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Il 2012 si apre come il 2011: scandali, mazzette, ruberie, sprechi, privilegi. Ormai è chiara la strategia dei partiti: annacquare, sfumare i contorni, invertire i ruoli, sparigliare le carte. Serviva lo scandalo Lusi per capire che voragine di denaro fossero i partiti?
I media nazionali “scoprono” quello che il MoVimento 5 Stelle denuncia da anni.
I Cittadini sono sempre più indignati perchè a riempirsi la bocca di stupore e indignazione, nel tentativo di salvarsi la faccia, sono quelli che si riempiono le tasche: i partiti stessi. In realtà i partiti incassano sordidamente da due decenni centinaia di milioni di euro di rimborsi elettorali in barba al referendum del ‘93 che abolì il finanziamento pubblico. Ora balbettano cambiamento, ma non intaccano alcuna posizione di privilegio, di dominanza e di autoreferenzialità.
Nulla che li tocchi e ridìa ai cittadini il potere di scelta e di controllo. La soluzione sarebbe pronta e semplice: più democrazia diretta, e via il denaro dalla politica. La nostra proposta di legge per il parlamento pulito e per il ripristino del voto di preferenza, presentata nel 2008, non viene discussa.
IDV la lascia marcire nei cassetti, per presentare il suo referendum anti-porcellum. Di Pietro ha appena incassato i “rimborsi” dei referendum del 2011 e già pregustava un’altra abbuffata, ma gli è andata male. Ambigua la sua politica, propone qualche leggina, per ingraziarsi l'onda di sdegno, ma non si sogna minimamente di restituire un euro dei rimborsi che ha incamerato. Sui costi della politica ci propinano, sotto i riflettori, ricettine puntualmente disattese a luci spente. Una limatina (finta) alle retribuzioni dei politici (alla pensione baby non rinunciano), la riduzione dei parlamentari (geniale, per eliminare le minoranze), qualche elemosina,
così nessuno pensa a quanto ci costano le loro decisioni; alle centinaia di milioni sperperati in investimenti sbagliati, ma necessari ai soliti noti: autostrade, camionabili a pedaggio, ospedali in project financing... Guai a mettere mano alle società partecipate, lottizzate da politici trombati, cassaforti dei partiti, palle al piede per i cittadini.
Il finanziamento pubblico ai partiti va ELIMINATO: 3 miliardi di “rimborsi elettorali” dal '93!
Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato che è possibile fare politica senza pesare sulle tasche dei cittadini, rinunciando nel 2010 a 1 milione e 600.000 euro di rimborsi elettorali.
Nel Veneto alle elezioni regionali abbiamo raggiunto il 3% spendendo13.000 euro micro-finanziati da centinaia di simpatizzanti. Centrodestra e centrosinistra ne hanno spesi 5 MILIONI. Giornali e TV continuano a dare spazio a politici grigi che, pretendono di apparire immacolati. Ma tanti cittadini hanno ormai capito che, anche in tempo di crisi, i partiti prosperano di denaro pubblico e che il debito “sono loro”. La domanda da porsi è questa: che credibilità hanno ormai i partiti che hanno fatto del saccheggio delle risorse pubbliche uno scopo esistenziale?
MoVimento 5 Stelle è un movimento di cittadini, non di politici, è nelle piazze e cresce nei sondaggi. Stiamo arrivando....

Movimento 5 Stelle - Veneto

(VI) ABBIAMO FATTO IL QUORUM!

