Luglio 2010 Archives
Le “fattorie della bile” sono dei lager cinesi dove ogni giorno sono torturati oltre 7000 orsi, catererizzati e costretti alla semi-immobilità dentro gabbie anguste, tenuti in vita solo per spillare quotidianamente dalla loro cistifellea la preziosa bile, ricercato rimedio nella medicina tradizionale.
Anche il governo italiano, con la manovra finanziaria, si prepara a spillare, per l'ennesima volta, la bile dalle solite vittime: pensionati e lavoratori dipendenti, cittadini che non possono opporsi, non possono scappare. Sono lì a disposizione, col catetere già inserito nella cistifellea. E' la soluzione più facile e vigliacca. Non ci vogliono economisti, semmai un parlamento spregiudicato come per molti casi è il nostro. In qualsiasi Paese avremmo diritto a soluzioni, non dico geniali, ma almeno eque, razionali, coerenti, efficaci, e -purtroppo bisogna ricordarlo- rispettose della legalità . In questo Paese invece chi dovrebbe dare l'esempio, i parlamentari, che portano a casa almeno 15.000 euro netti al mese, il doppio dei colleghi tedeschi, ritengono equo e coerente lo sforzo sommo di diminuirsi lo stipendio di un miserabile, 5 %. Ritengono razionale bloccare contratti e pensioni anzichè tassare chi più ha. Senza curarsi dell'efficacia: l'adeguamento dei contratti medio - bassi sostiene i consumi, soprattutto di beni essenziali: alimentazione, manutenzioni e ristrutturazioni per la casa, abbigliamento, che sono in buona parte legati all'economia locale. Limitare i redditi dirigenziali, comporta tutt’al più riduzione di spese voluttuarie spesso indirizzate verso l'estero. Non osano tassare le rendite finanziarie, le speculazioni in borsa allo stesso livello dei redditi da lavoro, come avviene negli altri Paesi europei. In Italia è tabù. Meglio operare ancora tagli sulla sanità e la scuola pubbliche. E poi il peggio. Negli Stati Uniti l'evasione fiscale si punisce con la galera, da noi il falso in bilancio è stato depenalizzato. Un Euro investito in magistratura riduce la corruzione politica, l'evasione fiscale, l'elusione contributiva, il riciclaggio di denaro, la criminalità organizzata. L'economia della criminalità organizzata è stimata essere il 15% dell'economia europea. La corruzione costa agli italiani 65 miliardi di Euro l'anno, la sola evasione è stimata 100 miliardi quando la manovra governativa sarebbe di 25 miliardi. Ci sono tesori e tesoretti da scovare e confiscare. Il nostro brillante governo parla invece ancora di condono, di concordato. Premio e incentivo per evasori, abusi edilizi, i soliti furbi, quelli che dalla crisi traggono vantaggi. Mortificare gli onesti, questo è il motto. Il vergognoso scudo fiscale non è stato abbastanza: il senso civico sopravvive, serve un colpo ancora. Noi cittadini senza potere, senza privilegi, noi che non siamo nella stanza dei bottoni, ma che abbiamo finalmente deciso di reagire, non siamo ancora orsi in gabbia: li aspettiamo al varco.
Giovanni Endrizzi
Movimento 5 Stelle
Venezia, Italia — I nostri attivisti hanno trasformato il Lido di Venezia in una spiaggia “anti-nucleare”. Da questa mattina all’alba hanno piantato centinaia di ombrelloni gialli e striscioni per formare un enorme messaggio contro il nucleare.
Diversi cartelli e attrazioni turistiche con il ‘grido nucleare’ ricordano che in Italia il nucleare è un rischio anche per il turismo. Il messaggio anti-nucleare - firmato insieme da Greenpeace Italia, Greenpeace Austria, Greenpeace Germania, Greenpeace Svizzera e Greenpeace Slovenia stato consegnato al Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia.
Zaia durante la campagna elettorale dello scorso inverno aveva dichiarato che nella sua regione il nucleare non sarebbe mai passato, ma in quattro mesi non ha fatto assolutamente nulla per scongiurare le ipotesi - ampiamente circolate nei mesi scorsi - di una centrale nucleare ENEL a Chioggia o in provincia di Rovigo.
