Febbraio 2012 Archives

Il danno del TAR

  

Quando vogliono fregarti bene e meglio ti vendono la fregatura mascherandola dietro alla parola libertà. Cosa c’è in fondo di più desiderabile ed effimero della libertà? Ecco allora che con la manovra salvaItalia (la salvezza, altra fregatura) saremo tutti liberi di lavorare di più, liberi di avere meno tempo da dedicare ai nostri figli e ai nostri affetti, liberi di non pensare perché ci sarà chi si prende la briga di farlo per noi. La prova del nove è già stata superata con la sentenza del Tar del Veneto che di fatto consente ai negozi di tenere aperto a qualsiasi ora ed in qualsiasi giorno.
Pronti al via quindi le aperture ad oltranza dei centri commerciali durante le quali, eserciti di commessi in divisa, liberi di lavorare anche nei giorni festivi, saranno schierati contro battaglioni di consumatori pronti a tutto per lo shopping della domenica. Fa riflettere anche la motivazione del Tar che fa riferimento al danno che le chiusure domenicali provocherebbero ai consumatori. Ma quale danno, giudici del Tar! Avere un giorno alla settimana da dedicare al pensiero e agli amori invece che agli acquisti può essere un’opportunità e un privilegio, un danno mai. Ma il nostro non era un Paese cattolico? La storia del settimo giorno in cui Dio si è riposato, simbolo del momento di pace che permette all’uomo di entrare in comunione con lo Spirito, era forse una balla? O piuttosto siamo un Paese cattolico quando si tratta di comprare indulgenze dalla Chiesa in cambio di privilegi fiscali né più né meno di come si faceva 500 anni fa?
La nostra vita è scandita dai riti. Se i valori sono le fondamenta della società, i riti ne sono le colonne. Essi si ripetono, puntuali e precisi, a ricordarci chi siamo, nei momenti di debolezza ci sostengono, nelle incertezze rassicurano. Ritrovarsi con la famiglia un giorno alla settimana, condividere la stessa tavola e la stessa intimità sono gesti che appartengono ad una ritualità allo stesso tempo sacra e profana. Eppure la cattolicissima Italia non esita un secondo a sacrificare i riti famigliari ai cerimoniali del consumismo a tutti i costi e a tutte le ore. Una preghiera in chiesa per purificare l’anima e negozi aperti fino a mezzanotte per svuotare le tasche. Spirito e corpo in perfetta armonia, c’è né per entrambi. Venghino signori venghino, valori in svendita e affari a volontà.

Michela Grotto
Movimento 5 Stelle - Polesine

Cementificio Veneto s.p.a.

  

Ci risiamo. Nonostante l'evidente sistema fallimentare di questa classe politica si continua a perseguire la via della cementificazione del Veneto con progetti di mera speculazione finanziaria. 40 anni di fallimenti, a partire dal progetto della Venezia-Monaco degli anni '70 ai progetti attuali di Veneto-city, di Verona-motor, di Nogara-mare, della Pedementana e del prolungamento della A27.

Il cementificatore Zaia e la sua giunta proseguono imperterriti l'azione di distruzione del nostro territorio spacciandolo per sviluppo, senza tener conto delle ripercussioni che queste opere avranno in futuro, e - d'altro canto - tagliando i servizi essenziali per la vita dell'uomo come alibi delle loro scelte.

In tutti questi progetti (se così si possono definire) il Movimento 5 Stelle non rileva nulla che abbia a che fare con lo sviluppo del territorio e tanto meno con la sostenibilità e l’utilità delle varie opere citate: considerate le proporzioni mastodontiche di tali progetti, questi mostri di cemento avranno un impatto devastante per la vita reale di tutti i giorni dei cittadini e del territorio.

In riferimento al prolungamento della A27 che si snoda sul nostro territorio, vorremo chiedere a lor signori quale utilità abbia quest'opera per la montagna veneta. In questi ultimi 20 anni sono stati fatti diversi ammodernamenti sulla viabilità esistente, con delle varianti nei punti critici della SS52 Alemagna che sale verso il Cadore, ma casualmente (?!) non si è provveduto alla più importante, cioè la variante di Longarone, eterna incompiuta, che oggi rappresenta l’unico punto di criticità rimasto per il normale scorrimento del traffico nei fine settimana.

