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Il MoVimento 5 stelle di Bassano sul grappa appoggia il comitato di difesa della salute di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa che hanno preparato un video-documentario sulla storia (non ancora terminata) della Ex-Galvanica Tricom di Tezze sul brenta. I proventi delle offerte raccolte dalla distribuzione dei CD saranno utilizzati per aiutare nele spese legali i famigliari delle vittime.
La Tricom Galvanica è un’industria che, dal 1971 al 2003, ha inquinato l’ambiente e le falde acquifere a sud di Bassano del Grappa, sversando nel territorio le sostanze residue della lavorazione (cromo, nickel, cianuri), ed ha causato il decesso di numerosi operai costretti a lavorare in condizioni allucinanti. Il 24 maggio dopo numerosi tentativi di archiviazione è arrivata la sentenza: tutti assolti i dirigenti, perché “il fatto non sussiste”. E’ questa vergognosa sentenza che ha scatenato le proteste da parte dei lavoratori presenti al presidio di solidarietà con le vittime e i loro familiari. E’ inaccettabile che, a fronte di una sentenza vergognosa di assoluzione dei padroni responsabili di morti di lavoro e di avvelenamento ambientale, siano processati coloro che per anni hanno sostenuto le giuste richieste di giustizia da parte dei famigliari delle vittime. La manifestazione, indetta dai comitati di Tezze sul Brenta/Bassano del Grappa e di Sesto San Giovanni ha visto anche la nutrita partecipazione di comitati e lavoratori del Trentino. Il processo è stato rinviato a lunedì 12 marzo 2012, alle ore 15.
Oggi e sempre a fianco di chi lotta contro l’ingiustizia, con i nostri compagni denunciati, perché vogliamo LAVORARE PER VIVERE E NON PER MORIRE.
Già molte volte ho scritto dell'inquinamento da cromo esavalente prodotto dalla ex-Galvanica che ha subito Tezze sul Brenta ma che
interessa tutto il Veneto.
In breve questo inquinamento ha inizio negli anni '70, nei primi anni '80 vi sono stati i primi primi rinvii a giudizio, senza seguito, di
alcuni dirigenti della ditta da parte del tribunale di Bassano del Grappa (VI), ma solamente nel 2006 presso il tribunale di Cittadella
(paese che si trova nella vicina provincia di Padova), interessato dall'inquinamento in quanto vari pozzi attingevano l'acqua inquinata,
si è completato un processo (iniziato nel 2003) con una sentenza di colpevolezza per avvelenamento del territorio, con una pena
detentiva nei confronti del titolare della ditta di 2 anni e 6 mesi, abbonata dall'indulto e una pena pecuniaria di 2 milioni 250 mila
euro, mai pagati in quanto il reo risulta nullatenente.
Dal 2006 viene richiesto alla procura di Bassano del Grappa di procedere con delle indagini per appurare cause e responsabilità
delle numerose morti da tumore (oltre 20 quelle conosciute) avvenute tra gli operai della ditta che sono state appurate durante il
procedimento.
Le indagini per far partire il processo, richiesto da alcuni famigliari delle vittime, vengono rallentate e ostacolate in vari modi,
finché nel nel 2009 e nel 2010, nonostante le caterve di documenti comprovanti che il cromo esavalente è un sicuro cancerogeno
ma sopratutto che le condizioni lavorative all'interno della fabbrica erano a dir poco simili ad un inferno dantesco pieno di vapori
venefici senza protezioni, vi sono state due richieste di archiviazione del processo che il comitato di difesa della salute di Tezze sul
Brenta, assieme ad alcuni famigliari delle vittime è riuscito a far respingere.
Finalmente si riesce a far partire il processo, a porte chiuse e con rito abbreviato (in caso di condanna la pena viene ridotta), ma
vengono richieste ulteriori, inutili, indagini che fanno avvicinare la prescrizione dei reati, ma che comunque comprovano ancora una
volta ciò che già si conosce.
Nel frattempo si conclude anche un processo civile, avviato da alcuni famigliari delle vittime nei confronti di alcuni dirigenti
della ditta, con una sentenza che conferma ancora una volta le condizioni di lavoro che ci furono a dir poco precarie, tale processo
ha condannato al pagamento di una ammenda di 800 mila euro, tale ammenda non verrà pagata, in quanto i colpevoli risultano
nullatenenti.
Il 24 Maggio 2011 a Bassano del Grappa viene emesso il verdetto vergognoso di primo grado: “il fatto non sussiste”, attribuendo le
numerose morti tra i lavoratori dovute al fumo di sigaretta, una sentenza che ha fatto esplodere la rabbia dei famigliari e del comitato
che per ogni udienza presidiava la sede del tribunale.
Tale rabbia è stata espressa con slogan e lanci di uova.
