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L'Appello
CONTRO L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO, PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO
APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PORTO TOLLE E PRESIDI DAVANTI
ALLE CENTRALI A CARBONE
La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile. La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. A parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.
Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia una cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute derivanti dalle polveri sottili.
La consapevolezza del legame tra danno ambientale e minacce per la salute umana, con inevitabili costi per la collettività, dovrebbe ormai costituire una consapevolezza comune. Ciò nonostante, e per mere convenienze proprie legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in salita), alcune aziende insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali esistenti.
Con i recenti referendum oltre 26 milioni di italiani hanno rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per l’ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un futuro di vera e stabile occupazione. Rivendichiamo anche il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune.
Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed attuare l'alternativa energetica, per uscire dalle fonti fossili.
Cominciamo questo percorso con una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone il 29 ottobre, e con una manifestazione nazionale nel Polesine.
A Porto Tolle, l'ENEL vuole - anche con modifiche alle leggi e alle normali procedure, operate da una politica compiacente - convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW, nel mezzo del parco del Delta del Po. Questa centrale a carbone emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze.
La centrale a carbone di Porto Tolle non ha alcun senso.
La riconversione avverrebbe al di fuori e contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (strategia che ancora oggi non c’è) e persino di ogni logica energetica, dal momento che l’Italia ha una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda, al punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un terzo della loro potenzialità.
Non solo: oggi le maggiori prospettive di nuovi posti di lavoro, nel mondo e in Italia, sono nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con numeri che in alcuni Paesi ormai superano l’industria tradizionale; al contrario, la centrale a carbone porrebbe a rischio l’occupazione già esistente, e quella futura, nell’agricoltura, nel turismo e nella pesca.
La riconversione a carbone avverrebbe con una tecnologia di combustione che, pur spinta ai suoi migliori livelli, resta sempre assai più inquinante di quella basata sul gas naturale, e dannosa per la salute; nel caso di Porto Tolle, i dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana.
Il ricatto occupazionale di ENEL, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e la salute, tanto più che, sul piano occupazionale, la bonifica dell'area ed una sua riconversione verso impianti e produzioni nel settore delle energie rinnovabili pulite darebbero lavoro stabile e sicuro ad un maggior numero di persone.
Con la giornata del 29 ottobre ci rivolgiamo a tutti, anche a coloro che subiscono il ricatto occupazionale, nel Polesine e ovunque in Italia vi siano centrali a carbone o progetti di costruzione di nuove centrali o di ampliamento di quelle esistenti, per rifiutare tutti insieme la contrapposizione tra lavoro ambiente e salute, cominciando invece a costruire un lavoro dignitoso, una società basata sull’interesse comune e non sugli interessi di poche lobbies, sulla possibilità di un futuro per tutte e tutti.
Per info: http://nocokepolesine.blogspot.com/

Il 9 ottobre 1963, alle ore 22.39, una frana di 270 milioni di metri cubi di terra cade nel bacino idroelettrico della diga del Vajont, provocandone la fuoriuscita dell’acqua lungo le sponde del lago e nella vallata sottostante. L’intero paese di Longarone (BL) e le sue frazioni vengono rase al suolo dalla furia delle acque. La vita di duemila persone viene annientata in pochi minuti. Si tratta del più grande disastro ambientale mai provocato dall’uomo. Dopo Caporetto, il Vajont è la più grande tragedia italiana del dopoguerra. E tutto era ampiamente previsto diversi anni prima. “Tutti sapevano, nessuno si mosse”.
A quarantotto anni di distanza i comuni di Longarone, Castellavazzo e Erto-Casso (le comunità disastrate) firmano un accordo con il privato (la En&En spa) per costruire una centralina idroelettrica sul torrente della tragedia e ricavarne energia. Al privato spetterà il 40% degli introiti, mentre il restante 60% verrà suddiviso nei tre comuni partecipi. Un introito annuale di circa 300mila euro per ogni cassa comunale.