Oggi è una grandissima vittoria per la Democrazia, quella vera, quella con la lettera maiuscola, quella fatta dai cittadini, dal basso.
Tutti e 4 i quesiti referendari hanno superato largamente il quorum, forte segnale di voglia di partecipazione che i cittadini danno alla politica, oltre che essere espressione della volontà popolare su temi fondamentali come l’acqua pubblica, il nucleare e il legittimo impedimento.
E’ stato un grandissimo risultato soprattutto se si pensa all’azione di boicottaggio dei referendum stessi tentata dal governo, al ricorso a sentenze per invalidare i quesiti, alla poca informazione data dagli organi di stampa sui contenuti e modalità di voto.
Questa è una vittoria dei comitati, dei movimenti, dei liberi cittadini che si sono messi in campo in prima persona un anno fa per raccogliere le firme e che hanno diffuso capillarmente sul territorio le informazioni tramite banchetti e volantinaggi. E’ una vittoria anche del passaparola, del tam tam della rete, dei canali alternativi che hanno aggirato i normali canali di informazione.
Non è certo una vittoria dei partiti tradizionali, che si sono espressi - spesso in modo blando, contradditorio e molto spesso a giochi fatti - tanto per non perdere il treno, dopo magari aver ostacolato la sua partenza.
Noi del Movimento 5 stelle, che ci abbiamo creduto fin dall’inizio, che abbiamo affiancato i comitati referendari in questa campagna informativa, che siamo sempre scesi in campo in prima persona non risparmiando forze e risorse, finalmente possiamo gridare:
(VI) ABBIAMO FATTO IL QUORUM!!!!!!!

VITTORIA DEGLI ITALIANI SULLA CASTA !
VITTORIA SU questa CASTA che ha provato con la disinformazione !!!!
VITTORIA SU questa CASTA che non ha mandato fino all'ultimo gli SPOT REFERENDUM !!!
VITTORIA SU questa CASTA che INVITAVA AD ASTENERSI (miglior metodo preferito dalla MAFIA) !!!!
VITTORIA SU questa CASTA che CI HA PROVATO IN TUTTI I MODI !
Uno spiraglio di LUCE per gli Italiani comincia a farsi vedere !!
W INTERNET e W L' INFORMAZIONE LIBERA !!

Video Montato da Cristian T.

Movimento 5 Stelle - Rovigo

Referendum 12-13 Giugno

  


Il 12 giugno 2011 si terrà il referendum con 4 quesiti:

1 quesito - Vuoi eliminare il ricorso all'energia nucleare? Vota Sì.
2 quesiti - Vuoi cancellare la privatizzazione dell'acqua? Vota 2 Sì.
1 quesito - Vuoi sbarazzarti del legittimo impedimento affinchè la legge sia uguale per TUTTI? Vota Sì.

Bisogna impegnarsi affinchè il maggior numero di cittadini partecipi a questo importantissimo referendum, è necessario raggiungere il quorum necessario alla validità del referendum. Organizzeremo banchetti informativi e saremo a disposizione di quanti vorranno avere delucidazioni a riguardo dei quesiti posti dal referendum!!
IMPEGNAMOCI A PORTARE PIU' PERSONE POSSIBILE A VOTARE INVECE DI RECARSI IN SPIAGGIA.
PER COLPA DEI NOSTRI PARLAMENTARI SPOSTANDO LA DATA DEL REFERENDUM CI COSTA PIU' DI 400.000.000 DI EURO.
QUESTI PARLAMENTARI NON CI RAPPRESENTANO PIU' !!

Video montato da Tommasin Cristian

Il Tribunale di Bassano del Grappa (VI), dopo due tentativi di archiviazione, assolve con formula piena “ IL FATTO NON SUSSISTE” due titolari e un direttore, sotto processo per la morte dei lavoratori alla TRICOM GALVANICA di Tezze sul Brenta.

