Gennaio 2011 Archives
Prima uscita televisiva del candidato Sindaco per Rovigo, l'architetto Michela Furin, al NordestTG serale di Telestense! L'emozione è tanta, ma la nostra Michela si destreggia bene nel rispondere alle domande del giornalista. Dopo una breve descrizione di cos'è il Movimento 5 Stelle e di come si declina all'interno della provincia di Rovigo, Michela parla della situazione politica locale. Mette in risalto le contraddizioni che caratterizzano il territorio polesano, facendo un parallelismo con quella che è la situazione nazionale, e propone il Movimento come modello alternativo e di rinnovamento politico e sociale. Informazione, partecipazione e bene comune sono le tematiche principali che vengono trattate, ma Michela tocca anche le problematiche più urgenti che riguardano il comune di Rovigo: la cattiva gestione della viabilità , la mancanza di una proposta culturale adeguata, la fuga dal centro città verso i centri commerciali, gli sprechi dell'amministrazione.
Molti sono gli argomenti che andrebbero approfonditi, ma il tempo è ridotto..sicuramente, ci saranno altre occasioni per mettere in luce e far conoscere lo splendido lavoro che il Movimento 5 Stelle sta portando avanti nel comune di Rovigo!
Un in bocca al lupo al nostro candidato sindaco, Michela!
Giorgio Benizzi
Movimento 5 Stelle
Rovigo
I cittadini attivi di Vigonza hanno buona memoria; nel 2005 -Sindaco Antonino Stivanello, centrosinistra- era in corso di elaborazione il P.A.T.
Alla riunione di consiglio di quartiere a Perarolo capimmo subito che ci aspettava un aumento della cementificazione ad uso commerciale e abitativo; quindi: aumento del traffico già a rischio per il progetto della camionabile, pochi o nulli i servizi offerti ai cittadini, nessuna pietà per ciclisti e pedoni.
L’Associazione Vigonza S.O.S. Ambiente (presidente Umberto Giovannoni) presentò in alternativa un “P.A.T. sostenibile”: respinto.
Anche la lista civica “Vigonza Viva” si oppose al P.A.T. del centrosinistra,guadagnandosi la fiducia di alcuni; proclamava di volersi presentare alle elezioni comunali da sola, ma poi, ambendo a governare, accettò il matrimonio con altre forze, compresa la Lega dell'attuale Presidente del Consiglio Comunale, un altro Giovannoni, Pietro, salito agli onori della cronaca nazionale per il rispetto della sessualità e per il suo spirito “sportivo” (non finanziamo le gare se poi le vincono gli africani!)
Vigonza Viva, vinte le elezioni del 2007, quel PAT lo approvò con poche modifiche il 30/2/2009, insieme alla maggioranza di centro destra, pur nell’evidenza dei rischi idrogeologici (menzionati in una successiva delibera dell’ottobre 2009) e con un dialogo con la popolazione pressoché nullo.
Da un bel matrimonio un bel parto!
Nel 2010 legambiente ha bocciato con un perentorio ”3” il Comune di Vigonza in materia di sicurezza idrogeologica, relegandolo agli ultimissimi posti nel Veneto;. Tra le motivazioni l’urbanizzazione in aree a rischio e il mancato recepimento del PAI.
Ma facciamo un passo indietro, a quando il pallino lo aveva il centrosinistra. La questione calda era la costruzione di un mega parco commerciale (15.000 metri cubi, molto più grande di quello dell’IKEA) a ridosso del Brenta, calpestando la paesaggistica fluviale e la possibile valorizzazione cicloturistica e ignorando bellamente la fragilità idrogeologica del sito.
Non contento, il centrosinistra, con il piano integrato di riqualificazione “La Rotatoria”, ha approvato il progetto “Montecristo”: un accordo pubblico/privato per la costruzione di due immobili, uno dei quali ad uso alberghiero, ritenuto elemento qualificante..
La “nuova” amministrazione di centrodestra, comprendente Vigonza Viva che contestava il PAT del centrosinistra, non solo lo ha portato a termine, ma accoglie ora una istanza della società Montecristo per la modifica dell’accordo: rinuncia all’edificio alberghiero (ma non era qualificante?) e accorpamento della cubatura al primo edificio con variazione della destinazione d’uso e aumento dell’altezza da 15 a 24 metri! In cambio i privati offrono 500 metri di pista ciclabile.
Il centrosinistra, ora che è all’opposizione, scopre la sua sensibilità paesaggistica, contestando la costruzione di una torre in un quartiere residenziale, peraltro già soffocato dal traffico che il PAT, sostanzialmente suo, ha causato.
Il centrodestra ora che è al governo dimentica le sue critiche di allora, scarica sul centrosinistra l’approvazione della cubatura totale e la svendita delle aree verdi, mentre sostiene che il nuovo edificio non è una torre, ma anzi è un beneficio per la collettività .
Su questa faccenda il Movimento 5 Stelle ha voluto vederci chiaro e ha presidiato le sedute del Consiglio Comunale. Il Presidente Giovannoni ha respinto la nostra richiesta di ripresa video, dicendo che era già prevista e la registrazione sarebbe stata disponibile.
Quella sera non c’era videocamera, ci siamo nuovamente proposti, ma la richiesta è stata respinta con sfrontatezza: “di Grillo ce n’è uno solo
”
Così nessuno ha visto che a quella votazione Antenore Quaglio era uscito dall’aula per palese conflitto di interesse in quanto amministratore unico della Net Project che ha firmato il progetto. E nessuno ha visto che, mancando il numero legale è stato fatto rientrare in fretta a portare il suo voto diligente e decisivo.
Ma c’è ancora un fatto da raccontare sulle vicende immobiliari Vigontine. L’Amministrazione Comunale, per rientrare nel patto di stabilità , ha dovuto alienare con modalità non proprio trasparenti due lotti (uno dei quali è verde pubblico) alla società Vigonza Sviluppo, controllata dal comune stesso. La società non avrebbe i mezzi finanziari per far fronte al mutuo di 2.500.000 € che ha chiesto, e sarà quindi costretta a cedere tre altri lotti che il comune le aveva affidato in precedenza. Non contenta, per risparmiare 62.000 € di interessi, ha chiesto al comune di fare da fideiussore.