Ora ci aspettiamo passi concreti della Regione Veneto per scongiurare un incubo nucleare in laguna che potrebbe avere effetti negativi anche sul flusso dei turisti.
Oltre al rischio sanitario e ambientale, il nucleare del Governo Berlusconi è un vero e proprio attentato al portafoglio degli italiani: ogni centrale ci costerebbe probabilmente sui 6-7 miliardi di euro, invece dei 4 dichiarati da Enel.
Il progetto del prototipo della centrale stessa - l’EPR, della francese Areva - non è ancora stato definito per i ritardi accumulati dai due cantieri aperti (uno in Francia e uno in Finlandia). Per il reattore finlandese le perdite già accertate sono di 2,7 miliardi di euro oltre al costo di 3,2 miliardi stabiliti dal contratto, e mancano ancora tre anni alla data prevista per completare la centrale.
Non esiste un rinascimento nucleare. Il nucleare è soltanto una bufala che impedisce una decisa virata della nostra economia verso fonti di energia pulita. Dobbiamo svincolarci con urgenza da fonti energetiche pericolose, come petrolio, carbone e nucleare, anche per risolvere l’emergenza climatica che incombe su noi tutti.
Il nucleare è una pericolosa perdita di tempo e proprio l’area della laguna veneta, che sprofonda in media di 3 cm l’anno, è quella in Italia più esposta agli impatti del cambiamento climatico che ha già effetti sugli ecosistemi terrestri, marini e costieri.
tratto da www.greenpeace.org/italy
Si chiama Altanon. È il nuovo “mostro” da 57mila metri cubi cemento che il consiglio comunale di Feltre (BL) ha approvato lo scorso 8 febbraio. Il progetto di lottizzazione, avviato ancora nei primi anni ‘90 e realizzato solo parzialmente, prevede la costruzione di tredici edifici alti fra i 15 e i 18 metri nell’ultima grande area libera strategica a ridosso del centro città di Feltre. Fra la stazione ferroviaria e il centro città sorgerà un’immensa colata di cemento che andrà a cancellare completamente il cono visuale sulla cittadella storica. A rimpiazzarlo sarà lo skyline di una settantina di nuovi appartamenti (a fronte di oltre mille case vuote o sfitte nel territorio comunale) e migliaia di metri quadri di spazi commerciali, che metteranno in ginocchio attività del centro e negozi delle frazioni. Ma sul progetto, ripreso e portato avanti a spada tratta dall’amministrazione leghista guidata dal sindaco-senatore Gianvittore Vaccari, ora pendono ben tre ricorsi al T.A.R. del Veneto, da parte dell’associazione commercianti, del Comitato No Altanon (sezioni di Feltre di Wwf e Italia Nostra, Comitato Pra’ Gras e gruppo Facebook “No agli scempi architettonici a Feltre”) e di una decina di cittadini. Quella del ricorso è l’ultima strada che possono percorrere cittadini e comitati oppositori, che già da un anno e mezzo conducono questa battaglia contro la speculazione edilizia dell’area Altanon. In questi mesi sono state numerose le iniziative del Comitato No Altanon volte a sensibilizzare la cittadinanza sulla dannosità progetto edilizio; in città sono state avviate più volte campagne di volantinaggio, raccolte firme, banchetti e gazebi informativi, appelli di salvaguardia della città e del paesaggio. La mobilitazione, nata spontaneamente sul web in un gruppo di Facebook grazie a un gruppo di giovani ragazzi, ha portato trecento persone al consiglio comunale di approvazione del progetto, per la prima volta così affollato di gente e per la prima volta ripreso dalle videocamere dei cittadini.
Il Movimento Cinque Stelle di Belluno-Feltre ha intervistato Riccardo Sartor, membro del Comitato No Altanon, fondatore del gruppo Facebook che ha scatenato la mobilitazione contro il progetto edilizio, nonchè attivista del MoVimento Cinque Stelle.
È possibile contribuire per finanziare il ricorso al TAR del Comitato No Altanon (costo complessivo di € 5.000) versando la proprio donazione sulla carta Postepay numero 4023 6005 7478 3330, intestata a Lucio D’Alberto, membro del Comitato.