L’alta mortalità alla Tricom, le falde acquifere inquinate da cromo esavalente che sgorgava dalla fabbrica dei veleni, le perizie, la riesumazione delle salme.
Tutto ciò non ha influito minimamente sulla decisione di chiudere gli occhi e mandare assolti i responsabili.
Noi, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa, assieme ai famigliari, siamo sempre stati (e lo siamo tuttora) convinti della causa che ha portato alla morte questi lavoratori; abbiamo visto le foto dei muri impregnati di cromo, le cisterne rattoppate, il fango giallo in cui camminavano gli operai. Abbiamo ascoltato le testimonianze di chi ci ha lavorato o di chi aveva i propri famigliari in quell’inferno.
LORO, COME MOLTI ALTRI IN ITALIA, SONO MORTI DI LAVORO ED I PADRONI SI SONO ARRICCHITI SULLE LORO SPALLE, RISPARMIANDO SULLA SICUREZZA.
Questa sentenza in un periodo di alta mortalità di incidenti sul lavoro e di lavoratori ammalati o deceduti per malattie professionali (solo per amianto sono 4000 vittime all’anno), apre la strada ad un atteggiamento, che vista l’impunità assicurata, sarà sempre più volto a fregarsene della salute dei lavoratori. E non solo.
Le sostanze nocive colpiscono prima i lavoratori e poi il territorio. La sete di profitto colpisce tanti cittadini, che subiscono questa situazione.
C’era la possibilità di celebrare un processo che metteva al centro la tutela dei lavoratori e la sicurezza nei posti di lavoro. Al contrario la sentenza ha affermato ancora una volta, che la giustizia pende sempre dalla parte dei padroni.
La verità noi la conosciamo e forti di questo riteniamo doveroso dare un forte segnale di protesta a questa sentenza. La nostra battaglia per la sicurezza non si ferma qui; va avanti per perseguire rischio zero per chi entra in contatto con sostanze nocive nei posti di lavoro e nei territori.
La rabbia si è espressa davanti al tribunale martedì 24 maggio e mentre impuniti e “a testa alta” gli imputati lasciavano le aule, 9 lavoratori del presidio davanti al tribunale, venivano denunciati. Questa è la loro tanto sbandierata giustizia.

Abbiamo deciso di convocare il

25 giugno 2011
Bassano del Grappa
un corteo che attraversi la città
che dia voce a tutti quei lavoratori e cittadini, comitati e sindacati di base, partiti, che ritengono che non si debba più morire per il lavoro e per ridare forza e dignità ai famigliari, tanto umiliati da queste sentenze.

LA NOSTRA LOTTA E’ LA LOTTA DI TUTTI

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa

Aderisci a quest’appello inviando una mail a Salute.Tezze@libero.it

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C’è da chiedersi perché la regione Veneto non dica la verità riguardo lo stato di salute della nostra sanità. Non lo dice perché non può permetterselo. Il settore sociale non avrà nemmeno una centesimo di euro in più, altro che milioni, subirà al contrario fortissimi tagli.
Citiamo testualmente “la giunta Zaia è determinata a concedere un aumento solo del 3,8 % delle risorse pagate ai privati della sanità convenzionati, contro la loro richiesta del 17 %. (Fonte Il Giornale di Vicenza - 24/02/2011 pag.8 )
Con questa mossa propagandistica la giunta Zaia vuole far credere di trovare i fondi per il sociale. In realtà questi soldi serviranno a coprire l’enorme buco della sanità Veneta.
Proprio così, non è affatto vero che la sanità Veneta ha un deficit ridotto.
Grazie ai suoi colleghi predecessori e alle scelte contemporanee, la regione Veneto si trova ben tre project financing utilizzati per la costruzione e ristrutturazione di 3 ospedali: Ulss 8, Ulss 4, Ulss 12. La concessione al privato è rispettivamente della durata circa di 27, 24 e 29 anni. Per l’Ulss 12, la costruzione dell’ospedale è già ultimata e risulta in bilancio già un buco di circa duecento milioni di euro (fonte Giornale di Vicenza 26 settembre 2010) mentre per l’Ulss 4 il progetto vedrà il compimento entro l’anno. Ricordiamo che a fronte di uno studio di fattibilità per l’ampliamento dell’ospedale di Santorso (Ulss 4) che prevedeva un costo di circa 60 milioni, la regione ha preferito ignorare questa soluzione per optare il projetct financing.
A fronte di un impegno del privato totale di circa 91 milioni di euro per l’Ulss 8, 78 milioni per l’Ulss 4 e 120 per l’Ulss 12, la regione dovrà corrispondere al concessionario, per la durata sopra descritta, un canone annuo rispettivamente di circa 44 milioni, 30 e 54. (fonte V Commissione Regione Veneto)
La regione Veneto non ha assolutamente svolto nessuno studio a priori sulle ricadute dell’utilizzo del project financing e tutt’oggi si trova a far fronte a canoni per niente “progettati”. Questo purtroppo sono i risultati del malaffare che intreccia rapporti tra aziende e politica.
Ora che la giunta Zaia è dinanzi a questo enorme disavanzo da coprire, piuttosto che prendere in esame i contratti nei suoi articoli capestro che li compongono, e chiederne la risoluzione immediata a favore della Regione, sceglie la strada della rinegoziazione piuttosto che dell’omertà, cercando di trovare i fondi per pagare i canoni annuali.
Queste sono le motivazioni per cui i servizi sociali subiranno pesanti tagli e non soldi in più da investire in servizi. L’assistenza sanitaria, fra i diritti sociali essenziali, la quale assicura al cittadino le prestazioni pubbliche necessarie, anziché esser preservata quale bene pubblico da garantire, viene smantellata pezzo per pezzo per esser venduta ai privati.
A causa di alcuni nostri rappresentanti nonché dipendenti, a dir poco disonesti, a rimetterci saremo ancora una volta noi cittadini, toccati nel vivo nei fabbisogni più importanti e vitali per la nostra società.

