Condividi

“E’ ormai l’allegoria della precarietà e degli schiavi moderni. Quel luogo di lavoro, cuffiette e microfono, in cui si entra magari con l’idea di avere un part-time che durerà soltanto qualche mese e nel quale poi, invece, si rimane impigliati per anni, invecchiando al telefono con una famiglia alle spalle da mantenere.
Una volta il call center era un lavoretto per giovani in cerca di una paghetta supplementare con cui godersi i divertimenti o magari bisognosi di danaro per mantenersi gli studi. Oggi, al contrario, ci campano laureati di mezza età e intere famiglie. Rispetto ad altri settori, schiacciati dalla concorrenza straniera e dal trasferimento della produzione all’estero, il call center ha resistito per il fattore “lingua italiana”. Nel mondo globalizzato in cui la percentuale di italiani che fuggono all’estero è sempre più elevata (sono il doppio degli stranieri che arrivano), qualcuno che parli italiano si trova. E non fa differenza se non è professionale, se non ha esperienza, se non ti offre il medesimo servizio, la stessa empatia, se tratta dati sensibili come carte di credito e codice fiscale. L’importante è il costo. L’azienda guarda al profitto e se un Paese non è conveniente, si va in un altro.
Se questo ragionamento può valere per le aziende private (che non abbiano ricevuto fondi pubblici nel corso del tempo, sia chiaro), ci si aspetta che un ente pubblico, ossia mantenuto con le tasse di tutti noi, almeno tuteli il lavoro nel territorio. Ci si aspetta che un bando di gara di una pubblica amministrazione escluda il costo del lavoro nell’applicazione del criterio “prezzo più basso“. Ci si aspetta che la gara per l’assegnazione del servizio preveda clausole di salvaguardia per i lavoratori, una tutela per la loro retribuzione e per il livello contrattuale raggiunto. In questo modo si garantisce anche la qualità del servizio a favore dei clienti.
E ci si attende, ad esempio, che vengano applicate delle leggi, come il decreto 83/2012, all’articolo 24bis, mai recepito, che prevede di informare il cittadino italiano sulla nazionalità dell’operatore che gestisce il numero di assistenza clienti cui si sta chiamando.
Il M5S sta lavorando a un progetto di legge su questo tema. A difesa dei lavoratori (gran parte dei quali madri di famiglia) e dei fruitori. Stateci vicini, vi terremo informati.
A riveder le stelle.” M5S Camera

santilaici_prenotaora.png