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Mihaela e le altre
(07:00)

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Un mese fa a Roma una ragazza rumena è stata brutalmente aggredita da due bastardi e data alle fiamme. I giornali hanno titolato “Prostituta data alle fiamme“, cancellandola come persona. Per loro era solo una puttana, se l’era cercata, evidentemente. La ragazza ha 22 anni, è sopravvissuta, si chiama Mihaela. Era finita sul marciapiede come altre migliaia di vittime nell’indifferenza della società e delle istituzioni. In Italia avviene da tempo, sotto i nostri occhi, una gigantesca tratta delle schiave. Giovani, spesso minorenni, in bella mostra nel centro delle città, nelle periferie, nei viali delle circonvallazioni. Stuprate a pagamento da italiani pervertiti. Costrette a prostituire il loro corpo da infami magnaccia che non finiscono mai in galera. L’Italia non è un Paese civile. Questa storia deve finire, il governo si dia una mossa. Il blog ha deciso di seguire la vicenda di Mihaela, ora ricoverata al Centro Grandi Ustionati di Roma.

Intervista al Prof. Paolo Palombo, Direttore Centro Grandi Ustionati, Ospedale Sant’Eugenio – Roma
Intervistatore – Innanzitutto volevamo chiederle semplicemente come sta la ragazza?
Prof. Palombo – Diciamo che le condizioni della ragazza adesso sono sicuramente migliorate perché lei è arrivata con un’ustione del 53%, quindi un’ustione molto pesante, quasi tutta di terzo grado che colpisce parte dell’addome e tutti gli altri inferiori e parte del braccio e avambraccio di destra e sinistra, quindi ha già subito 4 interventi chirurgici, quindi stiamo andando, piano, piano verso un miglioramento delle condizioni.
Intervistatore– Quindi possiamo affermare che la prognosi non è più riservata ma…
Prof. Palombo– La prognosi continua a essere riservata, diciamo che la percentuale Quoad Vitam possiamo essere più ottimisti.
Intervistatore– Quoad valitudinem
Prof. Palombo – Quoad valitudinem vedremo quali saranno gli esiti cicatriziali dopo l’intervento.
Intervistatore– È stata mantenuta almeno all’inizio in uno stato di sedazione profonda, c’è stata questa necessità?
em>Prof. Palombo – No, non c’è mai la necessità nei pazienti con gravi ustioni di metterle in sedazione profonda perché l’ustione di per sé stesso quando è di terzo grado, quindi quando è a tutto spessore dà dolore ovviamente, sono bruciate anche le terminazioni sensitive e dolorifiche, è stata messa in una posizione cosiddetta intubata, è stata messa sotto un coma farmacologico e anestesiologico nelle prime ore per stabilizzare un po’ la sua situazione, poi non c’è stata più nessuna necessità, respira spontaneamente perché lei non ha ustioni sul volto o ne ha inalato sostanze nocive.
Intervistatore– Le è sembrata una ragazza spaventata al di là della condizione clinica?
Prof. Palombo – Direi che sicuramente di spavento ne ha avuto molto, perché posso immaginare che prima che ci sia stato questo evento dell’ustione, non credo che sia stato immediato, lei non ci ha riferito granché però è immaginabile che sia stata forse anche maltrattata, quindi sicuramente lo spavento c’è stato molto, quando ci arrivano a noi in quelle condizioni, la fase di spavento è già stata in parte superata, nel senso che sta in uno stato abbastanza di shock quindi il problema è legato a questo aspetto, sicuramente l’atto è un atto vile, infame che non giustifica qualunque cosa uno possa fare nella vita, non giustifica certo che si possa fare una cosa del genere, è veramente vergognoso.
Intervistatore– Ne sta ancora condizionando la tutela da parte dell’autorità giudiziaria o adesso…
Prof. Palombo – Noi non sappiamo da questo punto di vista quello che accade perché da noi l’autorità giudiziaria viene soltanto quando è possibile per prendere dei dati e quando sarà possibile per interrogarla, per il resto noi non ci occupiamo di questo aspetto, ci occuperemo di lei fino alla completa guarigione e anche a una certa riabilitazione.
Intervistatore – Ha il supporto dei familiari che la vengono a trovare?
Prof. Palombo – La vengono a trovare dei parenti, familiari a oggi non li abbiamo ancora visti, perché lei è rumena, però vengono delle amiche, degli amici, però le sue visite sono attraverso un vetro che sicuramente separa la zona di alta terapia intensiva dall’area di visita e quindi questo…
Intervistatore – Non c’è stato comunque uno scambio verbale tra lei e queste persone che la vengono a trovare?
Prof. Palombo – Sì, sì, parlano al citofono
Intervistatore – Quando sarà fuori…
Prof. Palombo – La cosa è un po’ lunga in questi casi, immaginatevi che una paziente del genere starà con noi, salvo situazioni che potrebbero modificarsi e che non ci auguriamo, diversi mesi.
Intervistatore- Ho capito, dentro quel reparto o ci può essere un trasferimento che va più o meno intensivi.
Prof. Palombo – Il trasferimento ci sarà fin quando le sue condizioni con consentiranno di trasferirla nel reparto al di fuori dell’alta terapia intensiva e quindi quando sarà possibile, ma questo non è certo molto a breve, anche perché è una ragazza molto giovane e dobbiamo salvaguardarle anche la funzione degli arti e di quant’altro e soprattutto il rischio, uno dei rischi più importanti che ci sono nelle malattie a ustione è l’infezione che è un evento inevitabile, in quanto in un centimetro quadro di pelle di un soggetto normale, come siamo io e lei, lei sa che i batteri sono divisi in colonie e quindi in un centimetro quadro ci sono 12 miliardi di colonie di batteri, quindi considerando che una colonia di batteri sta sui 24 miliardi, lei può avere un’idea di quanto è importante l’azione di difesa cutanea nei confronti delle infezioni e qui la cute non vi è più e quindi l’infezione viene combattuta con antibiotici immunostimolanti e tutti quegli altri residui terapeutici che sono necessari per far superare questa fase alla paziente.
Intervistatore- Al di là della tutela giudiziaria, il giorno in cui verrà dimessa prevedete un percorso di supporto, di assistenza in questi casi o verrà demandata…
Prof. Palombo – Noi abbiamo già un supporto di assistenza psicologico nel senso che già dal primo momento noi abbiamo una psicologa che lavora all’interno della struttura che supporta e sostiene questi pazienti e tutti i nostri pazienti, poi sicuramente prima di dimetterla dobbiamo cercare di capire, anche con l’autorità, quale sarà il percorso migliore, noi possiamo anche prevedere che probabilmente per un periodo di riabilitazione ci sarà necessità forse di mandarla in una struttura altamente riabilitativa perché come successe per l’indiano che, se vi ricordate, ebbe lo stesso cattivo episodio presso la stazione di Nettuno, poi dopo quando siamo riusciti di metterlo nella condizione di mettersi in piedi e di camminare, per la terapia l’abbiamo mandato all’Istituto Maugeri di Avellino dove sono specializzati per una grossa terapia riabilitativa per questi tipi di pazienti.
Intervistatore- Il clima chiaramente è di piena collaborazione con le autorità, di Frascati…
Prof. Palombo – Sì, per quello che possiamo fare noi, ma ovviamente noi molto spesso raramente veniamo a conoscenza di qual è stata la vera causa della situazione.
Intervistatore– Va bene Professore, la ringraziamo per il suo aiuto, è stato veramente molto gentile e grazie per quello che sta facendo per la ragazza.
Prof. Palombo – Grazie a voi, è stato un piacere.”