Giovanni Baron

MoVimento 5 Stelle - Vicenza

Presidente Regione Veneto
Giunta Regione Veneto
Coldiretti Veneto
Unioncamere Veneto
Confagricoltura Veneto
FAI - FLAI - UILA

Egregio Presidente,

il Movimento 5 Stelle Veneto in occasione di questa conferenza sul piano per il futuro della agricoltura veneta Le chiede come pensa di poter coniugare lo sviluppo e la tutela delle risorse agricole con i faraonici progetti urbanistici e viari previsti e approvati dalla Regione Veneto che comportano una cementificazione massiccia del nostro territorio.
Le ricordo che nei prossimi anni sono già in via di realizzazione,approvate o in via di approvazione le seguenti opere:

1) SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA (S.P.V.)
2) MOTORCITY DI VERONA
3) VENETOCITY TRA PADOVA E VENEZIA
4) ROMEA COMMERCIALE
5) STRADA NOGARA-MARE
6) TRAFORO TORRICELLE VERONA
7) VALDASTICO NORD
8) VALDASTICO SUD (opera in via di completamento)
9) NUOVA VALSUGANA
10) CAMIONABILE PADOVA-PORTO MARGHERA
11) INCENERITORE DI VERONA CA’DEL BUE E ‘AMPLIAMENTO ‘ INCENERITORE DI SCHIO
12) OSPEDALE DI MESTRE ( già realizzato )
13) OSPEDALE UNICO SANTORSO
14) AMPLIAMENTO AEROPORTO MARCO POLO DI VENEZIA
15) PROLUNGAMENTO A27 DA PIAN DI VEDOIA A CARALTE
16) OSPEDALE QUO VADIS DI DON VERZE’ PROVINCIA DI VERONA

L’impatto sul nostro territorio sarà devastante perché comporterà la costruzione di oltre 500 MILIONI di metri cubi di cemento. Il Veneto è una regione a vocazione agricola e turistica e il piano portato avanti dalla Sua giunta significherà la distruzione della agricoltura e l‘abbruttimento di una zona conosciuta per le sue bellezze architettoniche, per i suoi paesaggi, per la bontà dei prodotti tipici in tutto il mondo con gravi conseguenze sulla salute dei cittadini. Quanti ettari di terra saranno asfaltati, inibiti alla coltivazione nella fascia di rispetto a causa dell’inquinamento prodotto? Quante proprietà risulteranno spaccate in due? Quali saranno le perdite per le nostre colture pregiate come asparagi, vigneti, ciliegie, radicchi? Lei ha dichiarato di volerli difendere dal nucleare (anche se a Roma da ministro firmò per il nucleare) e ora non li difende dal cemento? Come potremmo continuare a definire i nostri prodotti come DOC e DOP in una zona ad altissima concentrazione di polveri sottili? Ci chiediamo se non sia possibile uno sviluppo diverso, uno sviluppo sostenibile basato sul rispetto delle nostre vocazioni e del nostro territorio anziché sulla cementificazione diffusa. Gli agricoltori sono strozzati dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dal crollo dei prezzi dei prodotti agricoli alla produzione. Si invoca lo sviluppo di una agricoltura di qualità centrata su prodotti pregiati e ad alto reddito. Le prime colture penalizzate saranno proprio queste; noi Veneti che tanti prodotti di eccellenza abbiamo, dobbiamo ridurre la nostra agricoltura per far spazio a tanto cemento che non servirà allo sviluppo del territorio e che anzi lo impoverirà? Non siamo contrari alle opere pubbliche, alla costruzione delle strade e di quanto serva a migliorare la qualità della vita nostra e di quella dei nostri figli; siamo contrari a questa cementificazione senza senso, non al servizio del territorio, nociva a noi Veneti.
La cementificazione selvaggia ha già prodotto risultati disastrosi per l’equilibrio geologico, culminati con le recenti alluvioni a Vicenza,Verona e Padova. Il piano di opere pubbliche in cantiere è un ulteriore duro colpo alla idrogeologia del nostro delicato territorio con risultati facilmente prevedibili.Anziché spendere miliardi di euro per dannose opere pubbliche di interesse privato, sarebbe necessario cominciare a fare la manutenzione degli alvei dei nostri fiumi, rimettere a posto gli argini, creare dei bacini di contenimento e soprattutto rivedere il nostro sistema viario. Perché Lei e la Sua giunta non valutano, ad esempio, la adozione del progetto Metroland, metropolitana di superficie, che il Trentino ha deciso di adottare per cambiare radicalmente la concezione di spostamento da auto a rotaia? Questo è il futuro sostenibile del Veneto. E’ un futuro possibile, che porta benessere e lavoro senza distruggere la nostra terra. Le chiediamo di riconsiderare le opere che consumano territorio e agricoltura e fermare il piano di diffusa cementificazione del Veneto che ne deturpa le bellezze artistiche e naturali e offende un patrimonio collettivo che abbiamo l’obbligo di preservare anche per le prossime generazioni, coinvolgendo le parti sociali in causa.

