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Le interviste del blog: Maria Eliantonio
(7:52)

Manuele non era quello che si direbbe un “ragazzo modello“. Ha fatto molti errori. Per questo è stato arrestato. In attesa del processo è morto in carcere. Secondo la madre per le percosse ricevute. Anche un “cattivo ragazzo” ha diritto a un processo e lui non lo ha avuto. Manuele non è un “caso” isolato. L’associazione Ristretti Orizzonti raccoglie da anni i dati dei detenuti morti in carcere. Dal 2000 ad oggi sono stati 1486 di cui 528 suicidi. Ad agosto 2009 la contabilità dell’anno era a già 126. Non lo sapevamo, ma abbiamo ripristinato la pena di morte. Prima di noi, solo la Cina!

Testo dell’intervista:

“Sono Eliantonio Maria, la mamma di Manuele Eliantonio, deceduto il 25 luglio 2008 nel carcere Marassi di Genova.
Manuel è uscito per andare a ballare il 22 (dicembre 2007, ndr) sera e non è rientrato, è stato fermato in un autogrill della A6, se non erro, la Torino Savona con degli amici, erano 5 in tutto in macchina, con una ragazza, Manuel guidava lui perché il compagno si è ubriacato, hanno fumato, hanno usato delle sostanze, quelle che poi la maggior parte di giovani, purtroppo, usano, è scappato via invece di giustificarsi, di vedere come… seguirli in caserma, non so come… si è messo a scappare, l’agente l’ha rincorso, ha la mattina del 23, del dicembre 2007.
L’hanno portato nella caserma della Polizia stradale di Carcare, in Provincia di Savona, dove i ragazzi sono stati malmenati. L’unico che è stato arrestato perché ha risposto all’agente, perché probabilmente ha fatto correre troppo l’agente, si è affaticato, è stato Manuel, gli altri sono stati rilasciati e poi è risultato che poi forse quell’auto fosse stata rubata, non si sa da chi perché Manuel è partito da casa con il pullman per raggiungere la discoteca, la discoteca è a Paesana in Provincia di Cuneo e la macchina è stata rubata a Bra.
Da lì l’hanno portato in carcere e ha scontato circa un mese e qualcosa, quasi forse 10 giorni, purtroppo Manuel non riusciva a stare in casa, è stato segnalato che non rispettava gli obblighi di rimanere in casa e quindi è stato richiamato il 25 marzo in un’udienza gli hanno confermato che avrebbe atteso in carcere la condanna, un fermo cautelare, sanno ben loro come si chiamano queste cose e è rimasto in Liguria, a Savona, noi a Torino e lui in Liguria, io purtroppo senza reddito, con una bambina piccola non ho potuto fargli visita fino in Liguria, ne ho approfittato a maggio perché era qui a Torino, ma in 4 mesi di carcere è stato trasferito 5 volte: Savona, Chiavari, Torino, Chiavari, Marassi dove è morto.
Direi subito come l’ho trovato in questo tavolo di obitorio, l’ho trovato gonfio, di tutte le sfumature di colori: nero, marrone, verde, le orecchie blu, il petto gonfio, la testa era veramente una palla da bowling, naso rotto, occhio livido, un timbro nella milza, le unghie blu, era irriconoscibile, non mi è stata data nessuna indicazione e spiegazione, a parte quello che ho saputo dalla stampa, che ha inalato del butano, cosa assurda perché Manuel era terrorizzato dal butano, un ragazzo che dormiva sempre a petto nudo anche d’inverno, dovrebbe essere deceduto durante la notte o al mattino, vestito, cosa incredibile per una mamma che lo conosce, per i nonni, per chiunque lo conosce nulla che quadra su quanto siamo riusciti ad apprendere finora. Farmaci somministrati con la forza, farmaci tossici per il suo fegato malato in dosi esagerate.
Leggo l’autopsia ritirata adesso il 17 luglio 2009, nelle conclusioni “arresto cardiaco” non vi è menzionato neanche un segno di quelli delle percosse che abbiamo trovato e fotografato su Manuel all’obitorio, non è stato scritto che aveva il naso rotto, le dita rotte e forse il collo rotto, perché per avere tutto quel gonfiore sul viso e il collo non posso dedurre altro che avesse il collo spezzato, non si può basare un’autopsia, sui verbali dei suoi assassini, non c’è una lastra dell’ossatura di Manuel, so che aveva delle fratture precedenti alla detenzione, che sarebbero stati per me fondamentali nel riconoscimento, eppure viene menzionato solo tatuaggi, tossicodipendente, tossicodipendente, sempre e solo sottolineato tossicodipendente, Manuel non ha mai fatto uso di eroina o di metadone, a parte gli spinelli e qualche eccezione di cocaina, se questo me lo definiscono un tossicodipendente da uccidere non so con quale criterio si decide della vita e della morte delle persone, mi telefonano: suo figlio è deceduto, avendo ricevuto la lettera il giorno prima, la prima cosa che ho pensato: me l’avete ucciso, perché quella lettera per me parlava chiaro: “Mi ammazzano di botte, mi riempiono di psicofarmaci, quelli che riesco li sputo, se non li prendo mi ricattano“, nessuno mi ha detto come è morto mio figlio, non c’è nulla che porta un incidente, lì è stato massacrato, qui bisogna accertare come mai tanti ragazzi muoiono ogni giorno nelle carceri, nel peggiore dei modi e delle torture: Federico, Niki, Riccardo, Marcello, ce ne sono un’infinità!
Nelle carceri, fuori dalle carceri, qui non si sta a vedere: era un poco di buono, l’hanno ammazzato e via! Qui ci ammazzano i ragazzi incensurati anche, con delle menzogne per giustificare, non si può giustificare un omicidio, qualsiasi sia il reato o la mancanza di qualsiasi persona non si ammazza la gente!”.