È ragionevole pensare che non lo si sia voluto realizzare proprio in funzione del prolungamento della A27; è per questo motivo che lo proponiamo in alternativa ad un'autostrada che non risolverebbe le problematiche, ma ne porterebbe delle altre spostando il tappo di Longarone alle porte del Cadore con file chilometriche nei fine settimana nei centri abitati delle valli.

Proponiamo (e lo abbiamo già detto, ma quasi nessuno ci ha dato retta) la riconsiderazione della ferrovia, potenziandola e prolungandola verso Cortina e la Val Pusteria con il conseguente collegamento con l'Austria: questo progetto sarebbe sicuramente meno dispendioso in termini di realizzazione e più sostenibile!

Iniziamo tutti, politici e sindaci locali compresi, a prendere esempio dai nostri vicini di casa che della ferrovia hanno fatto uno dei fiori all’occhiello del loro territorio sfruttandone tutti i lati positivi, dal trasporto di persone e merci, fino a promuovere un servizio aggiuntivo a favore della mobilità ciclabile (in questo senso il nostro territorio si presterebbe particolarmente vista la presenza della "Lunga via delle Dolomiti" e dei collegamenti che ne derivano con le altre realtà già esistenti). Questo potrebbe servire anche allo sviluppo di un nuovo modo di fare turismo che si sta sviluppando nel nord Europa.

È a questo che la politica bellunese deve puntare, è per questo modello di sviluppo che i politici bellunesi devono alzare la voce e battere i pugni anche nelle sedi opportune.

Confrontiamoci sul futuro della nostra terra e portiamo avanti idee, non ideologie e facili slogan dal sapore puramente elettorale.

Movimento 5 Stelle Belluno www.belluno5stelle.it

Riceviamo e condividiamo.

Adriano Marengon
MoVimento 5 Stelle - Belluno


“Fare per spendere”, una pratica consolidata che nel progetto del ponte sullo stretto di Messina e nel progetto TAV, così come è stato concepito, ha raggiunto la sua massima espressione, ma della quale troviamo conferma anche nel controverso piano di prolungamento dell’A27, oggi approvato dalla Commissione regionale VIA.
Si tratta di un nastro di asfalto della larghezza di 25 metri che da Pian di Vedoia, a nord del Comune di Ponte nelle Alpi, si vorrebbe far proseguire su rilevato lungo il corso del Piave fino a Longarone e poi in un alternarsi di gallerie e viadotti fino a Macchietto, alle porte di Pieve di Cadore, una ventina di chilometri più a nord.
Un’opera questa che di per sè costituisce solo il by-pass di Longarone, ma che renderebbe a pagamento anche gli ultimi chilometri dell’attuale A27 che fungono da circonvallazione di Ponte nelle Alpi, oggi liberi da pedaggio, e che costituirebbe soprattutto un tassello dello “sfondamento a nord” reclamato a gran voce dalla pancia della pianura veneta.
Una volta raggiunto Macchietto, dopo aver messo sottosopra la stretta valle del Piave e averla resa sostanzialmente impercorribile nei due sensi di marcia per uno o due lustri (la costruzione delle grandi opere comporta movimenti di terra, uomini e mezzi di proporzioni difficilmente immaginabili), i fautori dello sfondamento a nord si troverebbero davanti quattro possibili opzioni:
- l’opzione zero (casello terminale dell’A27), che a questo punto verrebbe presumibilmente scartata;
- proseguire in direzione di Dobbiaco, per poi puntare su Monaco di Baviera, ammesso e non concesso che riescano a superare l’opposizione della Pusteria;
- passare sotto il passo della Mauria per seguire un improbabile quanto irrazionale tracciato lungo la Carnia fino a raccordarsi con l’A23 a Tolmezzo (ipotesi oggetto di un project financing presentato in Regione Veneto nel 2007 e già ritrattata dal suo stesso progettista).
- forare le pendici del monte Cavallino, in Comelico, per sbucare sui verdi prati della Lesachtal, nelle Dolomiti di Lienz, Austria e trattati internazionali permettendo.