Mi interessa. Da anni seguo le vicende del Vajont, dal giorno in cui - tredicenne - i miei mi portarono a vedere la diga. Da allora la mia “passione” per il Vajont è cresciuta su libri e saggi, nei documentari, col monologo di Paolini e il film di Martinelli, fra articoli di stampa locale e informazioni reperite su internet. Una costante “auto-informazione” (sui banchi di scuola, purtroppo, del Vajont non si parla, nemmeno qui nel bellunese), i primi contatti con quel di Longarone e qualche lettera alla stampa. L’ultima di queste proprio sulla nuova centralina. Una questione che “puzza” e non poco. Non resta dunque che informarmi, approfondire la vicenda e il contesto in cui viene maturando. L’idea è quella di un piccolo “reportage”, per capire, far capire, ma - anche solo - informare, far conoscere, perché è giusto che se ne parli.
Breve reportage di una vicenda che offende passato e memoria, in un Paese dove il corso della Storia non ha insegnato nulla. Leggi il reportage completo
MoVimento 5 Stelle Belluno
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L’EMILIA ROMAGNA FA MURO CONTRO I DELIRI
AL CARBONE DI GOVERNO E REGIONE VENETO
NO ALLA CENTRALE A CARBONE NEL PARCO DEL DELTA DEL PO
SI PUNTI SU RINNOVABILI E SVILUPPO ECO-SOSTENIBILE
COME RICHIEDE CONSIGLIO DI STATO, UE E LA LEGGE DEL PARCO DEL DELTA DEL PO
Approvata la risoluzione che vede come primo firmatario
Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle)
La Regione Emilia Romagna fa muro contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle approvando una risoluzione che vede come primo firmatario Giovanni Favia del Movimento 5 Stelle. Una risoluzione che impegna la Regione in sede di conferenza Stato-Regioni a fermare il folle progetto di riconversione a carbone a Porto Tolle ed è stata sottoscritta anche dai colleghi Monari (Pd), Barbati (Idv), Meo (Verdi), Naldi (Sel) ed ha visto il voto favorevole di Movimento 5 Stelle, centrosinistra, quello contrario di Pdl e Udc, mentre i consiglieri della Lega Nord erano assenti dall’aula al momento del voto.
LA RISOLUZIONE
In particolare la risoluzione di Favia del Movimento 5 Stelle sottoscritta anche dal centrosinistra chiede di “esprimere la netta contrarietà della Regione Emilia-Romagna al progetto di riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, attivandosi in tal senso in ogni sede competente a proporre un piano alternativo per lo sviluppo economico della zona, rilanciando turismo, agricoltura e pesca, cercando quindi di preservare l’ecosistema del Fiume Po e la qualità dell’aria senza danneggiare, e anzi favorendo, le attività economiche”. Si chiede inoltre di “ investire esclusivamente, nell’area del Parco del Delta del Po, sulla produzione energetica da fonti rinnovabili non combustibili e soprattutto non fossili”.
IL TRUCCO DEL LEGHISTA ZAIA PER SBLOCCARE IL CARBONE CONTRO IL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO.
Inoltre nel documento che vede come primo firmatario Favia si denuncia il trucco utilizzato dalla Regione Veneto a guida leghista per aggirare una sentenza del Consiglio di Stato che aveva bocciato la riconversione a carbone. “La legge regionale veneta n. 36/1997 istitutiva del Parco del Delta del Po, dettava le linee guida per la creazione del Parco Regionale del Delta del Po in quella Regione. Al suo articolo 30 che l’attuale amministrazione della Regione Veneto intende modificare, si afferma in particolare al comma a) che “all’interno del Parco del Delta per produrre energia è necessario utilizzare metano o combustibile di pari o inferiore impatto ambientale”. “Modificando il comma a) dell’articolo 30, la Regione Veneto di fatto spianerebbe la strada alla riconversione a carbone della centrale Enel Spa di Porto Tolle-Polesine Camerini, assecondando i progetti presentati da Enel Spa e creando notevoli ricadute negative sia per i territori della pr ovincia di Rovigo anche per i vicini territori delle province di Ferrara e Ravenna” continua la risoluzione. Il tutto contro “il Consiglio di Stato che con una sentenza emessa in data 10 maggio 2011 dando ragione ai ricorrenti (comitati ed associazioni ambientaliste) ha confermato l’impostazione definita nel comma a) dell’articolo 30 che la Regione Veneto intende modificare, in quanto è facilmente dimostrabile, anche utilizzando le normative europee, che il carbone inquina più del metano”.
