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"Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà". Questa frase di Sandro Pertini, che 37 anni fa veniva eletto Presidente della Repubblica italiano, sarebbe dovuta essere la premessa e la cornice dell'arrivo di Alexis Tsipras al Parlamento Europeo. Ma questa "Unione", di libertà e giustizia sociale, non ne vuole sentir parlare. La distanza tra i tecnicismi odierni e il calore politico del passato li ha riassunti il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che in apertura di seduta non ha dimostrato alcun rispetto verso l'esito del referendum greco. "Il conto alla rovescia è iniziato. Se entro domenica non verrà trovato un accordo, la Grecia sarà fuori dall'Euro, forse anche dall'Unione Europea, e le sue banche verranno dichiarate fallite". Ma l'Euro non era irreversibile?

LA PREMESSA
Cosa vuole il popolo greco, arrivati a questo punto? Lo ha detto lo stesso primo ministro ellenico dopo alcune doverose premesse. Anzitutto è stata ribadita la propaganda del terrore architettata in Grecia nella settimana pre-referendum, perpetrata anche dai mezzi d'informazione a favore del sì. Tsipras, ha spiegato, vorrebbe tornare ad una reale democrazia, come era stata pensata dai padri costituenti europei. Svoltando dagli ultimi cinque anni di commissariamento che hanno gettato il popolo greco nella povertà più assoluta. "La Grecia - queste le sue parole - si è trasformata in un laboratorio di austerità, senza alcun successo".

LA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO
Atene ha quindi proposto un pacchetto di riforme affidabili, che guarda alla giusta distribuzione dei pesi all'interno della società greca. Secondo Tsipras, ciò che verrà inviato per iscritto all'ESM (il fondo salva-stati), sarà un programma che soddisfa pienamente i requisiti per la crescita, la lotta alla disoccupazione e il supporto alle piccole e medie imprese. Ma tutto passerà dalla ristrutturazione del debito, il vero tabù da infrangere in questa Unione Europea.

LE BANCHE COMPLICI DEL SISTEMA
Tsipras ha inoltre ricordato che la ristrutturazione del debito greco non graverà sul contribuente europeo, questo perché: "I fondi stanziati alla Grecia fino ad ora non sono arrivati al popolo, ma sono rimasti alle banche". Sono state loro a giovare di tutti i piani di salvataggio voluti dall'establishment europeo.

I PROBLEMI DELLA GRECIA
Il premier ellenico non ha voluto nascondere la testa nella sabbia. È ben consapevole che il sistema greco è corrotto e clientelare. Ma, ha ribadito: "I memorandum hanno peggiorato la situazione. Nessuna manovra ha migliorato il sistema fiscale greco e nessuna riforma è riuscita a rompere l'intreccio tra politica e banche. Queste proposte - ha continuato - sono al centro della trattativa. La crisi greca è la crisi della zona Euro, di un sistema che autoalimenta il debito. Per un problema europeo serve quindi una soluzione europea". Tsipras ha poi concluso ricordando i debiti di guerra condonati ai tedeschi, specificando che quello è stato il più grande momento d'integrazione europea.

IL COMMENTO
"In sintesi - afferma il portavoce M5S Marco Valli - Tsipras (forte del referendum popolare) ha chiesto ancora che la Grecia resti nell'Euro a condizioni sostenibili per portare fuori il suo paese dalla crisi. Purtroppo i poteri forti, la maggior parte dei governi e questo Parlamento, sono schierati a favore della condizionalità estrema legata al progetto Euro, che non riconosce agli Stati in difficoltà soluzioni sostenibili. Il compromesso rimanendo nella moneta unica, ci han fatto ben capire, potrà essere solo un altro ricatto alla Grecia e al suo popolo con altra fame e austerità. I popolari, guidati dai tedeschi, han sbuffato tutta la mattina, i liberali hanno chiesto le riforme non sostenibili fortemente volute dalle lobby, i socialisti han parlato di riforme, confusi se tutelare i poteri forti o la dignità del popolo. La soluzione per salvare l'Europa e la dignità dei popoli arriva unicamente da coloro che chiamano euroscettici, gli unici che mettono in discussione la moneta Euro, ovvero l'elemento di maggior disgregazione, che condiziona l'austerità".

LA LETTERA
Dopo l'incontro è stata diffusa le lettera con cui il Governo greco chiede l'intervento del MES con un prestito triennale. Non vi è specificata la quantità di fondi richiesta. Per chi volesse leggerla, può scaricarla da qui.

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Vi proponiamo un documento che parla dei debiti di guerra tedeschi.
Si usa l'ironia per spiegare quanto sia ingiusta questa Unione Europea.
Inizia al minuto '40:

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