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Aprire un’impresa in Italia è un’impresa. E’ necessaria una volontà sovrumana ed una certa propensione al masochismo. Lo spiega il rapporto “Doing Business in 2006: Creating jobs” della World Bank e della International Finance Corporation.
Il rapporto confronta i diversi Paesi per l’apertura e la chiusura di una società, l’acquisizione di licenze, l’assunzione di personale, il pagamento delle tasse, la registrazione delle proprietà, l’accesso al credito, le cause legali e la protezione degli investitori. L’Italia nel 2005 era al 70esimo posto. Prima di lei ci sono Panama, le isole Salomon, le isole Tonga, la Colombia e la Mongolia. In questi Paesi la vita è più facile che da noi per chi voglia investire i propri soldi in un’attività e creare lavoro.
Una causa societaria per il rispetto dei propri diritti richiede in Italia in media 1.390 giorni, nel mondo ci batte solo il Guatemala, ma cos’avrà meno di noi? Per importare dei beni sono necessari in media 16 documenti, 10 firme e 38 giorni.
Ma, pur in queste condizioni di imprenditoria estrema gli italiani riescono ad aprire e, ma non sempre, tenere aperte le loro società. Gli italiani all’estero hanno successo perchè devono solo lavorare, non pensare alla burocrazia. Partono temprati da anni di handicap.
Riportate le vostre odissee in questo post per condividere insieme vessazioni e atti di eroismo.

Ps: Il rapporto in lingua inglese è scaricabile gratuitamente