RICORSI- Giovanni Favia nel corso del suo intervento prendendo spunto dalle richieste di associazioni e comitati ambientalisti ha anche chiesto che la Regione Emilia Romagna faccia sentire la propria voce attraverso opposizioni sul piano giuridico legale al piano di Enel Spa e governo di trasformare a carbone la centrale sul delta del Po.
Movimento 5 Stelle - Beppegrillo.it
Gruppo Assembleare
Assemblea Legislativa Emilia Romagna
Movimento 5 Stelle Rovigo
Dal comitato “vota si per fermare il nucleare” un nuovo punto di partenza
VERSO IL FORUM ITALIANO PER L’ENERGIA
PER LA RIVOLUZIONE ENERGETICA NELLA PROSPETTIVA APERTA
DALLA CULTURA DEI BENI COMUNI
Con il Referendum, quello che potremmo definire “l’equivoco del nucleare” è stato spazzato via dall’agenda politica ed energetica.
Questo è il punto di arrivo di una straordinaria e vincente campagna referendaria. Oggi abbiamo la possibilità di individuare un nuovo punto di partenza.
La vittoria è stata determinata da una molteplicità di fattori, ma in questa sede è importante per noi sottolinearne soprattutto due.
Il primo. Nel corso della campagna referendaria è emerso in modo palese il sostegno popolare, trasversale ai partiti, alla “visione” di una nuova economia e di un nuovo modello di sviluppo fondata sull’energia distribuita e su un uso diverso dell’energia, in altre parole su fonti pulite e rinnovabili e sull’efficienza e il risparmio energetico. Su questa visione, per oltre metà degli Italiani, si deve basare il futuro del Paese. E ciò che è più importante è che tutto ciò è stato visto come un’alternativa vera e concreta al nucleare.
Il secondo. Questa campagna referendaria ha visto emergere una società in movimento, che ha espresso una nuova politica fatta di pratiche e metodologie originali, insieme al ridimensionamento del potere assoluto delle TV a favore della riscoperta di strumenti di propaganda e informazione basati sul dialogo ed il convincimento diretto di milioni di persone, accanto all’uso dei social network e della rete. Tutto ciò è potuto avvenire perché è esploso nel paese un nuovo bisogno di partecipazione e di impegno che si è nutrito di uno straordinario interesse per i beni comuni.
La campagna referendaria ha quindi costituito una formidabile occasione perché si recuperasse il dibattito e l’elaborazione a livello territoriale su questioni strategiche, nazionali e globali: questo rende possibile, oggi, intrecciare le esperienze locali in un ambito più collettivo e in una prospettiva di nuova mobilitazione sociale e culturale a scala nazionale.
Per tutto ciò oggi è possibile parlare di un nuovo punto di partenza. A due condizioni. Che si valorizzi la varietà e ricchezza di posizioni e approcci. Che non si rinunci ad un’azione unitaria ed efficace una volta individuato lo scenario condiviso.
Tale scenario può essere sintetizzato nella contemporanea presenza sulla scena mondiale della crisi economica e di quella climatica che disegnano il nostro campo d’azione intorno a tre grandi questioni tra loro intrecciate: lo sviluppo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica, la risposta ai cambiamenti climatici, le opportunità di lavoro e di modifica degli stili di vita che tutto ciò determina. Grazie a questi scenari oggi è concretamente possibile costruire una nuova economia fondata sulla sostenibilità ambientale, a basse emissioni di CO2, ed un modello di produzione distribuita dell’energia, partendo dal riconoscimento che stiamo vivendo nella prima fase di una vera e propria rivoluzione energetica, alla ricerca di un diverso paradigma di gestione delle risorse, che superi anche la dicotomia pubblico-privato. L’Unione Europea, ad esempio, sta elaborando una RoadMap per la decarbonizzazione al 2050. Si tratta di una vera rivoluzione, con il completo affrancamento dal carbone e dal petrolio che hanno costituito la base della rivoluzione industriale degli ultimi 200 anni. L’esito però di questa storica battaglia è tutt’altro che scontato: anzi, è già in atto un’offensiva tesa a rilanciare l’uso del carbone e mantenere inalterato il peso dei combustibili fossili.