L’Amministrazione ovviamente ha accettato, scaricando sui cittadini il rischio di impresa.
Riassunto: per coprire un buco di circa 1.400.000 euro, il comune concepisce “una genialata alla Tremonti” (fonte: consigliere di opposizione Levorato), e ora si vedrà costretto a due diversi finali, entrambi a sfavore della collettività .
Finale migliore: il comune perde tre lotti, senza rimetterci un soldo, ma probabilmente perderà anche i due lotti iniziali su cui chissà cosa verrà costruito.
finale peggiore: il comune perde tre lotti, ci rimette un bel pò di soldi e perde pure i due lotti iniziali.
E ci vengono a parlare di destra e sinistra
il loro progetti sono così opposti che si attraggono.
Respinti e schifati sono i cittadini.
Marco Maccis e Mattia Siviero
Movimento 5 Stelle Vigonza
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A pochi giorni dalla presentazione del logo che vuole rappresentare il Polesine, con l’intento di rilanciare il territorio dal punto di vista turistico e della peculiarità dei suoi prodotti, noi del Movimento 5 stelle siamo concordi a questa iniziativa che vede allo stesso tavolo la Provincia, l’Ente Parco del Delta del Po, la Camera di commercio, la Fondazione cassa di Risparmio.
Siamo i primi a dire che istituzioni, realtà economiche e finanziarie, enti e associazioni ambientali devono lavorare di comune accordo e unire le sinergie per il rilancio economico della nostra terra.
Questo presuppone delle scelte ben precise e strategie mirate a medio-lungo termine, che vadano a ricreare le condizioni di un effettivo sviluppo compatibile alle peculiarità del territorio con però una chiara presa di posizione, che preveda rinunce ad alternative non compatibili.
Non è possibile da un lato puntare alla qualità ambientale che promuova il turismo e l’eccellenza dei prodotti enogastronomici di una terra a vocazione prettamente agricola e allo stesso tempo promuovere la cementificazione selvaggia con la realizzazione di nuove infrastrutture(nogara-mare, romea commerciale, centri logistici che mangerebbero milioni di kmq di terreno) e la realizzazione di impianti altamente impattanti e inquinanti (centrali a carbone, a biomasse, rigassificatori, termovalorizzatori e discariche).
L’impegno a medio lungo termine comporta investimenti nel futuro, con la possibilità di un reale rilancio economico per tutte le attività locali dando input a turismo, agricoltura, pesca, attività manifatturiere e indotto che concilino la salvaguardare del territorio e la salute dei suoi abitanti, portando benefici economici duraturi per il Polesine.
Certo che in tempi di crisi come questi e con le casse vuote, è più facile essere tentati dal miraggio di facili e immediati guadagni che la cementificazione promette. Peccato che, alla resa dei conti, questi facili guadagni siano solo per le multinazionali e i soliti faccendieri della politica, mentre ai cittadini restano solo i costi per la realizzazione delle opere, la devastazione del territorio e il danno economico e alla salute che ne consegue, i rischi di gravi disastri come l’alluvione che ha colpito i nostri vicini. A volte restano anche i morti
Bisogna fare delle scelte perché non si può avere “ovo, gaina e cuo caldo”
È fondamentale per il rilancio economico del territorio che tutti facciano la loro parte. Le istituzioni devono trovare i modi x favorire lo sviluppo sostenibile, anche ricorrendo finanziamenti a fondo perduto che molto spesso bandi regionali ed europei prevedono e che potrebbe elargire, se richiesti. Le banche devono fornire i mezzi per realizzare questo sviluppo, concedendo più facilmente il credito per progetti di investimento a piccola media scala. Le associazioni di categoria devono aiutare imprese e privati agevolando gli iter e promuovendone i progetti. I cittadini devono credere che un futuro migliore esiste e può essere realizzato, e pretendere di averlo.
Michela Furin
Movimento5stelle Rovigo
In questi giorni è apparsa sulla stampa locale la notizia della chiara volontà del nostro Sindaco di abbattere l’edificio pubblico situato in Piazza Ferretto a ridosso del Duomo di Mestre (quello che ospitava l’Emeroteca).
2011.01.05 Orsoni lo vuole abbattere per far emergere il Laurentianum.pdf
2011.01.12 Bravo Orsoni, butta giù il centro civico.pdf
Forse per un eccesso di zelo, il Sindaco ha però sottovalutato alcuni aspetti importanti della questione. Vediamoli:
- il palazzo risale al 1925, è soggetto a vincolo archeologico, sismico e monumentale e, al di là dei gusti personali, ha un indubbio valore architettonico;
- è stato acquistato dal Comune molti anni fa, da una banca, spendendo soldi pubblici e ospita attualmente numerosi uffici della Municipalità ;
- i 1.400 mq di questo palazzo, considerata la sua posizione centralissima, valgono almeno 3.000.000 di euro;
- le spese di demolizione, per un edificio del genere, possono aggirarsi attorno ai 100.000 € a cui vanno sommati 50.000 € per il trasloco degli uffici esistenti.
La domanda che ora viene spontaneo farsi è: “Ma il Sindaco vuole veramente buttar via 3 milioni e mezzo di euro, al solo scopo di migliorare la visuale per i passanti sulla parete del Duomo e sulla scala del Laurentianum?”
Sabato 15 gennaio dalle ore 10:30 alle 12:30, abbiamo quindi manifestato con un sit-in davanti al centro civico di via Poerio (emeroteca) per informare i cittadini circa la volontà del nostro Sindaco di abbattere quell’edificio pubblico per motivi futili e buttando via milioni di euro pubblici o, peggio, attuando un’altra operazione simile a quella del PIRUEA di Celana che i mestrini ricordano molto bene.
2011.01.15 Volantino A4 su abbattimento centro civico e politica immobiliare del Comune.pdf
Il MoVimento 5 Stelle continuerà a vigilare affinché i soldi della collettività non vengano sperperati per futili motivi ma usati con parsimonia e giudizio.
