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Samanta Di Persio ha scritto un libro: “Morti bianche” che sarà presto pubblicato sul blog a prezzo libero. Mi ha inviato la testimonianza della signora Franca che lotta (inutilmente) per ottenere giustizia per suo marito e suo figlio, caduti sul lavoro, contro prescrizioni, indulti e leggi ad berlusconam.

Di lavoro si muore, ma il problema del Paese sono i pompini.

“Oggi il contatore dei morti sul lavoro è a 533 vittime, l’amarezza è la consapevolezza del suo destino: aumentare. L’attuale governo, ed il precedente, sono impegnati in altro. Ci fanno credere che le emergenze da affrontare non sono la morte di uomini e donne che esercitano il loro diritto per portare il pane a casa. Siamo inchiodati su intercettazioni palesi di come oggi l’obiettivo primario sia raccomandare veline, attrici, ballerine…ma non è dato sapere dettagli… Ma chi glielo spiega alla signora Franca Mulas che il mondo va alla rovescia: chi sbaglia non paga, chi perde marito e figlio sul lavoro non avrà oltre a nessun risarcimento, neanche giustizia. Il nostro Presidente del Consiglio, il perseguitato che trascorre i suoi sabati con gli avvocati, esce indenne da tutti i processi, prescrizioni, leggi ad personam, condoni ecc. Il contentino è qualche decreto legge, testo unico, leggina, però non importa se e come verranno applicati, intanto la vita terrena è un’altra.
Gianfranco porta via dalla Sardegna Franca, per poter garantire alla famiglia una vita migliore. Arrivano a Bergamo. Lui trova lavoro nel settore edile, anche il figlio Luciano a 17 anni viene assunto. E’ una famiglia numerosa, devono darsi da fare, vogliono mantenere una dignità.
Franca: “Il 28 aprile del 2000 Gianfranco e Luciano escono presto di casa. Devono recarsi a Briosco (Mi) per la ristrutturazione di un tetto in legno. Mio marito guidava la gru, verso le 7.30 prese un carico di travi, erano bagnate e si sono sganciate dal mezzo. Sotto c’erano due uomini. Lui ha gridato di spostarsi. Uno si è scansato, l’atro è stato preso in pieno ed è morto sul colpo. L’altro era Luciano, mio figlio. Aveva 22 anni. Dopo questo incidente mio marito venne indagato insieme ai soci dell’impresa. Ho vinto in primo grado e in appello, ma ancora nessuno risarcisce il danno che ho subito. Oltre al dolore, finora ho pagato decine di migliaia di euro al mio avvocato.” La vita di Franca non è stata sconvolta solo per la tragica morte del figlio, ma a distanza di poco più di un anno un altro grave evento sta per accadere. “Da giorni mio marito stava lavorando a Varese, sempre per una ristrutturazione. Mi aveva riferito che il ponteggio sul quale stavano lavorando non era a norma, mi chiese di chiamare la Asl per inviare i tecnici per un controllo. Li chiamai, mi risposero con una raccomandata scrivendo che non c’era personale per poter intervenire. Il 23 luglio una piattaforma si ribalta e mio marito che era sul ponteggio, viene travolto. Il volo di 15 metri me lo strappa come mio figlio.”

Ormai Franca è sola, deve mantenere 5 figli e deve affrontare due processi. Uno dei quali a dicembre cadrà in prescrizione. Una donna addolorata, rancorosa perché sperava nella giustizia. Si è sentita dire: “Hai avuto due morti in famiglia sul lavoro, chissà quanti soldi hai preso!”. Franca non ha avuto né risarcimento e tanto meno giustizia. Nell’ultima udienza il Pm ha dimenticato di citare i testimoni. Nemmeno un avvocato fresco di laurea avrebbe una simile disattenzione. Perché purtroppo sono questi i mezzi usati per arrivare a far prescrivere i processi. Come quello di Franca ci sono tanti casi, basta pensare che ogni anno la media dei morti sul lavoro è di 1300, pochi hanno l’attenzione mediatica della Thissekrupp che sicuramente ha aiutato a non dimenticare e ad accelerare le indagini per arrivare a sentenza. A Franca nessuno potrà restituire i suoi eroi morti sul lavoro.” Samanta Di Persio

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