Dobbiamo anche sapere che la rivoluzione energetica non è un processo tecnico, ma richiede un ripensamento profondo dei processi sociali e dei modelli culturali. Serve perciò rilanciare un grande investimento nella formazione di un nuovo patrimonio di conoscenza e di consapevolezza delle persone, che passa sia attraverso un rilancio del sistema di istruzione e ricerca sia attraverso il recupero dei saperi delle comunità. Serve pensare a forme nuove e originali di mobilitazione sociale, capace di tenere insieme le associazioni con i gruppi di acquisto solare, le imprese con il governo del territorio, i piani di riqualificazione energetica delle città con la produzione distribuita di energia pulita, l’apertura di concrete prospettive di futuro per i giovani con il rilancio del lavoro a partire dal ruolo dei lavoratori nell’intervenire sui cicli produttivi e sui prodotti nella prospettiva di una riconversione energetica.
Sono obiettivi e prospettive ambiziosi. Tanto più che oggi in Italia, a differenza che nella maggior parte dei paesi europei, non esiste alcuna strategia e programmazione, né sul Clima e la riduzione delle emissioni climalteranti, né sull’energia. Sono necessarie scelte strategiche e settoriali di Governo e Parlamento, con un ruolo attivo delle Regioni e degli Enti Locali che partano dal chiaro obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori energetici (produzione elettrica e industriale, terziario, trasporti, riscaldamento e agricoltura).
La forza che abbiamo accumulato durante la campagna referendaria può trasformarsi oggi in un grande movimento popolare che costruisca uno spazio pubblico partecipato capace di produrre risposte concrete alle sfide che abbiamo delineato, tenendo insieme energie pulite, clima, lavoro, ricostruendo un’idea di futuro che abbia al centro il benessere comune.
Oggi possiamo aprire un percorso originale e ci possiamo muovere su più piani:
* iniziativa forte ed incisiva contro il carbone a partire da una iniziativa nazionale da tenersi a Porto Tolle in autunno.
* appoggio alla Proposta di legge di iniziativa popolare SVILUPPO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI PERLA SALVAGUARDIA DEL CLIMA, per chiedere che la nuova Strategia Energetica e Ambientale Nazionale sia fondata sugli obiettivi europei di riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2020 e sull’obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050, sostenuta da un processo partecipato di consultazione che veda il coinvolgimento di tutti gli attori sociali (organizzazioni non governative, sindacati, aziende, cittadine e cittadini) e delle istituzioni locali e regionali.
* Avvio di un percorso di confronto con i sindacati sulle opportunità di coniugare la sfida energetica con il lavoro.
* Promuovere una conferenza nazionale per l’energia che elabori un Piano Energetico Nazionale, partendo dall’attuale overcapacity nella produzione elettrica, per puntare alla progressiva sostituzione dell’uso di combustibili fossili con le fonti energetiche pulite e rinnovabili, nel quadro di una generale riduzione del consumo di energia e un uso più efficiente dell’energia stessa.
* messa in campo di piani energetici locali, in particolare per le grandi aree urbane, che sulla base di regole chiare individuino le priorità e le scelte strategiche, minimizzando l’impatto nell’uso del territorio.
* iniziativa autunnale per una Strategia Energetica e Ambientale che tagli le emissioni di gas climalteranti globali e locali, oltre che le emissioni dannose per la salute, che rilanci l’attenzione in Italia per i cambiamenti climatici e le urgenti e conseguenti azioni che rispecchino la giustizia climatica a livello nazionale e internazionale, mobilitando il popolo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza
* strutturazione di un Centro Studi, che accompagni le elaborazioni territoriali e avanzi proposte per la convocazione di una conferenza nazionale e la predisposizione di un vero e proprio piano energetico per l’Italia, ponendo l’obiettivo ambizioso, come già ha fattola Germania, della produzione di energia da fonti rinnovabili all’80 % entro il 2050, con la contestuale riduzione del consumo energetico da fonti fossili
* prosecuzione della mobilitazione antinucleare sia per tenere sotto osservazione il nucleare che già c’è (dal decomissioning alla presenza di uranio impoverito o in ogni modo riprocessato), sia per lavorare con il movimento antinucleare europeo
* partecipazione alla cinquantesima Marcia della Pace Perugia-Assisi perché la necessità di approvvigionamento energetico e la dipendenza da fonti esauribili e geolocalizzate continua ad essere, insieme al bisogno di acqua, la causa principale di molteplici conflitti.