Nel giro di 7 mesi il tribunale di Bassano del Grappa avvia una pratica contro alcuni componenti del comitato per ingiurie e
imbrattamento, facendo avviare un processo presso il tribunale di Trento che inizierà il 12 dicembre 2011.
La cronistoria completa la si può trovare al seguente indirizzo:
http://digilander.libero.it/salute.tezze/cronistoria_2011.pdf
Il comitato sarà presente innanzi al tribunale di Trento per far conoscere la storia di Tezze sul Brenta, dell'inquinamento prodotto e
delle morti che ha causato.
Invitiamo chiunque ad essere presente con noi il 12 dicembre alle ore 9:00 presso il tribunale di Trento in largo Pigarelli, 1.
Emanuele Bonin
MoVimento 5 Stelle - Bassano del Grappa
Comitato di difesa della salute di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa
http://SaluteTezze.Splinder.com
LA REGIONE VENETO E' A SOVRANITA' LIMITATA? GLI AVVOCATI DELLO STATO POSSONO SEGRETARE ATTI DI AMMINISTRAZIONE PUBBLICA?
GUARDATE IL VIDEO DELL'INCONTRO CON IL COMMISSARIO VERNIZZI.
10 NOVEMBRE 2011: FINTA POSA DELLA PRIMA PIETRA DELLA SPV UNA SUPERSTRADA CHE OFFENDE I VENETI E SVUOTA IL LORO PORTAFOGLIO
Il 10 novembre presso il cantiere Sis a Romano d'Ezzelino (VI) verrà simbolicamente posata la prima pietra di una opera tanto controversa e nociva per il territorio come la SPV (Superstrada Pedemontana Veneta)
Una finta posa perché manca ancora in vari punti il progetto esecutivo e soprattutto sono ancora pendenti presso il TAR del Lazio i ricorsi contro la SPV .
Una opera attesa da anni ma che, per come è stata progettata e soprattutto per i costi finanziari, non servirà al Veneto; anzi si configura come una infrastruttura avulsa ai nostri interessi.
Perché?
La Spv, cosi’ come uscita dall’ultimo progetto definitivo, sarà una strada ad altissimo impatto sull'ambiente dato che sarà per 54 dei circa 96 chilometri in trincea e galleria e, soprattutto nella prima parte, modificherà l’assetto idrogeologico della zona senza che sia stata fatta una seria valutazione dell’impatto ambientale. Ricordate le alluvioni dello scorso novembre? Non vorremmo che toccando ulteriormente le falde acquifere e le fragili colline ci ritrovassimo a subire altri disastri per il nostro territorio.
La Spv costerà assai salata ai contribuenti veneti visto che la convenzione economica (a cui peraltro ancora non si è avuto accesso nonostante le ripetute richieste) sembra prevedere che se il passaggio di veicoli sarà mediamente inferiore a 24.000 unità al giorno la Regione Veneto (cioè i contribuenti) ripianerà le perdite di esercizio.
Dato che oggi il traffico a causa della crisi economica è già inferiore a tale cifra, possiamo affermare con certezza che la Regione dovrà mettere mano al portafoglio.
Ci chiediamo come sia giustificabile una tale operazione anche e soprattutto dal punto di vista finanziario .
I nostri politici regionali, soprattutto l'assessore alla mobilità Renato Chisso, ci hanno detto che la SPV sarebbe stata pagata attraverso il project financing, cioè l'apporto di capitale privato, ma di fatto con la clausola sopracitata si pubblicizzano le perdite e si privatizzano i profitti.
Alla faccia della trasparenza e a scapito dei cittadini che oltre a ripianare le perdite dovranno pagare un pedaggio altissimo per utilizzare questa arteria (1 euro ogni 10 kilometri). I veneti pagheranno 2 volte questa strada: con le tasse e con i pedaggi (il costo complessivo di tale opera sarà almeno di 2,5 miliardi di euro)
Ci chiediamo quante cose si potrebbero fare con questi soldi: per esempio si potrebbero sistemare le strade esistenti mettendole in sicurezza, soprattutto la già esistente strada Nuova Gasparona che va da Thiene a Bassano (anche raddoppiandola ove possibile) e si potrebbe magari proseguire il tracciato fino a Spresiano con la costruzione di una strada regionale a scorrimento veloce sul tipo della Nuova Strada Regionale del Santo (che va da Castelfranco a Padova).
Questa operazione costerebbe assai meno dei 2,5 miliardi previsti, risulterebbe molto meno invasiva per il territorio e molto più permeabile al traffico locale, consentendo al tempo stesso di decongestionare il traffico pesante.
Perché allora i nostri amministratori non pensano a questa alternativa? Perchè si trincerano dietro la falsa emergenza traffico per impedire un reale confronto con le amministrazioni locali, utilizzando la legislazione di emergenza e imponendo dall’alto delle scelte disastrose per la nostra collettività a livello finanziario, ambientale, agricolo?
