistato nelle urne diventa pretesto per giustificare la protervia e la tracotanza di chi si arroga il diritto di imporre la sua visione e le sue decisioni rifiutando ogni possibile confronto e condivisione con i cittadini.
Questo non è accettabile in un paese democratico che salvaguarda lo stato di diritto di ogni cittadino.
Lunedi 16.8.2010 alle 8 o'clock, l'orario lo ha deciso il Comune, quattro rappresentanti del comitato promotore del referendum, che prevede l'istituzione di una commissione sull'impatto sulla salute dell'opera, hanno consegnato quasi 9000 firme nelle mani del segretario generale.
Ora, cosa succederà?
Succederà che il collegio dei "garanti" (si tratta di tre avvocati nominati dalla maggioranza del consiglio comunale obbediente al desiderio di chi vuole traforare la collina e farci un'autostrada) ce la metterà tutta per andare un'altra volta contro le indicazioni del tribunale che ha già detto che il referendum si farà. Ma siccome il sig. Tosi ha detto che il referendum "non si farà", allora i garanti diranno che la commissione sanitaria (che un'ordinanza, firmata dal presidente del tribunale di Verona e che il sig. Tosi ha definito "un'ideologica grossolana sciocchezza", ha già detto non essere imparziale e quindi insufficiente per scongiurare il referendum) è sufficiente perché i cittadini non siano coinvolti nel processo decisionale di un'opera faraonica come questa.
Torneranno in tribunale, se ce ne sarà bisogno, ma ora le probabilità che il referendum sia svolto sono altissime.
L'opera è in project financing per cui una cordata di aziende veronesi, capeggiata dalla Techinital che è stata scelta, nel 2009, come soggetto promotore, vedrà riconosciuti 5,06 milioni di euro per la progettazione (ne avevano inizialmente richiesti 4,3). Per accelerare i tempi la giunta ha premuto per arrivare entro la pausa estiva all'approvazione della necessaria variante urbanistica e del progetto preliminare. L'approvazione della delibera è puntualmente avvenuta il 22 luglio scorso con 28 voti a favore e 10 contrari. Il sindaco Tosi, eccezionalmente presente in aula, ha dichiarato che "con quest'opera Verona si avvicina all'Europa". Peccato che sia esattamente il contrario come indicato nel "Libro Bianco La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte".
Un'opera da 460 milioni di euro investiti in parte dai privati che si rifaranno con l'incasso dei pedaggi - inizialmente esclusi nelle dichiarazioni del sindaco Flavio Tosi visto che il costo iniziale dell'opera era di "soli" 60 milioni - e nella concessione di opere compensative - alberghi, aree di servizio, fast-food, centri commerciali e parcheggi - che andranno a corredare il tracciato. In tutto sono previsti 300.000 metri cubi di cemento.
L'accordo di convenzione con la cordata di imprese prevede un contratto di gestione di 46 anni. Nel caso in cui i pedaggi non arrivino ad ammortizzare l'investimento sono previste ulteriori opere compensative e addirittura, nel caso di traffico inferiore al previsto, che l’onere aggiuntivo sia a carico dell’amministrazione.
In un articolo apparso nei giorni scorsi su Carta Estnord Gianni Belloni, scrive ( http://www.estnord.it/content/view/941/1/ ):
Interessante da questo punto di vista il ruolo della Mazzi Impresa Generale Costruzioni s.p.a - coinvolta nella cordata Technital e collegata con la società Serenissima - uno dei tre soggetti della cordata di imprese il cui progetto è stato dichiarato di «pubblico interesse» dall'amministrazione scaligera nel 2009. L'impresa Mazzi non solo ha finanziato, legalmente, la campagna elettorale di Flavio Tosi con 10mila euro regolarmente comunicati, ma ha avuto affidati senza gara i lavori della Valdastico sud [costo 800 milioni] perché parte, con il 30 per cento, della Serenissima costruzioni, società controllata dall'Autostrada Serenissima. Procedura che ha provocato un ricorso, bocciato dal Tar, dell'associazione nazionale costruttori [Ance]. I lavori della Valdastico sud sono stati funestati dal sequestro da parte dei magistrati antimafia di Caltanissetta, di due lotti dell'autostrada nell'ambito dell'inchiesta sul cemento depotenziato utilizzato dalla Calcestruzzi Spa.
La Mazzi la ritroviamo nell'affare del Ponte sullo Stretto insieme alla Technital la quale è presente nei più contestati lavori pubblici: dal ponte sullo stretto di Messina allo scavo del tunnel per la Tav Milano - Bologna, dal Mose all'autostrada Palermo - Messina. Quest'ultima nasce nel 1967 e si rivelerà «l'opera con l'esecuzione più lenta della storia d'Italia, quaranta anni di lavori a singhiozzi - come denuncia il giornalista Antonio Mazzeo nella sua inchiesta pubblicata su www.terrelibere.it -, sprechi di risorse finanziarie, decine d'inaugurazioni e fittizi tagli di nastri, infiltrazioni mafiose e mazzette multimilionarie per politici e amministratori, indicibili disagi e mortali incidenti per utenti e abitanti».