Sulla base di questi elementi l’assemblea decide di riconvocarsi entro il mese di settembre 2011 per proseguire l’esperienza unitaria della campagna referendaria, promuovendo la costituzione di comitati territoriali aperti in un percorso nazionale verso la costituzione di un forum italiano per l’ energia, per la rivoluzione energetica nella prospettiva aperta dalla cultura dei beni comuni.
(VI) ABBIAMO FATTO IL QUORUM!
Oggi è una grandissima vittoria per la Democrazia, quella vera, quella con la lettera maiuscola, quella fatta dai cittadini, dal basso.
Tutti e 4 i quesiti referendari hanno superato largamente il quorum, forte segnale di voglia di partecipazione che i cittadini danno alla politica, oltre che essere espressione della volontà popolare su temi fondamentali come l’acqua pubblica, il nucleare e il legittimo impedimento.
E’ stato un grandissimo risultato soprattutto se si pensa all’azione di boicottaggio dei referendum stessi tentata dal governo, al ricorso a sentenze per invalidare i quesiti, alla poca informazione data dagli organi di stampa sui contenuti e modalità di voto.
Questa è una vittoria dei comitati, dei movimenti, dei liberi cittadini che si sono messi in campo in prima persona un anno fa per raccogliere le firme e che hanno diffuso capillarmente sul territorio le informazioni tramite banchetti e volantinaggi. E’ una vittoria anche del passaparola, del tam tam della rete, dei canali alternativi che hanno aggirato i normali canali di informazione.
Non è certo una vittoria dei partiti tradizionali, che si sono espressi - spesso in modo blando, contradditorio e molto spesso a giochi fatti - tanto per non perdere il treno, dopo magari aver ostacolato la sua partenza.
Noi del Movimento 5 stelle, che ci abbiamo creduto fin dall’inizio, che abbiamo affiancato i comitati referendari in questa campagna informativa, che siamo sempre scesi in campo in prima persona non risparmiando forze e risorse, finalmente possiamo gridare:
(VI) ABBIAMO FATTO IL QUORUM!!!!!!!
VITTORIA DEGLI ITALIANI SULLA CASTA !
VITTORIA SU questa CASTA che ha provato con la disinformazione !!!!
VITTORIA SU questa CASTA che non ha mandato fino all'ultimo gli SPOT REFERENDUM !!!
VITTORIA SU questa CASTA che INVITAVA AD ASTENERSI (miglior metodo preferito dalla MAFIA) !!!!
VITTORIA SU questa CASTA che CI HA PROVATO IN TUTTI I MODI !
Uno spiraglio di LUCE per gli Italiani comincia a farsi vedere !!
W INTERNET e W L' INFORMAZIONE LIBERA !!
Video Montato da Cristian T.
Movimento 5 Stelle - Rovigo
Il 12 giugno 2011 si terrà il referendum con 4 quesiti:
1 quesito - Vuoi eliminare il ricorso all'energia nucleare? Vota Sì.
2 quesiti - Vuoi cancellare la privatizzazione dell'acqua? Vota 2 Sì.
1 quesito - Vuoi sbarazzarti del legittimo impedimento affinchè la legge sia uguale per TUTTI? Vota Sì.
Bisogna impegnarsi affinchè il maggior numero di cittadini partecipi a questo importantissimo referendum, è necessario raggiungere il quorum necessario alla validità del referendum. Organizzeremo banchetti informativi e saremo a disposizione di quanti vorranno avere delucidazioni a riguardo dei quesiti posti dal referendum!!
IMPEGNAMOCI A PORTARE PIU' PERSONE POSSIBILE A VOTARE INVECE DI RECARSI IN SPIAGGIA.