Rassegna Stampa 16 gennaio 2011:
Il Centro Civico non va demolito_laNuova_16gen2011.jpeg
Sit in di protesta dei Grillini_Giu le mani dal Centro Civico e .jpeg
MoVimento 5 Stelle - GriliVenezia.org
Torcello, isola d’incanto artistico, patrimonio dell’umanità , resiste ancora una volta all’orda dei barbari costruttori!
Non è stata la laguna, come nel tempo passato a difenderla, bensì il MoVimento 5 Stelle, che con le associazioni del territorio, quali Italia Nostra ed altre, sensibili ed attente ai disastri che avvengono continuamente in questo dilaniato paese, hanno fatto “barriera” all’assalto dei “nuovi ricchi e potenti”.
La geologa Paola Sfamenti, lo storico archivista Davide Busato e il Dott. Martino Rizzi hanno collaborato in sinergia con il MoVimento ed hanno dimostrato quale sfregio si sarebbe compiuto con l’edificazione privata, voluta dal “politico di turno”.
Edificio che si sarebbe realizzato nel totale disprezzo di ogni “vera tutela”, non solo ambientale o paesaggistica.
Ai cittadini la difficoltà quotidiana di sopravvivere tra mura che trasudano fatica e lavoro, ai potenti invece è sempre stato permesso tutto, in una logica deviata di scambi e favori che non hanno da tempo più limiti!
Quindi è necessario l’aiuto ed il lavoro di ognuno, per continuare a difendere ed a tutelare l’arte, il paesaggio ed il territorio che ci appartengono e non sono dominio di chi, con arrogante prepotenza, vuole appropriarsi della grande ricchezza di questo paese, la sua cultura e la sua storia. Ma resta la domanda di fondo, ed è che cosa si vuol dimostrare con la realizzazione di un immobile di tal genere, progettato ed esibito con ostentazione a chi arriva sull’isola, unico luogo ancora intatto e da tutti sentito come radice della storia di Venezia?
Potere, ambizione od ostentata rivalsa sprezzante?
Ma di quante “case” abbisognano i “potenti” per riempire il loro totale vuoto interiore?
Sia la nostra attenta difesa, quali cittadini di Venezia e del mondo, ad accompagnare Torcello, isola fragile e preziosa, perchè rimanga immutata non solo nel nostro cuore e nei nostri pensieri.
Orietta V.
MoVimento 5 stelle - GrilliVenezia.org
Ca’ Farsetti blocca la villetta a Torcello_ilCorriere_14012011.pdf
Torcello_IlSindaco Orsoni dice no alla villa che piace a Brunetta_laNuova_14012011.pdf

Il Movimento 5 Stelle della Provincia di Rovigo si unisce alla gioia di quanti amano il Polesine e lo difendono contro la brutalizzazione sempre, purtroppo, più frequente.
La condanna è arrivata il12 gennaio 2011, definitiva.
O meglio, per essere sottili, è arrivato in Cassazione il riconoscimento di responsabilità penale per gli amministratori delegati di Enel Scaroni e Tatò che per i direttori Zanatta e Busatto per emissioni moleste, danneggiamenti e violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico nell’esercizio della centrale termoelettrica a olio combustibile di Polesine Camerine nel Parco del delta del Po Veneto.
La prescrizione, come spesso avviene in Italia, ha spazzato via le pur lievi sanzioni, in altri Paesi. dotati di un’adeguata legislazione a difesa dell’ambiente, quei signori avrebbero rischiato condanne ben più pesanti, ma un principio non è leso: a Polesine Camerini si inquinava sapendo di farlo e i vertici aziendali non hanno messo in atto, chissà se incoscientemente o volontariamente, tutti i dispositivi atti ad evitare che una centrale termoelettrica, per lungo tempo la più grande d’Italia e, negli ultimi anni del suo funzionamento, la maggiormente inquinante d’Italia, potesse produrre emissioni dannose per il territorio e i suoi abitanti.
Ora, per le quantificazione del danno economico tutto è rimandato alla Corte d’Appello di Venezia e i quattro succitati dovranno rispondere in solido, ma, di fatto, viene dichiarato pubblicamente che Enel, in nome del profitto, forse se ne è fregata di tutto e di tutti.
A questo punto, a noi del Movimento 5 Stelle polesano, una domanda sorge spontanea: di un’azienda come Enel ci si può fidare quando propone di costruire centrali a “ carbone pulito” o a “uranio simpatico”?
Forse la sentenza della Corte di Cassazione ci ha fornito la risposta.
Vanni Destro
Movimento 5 Stelle
Rovigo

La conclusione dell’iter autorizzativo della riconversione a carbne della centrale Enel di Polesine Camerini ha portato all’universale grido di gioia di quanti sperano porti, se non sviluppo, quantomeno benessere economico. La firma di Romani sul decreto autorizzativo, è comunque un atto dovuto che sarebbe arrvato anche prima se Scajola e il suo appartamento fronte Colosseo, pagatogli a sua insaputa, non avessero lasciato vacante il posto di Ministro dello Sviluppo Economico per oltre sei mesi.
Ora, comunque, l’iter è concluso e l’Enel ha tutte le carte in mano per avviare i lavori della riconversione.
La demolizione della vecchia centrale è. In realtà in atto da un bel po’, se consideriamo che, più che ”riserva energetica”, la centrale di Polesine Camerini, è una sorta di magazzino ricambi dal quale si prelevano pezzi per altre centrali.
Tornando ai lavori che Enel dovrebbe avviare sorgono dubbi legittimi.
Nel Paese non riparte la richiesta di energia elettrica (meno 6-7% rispetto ad un paio d’anni fa) e la situazione suggerisce cautela rispetto a nuovi investimenti.
La riconversione a Civitavecchia (centrale gemella di quella polesana) ha, oltretutto, fatto emergere una
serie di problematiche legate al mancato rispetto di norme previste in fase progettuale.
Vi sono inchieste aperte dalle Procure di Roma e Civitavecchis che, assieme ad altri, hanno coinvolto anche l’ex direttore di quella centrale e attuale direttore a Porto Tolle Ivano Ruggeri.
Pare addirittura che non esista un piano reale del costruito che sarebbe, come spesso accade, difforme rispetto al progetto e che la divisione di ingegneria stia lavorando alacremente per avere tutti i disegni tecnici aggiornati.