Noi crediamo che la scelta politica di utilizzare il commissario alle grandi opere nasconda la precisa volontà di favorire alcuni grandi interessi e alcune speculazioni a danno del nostro territorio.
Questa strada comporterà la ulteriore cementificazione con opere inutili tipo centri commerciali, uffici, capannoni. Infatti sarà possibile costruire attorno ai 17 caselli per un diametro di 4 chilometri in barba ai piani regolatori locali (in questo caso la regione potrà dare permessi in base all’art 38 del ptrc)
Non è questo il modo forse per favorire sfacciatamente gli interessi dei cementificatori che magari utilizzano denaro di non chiara provenienza? Non è questo forse il modo per favorire la lobby dei cavatori tanto cara a qualche partito?
Non ci prendano in giro con la falsa emergenza e con la strada al servizio del territorio o del traffico internazionale.
Questa strada nasce per servire altri interessi.
I veneti se ne renderanno conto una volta ultimata (se mai lo sarà) questa inutile e costosa opera.
Chiedo all’assessore Chisso , difensore del cemento ad oltranza, quanto costerà la SPV alle casse della nostra Regione, quanto costerà al nostro territorio, al nostro ambiente, al nostro patrimonio artistico, alla nostra agricoltura e infine quanto servirà a decongestionare il traffico locale.
Infine egregio assessore Chisso, perché non cominciamo a potenziare e sviluppare il traffico su rotaia?
Un po’ paradossale che nella nostra regione l’ente che si occupa di ferrovie si chiami VENETOSTRADE.
Crediamo vada ripensata la intera filosofia del trasporto inspirandoci soprattutto a quei paesi che sono anni luce davanti al nostro, tipo Germania e Austria.
Perché cari Chisso, Mincato (presidente della Camera di Commercio di Vicenza ed ex amministratore delegato Eni) invece di fare inutili convegni sulla Valdastico Nord con la provincia autonoma di Trento (che tanto non la vorrà mai) non organizzate un bel convegno sul presente e il futuro del trasporto su rotaia nel Veneto?
Francesco Celotto
Movimento 5 Stelle - Bassano del Grappa
Il Movimento 5 Stelle unitamente al “Comitato Contro gli Abusi Edilizi di Vicenza"
L’Amministrazione comunale di Grumolo delle Abbadesse ha da poco modificato la norma locale che regola le distanze dei nuovi edifici dai corsi d’acqua, dimezzando la fascia di rispetto idrogeologico e privilegiando interessi di natura privatistica in danno dell’interesse pubblico. Una scelta grave soprattutto perché avviene dopo la drammatica esondazione dei corsi d’acqua vicentini, le cui cause sono imputabili alla spinta cementificazione del nostro territorio. Nel 2008 il Consiglio Comunale di Grumolo aveva approvato un Piano di Lottizzazione per la costruzione di alcuni condomini a soli 5 metri di distanza dai corsi d’acqua Riale e Moneghina, in violazione delle distanze minime previste dalla norma statale (R.D. n. 523/1904) e dalla stessa norma comunale che ha adesso modificato. Grumolo è il primo comune del Veneto che riduce a meno di 10 metri la fascia di rispetto dei corsi d’acqua. E’ grottesco lamentarsi dei danni causati dall’alluvione e poi smantellare le norme locali che difendono i corsi d’acqua dalla cementificazione. Una vergognosa scelta politica che dimostra l’assoluta insensibilità verso i temi ambientali da parte dell’Amministrazione comunale di Grumolo. Bisogna annullare avanti al TAR l’illegittima delibera comunale che modifica le norme di rispetto fluviale, prima che altri comuni seguano questo pessimo esempio. Il nostro coordinamento che comprende alcune associazioni e movimenti, Vi chiede un contributo per sostenere i costi del ricorso legale.
Per bonifici: IBAN: IT42P 02008 11800 000101646943
Intestato a: Comitato contro gli abusi edilizi
Indicare nella causale: RICORSO AL TAR corsi d’acqua
Contatti:
http://comitatoabusiedilizi.blogspot.com
http://www.movimento5stelle-vicenza.it
info@movimento5stelle-vicenza.it
La Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) è un’altra di quelle opere devastanti per il territorio (e per le casse della Regione) realizzata con un progetto imposto grazie alla dichiarazione di una fantomatica emergenza di protezione civile nelle città di Vicenza e Treviso. Viene nominato così un commissario straordinario che agisce in deroga alla legislazione vigente (tra cui quella sul controllo degli appalti).
L’emergenza traffico è stata dichiarata senza alcuno effettivo studio del traffico, il quale tra l’altro dalle rilevazioni risulta in calo dal 2007, essenzialmente a causa della crisi economica che ha fatto chiudere moltissime aziende del Nord-Est.