PER COLPA DEI NOSTRI PARLAMENTARI SPOSTANDO LA DATA DEL REFERENDUM CI COSTA PIU' DI 400.000.000 DI EURO.
QUESTI PARLAMENTARI NON CI RAPPRESENTANO PIU' !!
Video montato da Tommasin Cristian
Il Movimento 5 Stelle NON È CONTRARIO agli impianti a biogas
PURCHE’:
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* ·non siano collocati in vicinanza di centri abitati: l’acido solfidrico prodotto puzza di uova marce ed è pericoloso per la salute. Piccole fughe possono essere frequenti e peggiorare di molto la qualità della vita.
* ·siano alimentate con scarti agricoli e liquami zootecnici prodotti in loco;
* ·se si usano prodotti agricoli (e non scarti) si toglie spazio alle colture per l’alimentazione che aumentano di prezzo.
* ·se gli scarti o i liquami vengono da lontano si produce traffico, disagi, spreco di carburante, inquinamento
* ·l’uso combinato di liquami zootecnici, scarti agricoli e una piccola quantità di prodotti agricoli coltivati appositamente, dà i risultati migliori nell’impianto.
* ·il calore prodotto con la combustione sia veramente utilizzato per la produzione e distribuzione LOCALE di acqua calda a cittadini e imprese del paese o dei paesi limitrofi e non disperso.
* ·sia effettuata regolarmente l’analisi chimica del compost fertilizzante: non sempre è di buona qualità o utilizzabile in zona; il suo uso potrebbe creare dei problemi.
* ·il progetto sia mostrato alla popolazione PRIMA di procedere con l’attuazione, e che i cittadini possano rifiutare l’impianto o imporre modifiche al progetto
* ·i comitati per la difesa dell’ambiente e dei cittadini siano coinvolti nella valutazione del progetto e poi nelle procedure di controllo sull’impatto ambientale
* ·Nell’organico delle società non vi siano persone legate al mondo politico: altrimenti si perde una garanzia di trasparenza e controllo sulla corretta gestione; potranno un sindaco, un consigliere, o loro parenti controllare se la società per cui lavorano rispetta le procedure, se le analisi chimiche e ambientali vengono effettuate nel modo corretto, ecc.?
7 REGOLE D’ORO, 7 RICHIESTE NORMALI. IN UN PAESE NORMALE.
IN ITALIA DOBBIAMO ATTIVARCI PER OTTENERLE
IL MOVIMENTO 5 STELLE VIGILA
www.movimento5stellerovigo.it
Si tratta di una figuraccia che mette in imbarazzo tutta l'Italia, e sopratutto il Veneto, nei confronti del resto d'Europa.
Sono ben 24 i Comuni italiani, sui 32 comuni europei, che non hanno rispettato i termini di presentazione dei piani di azione per l’energia sostenibile (paes) e che quindi sono stati cacciati con ignominia dal patto dei sindaci per l'ambiente promosso dalla commissione europea ( http://www.eumayors.eu/show.php?id=178&lang=en ).
Dei 24 comuni italiani ben 15 sono veneti e di questi 13 in provincia di Vicenza, 1 in provincia di Padova e 1 in provincia di Verona.
Ecco l'elenco completo (in grassetto i comuni veneti):
* Abano Terme (IT)
* Alonte (IT)
* Arcugnano (IT)
* Arzignano (IT)
* Barbarano Vicentino (IT)
* Brendola (IT)
* Campiglia dei Berici (IT)
* Casola di Napoli (IT)
* Castelnuovo del Garda (IT)
* Castelnuovo di Val di Cecina (IT)
* Chiusdino (IT)
* Coventry (UK)
* Cremona (IT)
* Ferentillo (IT)
* Ferreira do Alentejo (PT)
* Longare (IT)
* Montecatini Val di Cecina (IT)
* Montecchio Maggiore (IT)
* Monterotondo Marittimo (IT)
* Nanto (IT)
* Noventa Vicentina (IT)
* Oden (ES)
* Orgiano (IT)
* Palmela (PT)
* Pojana Maggiore (IT)
* Ponta Delgada (PT)
* Radicondoli (IT)
* Rossano (IT)
* Saint-Etienne (FR)
* San Ildefonso - La Granja (ES)
* Ulldecona (ES)
* Villaga (IT)
C'è da fare una considerazione in calce. Gli altri comuni che hanno presentato il piano d'azione non è detto che lo mettano in atto e che tale piano sia realmente rivolto alla riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Nello stesso sito del progetto europeo
si trovano elencati i progetti di eccellenza.