Al di là dei suoi possibili sbocchi, il progetto, nel suo insieme, fatica a stare in piedi.
Sotto l’aspetto economico per i costi di costruzione esorbitanti rispetto ai flussi di traffico previsti (non solo per la tratta fino a Macchietto - un bagno di sangue - ma anche nell’ipotesi che lo sfondamento a nord venga realizzato per intero); sotto quello ambientale per il forte impatto su aree dolomitiche che meritano un ben diverso trattamento e destino, e il cui futuro verrebbe pesantemente condizionato dall’infrastruttura. In sostanza vantaggi certi solo per i pochi grandi costruttori proponenti il project financing - semprei soliti - e per i loro referenti nel sottobosco della politica
Non pretendiamo di essere depositari della verità, ma ci risulta difficile considerare prioritario un investimento valutato in 1.400 milioni di euro (2.700 miliardi di vecchie lire) per spostare un casello autostradale una manciata di chilometri più a nord, tanto più che siamo entrati in una crisi di sistema dagli esiti incerti, segnata dal crollo della produzione industriale, con tagli ai servizi essenziali e con un numero sempre maggiore di famiglie che fanno fatica ad arrivare alla quarta e spesso anche alla terza settimana.
Eppure queste legittime perplessità sembrano non sfiorare minimamente il parlamentare della Lega Nord Diego Dussin, il quale ha affermato, rivolto al neoministro per i Rapporti con il Parlamento Dino Piero Giarda, che il prolungamento dell’A27 costituisce un collegamento strategico per il Bellunese e per il resto del Veneto, “in particolare per le industrie locali che stanno mordendo il freno, dove l’aggettivo ‘locale’, tiene a puntualizzare, “non sia inteso come sinonimo di ‘paesino’”. (Il Gazzettino 2 febbraio 2012 - quali siano le industrie locali che abbiano un urgente bisogno di sbocchi a nord, non ci è dato sapere).
Tanto più, ha insistito Dussin, che “l’impatto ambientale dell’opera sarebbe pari a zero, considerato come la maggior parte del collegamento sarà costituito da tunnel”, e una tale dichiarazione ci risulta francamente inaccettabile, perché da un parlamentare della Repubblica (… tenuto conto anche di quello che ci costa), pretendiamo serietà, competenza e senso di responsabilità.
Non sappiamo se il rappresentante della Lega Nord, di solito attenta alle identità locali, prima di sparare sentenze abbia indagato a fondo i diversi aspetti delle realtà sulle quali l’autostrada andrebbe ad incidere, avvalendosi per esempio dei pareri competenti di ingegneri, geologi, urbanisti, architetti, storici del paesaggio e demografi non di parte, ma sappiamo che, proseguendo nel suo intervento, ha dichiarato “diteci un sì e la costruiremo noi (l’A27) a casa nostra! ”, dove quella che lui definisce “casa nostra” è in realtà la casa dei Bellunesi, e soprattutto dei Cadorini (o se preferisce dei Catubrini, tribù attestata già in epoca preromana), manifestando arroganza e volontà di prevaricazione, a conferma della scarsa considerazione in cui il centro tiene le aree periferiche.
E di questo atteggiamento sprezzante, può starne certo, gli abitanti delle terre alte non mancheranno di ricordarsi quando, archiviato il governo tecnico (che in realtà è il governo più politico che abbiamo avuto negli ultimi decenni) verranno chiamati ad esprimere nelle urne le loro scelte.

PERALTRESTRADE DOLOMITI
Comitato Interregionale Carnia-Cadore
www.peraltrestrade.it

Il governo Monti, definito "governo tecnico", è in realtà un vero governo di destra, liberale e liberista. Il suo massimo vantaggio è quello di succedere al peggior governo della storia italiana, il Barnum Berlusconi numero tre. Da governo di destra vera, europea, applica le ricette care all'economia liberista, salvaguarda gli interessi della finanza, delle banche, di Confindustria e sottrae diritti e garanzie ai lavoratori e all'ormai ex classe media.
Tutto questo lo fa col plauso, logico, dell'inetta ex maggioranza pidiellina, che si vede levata la patata bollente delle mani e si potrà ripresentare agli elettori con l'imene politico ricostruito e affermando che delle lacrime e sangue recenti non hanno diretta
responsabilità.
Monti il sostegno ce l'ha anche dal PD, forza di centro ex sinistra che, con la lungimiranza che le è consueta da quando il maggior partito della sinistra ha deciso che era forza di governo e per questo doveva rincorrere il centro, si accollerà la rabbia dei suoi elettori per il solito malinteso senso di responsabilità (o irresponsabilità) che la porta ad atti di autolesionismo estremo finendo non solo per negare la propria storia e i propri valori, ma, soprattutto, gli interessi del proprio elettorato di riferimento.
In più, nell'accozzaglia montiana, ci sono le molecole centriste che, in fondo, sguazzerebbero volentieri ovunque ci fosse la prospettiva di un atomo di consenso in più e di tante belle poltrone future.
Tutti insieme appassionatamente a destra a menarle sull’esausta gobba del popolo italiano, come sempre.

