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Intervista a Luca Steffenoni
(08:50)

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>>> Oggi, mercoledì 15 maggio, sarò ad Ancona alle 21. Domani giovedì 16 maggio sarò a Treviso, ore 20. Le dirette saranno trasmesse su La Cosa
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Lo stalker lo conosci. E’ il tuo ex marito, compagno, fidanzato. E’ il vicino di casa che all’inizio sembrava gentile, e che adesso non ti dà tregua. E’ il barista che ha iniziato offrendoti un caffè e col quale poi sei finita a cena. Lo stalker ti crede sua. E’ ossessionato, non pensa ad altro.
Hai paura, la sera, quando fai ritorno a casa e fuori è buio. Lo stalker è quell’uomo che magari hai denunciato già due o tre volte. E nonostante tutto continui a vederlo nello specchietto retrovisore quando sei in tangenziale. Ne senti l’odore per strada. Lo trovi fuori dal ristorante, quando sei a cena con un’amica. Lo stalker lo hai segnalato ai carabinieri e sei più tranquilla, ma poi sbuca nel parcheggio di un centro commerciale e ti spara, com’è successo a Denise, che aveva solo 22 anni e non ne poteva più delle attenzioni di Matteo Rossi. Lo stalker diventa sempre più violento. Ma violento, magari, lo è anche tuo marito. E quante volte hai dovuto abusare del fondo tinta per nascondere quei lividi sul volto.
Nel 2012 sono state 124 le donne uccise in Italia. 47, invece, sono sopravvissute ad aggressioni da parte dei partner. Il 60% dei delitti è avvenuto nel contesto di una relazione intima tra vittima e carnefice. Gli omicidi si consumano prevalentemente fra le mura domestiche (nel 63% dei casi) e a volte soccombono anche i figli della coppia.
Il reato di stalking va punito più severamente. Le donne vanno tutelate. Oggi non è così.

Intervista a Luca Steffenoni, autore di “Melania Rea – L’assassino alle spalle

La ricostruzione dei fatti che è stata data in primo grado è, senza dubbio, molto discussa. Se consideriamo le prove come i pezzi di un puzzle da comporre, poi bisogna vedere se il risultato finale della ricostruzione del lavoro ci soddisfa. Ci sono molti buchi neri nell’inchiesta, molte tessere mancanti, a partire dal riferimento al famoso trolley che è stato visto nella Scénic nera di Parolisi, ma mai ritrovato: sarebbe un elemento molto importante, perché se contenesse macchie di sangue renderebbe possibile la ricostruzione dinamica che propongo io. Sono scomparse tre macchie di sangue all’interno della macchina, sul montante del passeggero, che sono state presumibilmente lavate: anche questo elemento sarebbe molto significativo, perché potrebbe corrispondere a una modalità lesiva, a una litigio in macchina, che cambierebbe un po’ lo scenario.
Ci sono dei buchi nell’analisi delle celle telefoniche, non sono ancora ben chiari i passaggi che hanno fatto i telefoni. A mio avviso, c’è un quadro probatorio assolutamente valido, con alcuni buchi, ma un po’ carente dal punto di vista psicologico.
Alla fine, la domanda “chi è Parolisi?” e la domanda “chi è Melania Rea?” non hanno ancora trovato risposta, ed è un po’ quello che cerco di fare nel libro.
Quando i casi diventano mediatici, sono ridondanti di testimonianze non sempre precise, di elementi, di false piste. Io ho voluto pulire tutto, ritornare alle 15,40 del 18 aprile 2011 quando Parolisi arriva al bar Segade di Colle San Marco e fornisce la sua prima versione, nella quale sostiene che sua moglie è stata rapita. Da lì si dipana tutta la storia, azzerando tutto quello che è stato detto, andando a riprendere soltanto quello che ha un contenuto probatorio assolutamente certo. In questa maniera, sono convinto che sia possibile ricostruire in maniera semplice, lineare, discorsiva anche un romanzo criminale, una storia di violenza, che dunque può essere spiegata.
Un altro elemento interessante riguarda il motivo per cui questo caso, e non tanti altri, ha suscitato l’attenzione mediatica. E’ una domanda che mi pongo sempre, ed è un po’ il faro che mi guida. Credo che la storia di Melania Rea sia interessante paradossalmente per la sua “normalità”: Melania la conosciamo tutti, è la vicina di casa, è la ragazza semplice del Sud, con una famiglia che l’adora, che fa la casalinga, la mamma, segue il suo uomo militare in trasferta a Folignano, telefona alla madre il più spesso possibile; Parolisi è anche lui in un certo senso “normale” nella sua anormalità, è sì un militare, ma un po’ “imboscato”, forse perché più interessato a fare il latin lover che al lavoro in caserma. Ne viene fuori una storia che è un po’ una commedia all’italiana: lui, lei, l’altra, la bella soldatessa che può suscitare tante domande, tante curiosità e che ha sicuramente un ruolo determinante in questa storia, se non altro dal punto di vista psicologico. Domandarsi chi sono i soggetti in gioco ci dà già una risposta all’enigma che poi è sempre il solito: è stato Parolisi o non è stato Parolisi?

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