Ecco un assaggio delle eccellenze italiane riportate nel sito (fra parentesi la regione di apparteneza) divise per Categoria:
INFRASTRUTTURE PER L'ENERGIA LOCALE (24 eccellenze totali, 4 italiane, 1 veneta)
* Unione dei Comuni (Sardegna)
* Impianto termico a biomassa tenutasi (Friuli Venezia Giulia)
* Melpignano (LE): spot-by-spot town public lighting (Puglia)
* Verona: Biogas & Natural Gas CHP (VENETO; Verona)
MOBILITA' URBANA (7 eccellenze, 0 italiane)
EDILIZIA (12 eccellenze, 2 italiane, 0 venete)
* School project financing (Lazio)
* Bando Energia (Lazio)
PIANIFICAZIONE URBANA E POLITICHE DI SETTORE (8 eccellenze, 2 italiane, 0 venete)
* Mercogliano Si.Tu. (Sicurezza e Turismo) (Campania)
* Sauris (UD): an example of quality policies (Friuli Venezia Giulia)
MISURE LEGGERE ( 34 eccellenze, 6 italiane, 0 venete)
* 1st national meeting between Supporting Structure (interegionale)
* BASELINE CO2 INVENTORY IN PROVINCE OF GENOA (Liguria)
* PUBLIC AND ONLINE FORUMS for Cesena SEAP (Emilia Romagna)
* Cesena GREEN ENERGY 2010 (Emilia Romagna)
* Fara San Martino (CH): built for the environment (Abruzzo)
* Green Public Procurement Action Plan (Lazio)
ALTRE (20 eccellenze, 2 italiane, 0 venete)
* Unione dei Comuni (Sardegna)
* 20 intermediate Local Authorities have joined COM (interregionale)
Da notare un unica eccellenza veneta.
A Verona l'Azienda Opedaliera Integrata nel 2008 ha installato due cogeneratori nei due ospedali cittadini che, oltre al riscaldamento e all'acqua sanitaria, producono in totale 2,2 MW di energia elettrica dal gas metano bruciato con un efficienza energetica superiore al 90%.
Gianni Benciolini
MoVimento 5 Stelle - Verona
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Nel mese di dicembre ci siamo occupati di un’informazione anonima, passata come “vigliacca illazione” dal sindaco di Papozze che “avvertiva” i cittadini della possibile realizzazione in Papozze di una centrale a biomasse. Sensibili alla questione e sensibilizzati dall’informazione abbiamo deciso di saperne di più chiedendo direttamente al Sindaco tutte le INFORMAZIONI in suo possesso su eventuali progetti e partecipando anche ad un consiglio comunale in cui l’opposizione ugualmente si interrogava.
Riportiamo le rassicuranti dichiarazioni del Sindaco apparse sulla stampa, sempre nel mese di dicembre, ed espresse durante il consiglio comunale: “richieste di insediamento agli atti al momento non ce ne sono” per passare ad un “non ci sono progetti concreti presentati” fino ad una parziale ma rassicurante ammissione “ contatti con imprese di questo settore ci sono dal 2005 ma non ci sono domande di realizzazione di impianto di una centrale a biomasse” concludendo con una apertura trasparente che invitava tutti ad un pubblico incontro qualora l’eventualità fosse diventata certezza.
Forse non ci siamo sentiti sufficientemente rassicurati, forse non ci fidiamo più del linguaggio “politichese” con cui si riesce sempre ad esprimere tutto ed il contrario di tutto ed abbiamo continuato a cercare INFORMAZIONI.
