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Fonte: www.antoniodecurtis.com

Il debito pubblico dell’Italia cresce allegramente, senza porsi troppi problemi, da maggio è cresciuto di 25,2 miliardi di euro ed è arrivato a quota 1.542,4 miliardi di euro.
Il numero è così grande che ormai non ci si fa più caso, miliardo di euro in più o in meno cosa cambia?
Cambia, cambia…

Le nostre tasse, le tasse pagate dalle imprese, coprono il debito pubblico, in pratica le tasse servono per pagare gli interessi sui debiti contratti da chi ci governa e ci ha governato.

Soldi per infrastrutture, per la spesa sociale, per innovare il Paese non ce ne sono.
Prima dobbiamo pagare il mutuo dello Stato, ma è un mutuo eterno, in cui il valore della rata aumenta invece di diminuire.

Ognuno di noi ha un debito pubblico di circa 26.000 euro, neonati compresi.
Quando sbarcano i clandestini a Lampedusa non lo sanno, ma appena mettono piede sull’isola sono già indebitati…

Se tutti noi perdiamo dalla crescita del debito pubblico, chi ci guadagna da questa situazione?
I politici, il debito pubblico è finanza elettorale, al politico serve a mantenere il suo posto di lavoro.

Ma se non ho i soldi come faccio a spenderli? Chi mi autorizza a indebitare le generazioni future?
Possibile che non ci sia una legge che proibisca di spendere soldi pubblici in assenza di fondi?

E intanto oggi la Banca Mondiale ci ha retrocesso al settantesimo posto mondiale per la capacità di attrarre investimenti per nuove imprese. Solo lo scorso anno eravamo tra i primi quaranta Paesi.