Tra te tante criticità dell’opera una delle più macroscopiche è la mancanza della valutazione di impatto ambientale, demandata al progetto esecutivo, ovvero nella fase in cui si definiscono gli ultimi dettagli del progetto ed in cui è ovviamente impossibile cambiare l’opera quando emergeranno le problematiche ambientali di inquinamento e di rischio idrogeologico. Già oggi Vicenza rischia nuove inondazioni, figuriamoci dopo l’ulteriore impermeabilizzazione del territorio portata dalla SPV e dalle opere accessorie e quando la situazione delle falde sarà devastata dalla realizzazione dell’autostrada.
Alcuni dati indicativi: la SPV e’ lunga 95 Km, attraversa 36 comuni con 17 accessi (caselli) , dal costo di circa 2,5 miliardi di euro (per rendere l’idea, è il valore del nuovo edificato per uso non residenziale nella provincia di Vicenza negli otto anni che vanno dal 2001 al 2007, ovvero in pieno boom edilizio) che i veneti pagheranno tre volte: direttamente con i finanziamenti della regione, con i pedaggi e con il degrado ambientale e delle condizioni di salute.
Non è un’opera al servizio del territorio attraversato, come si è fatto credere, ma un’arteria per traffico a lunga percorrenza. E’ un’opera realizzata in project financing di cui non si conoscono i dettagli della convenzione economica, che più volte i cittadini hanno richiesto per sapere chi paga e quanto si paga la SPV, ma la cui consultazione è stata sempre negata adducendo come motivo che si tratta di un atto pattizio tra il Commissario e la ditta appaltatrice. Peccato che, da quel che si sa, la Regione Veneto intervenga nel progetto con parecchie centinaia di milioni di euro e che si impegni a garantire il pareggio di bilancio; in altre parole se il traffico è inferiore al previsto e la Società concessionaria sarà in perdita, allora la regione sopperirà con soldi pubblici al mancato guadagno. Altro meraviglioso esempio di capitalismo all’italiana.
Ultimo, ma non meno importante, da considerare che attorno ad ogni casello, per un diametro di 4 km, l’articolo 38 del P.T.R.C in adozione, permetterà di costruire ulteriori centri commerciali, direzionali o aree edificabili senza che i comuni interessati possano in qualche modo avere voce in capitolo.
A Bassano del Grappa un numeroso gruppo di cittadini supportati dal MoVimento 5Stelle di Bassano e da quello di Vicenza hanno raccolto firme e presentato in consiglio comunale una proposta di delibera che impegnasse il Comune di Bassano in un ricorso al TAR contro questo progetto della Pedemontana. Ricorso basato sull’illegittimità della nomina del Commissario Straordinario, che se accolto, avrebbe invalidato le decisioni assunte da quest’ultimo e potuto riportare la SPV ad una progettazione conforme agli obblighi della legislazione vigente anziché a quella di emergenza di protezione civile, che non vede nessuna voce in capitolo né alcuna possibilità di controllo dei cittadini su ciò che viene fatto.
A supporto della richiesta di delibera i cittadini firmatari hanno posto al Consiglio Comunale di Bassano del Grappa tredici domande che di seguito riportiamo.
Prima di decidere in merito alla Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), è opportuno porre, ai componenti del Consiglio Comunale di Bassano, alcuni quesiti per verificare la conoscenza in materia, affinché tali decisioni siano ponderate a tutela e reale beneficio dei nostri concittadini.
1) Il Consiglio Comunale è al corrente del fatto che il progetto della SPV non è giustificato in base ad una reale indagine del traffico, non tenendo conto che quest'ultimo è in diminuzione dal 2007?
2) Il Consiglio Comunale è a conoscenza che, assecondando le proposte del Commissario si andrà a sottrarre ai cittadini del comprensorio funzionalità della Gasparona? (superstrada gratuita che collega i paesi da Thiene a Bassano del Grappa)
3) Il Consiglio Comunale è a conoscenza dell'esistenza di una proposta progettuale della SPV che lo stesso consiglio aveva approvato nel 2002, (con Delibera n. 82) che prevede lo sviluppo della Pedemontana nelle vicinanze di Castelfranco laddove è già presente un importante snodo ferroviario e che per la presenza dell'elettrodotto interrato si configura una zona più idonea in quanto già sottoposta a servitù e lontana dal centro abitato?
4) Il Consiglio Comunale è al corrente che la nuova revisione del Piano Europeo dei Trasporti introdurrà forti aumenti tariffari per i veicoli superiori alle 3,5 tonnellate per scoraggiarne la circolazione su gomma, cosa che metterà a dura prova la già fragile sostenibilità economica della SPV?