Anche il settimanale l'Espresso ha dedicato una intera pagina al Traforo delle Torricelle riportando:
In un mese sono state raccolte più di 7 mila firme (ad oggi sono più di 8.700 ndr) per un referendum contro l'autostrada richiesto anche da Mario Giulio Schinaia, procuratore capo di Verona. Ma per Tosi il referendum è inutile.

Gianni Benciolini
MoVimento 5 Stelle Verona

Abbiamo plaudito all’approvazione dell’emendamento firmato da Matteo Zangirolami per l’istituzione di un fondo di solidarietà per disoccupati, cassaintegrati ed emergenze lavorative e siamo lieti di apprendere che il taglio dei contributi destinati alla realizzazione della mostra dell’Alto Medioevo, per l’istituzione appunto del fondo non prevede l’annullamento della mostra stessa ma semplicemente la sua posticipazione. Cogliamo l’occasione per tenere alta l’attenzione di tutti verso l’Italia culturale che ha subito un duro colpo infertogli, come al solito, dagli incompetenti al potere, creando nuovi disoccupati. E’ vero! Vent’anni di dominio delle sinistre nei teatri si sono fatti sentire e non poco; i bilanci sempre in eterno passivo grazie ai clientelismi politici dei quali anche la sinistra è profonda sostenitrice, sperperi per agevolare incompetenti tesserati o di chiara estrazione senza alcuna capacità organizzativa; registi dai nomi roboanti che con la scusa di allestire scenografie faraoniche hanno fatto spendere ai teatri cifre a sei zeri. Quest’anno l’Arena di Verona ha dato tutte le regie delle cinque opere in cartellone al m° Zeffirelli che spero gli abbia fatto almeno uno sconto (e pensare che il presidente dell’Arena e’ il sindaco Tosi , stessa area del signor Bondi quindi d’accordo con lui nel ridurre spese inutili nei teatri), Direttori Artistici che gestiscono i cartelloni in collusione con le grosse agenzie senza lasciare spazio democratico alle restanti piccole agenzie e di conseguenza, senza concorrenza, creando un mercato al rialzo. E così i costi sono lievitati alle stelle, senza freni, fino al crollo economico dei teatri, gli Enti lirici italiani (13) con una media di 400-500 dipendenti producono di media tra i 50-60 spettacoli all’anno, a questi vanno aggiunti i 24 Teatri di tradizione alcuni dei quali con medesimo organico degli Enti lirici con numero ancora inferiore di spettacoli all’anno e con un totale di dipendenti dell’industria lirica italiana di più di 12.000 lavoratori sicuramente troppi per così pochi spettacoli costosissimi. Ora al governo, non vi sarà sfuggito, e’ salita la destra e quindi sarebbe stato logico che avessero somministrato una solenne purga per tutti quei “magnoni” della sinistra e pensavo che direttori artistici incompetenti e collusi, agenzie teatrali, registi roboanti e costosissimi, sovrintendenti quantomeno miopi sarebbero stati mandati tutti a casa, ahimè sbagliavo mentre tutti rimarranno ai loro posti a casa ci andrà buona parte dei lavoratori. Ed eccoci al castigamatti di turno, l’incompetentissimo Bondi (non riesco a chiamarlo Ministro).I teatri non funzionano? Sono in passivo? Si analizzi e si studi il perché, forse cambiando il sistema, mettendo persone qualificate e competenti e soprattutto disinteressate si potrebbe risollevare questo settore in crisi, non chiudendo i teatri. Signor Bondi neanche un bambino avrebbe agito cosi! Guardiamo all’estero, in paesi come la Germania dove per la soluzione della crisi non si è ricorso a tagli folli ai teatri perché lì funzionano anzi producono occupazione, cultura e benessere. Facile la ricetta: ai vertici gente competente, nessuna improvvisazione ed una media di circa 350 spettacoli all’anno per Teatro non solo Lirica, ma anche Balletto, Musical, Prosa, Sinfonica, Cameristica, Liederistica , Musica Sacra, Musica Folk ecc., teatri sempre pieni se non esauriti anche perchè un ingresso a teatro in platea costa quanto un biglietto al cinema. All’estero per la lirica si fanno 10-12 titoli all’anno, 4/5 nuove produzioni, il resto riprese che costano poco perché hanno ammortizzato le spese negli anni, lo stesso vale per la danza, il musical e la prosa. In Italia si fanno 4/5 forse 6 titoli d’opera all’anno per massimo 6/8 repliche, solo nuovi allestimenti (al massimo si noleggiano da altri teatri lirici e verificando i costi di noleggio si scoprirebbe un ulteriore business). I Musical sono prodotti da compagnie private che girano l’Italia senza alcuna tutela lo stesso dicasi per il balletto e per la prosa, pochissima sinfonica e niente per tutto il resto. I teatri non funzionano, ma non è eliminando da subito il corpo di ballo e gli aggiunti dei cori e delle orchestre che si risolve il problema, in questo modo si rende impossibile da subito la messa in scena di opere di grande massa come Turandot, Nabucco, Aida, Tosca per dirne qualcuna, quindi d’ora in poi oltre Barbiere di Siviglia, Rigoletto e Madama Butterfly ci saranno solo operine del 600-700, beh il lato positivo è che riscopriremo La bella Molinara , La finta giardiniera , Bastiano e Bastiana ecc…. Caro Verdi e Puccini, carissimi Bellini e Donizetti ,Cilea e Zandonai ed altri illustri colleghi vi devo comunicare che il signor Bondi ha deciso che non rappresentate più il patrimonio culturale-musicale Italiano e quindi anche voi siete licenziati, tanto ai signori della Lega e del Pdl che cosa importa? Il popolo deve essere ignorante per poterlo manipolare come si vuole quindi meglio i “grande fratello”, i reality e i talkshow come “uomini e donne” o “La pupa e il secchione” meglio l’annientamento culturale ma comodamente seduti in casa che una sana cultura in poltrona a teatro. Plaudiamo anche ai Mondiali di calcio che quest’anno sono nati all’insegna della cultura in cui si chiede per tutti i bambini del mondo il diritto alla cultura, il diritto al domaniAggiungi un nuovo appuntamento per domani, al futuro.
Concludo con una riflessione sul blocco delle assunzioni, quando un lavoratore, non aggiunto, ma stabile (maestranze, tecnici sartoria, amministrazione) raggiungerà l’età pensionabile non sarà più sostituito quindi fra qualche anno il direttore artistico ed il sovrintendente, che sono cariche istituzionali, forse di merito talvolta ma politiche, non soggette quindi al blocco si troveranno da soli in teatro che faranno? Se la canteranno e se la suoneranno? O giocheranno a carte in quelle enormi platee vuote?

