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Conferenza sull’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europea
(15:29)

Nell’immaginario degli italiani il barcone con gli emigranti africani ha sostituito l’Uomo Nero, il Babau. Centinaia di disperati che rischiano la vita in mare, spesso persone con il diritto di asilo politico. Mentre Maroni guarda alle sponde della Libia, si dimentica che sono entrate in Italia centinaia di migliaia di persone dall’Est. Comunitari in regola, in prevalenza con passaporto rumeno. Nessuno li ha fermati, gli ha chiesto se avevano un lavoro, una casa, un reddito. Abbiamo sfruttato gli onesti e ci siamo disinteressati dei disonesti.
Dal 2007, con l’ingresso della Romania e Bulgaria in Europa, si sono aperti i cancelli. Non dell’Europa, ma dell’Italia. La maggior parte dei Paesi europei adottò la moratoria. Dall’Est si riversarono nell’unico Paese con le frontiere di burro a norma di legge. Come acqua in un imbuto. E’ arrivato di tutto. Nelle carceri italiane la percentuale di detenuti dell’Est è impressionante. L’uomo nero in carcere è merce rara. Il problema. a livello di grandi numeri, non è il delinquente extracomunitario, ma quello comunitario.
L’Italia versa alle casse dell’Europa circa 12/13 miliardi di euro ogni anno, di questi circa otto rientrano da noi. il resto va ai Paesi che hanno maggior bisogno di investimenti. Tra questi, la Romania. In sostanza, le nostre tasse servono ad aiutare i Paesi europei meno sviluppati. Fin qui nessuna obiezione. Però l’Italia è il primo partner commerciale della Romania. 22.000 nostre aziende vi hanno aperto nuove attività o hanno delocalizzato grazie agli incentivi comunitari. Le imprese italiane sono sbarcate all’Est con l’obiettivo di far soldi. Diminuire i costi di produzione, non dover sottostare ai controlli sul lavoro esistenti nel nostro Paese. E, se possibile, usare comunque il marchio Made in Italy. In cambio la Romania ha potuto esportare manodopera a basso costo per l’edilizia, quasi sempre in nero, e liberarsi di migliaia di persone indesiderate. Nessuna moratoria. La Lega non mosse un dito. A onor del vero, neppure gli altri. Chi ci ha guadagnato? Mi viene in mente un solo nome: la Confidustria.
Prodi e la Bonino alla domanda: “Quanti sono stati gli ingressi dalla Romania?” non seppero rispondere.Frattini allora vice presidente della Commissione Europea, oggi ministro degli Esteri, si disse contrario a forme di limitazione dell’entrata di lavoratori bulgari e rumeni in Italia, come avvenne in altri Paesi dell’UE. Abbandoniamo al suo destino chi ha diritto all’asilo politico e spalanchiamo le porte a persone con la fedina penale lunga un chilometro solo perché comunitari. In Italia abbiamo la libera circolazione dei delinquenti, per questo vogliono venire tutti da noi. Respingere chi ha diritto all’asilo politico è un delitto contro l’umanità. Tutto il resto è business.

Testo della conferenza sull’ingresso della Romania e della Bulgaria nella Comunità Europea di Frattini e Bonino all’inizio 2007 (video):
Bonino: Grazie di questa iniziativa. Per prima cosa un calorosissimo benvenuto ai 30 milioni di cittadini e cittadine romeni e bulgari che nei prossimi giorni saranno cittadini europei. Penso che questa, al di là del benvenuto istituzionale dopo il lavoro di questi anni, sia una di quelle giornate che coinvolgono gli uomini e le donne, 30 milioni peraltro. A loro questo grandissimo benvenuto.
Con una avvertenza: so che sono due opinioni pubbliche euroentusiate. Vorrei che contro mille difficoltà che comunque avranno nei prossimi mesi continuassero a rimanerlo. E’ un avvertimento che vorrei che anche le leadership rumena e bulgara rivolgessero alle loro opinioni pubbliche. L’Europa è anche disciplina, capacità di vivere insieme, come nelle grandi famiglie non è tutto rose e fiori. Sarebbe utile che fin d’ora i leader rumeni e bulgari avvertissero la loro opinione pubblica che ci saranno anche decisioni difficili da prendere non immediatamente visibili come positive, penso alla questione dell’Euro. Come sapete, Romania e Bulgaria non hanno avuto la possibilità, dico io fortunatamente, dell’aut-aut dalla regione euro: questo significa un’accelerazione delle riforme economiche che nell’immediato non saranno viste in modo brillante. L’idea è che spetta alla leadership politica nostra e vostra è quella di riuscire a passare il messaggio della visione complessiva per cui noi abbiamo voluto l’allargamento e voi avete voluto entrare. La strada per il paradiso può anche essere accidentata ma ricordiamoci qual è la visione.Due questioni che affronto subito.
Una è la mobilità dei lavoratori, facciamo il panorama complessivo della situazione. I Paesi che esercitano la moratoria sono Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Austria. Dall’altra parte, Polonia, Finlandia, Slovacchia, Estonia e Lettonia hanno rinunciato alla moratoria. Si devono ancora pronunciare Paesi importanti come Italia, Germania e Francia. Il nostro Paese sta valutando la situazione e io credo che tutta una serie di elementi, ivi compreso una visita del ministro Amato, possano essere determinanti per l’assunzione della posizione del Governo italiano; al quale mi premurerò di sottoporre alcuni dati che mi sembrano rilevanti. Il primo è che, per esempio per quanto riguarda i rumeni, gli ultimi dati ufficiali danno 175.000 rumeni in Italia, regolarmente recensiti. Non mi avventuro, ma fate voi. Già basterebbero, ma esiste l’altra area in cui non mi avventuro in termini di quantificazione. Per quanto riguarda i cittadini bulgari, sono 60.000 legalmente. Sto parlando di dati formali, fine 2004.