Eccoci quindi a chiedere ancora al Sindaco di Papozze informazioni precise e dettagliate circa i rapporti con la AGRI.CAPITAL ITALIA S.R.L. indipendentemente da atti pubblici depositati ed in particolare vorremmo con lui capire perché, in assenza di un progetto depositato, quindi di un minimo avvio di richiesta di autorizzazioni, il signor Ivano Boaretti di AGRI.CAPITAL ITALIA s.r.l. dal mese di OTTOBRE stringe “accordi di massima” circa la possibilità di AFFITTARE TERRENI AGRICOLI al prezzo totale accordato di Euro 1.000/Ha a seguito di colloqui con agricoltori e/o con proprietari di terreni agricoli edificabili o coltivabili, con allevatori e aziende produttrici del settore agricolo e agro-alimentare che possono diventare partner contrattuali. Sicuramente questi sono contratti privati che rientrano nel FINANCIAL PROGRESS dell’AGRI.CAPITAL atti a realizzare il progetto che verrà poi presentato all’Amministrazione comunale, ma il Sindaco è possibile che non ne fosse a conoscenza?
Le aggiungiamo che questi “accordi di massima” rientrano nella valutazione da parte di AGRI.CAPITAL se attivarsi sul territorio nello sviluppo, nella realizzazione e nell’esercizio di impianti con tecnologie innovative rivolte alla produzione di energia elettrica.
Crediamo in questo caso di aver ottenuto anche l’ottimo risultato di averla INFORMATA di qualcosa che si sta muovendo da tempo e di cui Lei nel mese di dicembre affermava di non essere a conoscenza.
Ma quello che interessa noi, a questo punto visto che i giochi e i giochini sono ormai palesati, nell’interesse di chi non è dato nemmeno a noi saperlo, di sicuro non dei cittadini, invitiamo prossimamente tutta la cittadinanza di Papozze, Adria ed altri comuni limitrofi che non saranno immuni alle ricadute negative di queste realizzazioni, ad un incontro pubblico con esperti del settore che ci informeranno in maniera scientifica e provata sulle conseguenze in termine di salute ed ambiente legate a questi tipi di insediamenti.
Anche il Sindaco è ovviamente invitato e lo facciamo pubblicamente perchè siamo certi che, come primo responsabile della salute dei cittadini amministrati saprà farsi carico di adeguate misure atte a preservarla.
E in questo caso troverà il Movimento 5 Stelle al suo fianco.
Michele Visentin
Movimento 5 Stelle Rovigo

Il Movimento 5 Stelle della Provincia di Rovigo si unisce alla gioia di quanti amano il Polesine e lo difendono contro la brutalizzazione sempre, purtroppo, più frequente.
La condanna è arrivata il12 gennaio 2011, definitiva.
O meglio, per essere sottili, è arrivato in Cassazione il riconoscimento di responsabilità penale per gli amministratori delegati di Enel Scaroni e Tatò che per i direttori Zanatta e Busatto per emissioni moleste, danneggiamenti e violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico nell’esercizio della centrale termoelettrica a olio combustibile di Polesine Camerine nel Parco del delta del Po Veneto.
La prescrizione, come spesso avviene in Italia, ha spazzato via le pur lievi sanzioni, in altri Paesi. dotati di un’adeguata legislazione a difesa dell’ambiente, quei signori avrebbero rischiato condanne ben più pesanti, ma un principio non è leso: a Polesine Camerini si inquinava sapendo di farlo e i vertici aziendali non hanno messo in atto, chissà se incoscientemente o volontariamente, tutti i dispositivi atti ad evitare che una centrale termoelettrica, per lungo tempo la più grande d’Italia e, negli ultimi anni del suo funzionamento, la maggiormente inquinante d’Italia, potesse produrre emissioni dannose per il territorio e i suoi abitanti.
Ora, per le quantificazione del danno economico tutto è rimandato alla Corte d’Appello di Venezia e i quattro succitati dovranno rispondere in solido, ma, di fatto, viene dichiarato pubblicamente che Enel, in nome del profitto, forse se ne è fregata di tutto e di tutti.
A questo punto, a noi del Movimento 5 Stelle polesano, una domanda sorge spontanea: di un’azienda come Enel ci si può fidare quando propone di costruire centrali a “ carbone pulito” o a “uranio simpatico”?
Forse la sentenza della Corte di Cassazione ci ha fornito la risposta.
Vanni Destro
Movimento 5 Stelle
Rovigo
13.10.11 23:42



