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Qualche settimana fa il governatore del Veneto Luca Zaia è arrivato in terra bellunese ed ha rispolverato il prolungamento autostradale A27 (che da qualche tempo giaceva in un misterioso silenzio) sostenendo il progetto della famosa Venezia-Monaco. Sono di questi giorni anche i continui tagli al trasporto pubblico ferroviario: la chiusura della biglietteria di Calalzo, la riduzione degli orari della biglietteria di Feltre e la soppressione di ben tredici corse sono gli ultimi episodi di una lunga serie di tagli sconcertanti e in controsenso con le esigenze del nostro territorio.
Purtroppo il bellunese è in buona compagnia dal momento che in tutto il Veneto si stanno portando avanti politiche assurde di mera speculazione finanziaria e cementificatoria del territorio (la nuova Pedemontana, la camionabile tra Venezia e Padova, Veneto City, il Mose di Venezia, tanto per citarne solo alcuni).
Tutte queste “grandi opere” ci vengono spacciate come sviluppo del territorio, ma in realtà sono delle costruzioni vecchie ancor prima di entrare in funzione, oggi riproposte dal solito politico di turno senza alcuna logica e senza tener conto delle ricadute negative che queste avranno sul territorio.
Per dar adito a tutto questo si tagliano i servizi pubblici e ferroviari, gestendoli in malo modo, per avere un alibi a favore degli interessi di pochi e a scapito del cittadino, costretto così ad usare l’auto privata in qualsiasi minimo spostamento.
Il Movimento 5 Stelle è da sempre contrario al prolungamento verso nord della A27 (leggi qui le motivazioni), nella convinzione sia necessario - oggi più che mai - sostenere una progettualità sempre più spinta verso la scelta di trasporti pubblici, specialmente su rotaia.
Un’azione strategica per dare nuova linfa al trasporto pubblico bellunese è quella di ricreare il collegamento ferroviario Calalzo-Cortina-Dobbiaco, chiuso il 17 maggio 1964 quando l’ultimo treno partì da Cortina per Calalzo. Ripristinare quei 65 kilometri di percorso - adeguando la tratta agli standard europei sul modello delle altre ferrovie di montagna, come in Svizzera e in Austria - significherebbe aprire la provincia verso gli amici trentini e oltralpe, anche attraverso il collegamento con la ferrovia della Val Pusteria.
La storia insegna: grazie alla memorabile “Ferrovia delle Dolomiti” Cortina trasse un profondo beneficio in termini di afflusso turistico. Basti pensare che in occasione delle olimpiadi invernali di Cortina del 1956 quel trenino bianco-azzurro riuscì a trasportare 7mila passeggeri al giorno, attraversando vallate dalla natura meravigliosa, località di villeggiatura oggi sempre più trafficate, appassionati di montagna e amanti di sport invernali.
Quel trenino, guardando il traffico automobilistico odierno delle nostre strade provinciali, rappresentava il vero progresso.
Nella visione d’insieme di un piano ferroviario che potrebbe rilanciare turisticamente la provincia, un altro collegamento fondamentale è quello della Venezia-Calalzo: una linea ferroviaria di alta qualità permetterebbe di “vendere” il pacchetto Dolomiti associandolo a quello Venezia. Non ci vuole un genio per capire che le ricadute in termini di presenze, soprattutto straniere, potrebbero essere molto elevate.
Un’altra azione lungimirante, già elaborata agli inizi del secolo scorso e mai realizzata, è quella di creare un collegamento ferroviario fra Feltre e Primolano per mettere in comunicazione la Valbelluna con la Valsugana e la Valbrenta (corridoio con il Trentino e asse ferroviario del Brennero). Si consentirebbe così una connessione strategica fra la tratta Padova/Treviso-Montebelluna-Calalzo con la ferrovia Venezia-Castelfranco-Bassano-Trento e quindi il Brennero. Un percorso di lungo meno di 25 kilometri che avrebbe numerosi effetti benefici sulla circolazione fra le due province (si pensi, ad esempio, ai numerosi studenti bellunesi iscritti all’università di Trento).