Riccardo Sartor
Una forte protesta sta crescendo all’interno delle Università Italiane e minaccia di bloccare l’inizio del prossimo anno accademico, tuttavia, come sempre accade in questo paese, nessuno ne viene informato nè riesce a capire che cosa stia realmente accadendo. La stampa da poco spazio a questo genere di notizie, forse convinta che interessino poco alla gente e preferisce parlare del caldo afoso e delle vacanze imminenti. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Ancora una volta tutto nasce (neanche a dirlo) dall’attuale governo e dal Ministro Gelmini, in particolare quello che viene messo in discussione è il DdL 1905. Perchè questa norma ha sollevato così tante proteste tra i Ricercatori attualmente assunti nelle nostre Università ? In particolare si sancisce la definitiva messa ad esaurimento della figura del Ricercatore a tempo indeterminato, sostituita dal Ricercatore “a tempo determinato” (3+3 anni).
Per capire la situazione occorre sapere che i Ricercatori, a differenza di quello che gran parte delle persone pensano, non fanno solamente ricerca nelle Università italiane ma svolgono a titolo gratuito una grossa mole di didattica (insegnamenti cosiddetti frontali). Questi insegnamenti non rientrano però nei loro obblighi istituzionali, in altri termini insegnano nelle Università pur non essendo compito farlo. Una persona sana di mente potrebbe chiedersi: “Perchè accade tutto ciò?”. Il motivo è molto semplice, il numero di corsi Universitari, che negli ultimi anni è aumentato notevolmente (specialmente dopo l’introduzione del 3+2*) ha reso necessario che i Ricercatori svolgessero parte degli insegnamenti che altrimenti avrebbero letteralmente sommerso i professori Associati ed Ordinari. Inoltre la didattica consente di acquisire un maggiore “punteggio” che può rivelarsi utile per poter accedere al grado di Professore Associato. Inutile dire che la situazione è molto complessa e varia a seconda dei diversi Atenei. Come sempre accade in Italia, il sistema, nonostante le molte difficoltà e grazie alla buona volontà di molti funzionava discretamente. Tutto ciò è stato però sconvolto dal “DdL macigno” lanciato dal nostro Ministro nelle già turbolente acque dello stagno Universitario italiano. Il DdL Gelmini presenta infatti diversi aspetti penalizzanti e discriminatori nei confronti dei ricercatori attuali. Manca qualsiasi riconoscimento dell’attività didattica “frontale” che gran parte dei ricercatori attuali hanno svolto fino ad oggi gratuitamente, soprattutto dall’entrata in vigore della riforma 3+2 dell’ordinamento didattico. Infine, oggi un ricercatore per poter accedere al ruolo di Professore Associato deve conseguire un’abilitazione nazionale e poi vincere un concorso a valutazione comparativa; al contrario, il nuovo ricercatore a tempo determinato, dopo aver conseguito l’abilitazione, potrà essere assunto come Professore Associato per chiamata diretta dagli Atenei. Inoltre, dato che i Ricercatori a tempo determinato debbono essere assunti come Professori Associati dopo i sei anni di precariato (pena l’esclusione dall’Univeristà ) questi saranno sempre e comunque privilegiati nella promozione rispetto agli attuali Ricercatori. Bisogna infatti ricordare che le Università possono assumere solamente un numero ben definito di Professori Associati ed Ordinari, pena lo sforamento del bialancio. Questo spiega il perchè gli attuali Ricercatori verrebbero esclusi da qualsiasi progressione di carriera. Le nuove regole previste dal disegno di legge quindi, unite alla drammatica carenza di finanziamenti insufficienti perfino alla semplice copertura degli stipendi del personale già in ruolo, annullano di fatto qualunque reale prospettiva di carriera per i Ricercatori. Anche ai non addetti ai lavori questo indica chiaramente come mai si stanno muovendo contro il DdL senza un appoggio forte da parte del resto del mondo accademico: Professori Associati ed Ordinari non vengono egualmente toccati da questi provvedimenti e quindi non hanno interesse a protestare. Il problema però è che i Ricercatori in moltissime Università hanno un peso enorme visto che una parte sostanziale