M. Danilo Rigosa
MoVimento 5 Stelle - Rovigo

Riporto per conoscenza questo comunicato stampa del comitato PERALTRESTRADE DOLOMITI in qualità di attivista del Movimento 5 stelle, ma prima ancora di cittadino che si informa e vive le problematiche della montagna bellunese abitando in Cadore.
A riguardo del prolungamento del A27 verso nord, ritengo quest’opera un danno per le Dolomiti e le popolazioni che ci abitano, costretti ancora una volta a subire gli scempi di una classe politica incapace di difendere il nostro territorio , ma altresì darlo in pasto ad operazioni di economia speculativa, facendo credere al popolo di agire per il loro bene. E’ passato un anno dalla nomina da parte dell’UNESCO delle Dolomiti “patrimonio dell’umanità” quando ad Auronzo di Cadore i vertici della politica sia nazionale che locale si riempivano la bocca di belle parole per preservare questo bene unico al mondo che tutti ci invidiano, è forse questo il modo migliore per tutelarlo? Non mi pare proprio anzi è pura follia. Io personalmente credo che la montagna abbia bisogno di servizi in loco per sopravvivere e non un autostrada che la attraversa depredandola delle sue ricchezze sia naturalistiche che economiche. A riguardo del problema viario la costruzione di quest’opera non risolve il problema dei rientri da e per la montagna dei turisti e residenti, ma, si crea una strada parallela a quella già esistente alla quale manca una sola variante per essere completata cioè bypassare Longarone che è il vero punto dolente della viabilità in questione. Non vedo perché buttare al vento 25 anni di lavori, varianti e migliorie fatte con relativi costi e fare scelte di questo genere con spese che passeremo alle generazioni prossime! Non è meglio valutare il potenziamento della ferrovia? Dando dei servizi decenti sul territorio in modo che, il turista che vuole trascorrere una vacanza sulle Dolomiti, possa viverla nel modo migliore dimenticando lo stress del traffico delle città e i residenti possano avere dei servizi in più sul territorio spostandosi agevolmente senza dover sempre usare l’auto. Infine invito le popolazioni interessate e non a riflettere sulle conseguenze che quest’opera porta sul territorio e sulla vita dei suoi abitanti, dobbiamo reagire all’indifferenza delle istituzioni locali, difendendoci da chi vuole calpestare tutto e tutti pur di raggiungere lo scopo di trarre vantaggi sulla pelle altrui.