Per contatti:
e-mail: ufficiostampa@movimento5stelle-veneto.it

MoVimento 5 Stelle - Veneto

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La lotta contro il mostro di cemento della Pedemontana non è una questione di sinistra, destra, centro, ambientalismo. E' una questione di vita, della nostra vita e del nostro futuro. Esiste un'alternativa: quella di allargare di pochi metri la strada esistente. Esistono, ancora meglio, le alternative del futuro. Sono le autostrade digitali che nei prossimi anni porteranno sempre piu' al telelavoro, alla produzione di merci ordinate via web e costruite in casa, diminuendo in parte anche i trasporti.

In un Veneto, cuore economico d'Europa, che è stato altamente e criminalmente cementificato negli ultimi decenni ci troviamo a rincorrere altre Regioni italiane ed europee sul tema cruciale della banda larga dove si fa ancora troppo poco nonostante le ultime azioni.

Quanto alla cementifazione,non sono bastati i disastri delle alluvioni causate anche dalla cementificazione selvaggia per farci riflettere?

La lotta contro la Pedemontana per favorire alternative meno costose ed impattanti da una parte e piu' tecnologiche dall'altra, è una questione di vita e futuro perchè parla della nostra Terra, dei nostri campi dove c'è la nostra vita, dove ci sono le nostre tradizioni più profonde.

Sacrificare altro terreno agricolo, fondamentale per il futuro, condannare a morte altra terra fertile sotto inutili colate di cemento che diventeranno corsie per portare altri carichi d'inquinamento atmosferico significa non capire che cos'è il Veneto ed il valore profondo che c'è dietro l'agricoltura, la tutela di un albero, di una pianta, del volo o del canto di un uccello, del proliferare di animali e specie vegetali, di un vecchio casolare di campagna che anzichè venir lasciato in stato d'abbandono dovrebbe essere recuperato. C'è qualcosa di piu' della mera tutela ambientale dietro a tutto questo.

Costruire questa Pedemontana significa colpire morte il cuore del Veneto anche perchè limita ulteriormente lo sviluppo di un'agricoltura a "km zero" e di qualità, pensiamo ad esempio ai nostri vini, agli asparagi di Bassano del Grappa.
Colpisce un Mondo dove l'agricoltura per la produzione di cibo avrà una funzione strategica come prevedono studi internazionali. Mentre in Italia si parla di "bunga-bunga" la vera questione è quella di avere terra fertile per produrre prodotti alimentari!