5) Il Consiglio Comunale è a conoscenza che la convenzione economica su cui si basa la realizzazione della SPV non è mai stata pubblicata, e che anzi è stata secretata ostacolando così l’accesso agli atti da parte dei cittadini, che hanno il diritto di sapere chi paga e quanto si paga questa Superstrada a Pedaggio?
6) Il Consiglio Comunale è a conoscenza che per la SPV non è stata fatta alcuna adeguata valutazione dell’impatto ambientale, acustico e sulla vivibilità per i bassanesi post opera?
7) Il Consiglio Comunale è a conoscenza del fatto che, qualora venga introdotto un pedaggio a pagamento per i cittadini del comprensorio, il traffico si riverserà sulla viabilità dei centri limitrofi?
8) Il Consiglio Comunale è a conoscenza che l'articolo 38 del Piano Territoriale di Coordinamento (PTRC) in adozione da parte del Consiglio Regionale, prevede la possibilità di estendere nel raggio di 2 Km dalla barriera dei caselli ulteriori aree edificabili al fine di soddisfare i futuri progetti strategici della regione, nonostante ciò possa comportare la costruzione di nuove grandi stutture di vendita, come ad esempio le città mercato?
9) Il Consiglio Comunale è a conoscenza delle recenti posizioni assunte dalla Commissione Europea con il nuovo Libro Bianco su mobilità e trasporti (28 marzo 2011) in cui si stabilisce che almeno il 50% delle merci e passeggeri sia su rotaia e che invece l’attuale progetto della SPV è strutturato in modo da rendere alquanto improbabile tale realtà?
10) Il Consiglio Comunale è a conoscenza che dispone di un’occasione irripetibile di contrastare l’attuale progetto della SPV accogliendo la proposta di delibera presentata dai cittadini bassanesi che chiedono al Comune di ricorrere al T.A.R. contro la Superstrada Pedemontana Veneta per riportare il potere decisionale sul proprio territorio e sul proprio futuro ai bassanesi, senza subire supinamente un progetto imposto da un soggetto privato e da un Commissario nominato illegalmente?
11) Il Consiglio Comunale è al corrente che la Corte dei Conti ha recentemente rilevato che è improprio dichiarare lo stato di emergenza (e conseguentemente la nomina di un commissario) per realizzare grandi opere infrastrutturali (come lo sono ad esempio il Passante di Mestre e la SPV), giacché la realizzazione di una infrastruttura non risulta conciliabile con il l’articolo 1 della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2004, che limita la dichiarazione dello stato di emergenza al tempo necessario per operare i “primi interventi” indispensabili a fronteggiare uno stato di calamità?
12) Il Consiglio Comunale è al corrente che la Corte dei Conti chiede di definire puntualmente in sede di progetto preliminare i costi delle opere compensative, sia in senso qualitativo (definendo quali siano) che in senso quantitativo (come oneri economici) dato che il non puntualizzarli può compromettere una gestione trasparente ed oculata dell’opera, influendo significativamente sull’andamento della finanza pubblica?
13) Il Consiglio Comunale, che dovrebbe tutelare l’interesse del cittadino, è a conoscenza che una Sentenza della Corte Costituzionale in data 7 giugno 2011, ha dichiarato illegittimo per gli espropri il criterio dei Valori agricoli medi e che proprio su questo criterio si fonda l’accordo per gli espropri firmato il 10 marzo 2010 dal Commissario Delegato, dall’ass. Renato Chisso, da alcuni rappresentanti di categorie sindacali e dalla ditta esecutrice?
Ascoltate le ragioni dei firmatari il Consiglio Comunale ha respinto la richiesta dei cittadini, impaurito dalla possibilità di perdere qualche ‘compensazione’ gentilmente concessa dal Commissario, come se si potessero in qualche modo compensare i danni irreparabili prodotti da questo assurdo progetto di SPV.
Coloro che hanno scelto questa strada hanno però un nome ed un cognome, e dovranno prima o poi rendere conto ai cittadini del loro comportamento. Incredibile l’intervento del capogruppo PD Fantinato, che si scaglia contro lo strumento della proposta di delibera popolare. Come possono osare i cittadini di pretendere mettere in discussione ciò che per loro decidono i loro infallibili consiglieri comunali !?
Lascia di stucco che tale intervento provenga proprio da un rappresentante di un partito che contiene la parola Democratico nella sua denominazione.
Movimento 5 Stelle Bassano del Gappa
Il Tribunale di Bassano del Grappa (VI), dopo due tentativi di archiviazione, assolve con formula piena “ IL FATTO NON SUSSISTE” due titolari e un direttore, sotto processo per la morte dei lavoratori alla TRICOM GALVANICA di Tezze sul Brenta.
L’alta mortalità alla Tricom, le falde acquifere inquinate da cromo esavalente che sgorgava dalla fabbrica dei veleni, le perizie, la riesumazione delle salme.