Sono queste le valide alternative alla realizzazione di nuove strade in zone caratterizzate da un elevato pregio ambientale e paesaggistico. Il ripristino della Calalzo-Cortina-Dobbiaco e la creazione del collegamento Feltre-Primolano sono due proposte che porterebbero un reale giovamento al territorio bellunese; due sbocchi (uno verso nord, in direzione Dobbiaco e Austria, ed uno verso ovest, in direzione Trentino) che aprirebbero il bellunese alle realtà a noi più vicine.
Per quanto riguarda invece il trasporto su gomma, l’unica opera che possiamo ritenere valida al fine di snellire la circolazione in uscita dalla A27 a Pian di Vedoia è la circonvallazione di Longarone-Castellavazzo, irrisolto punto nero della viabilità bellunese, ultimo tratto critico per il traffico nei giorni di punta poiché è a monte di quel punto che si formano le code chilometriche di cui parlano spesso i telegiornali. Un vero e proprio collo di bottiglia. Ma negli ultimi tempi sembra che i fondi destinati a quest’opera si siano dissolti. La variante di Longarone è sparita perché evidentemente gli interessi che ruotano intorno alla costruzione dell’autostrada (parliamo di miliardi di euro) hanno fatto la magia.
Movimento 5 Stelle Belluno
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Quando i Fatti seguono le Idee
Per questo motivo, tutti gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono consapevoli della profonda rivoluzione che deve coinvolgere l’organizzazione amministrativa del territorio italiano. Il nostro bellissimo Paese non può più permettersi una moltitudine di piccoli organi amministrativi quali i nostri comuni e organi amministrativi intermedi inutili quali sono le provincie italiane e regioni così lontane da sembrare situate a Roma.
L’Italia ha bisogno di unificare i piccoli comuni in realtà amministrative di dimensione maggiore, di eliminare le Province, di legare la Regione al territorio, sia modificando l’assetto istituzionale sia aumentando l’efficienza tecnologica dell’amministrazione pubblica. Questo non significa eliminare i posti di lavoro, ma tagliare le poltrone e i centri di potere intermedi che non servono a nessuno e che rendono macchinoso oltre che costoso ogni iter burocratico.
Pertanto, il Movimento 5 Stelle Belluno non parteciperà con nessuna lista civica alle prossime elezioni amministrative per la Provincia di Belluno. Tutti gli attivisti credono che sia inutile invocare l’eliminazione delle Province come fanno tutti i partiti e poi presentarsi alla spartizione del potere il giorno delle elezioni. Oggi il risparmio conseguente all’eliminazione delle provincie italiane è valutato in 3/4 miliardi di euro, per questo il Movimento 5 Stelle Belluno non si presenta alle elezioni della Provincia perché solo chi decide di seguire con i fatti le proprie idee può essere d’esempio.
Movimento 5 Stelle Belluno
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Il 9 ottobre 1963, alle ore 22.39, una frana di 270 milioni di metri cubi di terra cade nel bacino idroelettrico della diga del Vajont, provocandone la fuoriuscita dell’acqua lungo le sponde del lago e nella vallata sottostante. L’intero paese di Longarone (BL) e le sue frazioni vengono rase al suolo dalla furia delle acque. La vita di duemila persone viene annientata in pochi minuti. Si tratta del più grande disastro ambientale mai provocato dall’uomo. Dopo Caporetto, il Vajont è la più grande tragedia italiana del dopoguerra. E tutto era ampiamente previsto diversi anni prima. “Tutti sapevano, nessuno si mosse”.
A quarantotto anni di distanza i comuni di Longarone, Castellavazzo e Erto-Casso (le comunità disastrate) firmano un accordo con il privato (la En&En spa) per costruire una centralina idroelettrica sul torrente della tragedia e ricavarne energia. Al privato spetterà il 40% degli introiti, mentre il restante 60% verrà suddiviso nei tre comuni partecipi. Un introito annuale di circa 300mila euro per ogni cassa comunale.