Tutelare il territorio per far vivere la nostra agricoltura e tutto quello che vi ruota attorno significa quindi parlare del futuro delle nostre comunità. Significa sviluppare o preservare altri posti di lavoro a lungo termine con una economia legata al territorio e quindi a tutto quello che ne comporta a livello sociale in positivo. Un'economia che non si chiude con lo sviluppo delle autostrade digitali, anzi! Al contrario di quelle di cemento che portano carichi di morte con i gas di scarico, gas di scarico di una economia del petrolio che rappresenta il passato. Una visione del passato alla quale contrapponiamo una visione per il futuro basata sula vita vera del nostro Veneto e di tutto quello che è ed è stato per millenni e che ora in pochi decenni qualcuno ha deciso di violentare per sempre.

MoVimento 5 Stelle - Veneto

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Il Movimento 5 Stelle della Provincia di Rovigo si unisce alla gioia di quanti amano il Polesine e lo difendono contro la brutalizzazione sempre, purtroppo, più frequente.

La condanna è arrivata il12 gennaio 2011, definitiva.

O meglio, per essere sottili, è arrivato in Cassazione il riconoscimento di responsabilità penale per gli amministratori delegati di Enel Scaroni e Tatò che per i direttori Zanatta e Busatto per emissioni moleste, danneggiamenti e violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico nell’esercizio della centrale termoelettrica a olio combustibile di Polesine Camerine nel Parco del delta del Po Veneto.

La prescrizione, come spesso avviene in Italia, ha spazzato via le pur lievi sanzioni, in altri Paesi. dotati di un’adeguata legislazione a difesa dell’ambiente, quei signori avrebbero rischiato condanne ben più pesanti, ma un principio non è leso: a Polesine Camerini si inquinava sapendo di farlo e i vertici aziendali non hanno messo in atto, chissà se incoscientemente o volontariamente, tutti i dispositivi atti ad evitare che una centrale termoelettrica, per lungo tempo la più grande d’Italia e, negli ultimi anni del suo funzionamento, la maggiormente inquinante d’Italia, potesse produrre emissioni dannose per il territorio e i suoi abitanti.

Ora, per le quantificazione del danno economico tutto è rimandato alla Corte d’Appello di Venezia e i quattro succitati dovranno rispondere in solido, ma, di fatto, viene dichiarato pubblicamente che Enel, in nome del profitto, forse se ne è fregata di tutto e di tutti.

A questo punto, a noi del Movimento 5 Stelle polesano, una domanda sorge spontanea: di un’azienda come Enel ci si può fidare quando propone di costruire centrali a “ carbone pulito” o a “uranio simpatico”?

Forse la sentenza della Corte di Cassazione ci ha fornito la risposta.