Infine vorrei segnalare che è da tener presente un dato reso pubblico dalla Fondazione Europea di Dublino: sono il 4% i cittadini che si sono trasferiti all’interno dell’Unione Europea e meno del 3% quelli che si sono trasferiti all’esterno. Per essere chiari, secondo questo rapporto l’emigrazione di massa nell’Europa allargata è letteralmente un mito. Consentitemi di dire che ormai sono vecchia abbastanza per aver visto una serie di allargamenti, da quello Spagna, Portogallo, Grecia ai 10 nuovi membri e infine questo. Tutte le volte è la stessa storia: ci invaderanno. Io mi ricordo nel 1986 c’era il terrore di spagnoli, portoghesi e greci che provenivano da Paesi in via di ristrutturazione, che avrebbero invaso i membri fondatori. Non si è visto niente di tutto ciò, anzi siamo noi che andiamo in Spagna a milioni. Ricordo un giorno che il presidente finlandese che, rispetto ad una parte di opinione pubblica terrorizzata che arrivassero i tedeschi, armi e bagagli, a occupare la ridente Finlandia, disse: “Non si è visto nessuno, tant’è che io volevo vendere case e proprietà ai tedeschi ma non si è presentato nessuno”. Dico che ci sono problemi che vanno governati, ne hanno fatto riferimento il vicepresidente Frattini e il ministro Amato, ma smettiamola col mito dell’invasione. Calmi tutti perché è di tutta evidenza che non sia così. Credo, anzi, che la scarsa mobilità all’interno dell’Unione Europea cominci ad essere definita come uno dei problemi veri. Se guardate uno studio del Sole 24 Ore, è dimostrato che la scarsa mobilità e la scarsa compenetrazione di ingegni è un elemento di freno dell’economia e non l’opposto.I cittadini europei sono molto radicati a casa loro, sono poco mobili, e questo limita la compenetrazione di ingegni. Infine, c’è un dato molto significativo uscito oggi che sperò farà discutere, che è il contributo degli emigrati in Italia che è quasi del 6,1% del pil. Non solo Rumeni e Bulgari, ma dovremmo smetterla di prendere questo come un problema di invasione ma per quello che è: un fenomeno che va governato ma che ha enormi potenzialità reciproche. Ancora, brevemente: è stata sottolineata l’importanza del messaggio politico… è vero, io ho dato dati del 2004 sui rumeni in Italia. Il dato del 2005 è di 287.000, dati Istat. Mi pare che non abbiamo offerto fin’ora problemi particolari, anzi andiamo a vedere i dati del contributo netto al PIL. Una cosa per quanto riguarda la mia competenza di commercio internazionale: noi abbiamo relazioni ottime seppur diverse di interscambio commerciale con la Romania e la Bulgaria: voglio solo segnalare che ultimamente è diventata non delocalizzazione ma presenza di grandi imprese italiane, comprese otto banche. Semmai con l’entrata della Romania possiamo prevedere un flusso delocalizzante in Moldavia.
..L’interscambio con la Bulgaria ha registrato un incremento notevole negli ultimi anni e devo dire che l’attuale flusso di investimenti diretti fa dell’Italia il primo investitore della Bulgaria. Sono due regioni di grandissima commistione, di vera e propria economia quasi comune. Sicché da tutti questi punti di vista ancora un grande benvenuto ai 30 milioni di nuovi cittadini di questa grande famiglia. E’ l’inizio di una seconda tappa di questo lungo percorso. Può darsi che abbia, come tutti i percorsi, momenti accidentati ma se entrambi guardiamo alla visione del perché stiamo insieme questo sarà un esempio molto positivo per altri Paesi e per la stessa Unione Europea.
Grazie al Ministro Bonino.
Sono Julia Sandravista, corrispondente de “I giovani romeni”. Volevo sapere se l’Italia farà come Germania e Inghilterra mettendo la moratoria.
Frattini: Il ministro Bonino poi risponderà per il governo italiano. Io dico: la Commissione Europea ha pubblicato un documento che spiega perché, secondo noi, queste barriere non si dovrebbero porre con gli argomenti cui ha accennato il ministro Bonino e cioè che storicamente l’effetto invasione non c’è stato e in più noi riteniamo che l’area geografica del sud-est europeo, relativamente a Paesi come l’Italia, è di interesse prioritario. Oltre alla ragione generale, non c’è il pericolo d’invasione, c’è anche una ragione specifica. Il mio può essere soltanto un auspicio che la Commissione ha indirizzato a tutti i Paesi Membri.
Bonino: Fermo restando quanto ho detto prima, la novità – ho una nota dettagliata di chi viene per studio, lavoro, lavoro autonomo, subordinato – è che dal 1° gennaio 2007 l’ingresso di romeni e bulgari non sarà più disciplinato dalla Bossi-Fini ma dal p.r. 54 del 2002, testo unico delle disposizioni in materia di circolazione e soggiorno dei cittadini comunitari, con l’eccezione dei lavoratori subordinati qualora il governo italiano prendesse la direzione della moratoria che ha pure delle fattispecie, due anni, cinque, massimo sette. Peraltro ricordo solamente che non c’è niente di più fragile delle decisioni politiche, il che può avere anche un aspetto positivo per me che sono un’intemerata ottimista. Tant’è che avevamo avuto una posizione molto aperta inglese che invece ha improvvisamente deciso in modo diverso. Vediamo se i dati di contiguità reale tra rumeni e bulgari rispetto all’Italia possono far assumere al nostro Paese una posizione o immediatamente più aperta o dopo una fase transitoria molto ridotta.