Mi interessa. Da anni seguo le vicende del Vajont, dal giorno in cui - tredicenne - i miei mi portarono a vedere la diga. Da allora la mia “passione” per il Vajont è cresciuta su libri e saggi, nei documentari, col monologo di Paolini e il film di Martinelli, fra articoli di stampa locale e informazioni reperite su internet. Una costante “auto-informazione” (sui banchi di scuola, purtroppo, del Vajont non si parla, nemmeno qui nel bellunese), i primi contatti con quel di Longarone e qualche lettera alla stampa. L’ultima di queste proprio sulla nuova centralina. Una questione che “puzza” e non poco. Non resta dunque che informarmi, approfondire la vicenda e il contesto in cui viene maturando. L’idea è quella di un piccolo “reportage”, per capire, far capire, ma - anche solo - informare, far conoscere, perché è giusto che se ne parli.
Breve reportage di una vicenda che offende passato e memoria, in un Paese dove il corso della Storia non ha insegnato nulla. Leggi il reportage completo
MoVimento 5 Stelle Belluno

Il coraggio di pochi che diventa la bellissima realtà per molti: risparmio economico, posti di lavoro, preservazione del territorio, buona amministrazione. Ponte nelle Alpi, comune bellunese di 8.500 abitanti, ospita il modello più efficiente di gestione rifiuti dell'intera penisola. Il futuro di questa comunità era segnato da una mega discarica da un milione di metri cubi e da un cementificio, fino a quando non è arrivato Ezio Orzes. Con lui Ponte nelle Alpi ha saputo trasformare i problemi ambientali in una grande opportunità di riscatto per la comunità.
Sui tetti delle scuole spuntano impianti fotovoltaici, le mamme si scambiano vestitini e giocattoli per i figli, l’amministrazione con altri comuni coordina gruppi di acquisto di impianti fotovoltaici ed interventi di risparmio energetico per cittadini e piccole imprese e i rifiuti diventano materiali che si vendono riducendo i costi del servizio. Straordinario? No, solo una comunità civile che vuole guardare al futuro con un po’ di partecipazione, di speranza e di gioia!
Report, la nota trasmissione di Rai 3, ne ha raccontato il "caso".

Il “bonus” sforamenti e' ormai terminato. Sa legge consente un numero massimo di 33 sforamenti annuali, in soli due mesi e mezzo la citta' di Feltre ha superato il limite per ben 32 volte. Tradotto significa che in questi 72 giorni abbiamo respirato aria “scadente” e “pessima” una giornata si' e una no.
I dati registrati dalla centralina Arpav sono allarmanti. Le polveri sottili hanno raggiunto picchi di valore quasi tre volte superiori al limite di legge (50 mg/mc). La tregua successiva all’incendio del San Mauro (che per due giorni ha fatto innalzare i valori di PM10 sino a 144 mg/mc) e' gia' finita e negli ultimi quattro giorni i valori sono balzati alle stelle (dai 54 ai 123 mg/mc).
Ora, sappiamo che l’innalzamento dei livelli di polveri sottili e' tipico del periodo invernale. Ma non possiamo aspettare che sia sempre e solo la pioggia (come sta accadendo in queste ore) a contrastare questo pericolo per la salute dei cittadini. E questi dati dovrebbero portare i nostri amministratori ad una profonda riflessione sul fenomeno. I cittadini di Feltre chiedono vere risposte al Sindaco, diretto responsabile della salute pubblica; non comunicati e bollettini pieni di faccine sorridenti.
Tutti siamo coscienti di come Feltre viva in una conca senza ricambio d’aria, con conseguenti elevati problemi di inversione termica e di ristagno delle polveri. Ma e' venuto il tempo che chi amministra Feltre si occupi veramente della salute dei suoi cittadini e attui delle azioni concrete, anche insieme agli altri Comuni, volte a ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera.
Il blocco dei veicoli “euro zero” in centro citta' (autobus esclusi) serve ben poco a migliorare la qualita' dell’aria che respiriamo e i dati lo confermano. Piuttosto sembra un’operazione di facciata, un tentativo di auto-tutela contro chi evidenzia da tempo l’immobilita' politica dell’amministrazione su questo tema. E il dirottamento dei camion lungo le arterie periferiche della citta' “allevia” solo parzialmente il fenomeno.