Vanni Destro

Movimento 5 Stelle

Rovigo

E’ tempo di finanziaria. Con la crisi economica di questi anni le difficoltà a mantenere in ordine i conti pubblici e nel contempo ad evitare tagli sempre maggiori.
Guardando i talk show di attualità politica in televisione a tutti sarà accaduto di assistere a questo tipo di scena: un ospite avanza una richiesta ad uno dei politici della maggioranza in carica (aumento degli stipendi di un settore, un’opera pubblica, ammortizzatori sociali ecc.) ed il politico di turno, con aria di sufficienza e commiserazione, risponde che la proposta potrebbe anche essere interessante ma ovviamente i soldi non ci sono. Queste motivazioni sarebbero comprensibili se non fosse poi che assistiamo, anno dopo anno, ad un inesorabile aumento del debito pubblico accompagnato da indiscriminati tagli di fondi che nella maggior parte dei casi vanno ad incidere su settori strategici dell’economia, dell’istruzione, della sanità, della cultura causando danni che saranno difficilmente recuperabili in futuro. A questo punto ci si pone la domanda “Ma sarà poi vero che i soldi davvero mancano?”. In particolare colpisce che, di solito, a subire i tagli sono le fasce deboli della popolazione. La pubblica istruzione ad esempio è uno dei comparti strategici che negli ultimi mesi sta subendo i tagli più pesanti, sommati a decenni di sottofinanziamento della scuola e della ricerca, con il risultato di far perdere sempre più competitività all’Italia nei confronti degli altri paesi sviluppati. In molti hanno proposto, in maniera più o meno provocatoria, che a subire i tagli siano gli stipendi dei politici, ma la risposta che i nostri governanti forniscono è che questo taglio avrebbe un effetto irrisorio dato il piccolo (secondo loro) numero di deputati e senatori, mentre un taglio minore su vasti strati della popolazione ha un effetto più rilevante. Ma siamo sicuri che sia così?
Un dato molto interessante è che, mentre in Italia gli stipendi della fascia intermedia della popolazione sono molto bassi mentre quelli dei manager pubblici (da televisione, sanità, ferrovie, compagnie di bandiera, organi di vigilanza ai politici) sono più alti di quelli degli altri paesi. Su questo specifico argomento si può trovare una sostanziosa bibliografia (1, 2, 3, 4) Ma cosa accadrebbe se, per una volta, a subire i tagli non fossero le fasce deboli della popolazione ma gli sprechi veri e le fasce alte? E se si lavorasse veramente ad una riduzione degli sprechi? Diamo per scontato che i compartimenti produttivi non devono essere toccati, sarebbe una follia in tempi di crisi economica. Iniziamo quindi dalla cosa più evidente: l’evasione fiscale. L’incapacità da parte dello Stato di ridurla ci costa circa 120 miliardi di euro l’anno a cui vanno sommati altri 60 miliardi di euro derivanti dalla corruzione. Dato che i due fenomeni sono strettamente collegati una riduzione dell’uno causerebbe un effetto positivo anche sull’altro. Se si riuscisse a ridurre anche solo del 5-10% l’evasione si avrebbero introiti fiscali per 9-18 miliardi di euro, tuttavia poco o nulla è stato fatto in questo campo. Veniamo ora al secondo punto: i costi della politica. In Italia, in rapporto alla popolazione, abbiamo circa il doppio dei parlamentari e dei senatori delle altre democrazie europee. Quanto affermano i politici è falso perché i costi non derivano solamente dai loro stipendi, ma da un numero consistente di altre voci. Una riduzione del numero di politici oltre a diminuire la spesa porterebbe anche alla riduzione delle loro scorte, che ora ci costano approssimativamente 568 milioni di euro l’anno (quasi 3000 agenti) con un ulteriore risparmio di circa 250 milioni di euro. Manteniamo inoltre una flotta di auto blu che, da sola, ci costa circa 120 milioni di euro l’anno. Tagliandola del 50% rimarrebbero nelle casse dello Stato almeno 60 milioni. Infine la richiesta di una riduzione dello stipendio dei politici è più che legittima. Il Presidente degli Stati Uniti guadagna 400 mila dollari l’anno più i benefits, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, porta a casa 320 mila euro lordi l’anno, circa 36 mila euro in più!!! Non sembra che gli stipendi siano rapportati alle responsabilità o alle capacità. Lo stesso vale per manager di enti di vigilanza pubblici, società pubbliche, alti dirigenti e presentatori della televisione di stato, la RAI. Tanto per fare qualche cifra: alcuni di questi ultimi si mettono in tasca 600 mila € l’anno senza neppure avere un incarico preciso, sono decine quelli che superano i 200 mila €. Perché non si pensa di imporre un tetto massimo agli stipendi? O si razionalizza imponendo tagli almeno quelle persone che sono già investite di altri incarichi, altrettanto lautamente remunerati? O, ancora meglio,
non si decide che in tutti questi campi (politica, enti di controllo, manager pubblici, televisione di stato) gli incarichi non debbano per nessun motivo essere cumulabili? Un altro tema scottante: i rimborsi elettorali. La cifra qui si aggira tra i 500 milioni ed il miliardo di euro l’anno, in netto contrasto con il referendum che, pochi anni fa, ha dato la chiara indicazione di tagliare i finanziamenti pubblici ai partiti. L’assurdo è che queste somme sono così elevate che ne viene impiegata solamente una parte! In altri comparti della pubblica amministrazione l’assenza di utilizzo dei fondi pubblici assegnati comporta la loro restituzione, come mai per i rimborsi elettorali non accade? A questo possiamo sommare le spese militari, la sola missione “di pace” in Afganistan ci costa più 675 milioni di euro l'anno, 118 milioni per quella in Libano, 130 milioni per quella in Kossovo. Per l’acquisto di 150 cacciabombarieri sarebbero richiesti 16 miliardi di euro.
Tutte assieme queste voci potrebbero portare ad una diminuzione della spesa pubblica di miliardi di euro. Certo, non sono molti rispetto ai 1838 miliardi del debito pubblico, tuttavia pensate a quante altre voci di denaro sprecato potrebbero essere aggiunte! Bisogna denunciare che se nessuna maggioranza si prenderà mai la responsabilità di contrastare questa situazione tutti i tagli a carico delle persone delle fasce deboli della popolazione saranno inutili, verranno “fagocitati” dagli stipendi di manager, dirigenti, politici e la situazione economica del paese continuerà a peggiorare. Nessuno si illude che si possa facilmente risanare la condizione del nostro paese, ma in primis bisogna evitare che le risorse esistenti siano male utilizzate. E’ possibile poi che nessuno della destra o della sinistra riesca a capire che, prima di andare a ridurre gli stipendi di chi guadagna 1000€ al mese, è necessario togliere a chi guadagna 10mila o 100mila € al mese?
Per me l’unica possibile soluzione è che questa richiesta di eliminazione degli sprechi reali venga dagli strati della popolazione che più patiscono la crisi economica e dalla classe industriale produttiva. Credo che debba essere una richiesta forte, accompagnata da un fermo rifiuto di votare nuovamente l’attuale classe politica che quasi nulla è riuscita a fare per contrastare questa situazione di privilegi.