Tutto ciò non ha influito minimamente sulla decisione di chiudere gli occhi e mandare assolti i responsabili.
Noi, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa, assieme ai famigliari, siamo sempre stati (e lo siamo tuttora) convinti della causa che ha portato alla morte questi lavoratori; abbiamo visto le foto dei muri impregnati di cromo, le cisterne rattoppate, il fango giallo in cui camminavano gli operai. Abbiamo ascoltato le testimonianze di chi ci ha lavorato o di chi aveva i propri famigliari in quell’inferno.
LORO, COME MOLTI ALTRI IN ITALIA, SONO MORTI DI LAVORO ED I PADRONI SI SONO ARRICCHITI SULLE LORO SPALLE, RISPARMIANDO SULLA SICUREZZA.
Questa sentenza in un periodo di alta mortalità di incidenti sul lavoro e di lavoratori ammalati o deceduti per malattie professionali (solo per amianto sono 4000 vittime all’anno), apre la strada ad un atteggiamento, che vista l’impunità assicurata, sarà sempre più volto a fregarsene della salute dei lavoratori. E non solo.
Le sostanze nocive colpiscono prima i lavoratori e poi il territorio. La sete di profitto colpisce tanti cittadini, che subiscono questa situazione.
C’era la possibilità di celebrare un processo che metteva al centro la tutela dei lavoratori e la sicurezza nei posti di lavoro. Al contrario la sentenza ha affermato ancora una volta, che la giustizia pende sempre dalla parte dei padroni.
La verità noi la conosciamo e forti di questo riteniamo doveroso dare un forte segnale di protesta a questa sentenza. La nostra battaglia per la sicurezza non si ferma qui; va avanti per perseguire rischio zero per chi entra in contatto con sostanze nocive nei posti di lavoro e nei territori.
La rabbia si è espressa davanti al tribunale martedì 24 maggio e mentre impuniti e “a testa alta” gli imputati lasciavano le aule, 9 lavoratori del presidio davanti al tribunale, venivano denunciati. Questa è la loro tanto sbandierata giustizia.
Abbiamo deciso di convocare il
25 giugno 2011
Bassano del Grappa
un corteo che attraversi la città
che dia voce a tutti quei lavoratori e cittadini, comitati e sindacati di base, partiti, che ritengono che non si debba più morire per il lavoro e per ridare forza e dignità ai famigliari, tanto umiliati da queste sentenze.
LA NOSTRA LOTTA E’ LA LOTTA DI TUTTI
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa
Aderisci a quest’appello inviando una mail a Salute.Tezze@libero.it
A Tezze sul Brenta nel 1973 è stata installata una galvanica in una zona in cui era stato
espressamente vietato l'installazione di un impianto industriale del genere, in quanto la zona circostante era prevalentemente ad uso agricolo.
Questa galvanica è rimasta attiva fino al 24 dicembre 2003, giorno in cui ha dichiarato fallimento, ma non ve n'era motivo se non le indagini che stavano avvenendo su di essa.
In tutti questi anni (più di 35) la Tricom PM ha inquinato la falda idrica sottostante che fa parte del Bacino scolante della laguna Veneta ed il Terreno. Si parla di una superficie sui 15 Km quadrati. Tutt'ora il terreno è inquinato (fino a 26 metri di profondità ) e l'acqua che vi passa attraverso si inquina anch'essa, non vi è ancora in atto una bonifica vera e propria, ma solamente un emungimento di quest'acqua, una ripulitura della stessa e quindi un invio alla rete fognaria consortile.
Tra gli operai vi è stato un numero di morti per tumore al polmone 5 volte superiore alla media nazionale. Un processo finito nel 2006 ha condannato il proprietario per inquinamento, il quale comunque ha goduto dell'indulto e pecuniariamente non ha pagato nulla (risulta nullatenente). Attualmente un nuovo processo, il quale ha rischiato più volte l'archiviazione, è partito, questo processo serve a capire cosa abbia ucciso gli operai e di chi è l'eventuale responsabilità .
Naturalmente a queste due domande per noi del comitato non è difficile rispondere, purtroppo alle domande devono rispondere i giudici e in questa storia c'è fin troppa politica di mezzo, basti pensare che nella Galvanica “lavorava” il sindaco in carica per quasi tutto l'arco di tempo in cui essa fu attiva.
Emanuele Bonin
Comitato di difesa del diritto alla salute di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa
MoVomento 5 Stelle - Vicenza
C’è da chiedersi perché la regione Veneto non dica la verità riguardo lo stato di salute della nostra sanità . Non lo dice perché non può permetterselo. Il settore sociale non avrà nemmeno una centesimo di euro in più, altro che milioni, subirà al contrario fortissimi tagli.