Cio' che occorre fare, e subito, e' ridurre drasticamente il numero delle auto circolanti in citta' , creando una mobilita' alternativa efficiente che punti sui mezzi pubblici. Servono vere politiche volte ad incentivare anche l’uso delle bici, sul modello delle capitali nord-europee. Chi oggi sceglie le due ruote, “grazie” a inverosimili percorsi ciclabili, rischia ogni giorno la vita. E ancora, e' necessario monitorare attentamente e costantemente tutti gli insediamenti industriali presenti sul nostro territorio, in modo da avere un riscontro di quali siano le fabbriche e le industrie potenzialmente piu' pericolose per la salute dei cittadini. Quale di questi provvedimenti stanno attuando i nostri amministratori? Questo e' l’unico futuro possibile per salvare la nostra salute e per restituire benessere e serenita' ai feltrini e non solo.
Certo non e' un passo semplice; serve un importante cambio di mentalita' . Ma se i nostri amministratori saranno i primi a dare il buon esempio, a ruota li seguiranno i cittadini.
Non c’e' alternativa: chiunque governera' la citta' dopo le prossime elezioni dovra' andare in questa direzione. Il Movimento 5 Stelle di Feltre e' pronto al confronto e continuera' a dare battaglia su questi temi.
MoVimento 5 Stelle - FELTRE (BL)
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Una megacentrale termoelettrica a biomasse, al lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro, 365 giorni l’anno, situata a poche centinaia di metri dal centro del paese di Trichiana (BL). Il progetto - presentato da una ditta privata pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge regionale che blocca la realizzazione di questo tipo di impianti - prevede lo sviluppo di una potenza di 5,2 MW termici e 1 MW elettrico bruciando biomassa legnosa per l’equivalente di circa 150.000 quintali di legna l’anno (pari al consumo annuo di legna di circa 3.000 famiglie bellunesi).
I cittadini temono pesanti conseguenze sul paese di Trichiana, sull’intera Valbelluna e sul Feltrino, e per questo si appellano agli organi competenti affinchè non venga concessa la costruzione dell’impianto, tenendo soprattutto conto della direttiva dell’Unione Europea 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria ambientale (fra gli obbiettivi, anche quello di “mantenere la qualità dell’aria ambientale, laddove è buona, e migliorarlo negli altri casi“).
Sono numerosi i motivi per dire no alla megacentrale a biomassa di Trichiana:
1. come dimostrato da numerosi studi scientifici, la centrale a biomassa produce elementi inquinanti come diossine, PM10 e benzo(a)pirene, tutti causa di tumori e patologie dell’apparato respiratorio e cardio-circolatorio;
2. in Valbelluna e nel Feltrino si verificano già numerosi superamenti del livello di PM10 e benzo(a)pirene rilevati dalle autorità competenti con gravi problemi di inquinamento;
3. la realizzazione della centrale andrebbe ad aggravare la situazione in termini di salute della nostra provincia, area purtroppo già ad alta incidenza tumorale;
4. Trichiana è già servita dal metano, combustibile molto meno inquinante rispetto a quelli bruciati nella centrale termoelettrica;
5. a causa del trasporto del legname vi sarà un aumento del traffico pesante sulle strade che produrrà ulteriore inquinamento;
6. l’inquinamento, oltre ad essere respirato dalla popolazione, si potrà depositare sui nostri orti e terreni compromettendo la qualità delle produzioni agricole e potrebbe bloccare lo sviluppo turistico del nostro territorio;
7. le abitazioni e i terreni del paese potranno subire una seria riduzione di valore;
8. la costruzione della centrale non ridurrà i costi della bolletta elettrica delle singole famiglie;
9. viste le grandi quantità di legname utilizzate per questa centrale, questo potrebbe essere importato dall’estero con gli ulteriori rischi connessi.