Stefano Campanaro

MoVimento 5 Stelle - Vicenza

25 Agosto 2010. Mentre due uomini morivano sul posto di lavoro, il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, dal palco del Berghem Fest ad Alzano Lombardo dichiarava: "robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci".
Premesso che la 626 è stata abrogata nell’agosto 2008 e quindi qualcuno dovrebbe riferire al “dipendente” Tremonti di aggiornarsi un attimo, essendo questo argomento il “mio lavoro” mi sento parte in causa.
La 626/94, sostituita appunto nel 2008 dal Testo Unico D.Lgs. 81/08, aveva l’obiettivo, o meglio io l’avevo vista così, di introdurre un Nuovo Approccio e una Nuova Sensibilità in ambito sicurezza sul lavoro.
Poi, però, e queste affermazioni me lo confermano, ho avuto l’impressione che fosse solo un modo per diminuire “i costi sociali” inerenti infortuni, malattie professionali e appunto morti sul lavoro. La sicurezza si identifica in due grossi filoni: Prevenzione e Protezione. Entrambi importanti, certamente, ma, come sentiamo in certi slogan televisivi: “prevenire è meglio che curare”.
La prevenzione è un termine però poco usato nel nostro Paese. Noi arriviamo sempre “dopo” e rattoppiamo leggi, leggine per recuperare “buchi legislativi”. Avrei tantissimi casi da illustrarvi ma non voglio annoiare con riferimenti legislativi.
Vista così la “sicurezza sul lavoro” è un “costo effettivo” per il Datore di Lavoro che inciderà sul prezzo del mercato della merce venduta. Ecco che allora, se evita questo costo, é più competitivo e può vendere la merce a minor costo. La sicurezza diventa appunto una “regola inutile”, un “lusso” (lusso è, appunto, un qualcosa di cui puoi farne a meno); diventa, come dice ancora il dipendente Tremonti “uno zaino pieno di sassi che tu stesso ci hai messo dentro”.
Anche se diminuiti nel 2009 - dati Inail - ci sono stati 1.050 morti sul lavoro: cioè quasi 3 morti al giorno (contando 365 giorni all’anno e non giorni lavorativi). E’ una guerra bella e buona!
Io non posso accettare che si debba morire per lavorare, non posso accettare che nel nostro Paese si pensa solo a proteggere e mai a prevenire (vedi battute: esiste solo la Protezione Civile ma non la Prevenzione Civile).
La sicurezza sul lavoro deve diventare “parte integrante” della vita sociale lavorativa del Datore di Lavoro e dei Dipendenti; perché poi, quando ci casca il “morto” quest’ultimo sarà “solo” la 1051 vittima che andrà nella grossa (oramai purtroppo) “tomba bianca”.
Lavorare sicuri è un nostro diritto
Maurizio Grillitreviso - Movimento Veneto 5 Stelle.

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No Dal Molin

Pedemontana