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Le aziende di Stato sono di proprietà dei cittadini. I manager che le gestiscono devono operare nell’interesse del Paese. Devono essere competenti. Non devono essere stati condannati in via definitiva o avere processi in corso. E ricevere uno stipendio equo per il compito che svolgono. Vi sembra ragionevole quello che ho scritto? Queste persone decidono del nostro futuro. Ferrovie, elettricità, energia, informazione, aerei, lavori pubblici e molto altro.
Chi sono queste persone? Chi le ha messe lì e per quali meriti? Noi guardiamo il dito che punta alla luna e non la luna. Guardiamo il politico e non il manager. Diamo per scontato che debba stare dove sta, senza preoccuparci se è incompetente o ladro. Il suo curriculum ci è spesso ignoto, la sua designazione misteriosa.
Lo scorso anno fu rimosso Mincato dall’Eni, un manager apprezzato a livello internazionale, senza alcuna giustificazione. Al suo posto c’è Scaroni, condannato in via definitiva per corruzione. Alle Ferrovie si è insediato Catania che non sapeva neppure cosa fosse una traversina e che adesso rilascia interviste autocelebrative per aver rilanciato il trasporto ferroviario. Cimoli è un mistero gioioso, per noi, non per lui, con i suoi 190.000 euro al mese e l’Alitalia strafallita. Del Noce, direttore di Rai uno, si ricorda solo per aver spaccato il naso a Staffelli, altro che Zidane, altro che immagine del Paese. Fino ad ora solo un ministro, Di Pietro, ha preso provvedimenti con la cacciata di Pozzi dall’Anas che ha trovato con le casse vuote. Gli altri non sono pervenuti. Eni e Enel macinano utili mostruosi, ma le tariffe aumentano e questo non mi torna. In un regime di monopolio se gli utili aumentano le tariffe devono diminuire.
I manager di Stato sono persone che ci cambiano la vita. Sono molto importanti. Per questo ne farò l’elenco e lo pubblicherò con il loro curriculum, stipendio e condanne o procedimenti (nel caso ci siano) e il ministero di riferimento. Una piccola operazione di trasparenza: “manager wanted”.