“COMUNICATO;
Un mese fa Laboratorio Donnae ha creato su FB l’evento MICHELA SIAMO NOI a seguito del drammatico episodio in cui Michela di 22 anni, rumena, costretta a prostituirsi è stata bruciata dai suoi aguzzini. Ci sarà una MANIFESTAZIONE SIMULTANEA giovedì 18 ottobre – Giornata Europea contro la tratta – alle 18 nelle città italiane. Alla manifestazione, apartitica, partecipano donne e associazioni femminili che si sono organizzate a Roma, Trieste, Modena, Cernusco sul Naviglio, Savona, Reggio Calabria e altre.Ciascun gruppo si fa carico di produrre comunicati e inviti. Testimoniamo solidarietà a Michela e a tutte le donne in condizioni di schiavitù. Un paese non può dirsi civile se non garantisce l’integrità dei corpi, delle donne nate in Italia e di quelle che qui hanno scelto di vivere. Ma anche di quelle che sono portate qui con la forza o con l’inganno. FACCIAMO DELLA NOSTRA INDIGNAZIONE UN FATTO POLITICO. Firmiamo la petizione:
http://www.petizionionline.it/petizione/tratta-non-volgiamo-lo-sguardo/7099
le firme possono essere raccolte anche su carta, chiederemo un incontro ai Ministri Cancellieri e Riccardi per consegnarle”