E’ questo il futuro che vogliamo per la Valbelluna? (Per mettersi in contatto con il gruppo di cittadini contro la centrale, scrivere a trichiananocentrale@gmail.com)

Sullo sfondo il lago artificiale di Busche, un bacino fluviale e lacustre di 49 ettari caratterizzato da rive rocciose e ghiaiose, di vegetazione ripariale ricca di salici, pioppi, ontano, con pregevoli tratti di canneto e una grande varietà di pesci e piante acquatiche. Insomma, una ricchezza di biodiversità ed un’importante oasi di rifugio e di sosta per l’avifauna, tant’è che il lago ricade sotto Zona a Protezione Speciale, è Sito di Interesse Comunitario, configura nell’elenco delle zone umide d’interesse internazionale (convenzione di Ramsar, 1976) ed è sottoposta a vincoli di natura idraulica e idrogeologica, perché area di esondazione ed espansione delle acque del fiume Piave, e di natura paesaggistica per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Un posto ideale per una torre destinata alla produzione di bitume!!
A pochi metri dal lago, nell’ex area Merotto, sta crescendo in questi giorni l’imponente torre asfalti Ascon alta 33 metri, per un impianto industriale (circa tre volte più grande di quello già esistente) classificato come “insalubre di prima classe”, destinato alla produzione di conglomerato bituminoso e predisposto al riciclaggio degli asfalti stessi.
Sono non poco preoccupati gli abitanti della zona di Busche che da mesi, invano, chiedono alle istituzioni lumi su questa faccenda. Com’è possibile autorizzare un tale impianto in una zona così particolare dal punto di vista avifaunistico, idrogeologico e turistico? E soprattutto quali sono le ricadute sul territorio che comporterà l’ampliamento dell’impianto e l’innalzamento della torre?
I cittadini - con i quali il Movimento 5 Stelle si era incontrato ad ottobre - sono particolarmente allarmati e promettono battaglia: «Difficile affermare che si tratti di un intervento migliorativo o di una riqualificazione ambientale! Con questo nuovo impianto si avrà un incremento sproporzionato di traffico, di rumori e soprattutto di emissioni in atmosfera. È un intervento non giustificato, esclusivamente a beneficio del privato, la bellunese Ascon
Srl». L’aspetto sul quale i cittadini hanno dibattuto a lungo è la mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale, «non necessaria» secondo gli enti locali, fondamentale secondo i cittadini: «Un sifatto progetto avrebbe presupposto un nuovo iter approvativo per verificare quali conseguenze di natura idraulica, idrogeologica ed ambientale potesse produrre nel territorio, ma ciò non è accaduto».
In comune a Cesiomaggiore il sindaco, nella convinzione di avere le mani legate, tenta di portare a casa il salvabile: «Ci sono dei poteri forti che hanno avuto il sopravvento, forse negli uffici dove si fanno le leggi. Certamente non qui in comune».
Sebbene in municipio tutto sia definito regolare, i dubbi però rimangono. E gli abitanti della zona non si rassegnano (segui la vicenda sul gruppo facebook “NoTorreBusche”).
Movimento 5 Stelle Belluno
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Evidentemente, dopo quarantasette anni da quella tragica notte, la lezione non è bastata.
Non è bastata la falsità della Sade e la complicità degli organi statali. Non è bastata l’arroganza degli uomini che allora portarono alla catastrofe il 9 ottobre 1963. Non è bastata nemmeno la compravendita delle licenze dopo il disastro, il miracolo economico della legge Vajont, i grossi industriali e le loro speculazioni, le ignobili pene inflitte ai colpevoli, il mancato sostegno morale per i sopravvissuti, la diversa ricostruzione dei paesi disastrati, la verità insabbiata per anni nell’oblio e le ruspe sopra i morti nel cimitero rivoltato come un calzino. Forse nulla di tutto questo ci ha fatto capire i profondi valori che si celano dietro la parola “Vajont”.
A cosa è servito istituire la giornata della memoria delle vittime dei disastri industriali e ricordare ogni anno quei duemila morti, quando poi si decide di riutilizzare le acque del Vajont a scopo idroelettrico?