degli insegnamenti viene tenuto da loro e, se privatane, l’Università rischia il blocco. Proviamo ad immaginare che cosa succederebbe se i Ricercatori fossero precari: sarebbe molto semplice “zittirli”, basterebbe minacciarli di non essere assunti alla fine dei 3+3 anni di precariato. Inutile negarlo, quello del precariato è il mezzo favorito in questo paese per togliere potere alle persone e per renderle docili ed obbedienti agli ordini di una sempre più ristretta classe dirigente, intoccabile ed arroccata sulla propria montagna di privilegi. Chiunque può capire che c’è un contrasto strindente tra le richieste dell’Europa che vorrebbe da noi uno sforzo per aumentare il numero di laureati e la qualità delle nostre Università e la politica del nostro governo che, all’opposto, prevede una sempre maggiore riduzione degli investimenti nella ricerca. Credo che la speranza di tutte le persone di buon senso sia l'abbandono dell’attuale politica che sta distruggendo l'istruzione italiana e si intraprenda una strada volta ad aumentare i finanziamenti alla ricerca e a migliorare la qualità del sistema scolastico. Solo un sistema che stimoli la competitività tra gli Atenei, come ad esempoi l’istituzione di una graduatoria delle Università Italiane che ne attesti il livello di eccellenza, ci
consentirà un reale migliormento dell’Università Italiana. Se questo sforzo non verrà sostenuto è inevitabile che l’Italia venga definitivamente staccata dagli altri
paesi europei che stanno investendo molto più di noi in ricerca e formazione degli studenti. Non è ancora tutto perduto, i nostri studenti universitari sono ancora ben preparati, lo testimonia il fatto che per loro è estremamente facile trovare lavoro all’estero. Però deve assere altrettanto chiaro alla nostra attuale classe dirigente che solo un’inversione di rotta ci salverà dalla perdita di tutte le nostre menti migliori in fuga verso l’Europa e gli Stati Uniti.
Dr. Stefano Campanaro,
Università degli Studi di Padova
* Con il termine “3+2” si intende che nell’Università esistono attualmente due cicli formativi: la laurea, che viene chiamata laurea di primo livello (ex laurea triennale), e la laurea magistrale (ex specialistica) che dura due anni (http://www.universita.it/riforma-universitaria/).
Mattia Donadel assieme al Comitato RETE NO Autostrada Romea e ai CAT (Comitati Ambiente e Territorio della Riviera del Brenta e del Miranese in provincia di Venezia) sta organizzando una riunione interregionale tra tutte le associazioni, i comitati e altre organizzazioni che sono contrarie alla realizzazione della nuova Autostrada Mestre-Orte-Civitavecchia, una delle opere più devastanti della famigerata "Legge Obiettivo". L'intento è quello di costruire insieme un movimento ampio e forte in grado di contrastare questo folle progetto.Un tentativo in questa direzione era già stato fatto all'inizio di febbraio di quest'anno, ma complice il luogo molto decentrato (Mestre), e lo scarso preavviso dovuto a difficoltà di comunicazione, alla riunione parteciparono solo alcune realtà del Veneto.Pure consapevoli che il periodo di vacanze è ormai prossimo, ma considerato che probabilmente per questa estate è in arrivo il parere della Commissione V.I.A. Speciale Nazionale, ritengono doveroso riprovarci!! L'appuntamento è fissato per Sabato 17 luglio alle ore 10.45 presso la sede della Legambiente di Bologna in Piazza XX Settembre. Per ragioni organizzative vi chiediamo di confermare la vostra eventuale partecipazione telefonando al 338-1678008. Per chi non fosse a conoscenza del progetto è possibile vistare il sito www.retenoar.org , dove tra i materiali sono disponibili anche lo Studio di Impatto Ambientale e alcune planimetrie.
Proposta accanto alla protesta. Questa è la forza del MoVimento 5 Stelle. Questo è ciò che spaventa la Casta. Spaventa perché il MoVimento 5 Stelle è soprattutto proposta. Il programma è on-line da oltre un anno, il blog è colmo di nuove idee ogni giorno. Sui giornali non se ne parla quindi non sembra sia così. Si parla solo della protesta. E quindi, il MoVimento sembra protesta ma non è così. Siamo proposta accanto alla protesta.