Tornando alle questioni legate agli investimenti l’attenzione di Fulvio Conti, AD di Enel, è rivolta alla riduzione del debito che ammontava, alla fine del 2009 a circa 51 miliardi di euro, vedremo per il 2010, pena il declassamento da parte delle agenzie internazionali di rating con un più complicato accesso a
eventuali finanziamenti che, nel caso di avvio concreto del programma nucleare italiano, servirebbero come il pane ad Enel.
Non da ultimo vi è il fatto se un anno fa si incassavano circa 90 euro per MWh e ora se ne incassano circa 60 il che significa ridurre all’osso i costi e rinunciare addirittura alla cosiddetta manutenzione programmata.
Al momento, quindi, Enel non investe un euro in nuovi impianti in questo 2011 non si prevedono
investimenti reali, al massimo la “predisposizione” del cantiere a Polesine Camerini, ma niente inizio lavori.
A chi, come noi del Movimento 5 Stelle di Rovigo è comunque contrario, rimane l’amarezza di constatare la miopia collettiva della classe dirigente politica e imprenditoriale che insegue un miraggio e non investe nelle vere potenzialità del territorio.
Continueremo comunque la nostra battaglia contro il carbone per far conoscere ai cittadini polesani cosa significhi vivere all’ombra di una centrale a tale combustibile invitando abitanti di Civitavecchia e Brindisi sul nostro territorio per alcuni incontri con la popolazione locale.
Metteremo poi in atto azioni di protesta collettiva sia simbolica che concreta. Ad esempio costituiremo un gruppo d’acquisto che raccolga quanti, contrari al carbone qui e altrove, decidano di abbandonare Enel quale fornitore di energia elettrica e gas per passare ad altri.
Se vogliono fare profitto sulla nostra salute, sul nostro ambiente e sulla nostra economia almeno non abbiano i soldi delle nostre bollette.
Vanni Destro
Movimento 5 Stelle
Rovigo
Il Movimento 5 Stelle osserva che anche questa proposta è stata inascoltata per anni nonostante le insistenze
Treviso, 08.01.2010
“Registriamo l’ultimissima scoperta dell’acqua calda della Giunta Comunale” dicono dal Movimento 5 Stelle “Ma come? Si accorgono solo ora che i Comuni sotto i 5000 abitanti dovrebbero essere accorpati? E’ dal 2006 che il Movimento chiede di unire i piccoli Comuni per risparmiare sui costi della politica!”.
Limitando il numero degli uffici,degli amministratori e di altre strutture pubbliche si otterrebbe subito un grande risparmio, perché i Comuni con meno di 5000 abitanti in tutta Italia sono circa la metà del totale attuale. La proposta del Movimento è visibile sul blog di Beppe Grillo in vari post che recano la data del 2006.
“Altro che politica del fare! Questa è una politica del fai oggi quello che potevi fare ieri” ha sottolineato il Consigliere David Borrelli “ Comunque sono lieto che l’Assessore Zanini ci segua con interesse riprendendo la nostra proposta del 2006. Anzi, prego l’Assessore di copiare tutto il programma dei grillini, compreso il limite di due legislature per i politici. Se vuole prendere altri spunti dal nostro programma lo invito e lo aspetto al nostro banchetto di oggi domenica 9 dicembre in P.zza Aldo Moro, per discutere sulla raccolta differenziata spinta. E grazie per la cortese attenzione.”
MoVimento 5 Stelle - Treviso
E’ tempo di finanziaria. Con la crisi economica di questi anni le difficoltà a mantenere in ordine i conti pubblici e nel contempo ad evitare tagli sempre maggiori.
Guardando i talk show di attualità politica in televisione a tutti sarà accaduto di assistere a questo tipo di scena: un ospite avanza una richiesta ad uno dei politici della maggioranza in carica (aumento degli stipendi di un settore, un’opera pubblica, ammortizzatori sociali ecc.) ed il politico di turno, con aria di sufficienza e commiserazione, risponde che la proposta potrebbe anche essere interessante ma ovviamente i soldi non ci sono. Queste motivazioni sarebbero comprensibili se non fosse poi che assistiamo, anno dopo anno, ad un inesorabile aumento del debito pubblico accompagnato da indiscriminati tagli di fondi che nella maggior parte dei casi vanno ad incidere su settori strategici dell’economia, dell’istruzione, della sanità , della cultura causando danni che saranno difficilmente recuperabili in futuro. A questo punto ci si pone la domanda “Ma sarà poi vero che i soldi davvero mancano?”. In particolare colpisce che, di solito, a subire i tagli sono le fasce deboli della popolazione. La pubblica istruzione ad esempio è uno dei comparti strategici che negli ultimi mesi sta subendo i tagli più pesanti, sommati a decenni di sottofinanziamento della scuola e della ricerca, con il risultato di far perdere sempre più competitività all’Italia nei confronti degli altri paesi sviluppati. In molti hanno proposto, in maniera più o meno provocatoria, che a subire i tagli siano gli stipendi dei politici, ma la risposta che i nostri governanti forniscono è che questo taglio avrebbe un effetto irrisorio dato il piccolo (secondo loro) numero di deputati e senatori, mentre un taglio minore su vasti strati della popolazione ha un effetto più rilevante. Ma siamo sicuri che sia così?