Vanni Destro
Movimento 5 Stelle - Polesine

Il MoVimento 5 stelle di Bassano sul grappa appoggia il comitato di difesa della salute di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa che hanno preparato un video-documentario sulla storia (non ancora terminata) della Ex-Galvanica Tricom di Tezze sul brenta. I proventi delle offerte raccolte dalla distribuzione dei CD saranno utilizzati per aiutare nele spese legali i famigliari delle vittime.

La Tricom Galvanica è un’industria che, dal 1971 al 2003, ha inquinato l’ambiente e le falde acquifere a sud di Bassano del Grappa, sversando nel territorio le sostanze residue della lavorazione (cromo, nickel, cianuri), ed ha causato il decesso di numerosi operai costretti a lavorare in condizioni allucinanti. Il 24 maggio dopo numerosi tentativi di archiviazione è arrivata la sentenza: tutti assolti i dirigenti, perché “il fatto non sussiste”. E’ questa vergognosa sentenza che ha scatenato le proteste da parte dei lavoratori presenti al presidio di solidarietà con le vittime e i loro familiari. E’ inaccettabile che, a fronte di una sentenza vergognosa di assoluzione dei padroni responsabili di morti di lavoro e di avvelenamento ambientale, siano processati coloro che per anni hanno sostenuto le giuste richieste di giustizia da parte dei famigliari delle vittime. La manifestazione, indetta dai comitati di Tezze sul Brenta/Bassano del Grappa e di Sesto San Giovanni ha visto anche la nutrita partecipazione di comitati e lavoratori del Trentino. Il processo è stato rinviato a lunedì 12 marzo 2012, alle ore 15.
Oggi e sempre a fianco di chi lotta contro l’ingiustizia, con i nostri compagni denunciati, perché vogliamo LAVORARE PER VIVERE E NON PER MORIRE.

Clandestini di domani

  

Passano i giorni, uno dopo l’altro attesi e inesorabili. Ci prendono per mano e ci conducono a sentieri di illusioni, per i nostri figli e per noi; ad ogni curva che s’intravede, ci inganniamo di oltrepassarla e trovare il sole. Un momento dopo è già delusione e sconforto. I media ci disinformano parlandoci di mercato, spread, titoli, pil, parole che nella nostra mente si confondono, si mescolano, si amalgamano. I sindacati si incontrano, si riuniscono, intervengono. Parlano di articolo 18, di ammortizzatori sociali, di precariato; di giovani che non si mettono in gioco e di meno giovani che sono stati giocati. Intanto la disoccupazione cresce e cresce la paura di non lavorare più. Mentre i nostri ragazzi non hanno prospettive, aumenta l’esercito dei quarantenni e dei cinquantenni messi da parte e tagliati fuori. Troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione. Trent’anni di lavoro sulle spalle e il nulla davanti. I giornali non ne parlano, i sindacati nemmeno, i politici meno ancora. Cittadini invisibili e scomodi di cui non si sa cosa fare. Ma i dati ci sono e fanno paura. Il 43% dei disoccupati ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni mentre il 48% dei contratti precari coinvolge lavoratori di età compresa tra i 30 e i 49 .

Le offerte di lavoro sono rivolte per il 75% a persone tra i 25 e i 34 anni, mentre solo l’1% interessa chi è già oltre il quarantacinquesimo anno di età. Le competenze maturate, la professionalità, l’esperienza, hanno valore vicino alla zero, se hai la sfortuna di perdere il lavoro dopo i quarant’anni non lo ritrovi più.

Non ce lo dicono ancora, andrà bene finchè riusciranno a tenerci buoni con cassa integrazione e mobilità, ma non potrà continuare all’infinito. Dopo gli ammortizzatori sociali si aprirà, anche per questa fascia di ex lavoratori, la porta della precarietà e del lavoro interinale. Un mese qui un altro là, strozzati dal mutuo e dalla paura di perdere la casa per la quale è stata spesa una vita. Un’ora con i voucher e un’altra con la carità di Stato, con l’angoscia di non poter fare studiare i figli e vederli condannati ad una vita da clandestini in patria. Qui non si tratta più di comunitari ed extracomunitari, nel mondo di domani saremo tutti clandestini; pochi ricchi legati ai poteri forti tireranno le fila delle nostre vite e decideranno per noi. Il futuro è già scritto. Ma noi lo possiamo ancora cambiare. Non è finita qui e non è detta l’ultima parola.