Citiamo testualmente “la giunta Zaia è determinata a concedere un aumento solo del 3,8 % delle risorse pagate ai privati della sanità convenzionati, contro la loro richiesta del 17 %. (Fonte Il Giornale di Vicenza - 24/02/2011 pag.8 )
Con questa mossa propagandistica la giunta Zaia vuole far credere di trovare i fondi per il sociale. In realtà questi soldi serviranno a coprire l’enorme buco della sanità Veneta.
Proprio così, non è affatto vero che la sanità Veneta ha un deficit ridotto.
Grazie ai suoi colleghi predecessori e alle scelte contemporanee, la regione Veneto si trova ben tre project financing utilizzati per la costruzione e ristrutturazione di 3 ospedali: Ulss 8, Ulss 4, Ulss 12. La concessione al privato è rispettivamente della durata circa di 27, 24 e 29 anni. Per l’Ulss 12, la costruzione dell’ospedale è già ultimata e risulta in bilancio già un buco di circa duecento milioni di euro (fonte Giornale di Vicenza 26 settembre 2010) mentre per l’Ulss 4 il progetto vedrà il compimento entro l’anno. Ricordiamo che a fronte di uno studio di fattibilità per l’ampliamento dell’ospedale di Santorso (Ulss 4) che prevedeva un costo di circa 60 milioni, la regione ha preferito ignorare questa soluzione per optare il projetct financing.
A fronte di un impegno del privato totale di circa 91 milioni di euro per l’Ulss 8, 78 milioni per l’Ulss 4 e 120 per l’Ulss 12, la regione dovrà corrispondere al concessionario, per la durata sopra descritta, un canone annuo rispettivamente di circa 44 milioni, 30 e 54. (fonte V Commissione Regione Veneto)
La regione Veneto non ha assolutamente svolto nessuno studio a priori sulle ricadute dell’utilizzo del project financing e tutt’oggi si trova a far fronte a canoni per niente “progettati”. Questo purtroppo sono i risultati del malaffare che intreccia rapporti tra aziende e politica.
Ora che la giunta Zaia è dinanzi a questo enorme disavanzo da coprire, piuttosto che prendere in esame i contratti nei suoi articoli capestro che li compongono, e chiederne la risoluzione immediata a favore della Regione, sceglie la strada della rinegoziazione piuttosto che dell’omertà , cercando di trovare i fondi per pagare i canoni annuali.
Queste sono le motivazioni per cui i servizi sociali subiranno pesanti tagli e non soldi in più da investire in servizi. L’assistenza sanitaria, fra i diritti sociali essenziali, la quale assicura al cittadino le prestazioni pubbliche necessarie, anziché esser preservata quale bene pubblico da garantire, viene smantellata pezzo per pezzo per esser venduta ai privati.
A causa di alcuni nostri rappresentanti nonché dipendenti, a dir poco disonesti, a rimetterci saremo ancora una volta noi cittadini, toccati nel vivo nei fabbisogni più importanti e vitali per la nostra società .
Giovanni Baron
MoVimento 5 Stelle - Vicenza
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Sono trascorsi solo pochi mesi dalla grande alluvione che ha segnato il Veneto. A ridosso del disastro molto si è discusso dei problemi legati all’eccessiva antropizzazione del territorio e del ruolo negativo che questa probabilmente ha avuto nel disastro. In quelle settimane tutti i politici erano unanimi nel ritenere essenziale una riduzione della cementificazione del territorio e lo stanziamento di fondi per le opere necessarie a prevenire future alluvioni. Purtroppo però sembra che in Italia alle parole NON seguano MAI i fatti.
Molti saranno rimasti scossi nel vedere come, in una zona a ridosso della statale 246, l’area Koris nei pressi di Trissino, in pochi giorni siano sorti enormi capannoni su un’area di ben 87135 mq, pari ad una dozzina di campi da calcio. Due cose hanno lasciato tutti sconvolti: la rapidità della posa degli enormi pilastri, che è stata completata in un paio di settimane ed il fatto che l’enorme area si trovi a ridosso di una delle aree considerate a maggiore pericolosità nel Veneto per la presenza dello stabilimento chimico Miteni che produce composti come ad esempio erbicidi ed insetticidi. La necessità di mantenere un’area di sicurezza attorno a questa ditta ha richiesto una variazione nel progetto dell’Superstrada Pedemontana Veneta e la deviazione in galleria.
Inoltre l’area si trova in una delle zone a maggiore densità di industrie dell’intero continente europeo e quindi con un livello di cementificazione già elevatissimo, ma nonostante tutto si continua a costruire imperterriti. Inoltre a qualche chilometro da Trissino, nel comune di Castelgomberto, solo un paio di anni fa si è sacrificata una zona estremamente interessante dal punto di vista ambientale (quella delle Poscole) per far posto ad un’altra enorme are industriale. Anche in quell’occasione le proteste dei cittadini sono state molte ma l’opera era ritenuta indispensabile, tanto necessaria che ora a più di due anni dalla realizzazione un gran numero di capannoni industriali giaccioni vuoti con cartelli “vendesi” o “affittasi” ben visibili.
