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Ho ricevuto la lettera di Cristina, la mamma di Giovanni, un ragazzo di 21 anni che ha perso la vita mentre lavorava per 10 euro. Ecco il suo grido di dolore, che non deve restare inascoltato.

Mi chiamo Cristina Angelo, ora faccio parte di tutte quelle mamme che hanno perso un figlio.

Si chiamava Giovanni Biondo e aveva solo 21 anni.

Quel maledetto giorno, esattamente il 7 di gennaio 2020, ricevo una chiamata su messenger: ”Corri, corri, che Giovanni si è fatto male”. Mi precipito subito da lui, da casa mia è un minuto circa di strada, arrivo lì con mio marito, cerco mio figlio. Il mio primo pensiero è quello di trovarlo seduto con un braccio o una gamba rotta, ma invece no, mio figlio è lì steso a terra, con gli occhi spalancati e il sangue che gli esce dalla nuca. No, non può succedere a me, il mio piccolo uomo. Sono ore di disperazione, arriva anche mia figlia con l’altro mio figlio, si trovano davanti una scena orribile.

L’ambulanza arriva subito, provano a rianimarlo, ma io già ho capito che lui non era piu tra noi. Subito dopo, sul luogo arriva un’altra ambulanza, è quella con il medico a bordo. Fanno il possibile, non so quantificare il tempo, ma per circa un’ora provano e riprovano a rianimarlo. Vedo la dottoressa alzarsi e chinare la testa.

Ho subito capito, che mio figlio non c’era piu’. Un grido di dolore interrompe quel silenzio che si era creato.

Tutto è cosi assurdo, non mi sembra vero, quel piccolo uomo, con tanti sogni da realizzare non c’è più. Tutto questo per colpa di un sistema sbagliato. Ho subito pensato, “ora come faccio a dirlo alla ragazza di mio figlio”, loro avevano tanti sogni da realizzare, una casa, una famiglia. Sono bastati 10 minuti per buttare tutto al vento. Mio figlio era fidanzato da tre anni e mezzo ed aveva un sogno, quello di comprare casa e andare a convivere con la sua cuccola (la chiamava cosi’).

Quella mattina mio figlio è uscito di casa, per fare della legna, che gli portava come guadagno 10 euro per un quintale .

Ora posso dire che mio figlio è morto per 10 euro, perchè quella era la quantità di legna tagliata.

Un lavoro senza sicurezza, solo perché la Sicilia non da niente, questa terra che sta facendo fuggire troppi giovani. Mio figlio amava troppo restare qua, e non avrebbe mai abbandonato questa terra. Oltre a perdere un figlio, tutti noi abbiamo perso un ragazzo che amava la vita e amava aiutare gli altri. Non stava mai fermo, ed era sempre pronto per aiutare gli altri. Il giorno del suo funerale la Chiesa era piena di gente, persone che arrivavano da tutte le parti. Il sindaco di Custonaci si è subito interessato per dare un loculo a mio figlio, e grazie ad amici e parenti siamo riusciti a pagare tutte le spese del funerale.

La mia più grande preoccupazione ora, è che a casa ho un altro figlio e anche un marito disoccupati.

Come posso stare tranquilla nel sapere, che anche loro rischiano di uscire di casa e non ritornare più, visto che qua di lavoro ce ne èpoco, e quel poco è senza sicurezza e senza essere messi in regola. Qua la situazione è disastrosa, non c’è voglia di fare niente, la mattina quando apriamo gli occhi per noi è un incubo, perché dobbiamo sopravvivere con un dolore troppo grande. Un genitore non può seppellire un figlio, e non è giusto che nel 2020 un giovane non si possa creare una famiglia per colpa di un sistema che non fa niente.

Svegliamoci, facciamo qualcosa, in modo che mio figlio non sia solo un numero, ma sia un messaggio per far smuovere qualcosa.

Una mamma che ha perso un figlio, IL MIO GRIDO DI DOLORE.

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