Michela Grotto
MoVimento 5 Stelle - Polesine

Ma allora nulla è cambiato, i giovani sono anche per questo governo un pretesto per sviare i problemi di cui l’intera nazione è afflitta. Ma mi sanno dire i nostri ministri come si fa ad affermare che il posto fisso è noioso?Che gli italiani sono fermi come struttura mentale al posto fisso, magari nella stessa città e magari accanto a mamma e papà? Anche per loro i nostri figli sono dei “bamboccioni” .

Non c’è coerenza a chi alle frasi di anti-posto fisso lo afferma, di chi il figlio se lo tiene vicino, o chi ha consentito con i propri agganci di rendere meno difficile la stabilizzazione a tempo pieno del proprio figlio.

Basta. Come lavoratrice, come donna, come madre e come nonna sono stanca di sentire parlare così i nostri governanti dei nostri giovani, del nostro futuro, dei nostri sacrifici, dei loro sogni infranti dopo un percorso di studi faticoso anche perché devono fare contemporaneamente dei lavori precari per non pesare sulle famiglie strozzate dalla cassaintegrazione, dai licenziamenti dei loro genitori cinquantenni. Non sono “sfigati” quei giovani che si laureano a 28 anni, alcuni di loro sono ragazzi che hanno dovuto rimboccarsi le maniche e aiutare le loro famiglie, ma non per questo vogliono mollare il loro sogno.

Dopo un percorso di precariato è legittimo, per questi giovani uomini e giovani donne desiderare un lavoro che dia una stabilità economica senza la quale non si può accedere ad un mutuo per la casa, non si può far crescere i figli. Ecco perché a 30 anni sono ancora con mamma e papà, non per loro scelta .

Una alternativa a tutto ciò, c’è, per molti di loro è emigrare in altri Paesi , oltrepassare i confini nazionali. A differenza di alcuni anni fa in cui cera la “fuga di cervelli” giovani ricercatori che avevano possibilità di affermarsi all’estero, dove una riforma Gelmini aveva congelato lo studio e la ricerca, ora si sono uniti giovani che dopo anni di precariato non riescono a ricollocarsi sul mercato nazionale e emigrano come hanno fatto i loro nonni.

E forse in questo si che sono "sfigati".

Lucilla Palmisano
MoVimento 5 Stelle - Polesine

Il 23 gennaio 2012 il Comune di Rovigo invia un fax alla Coopoltaxi Scarl in cui annuncia che il servizio di natura-socio assistenziale organizzato dal Comune di Rovigo al fine di consentire alle persone disabili, che non sono in grado di servirsi dei normali mezzi pubblici, di raggiungere gli istituti scolastici, le sedi di lavoro o i centri di cura di riabilitazione disabili è interrotto.
La decisione è stata presa perché il Comune "NON HA PIU’ I SOLDI".
Erano ammessi a fruire del servizio di trasporto i residenti del Comune di Rovigo di età superiore a tre anni con un grado di disabilità non inferiore al 75% che si trovavano nell’impossibilità di provvedere direttamente ed in proprio alle esigenze del trasporto.
Gli utenti erano chiamati a concorrere al costo del servizio secondo le proprie possibilità economiche in base alla dichiarazione ISEE. Con la precedente Amministrazione il regolamento del servizio trasporto disabili è stato modificato con delibera consiliare n. 9 del 01.03.2011 ed è entrato in vigore il 02.05.2011 passando da un costo di 300 mila a 80 mila euro all’anno.
Ora, all’inizio del 2012, nel bel mezzo dell’anno scolastico e di quello lavorativo, il servizio è interrotto senza essere almeno discusso in Giunta o in Consiglio comunale. L’assessore ai servizi sociali Gianni Saccardin dice che fino all’approvazione del bilancio di previsione si lavora “in dodicesimi” e vista la mancanza di risorse si è preferito sospendere il servizio ad eccezione delle persone non-deambulanti. Questo taglio per "far quadrare i conti” è stato deciso per un servizio sociale in cui il Comune ha delle responsabilità morali e si abbatte pesantemente sulle famiglie degli utenti che giornalmente usufruiscono del servizio. La comunicazione di interruzione del servizio è arrivata, in alcuni casi, alle famiglie come un fulmine a ciel sereno, creando enormi difficoltà.
Non c'erano altri costi, magari sprechi, da tagliare prima di questo importante servizio?
Magari prima di approvare a fine anno 2011 i premi di più di 431 mila euro ai dirigenti, ci si poteva pensare?
Crediamo, nello specifico, che la Consulta dell’handicap debba essere riconosciuta nel suo ruolo esperienzialmente propositivo prima di calare la scure al buio così come sarebbe opportuno un maggior coinvolgimento del buon senso dei cittadini in molte altre
problematiche amministrative. Le persone, caro Saccardin, non vivono “in dodicesimi”, mensilmente. Qual'è la priorità di un Comune, distribuire i soldi senza criterio
tagliando i servizi sociali o avere attenzione al bilancio per garantire i cittadini amministrati?