Un dato molto interessante è che, mentre in Italia gli stipendi della fascia intermedia della popolazione sono molto bassi mentre quelli dei manager pubblici (da televisione, sanità , ferrovie, compagnie di bandiera, organi di vigilanza ai politici) sono più alti di quelli degli altri paesi. Su questo specifico argomento si può trovare una sostanziosa bibliografia (1, 2, 3, 4) Ma cosa accadrebbe se, per una volta, a subire i tagli non fossero le fasce deboli della popolazione ma gli sprechi veri e le fasce alte? E se si lavorasse veramente ad una riduzione degli sprechi? Diamo per scontato che i compartimenti produttivi non devono essere toccati, sarebbe una follia in tempi di crisi economica. Iniziamo quindi dalla cosa più evidente: l’evasione fiscale. L’incapacità da parte dello Stato di ridurla ci costa circa 120 miliardi di euro l’anno a cui vanno sommati altri 60 miliardi di euro derivanti dalla corruzione. Dato che i due fenomeni sono strettamente collegati una riduzione dell’uno causerebbe un effetto positivo anche sull’altro. Se si riuscisse a ridurre anche solo del 5-10% l’evasione si avrebbero introiti fiscali per 9-18 miliardi di euro, tuttavia poco o nulla è stato fatto in questo campo. Veniamo ora al secondo punto: i costi della politica. In Italia, in rapporto alla popolazione, abbiamo circa il doppio dei parlamentari e dei senatori delle altre democrazie europee. Quanto affermano i politici è falso perché i costi non derivano solamente dai loro stipendi, ma da un numero consistente di altre voci. Una riduzione del numero di politici oltre a diminuire la spesa porterebbe anche alla riduzione delle loro scorte, che ora ci costano approssimativamente 568 milioni di euro l’anno (quasi 3000 agenti) con un ulteriore risparmio di circa 250 milioni di euro. Manteniamo inoltre una flotta di auto blu che, da sola, ci costa circa 120 milioni di euro l’anno. Tagliandola del 50% rimarrebbero nelle casse dello Stato almeno 60 milioni. Infine la richiesta di una riduzione dello stipendio dei politici è più che legittima. Il Presidente degli Stati Uniti guadagna 400 mila dollari l’anno più i benefits, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, porta a casa 320 mila euro lordi l’anno, circa 36 mila euro in più!!! Non sembra che gli stipendi siano rapportati alle responsabilità o alle capacità . Lo stesso vale per manager di enti di vigilanza pubblici, società pubbliche, alti dirigenti e presentatori della televisione di stato, la RAI. Tanto per fare qualche cifra: alcuni di questi ultimi si mettono in tasca 600 mila € l’anno senza neppure avere un incarico preciso, sono decine quelli che superano i 200 mila €. Perché non si pensa di imporre un tetto massimo agli stipendi? O si razionalizza imponendo tagli almeno quelle persone che sono già investite di altri incarichi, altrettanto lautamente remunerati? O, ancora meglio,
non si decide che in tutti questi campi (politica, enti di controllo, manager pubblici, televisione di stato) gli incarichi non debbano per nessun motivo essere cumulabili? Un altro tema scottante: i rimborsi elettorali. La cifra qui si aggira tra i 500 milioni ed il miliardo di euro l’anno, in netto contrasto con il referendum che, pochi anni fa, ha dato la chiara indicazione di tagliare i finanziamenti pubblici ai partiti. L’assurdo è che queste somme sono così elevate che ne viene impiegata solamente una parte! In altri comparti della pubblica amministrazione l’assenza di utilizzo dei fondi pubblici assegnati comporta la loro restituzione, come mai per i rimborsi elettorali non accade? A questo possiamo sommare le spese militari, la sola missione “di pace” in Afganistan ci costa più 675 milioni di euro l'anno, 118 milioni per quella in Libano, 130 milioni per quella in Kossovo. Per l’acquisto di 150 cacciabombarieri sarebbero richiesti 16 miliardi di euro.
Tutte assieme queste voci potrebbero portare ad una diminuzione della spesa pubblica di miliardi di euro. Certo, non sono molti rispetto ai 1838 miliardi del debito pubblico, tuttavia pensate a quante altre voci di denaro sprecato potrebbero essere aggiunte! Bisogna denunciare che se nessuna maggioranza si prenderà mai la responsabilità di contrastare questa situazione tutti i tagli a carico delle persone delle fasce deboli della popolazione saranno inutili, verranno “fagocitati” dagli stipendi di manager, dirigenti, politici e la situazione economica del paese continuerà a peggiorare. Nessuno si illude che si possa facilmente risanare la condizione del nostro paese, ma in primis bisogna evitare che le risorse esistenti siano male utilizzate. E’ possibile poi che nessuno della destra o della sinistra riesca a capire che, prima di andare a ridurre gli stipendi di chi guadagna 1000€ al mese, è necessario togliere a chi guadagna 10mila o 100mila € al mese?
Per me l’unica possibile soluzione è che questa richiesta di eliminazione degli sprechi reali venga dagli strati della popolazione che più patiscono la crisi economica e dalla classe industriale produttiva. Credo che debba essere una richiesta forte, accompagnata da un fermo rifiuto di votare nuovamente l’attuale classe politica che quasi nulla è riuscita a fare per contrastare questa situazione di privilegi.
Stefano Campanaro
MoVimento 5 Stelle - Vicenza
Il Direttore dell’ ACTT Giacomo Colladon : “Io sarei d’accordo” porterebbe a una riduzione dei costi di gestione
AUTOBUS GRATIS PER TUTTI , COSI’ SI RISPONDE AI TAGLI DEI CONTRIBUTI REGIONALI SUL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE
La proposta dei grillini per evitare l’aumento sul biglietto dell’autobus sarà portata in Consiglio Comunale da David Borrelli
Treviso 19.12.2010 - Autobus gratis e più efficienti per superare il problema dei tagli finanziari al trasporto pubblico locale. La proposta sarà portata nel prossimo Consiglio Comunale di Treviso. No, non è fantapolitica. Il progetto è realistico. L’ha spiegato mercoledì scorso il Consigliere del Movimento5stelle David Borrelli, di fronte a un’assemblea allibita, durante l’audizione dell’ACTT in Commissione Bilancio.
“Piuttosto che aumentare il prezzo del biglietto solo ai cittadini che prendono l’autobus del 20-30%, aumentiamo le tasse all’intera cittadinanza del 2% e diamo il servizio del trasporto pubblico gratis e per tutti” ha esordito Borrelli “Ammettiamo ipoteticamente che l’ACTT abbia bisogno di 5 euro e che li prelevi solo dall’aumento delle tariffe. In questo modo l’Azienda peserebbe molto e solo su quella parte di cittadini virtuosi che usano l’autobus. Se invece si distribuisce l’aumento a tutta la cittadinanza, l’ACTT ricaverebbe non 5 ma 10 euro, senza punire pochi cittadini. Il servizio, di conseguenza, avrebbe più risorse e potrebbe migliorare i trasporti : autobus gratis, più corse, fermate con display con orari in tempo reale, incentivazione dell’uso del mezzo pubblico”.