Con le carte già in mano (ovviamente la questione morale è un “surplus” eventuale, l’ultimo dei problemi), ci hanno rassicurato sul fatto che il progetto della centralina «non interferisce nel bacino del Vajont, né reca turbative di carattere ambientale». Poi ci hanno detto il motivo di questa nuova centralina: «Visti i continui tagli alle amministrazioni locali, la centralina ci consentirà di avere risorse».
Ecco! Oggi come allora gli stessi interessi: certo più contenuti, manovrati per scopi forse ben più nobili di allora, ma in fondo parliamo sempre di “schéi”. Soldi, maledetti, che fanno gola a molti, ed una cordata di imprenditori, fra cui la nota En&En, pronti a mettere le mani su quell’acqua.
Cosa non è disposto a fare l’uomo per l’odore del denaro? I comuni italiani, pur di far cassa per coprire debiti e bilanci in rosso, stanno facendo qualsiasi cosa. Spesso svendono il proprio patrimonio storico e artistico. Qui si vuole svendere per qualche soldo la memoria di questa valle e di un importante pezzo di storia italiana, così pure la propria coscienza e la consapevolezza di essere cittadini del dopo Vajont, di vivere e di camminare ogni giorno sul teatro di quella “tragedia greca”. Si vuole svendere il proprio passato, che poi è anche il futuro delle generazioni che verranno.
Coloro che, anche solamente, pensano a queste idee dovrebbe vergognarsi. E noi tutti dovremo indignarci per tale oltraggio alla memoria. Non solo per quelle duemila vittime innocenti, ma per tutto ciò che il Vajont è stato, è e sarà . Forse tutto questo alcuni amministratori non l’hanno ancora capito.
Il teatro di quella tragedia, che forse troppo spesso dimentichiamo essere stata causata dall’uomo, ha un valore simbolico imprescindibile, preponderante ed invalicabile da qualsiasi idea di sfruttamento delle acque del Vajont. Perché, invece, sindaci e amministratori non si attivano per impedire ogni possibile futuro utilizzo idroelettrico di quell’acqua?
Meditate gente. Meditate. Perché sulla memoria del Vajont non si scherza.
Riccardo Sartor
MoVimento 5 Stelle - FELTRE
Tra la metà degli anni 60 e in izio anni 70 il Cadore viveva l'inizio di uno sviluppo economico nel settore dell' occhialeria che per 30 anni ha portato una sicurezza economica di tutto rispetto.L'industria era fiorente ,c'èra ancora una realtà agricola che permetteva ancora qualche guadagno,e il turismo estivo animava le nostre valli,poi pian piano con l' avvento dell' industria la gente iniziò a lasciare i campi e l'allevamento di bestiame per andare a lavorare nelle fabbriche dove la comodità dell' orario di lavoro e il guadagno più cospicuo facevano da traino cosìchè negli anni l' agricoltura andò scomparendo seguita a ruota dal turismo.Tutti lavoravano nell'industria dell' occhialeria unica fonte di risorsa rimasta sul territorio trascurando tutto quello che li circondava e non pensando che un giorno tutto questo potesse finire fino ad arrivare ai giorni nostri,in cui ci troviamo a fare i conti con la dura realtà dei fatti,ora dopo 50 anni di politiche industriali sbagliate dove ognuno ha badato ai propri interessi e profitti invece di tutelare l'economia del territorio e i suoi abitanti complice l' immobilità delle istituzioni .Non bastasse dopo esserci lasciati depredare di quanto era possibile(Agricoltura,Turismo,Industria)oltre al danno vogliamo prenderci anche la beffa?.E'di queste settimane la notizia dell' esclusione dalla tutela del Made in Italy argomento molto discusso negli anni dell' unico prodotto moda cioè l'occhiale,tutto questo a vantaggio di pochi che hanno costruito i loro imperi altrove potendo usufruire del marchio a piacimento e a scapito delle piccole imprese che tuttora stanno faticando non poco per soppravvivere. Alla luce di tutto questo chiedo alle istituzioni locali vogliamo una buona volta riscattarci e prendere posizione per la tutela del territorio e i suoi abitanti?che hanno dato molto negli anni per la loro provincia ma non sono stati ricambiati con la stessa moneta, vogliamo dare un segnale chiaro e forte in difesa dei più deboli cioè i cittadini.