In alternativa alla manovra del governo:
1. Rimettere in moto il settore edilizio-immobiliare senza nuove cementificazioni. Bisogna incentivare il mercato attraverso la detassazione delle compravendite, abbattendo l’IVA sulle case e rimuovendo l’obbligo dell’atto notarile. Incentivare riqualificazioni e ristrutturazioni, aumentando la pressione fiscale su immobili fatiscenti o inutilizzati.
2. Incentivare i mercati in espansione, favorendo con mezzi legislativi la nascita o lo sviluppo di aziende che operano in settori all’avanguardia come le energie rinnovabili. Nessuna spesa per l’istituzione di nuove aziende, tasse fortemente ridotte per investimenti in ricerca, accesso al credito agevolato per aziende meritevoli. Queste misure non rappresentano costi per lo stato bensì ricavi posticipati. Prospettiva di sviluppo non politica rivolta solo a “mungere una mucca ormai senza latte”.
3. Abbattimento della spesa pubblica senza impatto per il cittadino. Eliminare le provincie, non nelle funzioni ma nella forma, accorpandole alle regioni. Ridurre così i centri di costo ed eliminare una struttura politica che crea rallentamenti nel processo burocratico e permette ai partiti di crearsi un bacino elettorale a spese della cittadinanza. Limitare le auto blu ed i benefit accessori ai politici e a chi gravita loro intorno senza avere una funzione degna di merito. Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari. Un processo di moralizzazione nato dall’alto crea un processo virtuoso che incentiva tutti i cittadini a mantenere un contegno adeguato ed a rispettare le regole condivise. In uno stato eticamente ben condotto, evadere le tasse e comportarsi aggirando le regole diventa un disonore.
4. Una politica fiscale equa che limiti l’evasione. Se un paese ha 100 miliardi di euro di evasione, è un dovere cercare di combatterla con tutti i mezzi. Ma la lotta deve essere fatta in primis contro gli “intoccabili”
abbiamo a disposizione liste di persone che hanno reimportato capitali per centinaia di milioni di euro! Non ha senso impostare una linea di tracciabilità dei pagamenti di piccolo importo, perché significa penalizzare chi lavora. Altra cosa è invece rendere tracciabile ogni pagamento relativo alle attività dei professionisti quali notai, medici o commercialisti.
5. I governi hanno permesso a poche aziende di ingrassarsi senza vergogna negli ultimi vent’anni. Queste ai primi segnali di debolezza del mercato hanno cominciato a de-localizzare le produzioni con lo sdegno di tutti, ma contemporaneamente nella totale inerzia. Ora che la crisi imperversa, chiudono definitivamente lasciando capannoni vuoti, scempi ambientali e famiglie senza lavoro. Niente marchio Made in Italy per chi scappa, queste persone non sono Imprenditori né tantomeno Imprenditori Veneti. Esproprio dei capannoni, dei terreni ed obbligo di ripristinare le zone sfruttate.
Come sempre è la volontà a fare davvero la differenza. Strumenti per iniziare davvero a sistemare le cose ce ne sono moltissimi, spesso di immediata e gratuita attuazione. Quello che manca davvero è la volontà politica di farlo.
Tommaso Galvanetto
La raccolta si è conclusa in un successo senza eguali.
Più di 100 mila cittadini del Veneto hanno scritto con noi questa bella pagina di democrazia e di coesione intorno al Bene Comune Acqua. Un segnale straordinario di autodeterminazione popolare, una testimonianza concreta di cosa significa coniugare radicalità di valori e puntuale lavoro territoriale aperto, orizzontale, in grado di fare delle diversità un forte collante di unità e reciprocità . Un nuovo patrimonio di reti e relazioni che si sono connesse spontaneamente su un crescere di "snodi" preziosi, di amicizie, competenze, esperienze e fraternità . Generosità ed azioni mai competitive od autoreferenziali, questo è il fondamentale valore aggiunto di un risultato straordinario, un inizio promettente e gioioso per i prossimi impegni futuri.
Grazie e un forte abbraccio a tutti,
Valter Bonan
coordinatore regionale del forum Acquabenecomune

31.07.10 23:55