Marengon Adriano
Movimento 5 Stelle Cadore-Belluno

" Il prolungamento dell’A27 da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore potrebbe essere presto una realtà, o così si vuol far credere. Dovrebbe trattarsi di una infrastruttura lunga 21 km, per metà in galleria, per il resto su rilevato o viadotto, che si svilupperà lungo la stretta valle del Piave affiancandosi alla statale 51 di Alemagna, alle varianti già aperte (alle quali, guarda caso, manca solo il tassello Longarone-Castellavazzo, il nodo più cruciale) e alla linea ferroviaria. Costo dell’opera 1.200 milioni di euro (duemilacinquecento miliardi di vecchie lire!), finanziata da privati (all’inizio si dice sempre così), che puntano sui pedaggi per rientrare con gli investimenti. Lo Stato interverrà con opere complementari. Questo sulla carta. Il progetto preliminare, denominato “Passante Alpe Adria “, è del luglio 2007 ed è stato presentato a Longarone il 15 luglio scorso. L’elaborato porta le firme Rock Soil, Technital, Idroesse, Hidrostudio; coordinamento progettazione Territorio srl, studio professionale che fa capo all’arch. Bortolo Mainardi (che allo stesso tempo è membro del CDA dell’Anas e della VIA nazionale). La copertura economica è garantita da una proposta di finanza di progetto firmata dalle solite imprese Grandi Lavori Fincosit, Adria Infrastrutture e Ing. E. Mantovani. La concessione avrà una durata di 40 anni a decorrere dalla fine dei lavori. Alla presentazione del progetto e del relativo Studio di Impatto Ambientale - redatto dalle stesse imprese proponenti l’opera - sono stati invitati i sindaci dei Comuni direttamente interessati dal tracciato ma, inspiegabilmente, nessun altro sindaco del Cadore, come se la cosa non li riguardasse. Dalla data di presentazione sono scattati i 60 giorni per le osservazioni, dopo di che sarà la volta della commissione regionale VIA e del CIPE, infine il bando e l’assegnazione dei lavori, che dovrebbero partire nel primo semestre del 2012 per venire completati entro il 2016-17. Siccome è chiaro a tutti, anche ai bambini, che un’autostrada che finisce alle porte di Pieve peggiorerebbe la situazione della mobilità in Cadore, aumentando le code e intasando la viabilità ordinaria lungo tutta la valle del Boite da una parte e Auronzo e il Comelico dall’altra, contestualmente all’apertura di questo tronco si renderebbe necessario un suo prolungamento, preferibilmente in direzione di Monaco, e proprio a questo mirano Zaia, presidente della Regione Veneto, Muraro e Bottacin, rispettivamente presidenti delle Province di Treviso e di Belluno, nonché le confederazioni degli industriali veneti. Tutto ciò premesso, cosa centrano la montagna dolomitica, i bisogni e le priorità della gente che vive nelle sue valli? Nulla, a conferma di quello che sappiamo già, cioè che delle Terre Alte e dei suoi abitanti poco importa ai politici di Venezia, di Treviso e - spiace doverlo constatare - anche di Belluno; tutti paladini all’insegna del “Federalismo” e del “paroni a casa nostra” (intendendo per “casa nostra” pure quella degli altri). Montagne, valli, genti, culture (sbandierate, quando fa comodo): in questo caso solo un fastidioso, irrilevante ostacolo fisico da superare. Solo questo. Ad ogni costo. Sembra di stare in un mondo rovesciato dove le risorse collettive non sono usate per aumentare il benessere dei cittadini (con servizi di trasporto adeguati, sanità all’avanguardia, istruzione di alto livello, infrastrutture tecnologiche) ma dirottati per garantire vecchie rendite di posizione a imprenditori e politici incapaci di innovare e di innovarsi. I motivi che ci portano a riaffermare che da qualsiasi parte lo si guardi questo progetto non sta in piedi sono, per citarne alcuni: - l’esigenza, ribadita dall’Europa, di spostare il traffico dalla ruota alla rotaia e di indirizzare gli