Paghiamo tutti ma paghiamo meno, ha ribadito Borrelli, ottenendo in cambio l’autobus gratis con un servizio che, grazie alle entrate, potrebbe raggiungere gradi di eccellenza a livello nazionale.
Il Direttore dell’ACTT Giacomo Colladon ha risposto “Io sarei d’accordo”, prevedendo, nel caso la proposta dovesse realizzarsi, una riduzione dei costi di gestione : ad esempio, niente obliteratrici e niente stampa dei biglietti.
“Mi rendo conto che nella situazione economica attuale, dove i prezzi sono in continuo aumento, ci siamo disabituati a pensare in modo diverso dalle logiche finanziarie dominanti. Occorre andare oltre le gabbie ideologiche e le afasie per non credere alle mezze verità e agli stereotipi in voga che ostacolano i progetti con barriere legate a organizzazioni burocratiche del secolo scorso.
Si parla tanto di federalismo e poi il Comune di Treviso si limita a subire i tagli dei contributi regionali sul trasporto pubblico locale? Ma stanno scherzando? Pensano di parare il colpo recuperando denaro solo attraverso aumenti di tariffe sugli autobus? Queste misure sono banali tappabuchi che non risolvono il problema già consistente di un trasporto pubblico in perenne carenza di risorse. Non si può dipendere dai tagli regionali/statali.
Il Comune può e deve reagire alle difficoltà con soluzioni autonome che superano le vecchie logiche dei travasi monetari. Sono “pigrizie mentali” che amplificano i problemi di un sistema logoro e non più all’altezza delle nuove esigenze. Non è possibile fare melina prendendo semplicemente atto che a fronte dei tagli l’ACTT non poteva far altro che chiedere di aumentare le tariffe, è necessario ripartire in contropiede, scartando la rassegnazione e luoghi comuni che ci fanno scegliere a tentoni.
C’è bisogno di una mentalità diversa che possa sciogliere antichi nodi burocratici che oggi non hanno più senso, per rispettare l’ambiente e premiare i cittadini virtuosi in vista di una città sostenibile, democratica e a misura d’uomo”.
MoVimento 5 Stelle - Treviso
Sarebbe opportuno ricordare ai più giovani - e a tutti coloro che più non lo ricordano - che l’attuale Presidente del Consiglio, alla vigilia della sua “discesa in campo” del ’94 (quando ancora non aveva i capelli finti), cavalcò quello che divenne in seguito il suo più celebre cavallo di battaglia, che in sostanza recitava: l’Italia essendo un grande paese è come se fosse una grande azienda quindi, chi meglio di un grande imprenditore (cioè lui) sarebbe in grado di governarla?
Allora come oggi, avremmo preferito sentito pronunciare che l’Italia innanzitutto non va governata, ma amministrata, e non come azienda, ma come famiglia. Già , la famiglia, primigenia comunità su cui si fonda lo Stato. Pensiamo per un attimo a come sarebbe l’Italia se fosse amministrata come una famiglia, con le entrate e le uscite monitorate per filo e per segno dalle più grandi amministratrici delegate della storia: le mamme. Entra uno stipendio mensile e tutta la conseguente gestione delle attività finanziarie del nucleo familiare avviene in funzione di quell’unico introito, oltre il quale non ci si può spingere. Quand’eravamo piccoli (non molti anni fa) dovevamo indossare gli abiti dei nostri cuginetti o fratelli maggiori, venivano riusati i giocattoli, rattoppati i buchi sui gomiti e le ginocchiere delle tutine da sport acquistate per pochi soldi al mercato del zioba. La luce non doveva essere accesa nelle stanze quando non strettamente indispensabile, non aperti i rubinetti dell’acqua se non ci si lavava, acceso il riscaldamento solo in determinate ore della giornata. La famiglia come progetto comunità nella quale “ogni membro partecipa all’azione e al discorso comunitari” - come nella definizione di polis delineata dalla filosofa Arendt - dove ognuno vale uno ma partecipa con gli altri membri alla realizzazione di un progetto comune, dovrebbe essere la base di partenza per ogni politica sociale. Ma la politica invece, cosa è diventata? Del suo significato originario di “amministrare la città ”, ovvero la piccola comunità -stato (Polis) dell’antica Grecia, poco o forse nulla è rimasto, ma le famiglie, le piccole comunità , i comitati cittadini, esistono, eccome se esistono. Esse sono rimaste le uniche “realtà reali” possibili, al di fuori di tutta l’illusione mediatica che ci circonda e ci confonde. La politica, divenuta un losco comitato di affari (qui sì, si può definire tale) segue ormai soltanto una logica autoreferenziale.
