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“Il ventenne triestino morto mentre lavorava al palco di Jovanotti guadagnava 5 euro l’ora. Lo si è appreso subito, poiché stavolta la morte ha fatto più rumore (c’entrava, in parte, la notorietà di una star). Mi chiedo quanti altri ragazzi come il povero Francesco Pinna lavorano per 4/5 euro all’ora, a nero, senza assicurazioni, senza diritti, rischiando la vita ogni giorno.
In Italia quest’anno ci sono state tante vittime sul lavoro. Molte di più dell’anno precedente e dell’altro ancora. E’ segno evidente della crisi: la gente, pur di lavorare, va incontro a situazioni da schiavismo moderno. Mentre i nostri parlamentari si lamentano per i loro vitalizi, in Italia si tira a campare rischiando di rimanerci secchi ad ogni ora. In tutte queste parole sulla manovra dei professori della Bocconi non ho sentito nulla dell’emergenza sulle morti bianche. Si parla solo di allungare l’età pensionabile. Eppure è un’emergenza vera. Facciamo qualcosa. Lavorare non vuol dire morire”
Francesca L.

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