sforzi economici e tecnologici sulla ricerca di nuovi sistemi di trasporto per persone e merci; - la Convenzione delle Alpi che impedisce ogni nuovo attraversamento autostradale della catena alpina (anche se l’Italia non ha ancora firmato il Protocollo Trasporti); - il no deciso di Alto Adige e della stessa Austria; - il riconoscimento Unesco, non conciliabile con un’infrastruttura così impattante calata sul fragile territorio dolomitico; - l’urgenza di abbandonare un modello di sviluppo dissipativo che distrugge più valore (economico e sociale) di quello che produce; - l’arretratezza di un sistema di trasporti pernicioso e insostenibile per quanto riguarda le emissioni che alterano il clima; - la necessità, dettata dal buon senso, di impedire ulteriore consumo di suolo in un paese dove scompaiono sotto il cemento e l’asfalto 300 metri quadrati di terra al minuto. A queste ragioni, che da sole dovrebbero convincere a rinunciare al progetto, si aggiunge un problema di insostenibilità economico-finanziaria, che risulta evidente incrociando pochi parametri: costi di realizzazione, flussi di traffico, entità dei pedaggi. I costi di costruzione sono molto elevati, per le caratteristiche del territorio; i flussi di traffico risultano bassi: lo studio prevede un transito (sul solo tronco autostradale) di 25.000 veicoli al giorno dal 2015, che diventeranno 41.000 nel 2039. Attualmente, se le nostre informazioni sono esatte, nelle domeniche di punta sul Ponte Cadore transitano 11/12.000 veicoli. Da qui la proposta contenuta nella Bozza di Convenzione inclusa nel Progetto Preliminare che la statale 51 resti a disposizione dei soli residenti, mentre tutti gli altri - mezzi pesanti e leggeri - verrebbero obbligati a percorrere il nuovo tratto autostradale e a pagarne il relativo pedaggio. Allucinante. Quanto ai pedaggi, riportiamo qui di seguito dal documento di analisi del NUVV (Nucleo regionale di Valutazione e di Verifica degli Investimenti): “.. sotto il profilo tariffario, il pedaggio chilometrico della proposta appare sensibilmente più elevato rispetto ad analoghe infrastrutture autostradali che attraversano regioni montuose e quindi applicano tariffe maggiori in relazione ai maggiori costi di ammortamento delle opere realizzate (gallerie - viadotti) come la A27 nel tratto Belluno - Vittorio Veneto, la A23 nel tratto Tolmezzo - Tarvisio e la A5 nel tratto Aosta - Ivrea, mentre appare più confrontabile con quelli applicati nei trafori del Monte Bianco, del Frejus, del Gran San Bernardo e del Ponte Europa e del Tunnel dei Tauri in Austria”. Dal Piano Economico si deduce che un autoveicolo per percorrere i 21 km da Pian di Vedoia a Macchietto dovrebbe pagare 6 euro e un mezzo pesante circa 21 euro. A chi propone un’opera fondata su questi presupposti viene voglia di dire: smettetela una buona volta di farci perdere tempo e denaro e occupatevi delle reali necessità del Paese e del territorio. Ma non è più sufficiente che questa affermazione provenga da PAS Dolomiti o da analoghe realtà a cui sta a cuore la nascita di una vera economia del Benessere: è tempo che si muovano anche le forze politiche più sane, gli amministratori più responsabili, i cittadini più sensibili; i montanari legati alle loro case non ancora violate, alla loro aria ancora pulita, alle loro acque non inquinate. In altri tempi, di fronte a minacce di questo tipo, i discreti, non violenti abitatori delle valli avrebbero imbracciato i forconi e si sarebbero mossi in direzione di Venezia (ricordate la ferrovia?), facendo magari tappa a Longarone e a Belluno, ma i tempi sono quelli che sono, e il grado di consapevolezza anche, e tutto ciò non si è ancora verificato. Ma non è detta l’ultima parola."

PERALTRESTRADE DOLOMITI
Comitato Interregionale Carnia-Cadore
www.peraltrestrade.it

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