Marengon Adriano
Movimento 5 stelle Belluno-Cadore
A pochi giorni dal via libera all'ampliamento dell'impianto ex-Merotto a Pez di Busche, con la costruzione di una torre alta 33 metri per la produzione di asfalti, interviene il MoVimento Cinque Stelle di Belluno-Feltre, reduce da un incontro con alcuni cittadini di Pez che si oppongono al progetto.
"I cittadini non sono stati interpellati, ma sono venuti a conoscenza del progetto solo durante una presentazione pubblica, segno di un’evidente mancanza di trasparenza da parte degli organi competenti e di un fallito coinvolgimento della popolazione locale" dicono i portavoce del Movimento, che lanciano poi una critica a tutti i politici: "Nessuno si è mai mosso con una visione a 360° per fare un completo ragionamento sull’impianto, sulla sua collocazione e sulle conseguenze di un eventuale ampliamento. Chi di dovere si è semplicemente barricato dietro il beneplacito della Sovrintendenza, aggirata dall’arroganza del privato e del suo potere economico". "È qui che entra in gioco il ruolo della politica. Bisogna che gli amministratori locali prendano in mano la questione e la esaminino in un’ottica futura: se questo impianto nuoce alla salute dei cittadini bisogna trovare una soluzione concreta".
Il Movimento sottolinea il problema di fondo: "A detta dei residenti, sono ben quarant’anni che la torre (tutt’ora fuorilegge) produce inquinamento, polveri e rumori, in una zona demaniale data in concessione idrica, Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale, nei pressi di un lago che è passaggio di rotte di migrazione dell’avifauna, habitat idoneo per la conservazione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori. Una zona splendida dal punto di vista ambientale, dove tutti i progetti che hanno incidenze significative devono essere assoggettati alla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale". E quindi le considerazioni sul progetto: "Su questo sito si innalzerà un’impattante torre di 33 metri destinata alla produzione di bitume (produzione tre volte superiore rispetto all’attuale), con uno sproporzionato incremento di traffico e conseguenti rumori, ma soprattutto con un ragionevole aumento di emissioni (per le quali, a detta dei cittadini, mancano ancora dati certi). Non verrà nemmeno creato nessun nuovo posto di lavoro, quindi si tratterà di un ampliamento esclusivamente a beneficio del privato, l’Ascon, società gestita dai più grossi asfaltatori della provincia".
"Se spostare l’impianto in un sito alternativo, come richiesto inizialmente dai cittadini, non è possibile, si ragioni almeno sui vecchi progetti di riqualificazione e mitigazione ambientale dell’area, a detta dei cittadini stralciati. Sarebbe indispensabile la messa a norma dell’impianto, un controllo serrato delle emissioni in aria, l’obbligo a mantenere il deposito degli inerti solo temporaneamente e con cumuli di altezza non superiore ai cinque metri. Inoltre sarebbe interessante un eventuale modifica e spostamento della viabilità verso Santa Giustina, il frequente passaggio di spazzatrici e l’utilizzo di irrigatori per evitare la dispersione in aria delle polveri, al fine di permettere ai residenti di convivere con l’impianto".
"Ma la nostra domanda sostanziale è questa: perché concedere al privato di triplicare la produzione? E perché il privato ha già l’impianto pronto per la messa in opera, nonostante il procedimento legislativo e burocratico non sia ancora giunto a conclusione?"
"Inoltre, è una coincidenza il fatto che venga richiesto questo ampliamento di produzione nel stesso momento in cui viene presentato anche il progetto per la centrale di Busche? Ricordiamo infatti che il materiale proveniente dalla galleria di 11 chilometri (circa 600mila metri cubi di roccia) verrà stoccato proprio nell’impianto ex Merotto di Pez, con un transito di circa 140mila camion in quattro anni (uno ogni dieci minuti). C’è forse una connessione di guadagni in questo?
Riccardo Sartor Movimento 5 Stelle Belluno
26.12.11 14:20