Beppe Grillo, ben oltre 15 anni fa, illustrava in uno dei suoi spettacoli come una cittadina tedesca di 20.000 abitanti di nome Schönau, avesse attuato un nuovo metodo per produrre energia, attraverso l’introduzione della cogenerazione e la ridistribuzione in rete dell’energia prodotta in eccesso. In pratica alcuni genitori del paese, di fronte alla prospettiva di veder erigere una nuova centrale nucleare, decisero di collaborare (economia partecipativa) alla produzione di energia: riattivarono prima vecchie centrali idroelettriche dismesse, poi si dotarono singolarmente di un co-generatore (un esempio è il classico motore a combustione interna che muove il generatore elettrico per produrre energia elettrica e il cui calore prodotto viene usato per scaldare l’ambiente), integrandolo con pannelli fotovoltaici. Ogni famiglia riuscì a breve a produrre autonomamente non la sola energia necessaria al proprio fabbisogno, ma a produrne in eccesso; fu così che venne costruita in città una centralina in grado di raccogliere tutta l’energia in surplus e, monitorandola elettronicamente grazie a un unico computer, rivenderla a terzi o agli stessi concorrenti alla produzione, nei momenti di carenza. Nel giro di pochi anni la piccola comunità di Schönau riuscì ad attuare una produzione eco-sostenibile, una totale indipendenza energetica dagli enti erogatori, evitando quindi di pagare utenze e, in aggiunta, guadagnando con la vendita dell’energia superflua prodotta. Questo, tornando all’inizio, altro non è che un esempio di gestione economica di tipo familiare allargata alla società . Ma pensiamo all’agricoltura e a come anche ad essa possa essere applicata una gestione di questo tipo. Da anni sentiamo parlare di crisi dell’agricoltura, dei prezzi in continuo ribasso del principale prodotto orticolo locale, ovvero il radicchio; parlando con gli addetti del settore il profilo che si delinea è chiaro (ma parlano con loro i nostri politici?): il prezzo viene determinato dal mercato, ma chi è in grado di stabilirlo sono pochi grandi acquirenti-commercianti che, avendo maggiore capacità di contrattazione, riescono ad aggiudicarsi il radicchio a prezzi a dir poco irrisori. In questo modo non viene remunerato il lavoro degli ortolani i quali, costretti, di necessità fan virtù e
abbandonano i campi. Ma il problema dell’agricoltura non sono solo le spietate regole di questo famigerato mercato, forse troppo libero o libero solo per pochi, ma la trasformazione che ha subito il settore in seguito alla sua industrializzazione; la coltura divenendo da multi-prodotto a estensiva, ha perso in rendimento e ha guadagnato in superficie, comportando l’eliminazione pressoché totale dei piccoli coltivatori e riducendo la varietà dei prodotti, sostituiti da un’unica coltura a scarso rendimento (vedi il mais o il radicchio). Insomma si produce troppo e su spazi troppo ampi e ciò significa in termini pratici una diminuzione dei prezzi di vendita all’ingrosso, utile ai soli commercianti e nociva ai produttori, e un basso sfruttamento delle potenzialità del terreno. Allora, come far risorgere l’agricoltura locale, se è sempre il mercato, spietato, a dettare le regole? Semplice, emancipandosi dal mercato. Entra anche qui un progetto posto in atto da molte comunità locali e che trova la sua più ampia applicazione nelle Transition Towns (Città di Transizione), movimento sorto in Irlanda tra il 2005 e il 2006 con lo scopo di limitare il più possibile l’uso di fonti fossili (petrolio e suoi derivati) per il contenimento del riscaldamento globale. Il progetto Città di Transizione applicato all’agricoltura consiste nel consorziare tanti piccoli produttori orticoli, garantendo la coltura multi-prodotto e contenendo al massimo la distanza dei trasporti delle merci da produttore a consumatore. A Sottomarina si potrebbe attuare così: a ogni agricoltore viene data piena facoltà di scelta sulle colture da farsi, prodotti locali che devono essere necessariamente coltivati in modo biologico; gruppi di famiglie (Gruppi d’Acquisto Solidale) appartenenti allo stesso quartiere decidono quale agricoltore “adottare” in base a una distanza massima da rispettare prestabilita tra le loro abitazioni da e il terreno da cui provengono i prodotti. In questa maniera all’agricoltore viene garantita una clientela fissa, la possibilità di continuare a coltivare il terreno differenziandone la produzione e, al contempo, gli si evita di veder svalutare il costo del proprio operato dalla speculazione di mercato, mentre il consumatore ha la garanzia e la certezza di ricevere a domicilio frutta e verdura fresche, nostrane e di stagione a prezzi più contenuti, grazie all’eliminazione di intermediari tra produttore e consumatore e la riduzione dei costi di trasporto, con la conseguenza che si avrà un minore inquinamento grazie all’eliminazione di concimi chimici e al decremento dell’utilizzo di carburante. Risultato: l’agricoltura sopravvive, e ne guadagna sia chi produce, sia chi consuma. Ancora una volta si delineerebbe un progetto comunità , una grande famiglia allargata e - perché no - una maggiore socializzazione tra i soggetti partecipanti.
Queste sono solo due delle strade possibili che il Movimento 5 Stelle di Chioggia ha voluto illustrarvi, di cui non sentirete mai parlare dai soliti politici locali. Bisogna iniziare a riprendersi il proprio futuro cominciando dal basso, a partire dai nostri singoli comportamenti, dalle nostre famiglie. La politica tradizionale - come abbiamo visto - ha fallito, e non esiste più una sovrastruttura che possa istituire o governare le nostre scelte se non quelle che noi stessi decidiamo di porre in atto. Per essere veramente liberi, per noi e coloro che verranno.
MoVimento 5 Stelle - Chioggia
Parlare di energia in Italia significa ragionare e aprire gli occhi su alcuni luoghi comuni.
Primo luogo comune: In Italia produrre energia costa troppo perché non esiste un mix di fonti energetiche. In Italia la bolletta elettrica di un’impresa supera del 27,1 quella media europea. All'inizio di novembre Confartigianato ha presentato uno studio secondo il quale, considerando il solo impatto fiscale, il gap con i principali Paesi competitori lievita. Arriva al 28 per cento in più sulla Germania, al 68 per cento in più rispetto alla Francia, fino al 70 con la Spagna. Il costo eccessivo non è quindi determinato dai costi di produzione, in linea col resto d'Europa, ma dalle tasse. Ergo, carbone o fotovoltaico, nucleare o eolico, se non si abbassa la pressione fiscale la bolletta rimane pesante.
Secondo luogo comune: l'Italia ha bisogno di energia. Terna, gestore nazionale per le infrastrutture elettriche, per il 2009 fornisce questi dati relativi a potenza richiesta e potenza installata in Italia: la potenza richiesta è mediamente di circa 38,5 GW con punte minime e massime rispettivamente di 18,8 e 51,8 GW. Per quanto riguarda la potenza installata ( massima erogabile dalle centrali), è di circa 101 GW e la potenza media disponibile alla punta stimata è stata di 67 GW. L'Italia è tecnicamente autosufficiente. Se poi si acquista energia dalla Francia questo avviene soltanto perche in un sistema di produzione rigido come il nucleare si ha un eccesso di produzione notturna che è meglio "svendere" che disperdere. I costi sono ben più elevati del prezzo di "svendita" per cui costruire centrali nucleari non porterebbe alcun vantaggio economico, anzi.