Lucilla Palmisano
Movimento 5 Stelle - Rovigo

Il 2012 si apre come il 2011: scandali, mazzette, ruberie, sprechi, privilegi. Ormai è chiara la strategia dei partiti: annacquare, sfumare i contorni, invertire i ruoli, sparigliare le carte. Serviva lo scandalo Lusi per capire che voragine di denaro fossero i partiti?
I media nazionali “scoprono” quello che il MoVimento 5 Stelle denuncia da anni.
I Cittadini sono sempre più indignati perchè a riempirsi la bocca di stupore e indignazione, nel tentativo di salvarsi la faccia, sono quelli che si riempiono le tasche: i partiti stessi. In realtà i partiti incassano sordidamente da due decenni centinaia di milioni di euro di rimborsi elettorali in barba al referendum del ‘93 che abolì il finanziamento pubblico. Ora balbettano cambiamento, ma non intaccano alcuna posizione di privilegio, di dominanza e di autoreferenzialità.
Nulla che li tocchi e ridìa ai cittadini il potere di scelta e di controllo. La soluzione sarebbe pronta e semplice: più democrazia diretta, e via il denaro dalla politica. La nostra proposta di legge per il parlamento pulito e per il ripristino del voto di preferenza, presentata nel 2008, non viene discussa.
IDV la lascia marcire nei cassetti, per presentare il suo referendum anti-porcellum. Di Pietro ha appena incassato i “rimborsi” dei referendum del 2011 e già pregustava un’altra abbuffata, ma gli è andata male. Ambigua la sua politica, propone qualche leggina, per ingraziarsi l'onda di sdegno, ma non si sogna minimamente di restituire un euro dei rimborsi che ha incamerato. Sui costi della politica ci propinano, sotto i riflettori, ricettine puntualmente disattese a luci spente. Una limatina (finta) alle retribuzioni dei politici (alla pensione baby non rinunciano), la riduzione dei parlamentari (geniale, per eliminare le minoranze), qualche elemosina,
così nessuno pensa a quanto ci costano le loro decisioni; alle centinaia di milioni sperperati in investimenti sbagliati, ma necessari ai soliti noti: autostrade, camionabili a pedaggio, ospedali in project financing... Guai a mettere mano alle società partecipate, lottizzate da politici trombati, cassaforti dei partiti, palle al piede per i cittadini.
Il finanziamento pubblico ai partiti va ELIMINATO: 3 miliardi di “rimborsi elettorali” dal '93!
Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato che è possibile fare politica senza pesare sulle tasche dei cittadini, rinunciando nel 2010 a 1 milione e 600.000 euro di rimborsi elettorali.
Nel Veneto alle elezioni regionali abbiamo raggiunto il 3% spendendo13.000 euro micro-finanziati da centinaia di simpatizzanti. Centrodestra e centrosinistra ne hanno spesi 5 MILIONI. Giornali e TV continuano a dare spazio a politici grigi che, pretendono di apparire immacolati. Ma tanti cittadini hanno ormai capito che, anche in tempo di crisi, i partiti prosperano di denaro pubblico e che il debito “sono loro”. La domanda da porsi è questa: che credibilità hanno ormai i partiti che hanno fatto del saccheggio delle risorse pubbliche uno scopo esistenziale?
MoVimento 5 Stelle è un movimento di cittadini, non di politici, è nelle piazze e cresce nei sondaggi. Stiamo arrivando....

Movimento 5 Stelle - Veneto

Le Tue donazioni ci hanno permesso di crescere.
chart

La politica sta cambiando!
Anche grazie al tuo contributo!

No Dal Molin

Pedemontana