Caso glifosato: la scienza a servizio dei lobbisti

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Il glifosato è cancerogeno. Anzi no. Magari solo in alcune circostanze. No lo è sempre. Certo, se bandirlo dimezza i fatturati di qualche gigante meglio trovare il cavillo.
Stiamo assistendo a questo balletto in Europa. L'oggetto del contendere è sempre lui: il glifosato, di cui vi abbiamo già parlato in questi due articoli:
- IL PESTICIDA PIÙ USATO AL MONDO È CANCEROGENO, LA MONSANTO LO SA
- SIAMO NOI LE CAVIE DELLA MONSANTO. IL PARLAMENTO EUROPEO TACE SUL GLIFOSATO

La notizia, questa volta, è "made in EFSA", ovvero dell'autorità europea sulla sicurezza alimentare. Per la gioia della Monsanto - il leviatano di biotecnologie agrarie che vanta più di 18 mila dipendenti e un fatturato di oltre 8,5 miliardi di dollari - l'agenzia ha concluso che "è improbabile che il glifosato rappresenti un possibile cancerogeno". Peccato che lo IARC, l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, fosse stato piuttosto chiaro a riguardo. La sentenza di quest'ultimo è simile a quella dell'EFSA, cambia la parola "improbabile" con "probabile", legittimando il principio di precauzione che avrebbe impedito la diffusione per altri decenni della sostanza incriminata.

IL VERDETTO DELL'EFSA
Come si è giustificata l'EFSA? Affermando che lo IARC effettua una classificazione sulla base delle informazioni ricavabili dalla letteratura scientifica, mentre i suoi studi si basano su informazioni inedite che derivano dal mondo industriale. E qui si svela l'arcano, in quanto è piuttosto evidente che si stia cercando di tutelare alcuni interessi specifici piuttosto che i diritti dei cittadini. Le informazioni aggiuntive che avrebbero portato l'EFSA ad una conclusione discutibile nascono dunque dalle fonti analizzate, che sono state probabilmente fornite dalle stesse aziende che il glifosato lo producono. Ovvero, da chi ha interessi commerciali enormi affinché una classificazione comunitaria (che potrebbe sancire la fine della sostanza e del loro business) sia evitata.

IL PARADOSSO DEI RISULTATI
Qui arriviamo ad un altro paradosso. E' lo IARC, infatti, ad avere un valore internazionale come agenzia ufficialmente preposta alla classificazione della cancerogenicità dei composti, mentre l'EFSA rappresenta un'agenzia della Commissione Europea che ha valore limitatamente all'applicazione della legislazione comunitaria. Al di là del conflitto di competenze tra le due entità, è altrettanto evidente l'emergere di un conflitto d'interessi mastodontico in seno all'EFSA. Un mattone che pesa sulle mani degli scienziati, costretti ad esaminare campioni sottoposti da lobby di vario tipo, le cui conclusioni sono soggette alla manipolazione più sfrontata per proteggere un business piuttosto che un altro.

LE AZIONI DEL M5S
Non appena la Commissione Europea presenterà gli atti del rinnovo sui permessi del glifosato, il Movimento 5 Stelle in Europa si batterà con tutte le forze per non permettere che venga rifilato questo schiaffo alla salute dei cittadini. Il Parlamento Europeo deve rigettare la proposta. La Commissione deve avere il coraggio di dire in pubblico ciò che ha detto in alcune riunioni private, ovvero che non riesce a reperire esperti che sono indipendenti dal mondo dell'industria.

Eccolo il prezzo del glifosato. Questo è ciò che ci aspetta se non ci svegliamo.

Aiutateci a fermare questo scempio.
Diffondete la denuncia di Marco Zullo ed Eleonora Evi.
Ne va della nostra salute, e di quella delle prossime generazioni.

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