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Che fine ha fatto Lusi, il tesoriere della Margherita, dopo le sue accuse ai vertici della Margherita di aver utilizzato i soldi del finanziamento pubblico? Ricordate? Era l’estate del 2012, da allora l’ex tesoriere è scomparso. Forse è al 41 bis, forse in un istituto di rieducazione per aver attentato all’onore del Pd, forse in un piccolo gulag democratico. Si sa di certo che è ancora in vita, e questo è già un successo. C’è chi si è suicidato per molto meno in carcere. Chi bazzica i partiti sa che i tesorieri eseguono, sono dei passacarte, dei mettifirma, degli impiegati. Sanno quello che fanno, ma non lo decidono loro. Il segretario o i vari caporioni gestiscono i soldi. Il tesoriere è la vittima sacrificale designata. Ai tempi di Mani Pulite finì in galera Paolo Francesco Mattioli, il direttore finanziario della Fiat, la proprietà non fu coinvolta. Il procuratore generale della Corte dei Conti, Angelo Raffaele De Dominicis ha detto sulla condanna al risarcimento di 23 milioni da parte di Lusi: “il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici rappresenta una palese violazione della volontà popolare manifestatasi con il referendum abrogativo del 1993. La Procura ha alzato “il coperchio del pentolone” ricevendo consenso unanime dall’intera opinione pubblica“. I finanziamenti pubblici sono illegali, d’accordo, ma i partiti continuano a prenderli illegalmente e nessuno pone sotto sequestro le loro proprietà come farebbe Equitalia con l’appartamento di un inquilino moroso. I partiti devono restituire fino all’ultimo centesimo dei 2,3 miliardi di finanziamenti illeciti. Cosa c’è nel pentolone dopo averlo scoperchiato? Lusi paga per tutti? Riceve forse qualcosa in cambio? Insieme al risarcimento economico la Procura di Roma ha chiesto per Lusi una condanna a 7 anni e mezzo di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per associazione per delinquere finalizzata a commettere a appropriazioni indebite e per aver calunniato Francesco Rutelli. Il pubblico ministero ha dichiarato nella requisitoria: “È certo che Luigi Lusi, grazie a un’ampia delega, aveva una signoria totale rispetto alla gestione delle spese della Margherita. Solo lui era a conoscenza delle singole operazioni, perché aveva il potere di firma, oltre a Rutelli che non se ne è mai servito. Nella gestione operativa e finanziaria del partito, i politici erano assenti così come superficiali e all’acqua di rose erano le verifiche degli altri organi di controllo, a cominciare dai revisori dei conti“. Se Lusi è colpevole, allora i vertici della Margherita “assenti” cosa sono? E chi erano oltre a Rutelli? Meglio collusi o interdetti? Questo è il problema.