Credo quindi che qualcosa ci stia sfuggendo: “Come mai continuiamo a deturpare il nostro territorio per costruire edifici che spesso si rivelano inutili?”.
Ormai nella nostra regione alcune delle aree più belle sono state completamente distrutte dall’incapacità di gestire il territorio e di organizzare in maniera armonica le aree civili, agricole ed industriali. Recentemente anche il critico d’arte Philippe Daverio ha denunciato il deturpamento della riviera del Brenta con le sue bellissime ville.
Ora, mentre da un lato enormi infrastrutture come la Pedemontana Veneta e la Valdastico Sud, stanno cementificando aree enormi, dall’altra parte sorgono enormi zone industriali come quella in corso di realizzazione a Trissino e altre ancora sono in previsione come il Centro Interscambio merci di Montebello.
Se già ora il nostro territorio è sull’orlo del collasso idrogeologico, come ampiamente dimostrato dall’alluvione di pochi mesi fa, come possono i nostri amministratori pensare di continuare su questa strada senza un piano di regolamentazione? Come possono concedere la realizzazione di zone industriali se quelle che già abbiamo costruito giacciono in uno stato deplorevole con enormi capannoni inutilizzati? E infine come possono pensare di lasciare ai nostri figli un territorio devastato da una moltitudine di prefabbricati in cemento armato inutilizzabili e costruiti senza nessun criterio estetico?
La lotta contro il mostro di cemento della Pedemontana non è una questione di sinistra, destra, centro, ambientalismo. E' una questione di vita, della nostra vita e del nostro futuro. Esiste un'alternativa: quella di allargare di pochi metri la strada esistente. Esistono, ancora meglio, le alternative del futuro. Sono le autostrade digitali che nei prossimi anni porteranno sempre piu' al telelavoro, alla produzione di merci ordinate via web e costruite in casa, diminuendo in parte anche i trasporti.
In un Veneto, cuore economico d'Europa, che è stato altamente e criminalmente cementificato negli ultimi decenni ci troviamo a rincorrere altre Regioni italiane ed europee sul tema cruciale della banda larga dove si fa ancora troppo poco nonostante le ultime azioni.
Quanto alla cementifazione,non sono bastati i disastri delle alluvioni causate anche dalla cementificazione selvaggia per farci riflettere?
La lotta contro la Pedemontana per favorire alternative meno costose ed impattanti da una parte e piu' tecnologiche dall'altra, è una questione di vita e futuro perchè parla della nostra Terra, dei nostri campi dove c'è la nostra vita, dove ci sono le nostre tradizioni più profonde.
Sacrificare altro terreno agricolo, fondamentale per il futuro, condannare a morte altra terra fertile sotto inutili colate di cemento che diventeranno corsie per portare altri carichi d'inquinamento atmosferico significa non capire che cos'è il Veneto ed il valore profondo che c'è dietro l'agricoltura, la tutela di un albero, di una pianta, del volo o del canto di un uccello, del proliferare di animali e specie vegetali, di un vecchio casolare di campagna che anzichè venir lasciato in stato d'abbandono dovrebbe essere recuperato. C'è qualcosa di piu' della mera tutela ambientale dietro a tutto questo.
Costruire questa Pedemontana significa colpire morte il cuore del Veneto anche perchè limita ulteriormente lo sviluppo di un'agricoltura a "km zero" e di qualità , pensiamo ad esempio ai nostri vini, agli asparagi di Bassano del Grappa.
Colpisce un Mondo dove l'agricoltura per la produzione di cibo avrà una funzione strategica come prevedono studi internazionali. Mentre in Italia si parla di "bunga-bunga" la vera questione è quella di avere terra fertile per produrre prodotti alimentari!
Tutelare il territorio per far vivere la nostra agricoltura e tutto quello che vi ruota attorno significa quindi parlare del futuro delle nostre comunità . Significa sviluppare o preservare altri posti di lavoro a lungo termine con una economia legata al territorio e quindi a tutto quello che ne comporta a livello sociale in positivo. Un'economia che non si chiude con lo sviluppo delle autostrade digitali, anzi! Al contrario di quelle di cemento che portano carichi di morte con i gas di scarico, gas di scarico di una economia del petrolio che rappresenta il passato. Una visione del passato alla quale contrapponiamo una visione per il futuro basata sula vita vera del nostro Veneto e di tutto quello che è ed è stato per millenni e che ora in pochi decenni qualcuno ha deciso di violentare per sempre.
MoVimento 5 Stelle - Veneto
17.02.12 08:00