Terzo luogo comune: le fonti rinnovabili sono più costose di quelle fossili e sopravvivono solo grazie agli incentivi. Francesco Starace, direttore di Enel Green Power, prima al mondo per le rinnovabili, afferma che nel 2012 il fotovoltaico potrebbe raggiungere il costo delle altre energie rispetto all’utenza finale. Per la Sicilia questo è accaduto già quest'anno e l'eolico, l'droelettrico e il geotermico questa parità l'hanno già raggiunta e superata. In merito agli incentivi alle fonti energetiche l'International Energy Agency denuncia i sussidi alle fonti fossili: nel 2008 440 miliardi di euro nel mondo, 4 in Italia, Nel nostro Paese alle rinnovabili solo 1,5 miliardi. Una "droga pesante" per il mercato energetico. Non vengono considerati in questo caso i costi esterni alle fossili (clima, ambiente, salute) che, in un rapporto di Greenpeace del 2007, venivano stimati, per il solo carbone, in 365 miliardi di dollari. Come si vede le fonti rinnovabili sarebbero già molto più convenienti delle fossili, ma vanno governate col buon senso. Gli incentivi vanno dati a chi fa autoconsumo e non agli speculatori che puntano solo a quelli, che coi megaparchi fotovoltaici consumano il territorio, non alle centrali industriali a biogas e biomasse che nell'intero ciclo di produzione energetica emettono più CO2 di quanta ne assorbano le piante utilizzate e consumano più energia di quanta ne producano. Mi riservo di trattare questioni quali risparmio ed efficienza energetica, vere soluzioni immediate al problema energetico nazionale, e di presunte soluzioni taumaturgiche all'emissione di gas climalteranti, quali la cattura e sequestro di CO2 (allo stato 1 milione di tonnellate catturate a fronte di 28 milardi emesse dalle attività umane), prossimamente.
Di nuove centrali in Italia non ne servono. Se poi si pensa ad una sorta di new deal che con la costruzione di infrastrutture e impianti energetici risolva problemi occupazionali ed economici ci si illude doppiamente. La manodopera a basso costo, generalmente straniera, non teme competizione con quella nazionale e gli impianti di nuovissima tecnologia richiedono l'intervento di un numero limitato di tecnici specializzati. La ricchezza vera in un Paese come il nostro, ormai fuori dalla competizione industriale internazionale, è il territorio e questo andrebbe difeso ad ogni costo, fuori dalle ambiguità che mascherano la povertà di idee e coraggio di sindacati, politici e, ahimè, imprenditori.
Vanni Destro
Movimento 5 Stelle - Rovigo
21.12.2010 - E’ giusto che i cittadini paghino per un passo falso dell’Amministrazione ? Se lo chiede David Borrelli, consigliere del Movimento5stelle, visto che questa sera il Consiglio Comunale di Treviso dovrà prendere atto di un debito fuori bilancio e dovrà stanziare circa 6000 euro per pagare il dovuto.”
“I fatti sono questi “ spiega Borrelli “ anni fa il Comune si occupò di una signora che fu assegnata alla Casa di Ricovero Umberto I. La retta fu totalmente a carico del Comune e la signora versò all’Amministrazione l’intera pensione. Alla morte della donna nel 1997, la Prefettura informò il Comune che dal 1991 al 1997 la signora aveva percepito anche un’indennità di accompagnamento per invalidità civile, pari a un totale di 25.796 euro. La somma, che era dovuta al Comune, non fu mai versata, mentre il denaro fu ritirato regolarmente da una terza persona delegata alla ricezione dell’indennità .
Il Comune nel 1998 decise così di avviare, con un avvocato esterno, una procedura legale per chiedere alla delegata i 25.796 euro che ritirò, corrispondenti, tra l’altro ,alla copertura di tutte le spese sostenute per il ricovero della signora. La sentenza del 2004 fu : pratica respinta. Il Tribunale rispose che il soggetto era errato, diede ragione alla delegata perché non c’entrava nulla, e chiese al Comune di rimborsare le spese di giudizio sostenute dalla delegata per difendersi, pari a 9.344 euro; somma che il Comune pagò nel 2006 con delibera di spesa fuori bilancio.
Successivamente il Comune decise di ricorrere in appello contro la sentenza allo scopo di recuperare il denaro, indicando sempre lo stesso soggetto, cioè la delegata.
Quest’anno è giunta la sentenza della Corte d’Appello di Venezia : rigettato l’appello proposto, confermata la sentenza di I grado, e ulteriore condanna dell’Amministrazione al pagamento delle spese sostenute dalla delegata per difendersi in II grado, pari a 4.884 euro (cifra perfettibile).
Questa sera il Consiglio Comunale dovrà prendere atto di questo debito fuori bilancio e dovrà decidere di stanziare in forma preventiva 6.000 euro per il pagamento delle spese di giudizio.
Totale spesa del Comune : 9.344 euro già pagati, 6.000 euro a fronte di una spesa prevista di 4.884 euro, però perfettibili. Siamo a circa 15.000 euro solo per rimborsare le spese della delegata “ ha calcolato Borrelli “ A questa cifra si devono aggiungere le spese dell’avvocato esterno che non si conoscono, ma che questa sera chiederò al Consiglio Comunale.
Supponendo che un avvocato non chieda 2.000 euro per due giudizi, ho l’impressione che, sommando la parcella, si giunga vicini alla cifra di 25.000 euro, cioè non lontani dalla somma contestata. Alla fine della vicenda il Comune ha perso 25.000 euro e ne dovrà pagare altri 25.000, pari a 50.000 euro totali.
Le domande sono: perché i cittadini devono pagare per l’insistenza incomprensibile dell’Amministrazione ? Non era meglio fermarsi alla prima sentenza, visto che il Tribunale aveva stabilito che la delegata non c’entrava nulla ? Perché il Comune è andato in appello con puntiglio cieco e sordo ottenendo un risultato da comiche finali con tanto di dispersione di denaro come nel cinema muto ?
Insomma, per dirla con un’espressione cara all’Amministrazione attenta all’identità veneta : peso el tacòn del buso.”
MoVimento 5 Stelle - Treviso
25.01.11 09:00



