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“L’eredità delle esposizioni universali resta il grande irrisolto in tempi di crisi: che cosa succederà sul milione di metri quadrati al termine della kermesse?Che ne sarà dell’investimento miliardario effettuato coi nostri soldi (di cui noi avremmo fatto volentieri a meno per investire le stesse risorse altrove, per la risoluzione dei reali problemi dell’Italia) alla fine dell’evento?
Expo lo paghiamo noi ben due volte: la prima per costruirlo e la seconda per visitarlo. Sull’inutilità, sulla sua inadeguatezza rispetto ai tempi e alle reali esigenze di un Paese in crisi profonda, sulla sua insostenibilità e sulle negative conseguenze di questo circo abbiamo già detto tanto. Ci aspettiamo e lavoreremo intensamente affinché almeno il post Expo sia qualcosa di utile al territorio e ai cittadini coinvolti. Gli enti decisori ad ora non hanno coinvolto i cittadini interessati o le istituzioni da loro votate e tutto è stato fatto dagli organi esecutivi. Non vorremmo che vengano portati avanti grandi progetti senza chiedere nulla ai cittadini coinvolti dalle conseguenze e senza coinvolgere il Consiglio regionale e milanese.
Una rivoluzionaria e lungimirante attività politica del post Expo prevederebbe un coinvolgimento democratico del territorio tramite gli organi elettivi per produrre un dibattito e una discussione dei fini che si vogliono raggiungere, prima di scrivere i criteri del bando, con scatto solitario da parte della sola Giunta: ecco perché ai primi di luglio abbiamo chiesto un’audizione di Arexpo in Commissione Territorio congiunta a quella Agricoltura, audizione che solleciteremo alla riapertura dei lavori consiliari. Verificheremo i criteri del bando di cui Maroni ha parlato in questi giorni. Riteniamo vergognoso questo scatto solitario a fronte di una richiesta di consiglieri regionali di sentire Arexpo prima della chiusura dei criteri del bando, la non partecipazione dei cittadini alla costruzione di questi primi e fondamentali aspetti è davvero fuori luogo. Vogliamo sapere perché non ci è stato possibile sentire Arexpo in Commissione prima della chiusura del bando. E verificheremo quanto si legge nel sito di Arexpo: che al bando consultivo del 2013 hanno aderito 15 progetti (manifestazioni di interesse) e che tali idee sono state verificate e approfondite dal Comitato di indirizzo di Arexpo sulla base dell’Accordo di Programma approvato nell’agosto 2011. I progetti presentati erano di indirizzo per l’area ma da allora si è sentito parlare solo di “parco tematico” o di “stadio“. Ci viene il dubbio di accordi in corso per favorire il calcio, che tutto sia già stato deciso e che si voglia fare solo un po’ di “fumo democratico” col bando in questione.
Così come avremo occhi puntati alla Commissione valutatrice dei rispondenti al bando indetto e di come verranno considerati i 15 partecipanti al bando consultivo. Il processo di coinvolgimento democratico non è nemmeno iniziato e sembra interessi solo al M5S, eppure rinunciare a questo dibattito significa consegnare le decisioni che contano agli interessi economici di pochi a svantaggio della comunità e rinunciare alla costruzione concettuale di visioni politiche, innanzitutto, per la tutela del territorio, per il suo risanamento, per il recupero del nostro investimento e per il fiorire di progettualità utili per la cittadinanza nel suo insieme. La nostra paura è che queste attuali Giunte, senza una lettura e un dibattito dai territori, non faranno altro che agevolare i soliti nomi, alcuni di loro già coinvolti nell’evento Expo: Ente Fiera, LegaCoop, Cabassi, gruppi della Grande Distribuzione, Caltagirone, le grandi banche, Ligresti, Compagnia delle Opere, Camera di Commercio. Ma Expo non è solo il sito “a pesce“, a Rho. E tra i tanti punti di domanda e le tante incertezze, ci sono già dei punti fermi: dopo Expo in tanti territori rimarranno degli sfregi che nessun post Expo potrà riqualificare. Rimarranno infrastrutture inutili, dannose, costose, come la Bre.Be.Mi, la Rho-Monza, la Pedemontana, la TEEM, solo per citarne alcuni. Rimarranno nuovi centri commerciali costruiti in un territorio saturo oltre ad ogni limite di punti vendita (e non facciamoci prendere in giro da eventuali nomi che richiamerebbero il tema del “nutrire il pianeta“, pur sempre centri di vendita si tratta).
E rimarranno nella memoria di migliaia di cittadini numerose lotte, spreco di energie, di tempo prezioso, di salute persa, per tentare di difendere i propri territori, cercando un dialogo propositivo con istituzioni sorde che hanno sempre e solo detto “No“, anche a fronte di soluzioni alternative più intelligenti ma meno appetibili per pochi grandi interessati.
Il M5S continuerà la sua opera di Fiato sul collo così come è avvenuto per Expo stesso. Non pensino la Giunta maroniana e il comune di Milano (entrambi detengono il 34,67% di Arexpo) o, peggio, Ente Fiera (con il 27,66%) di fare tutto da soli.” I portavoce M5S lombardi in Regione, Parlamento e UE