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La "net neutrality" è un prerequisito necessario e indispensabile per la libertà d'espressione, sancita dall'articolo 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. A ribadire il concetto per cui il Movimento 5 Stelle si è battuto per anni - quello dell'importanza di avere una rete neutrale - è il Consiglio d'Europa. Lo affermavamo dagli albori e ora abbiamo un alleato in più per fare sì che questo semplice concetto venga debitamente salvaguardato a livello comunitario.

Nello specifico, il Comitato dei Ministri dei 47 Stati Membri del Consiglio d'Europa ha approvato una raccomandazione nella quale si prende una posizione forte in direzione M5S. Una simile impostazione risulta particolarmente rilevante, se si tiene a mente che oramai viviamo nella cosiddetta società dell'informazione e l'esercizio ed il godimento della libertà di espressione da parte dei singoli, incluso il diritto ricevere o di comunicare informazioni, nonché la loro partecipazione alla vita democratica sono sempre maggiormente dipendenti dall'accessibilità e qualità della connessione ad Internet.

Il documento approvato (leggilo qui) contiene una serie di linee guida sulla neutralità della rete che fissano dei paletti. A cominciare dall'affermazione, fatta a chiare lettere, secondo cui il traffico Internet deve essere trattato in condizioni di uguaglianza, senza discriminazione, restrizione o interferenza, indipendentemente dal mittente, dal destinatario, dal contenuto, dall'applicazione, dal servizio o dal dispositivo.

Si stabilisce, inoltre, che le misure di gestione del traffico Internet debbano rispettare i principi di "necessarietà" e proporzionalità, debbano essere non discriminatorie, trasparenti e mantenute per il solo tempo necessario a raggiungere l'obiettivo desiderato. Queste possono consistere: nell'esecuzione di un provvedimento giudiziario; nel preservare l'integrità e la sicurezza della rete, i servizi forniti e le apparecchiature degli utenti finali; prevenire la congestione della rete e ottimizzare la gestione del traffico allorquando si verifichi una congestione.

I trattamenti preferenziali riguardanti il traffico possono essere consentiti, invece, solo se vi sono sufficienti salvaguardie a tutela della possibilità per gli utenti di accedere, usare e fornire informazioni. Vengono infine fatti riferimenti alla privacy degli utenti, nonché alla trasparenza e responsabilità degli Internet Service Provider.

I portavoce Isabella Adinolfi e Dario Tamburrano, che vigileranno domani sul voto del Digital Single Market assieme a tutti gli eurodeputati M5S, si dicono soddisfatti di una tale raccomandazione perché fissa dei punti fondamentali che non potranno essere ignorati. Nemmeno quando verranno presentate dal potente di turno proposte per imbavagliare la rete. Internet è un spazio di libertà dove ormai si sostanziano tutta una serie di diritti fondamentali, a partire dalla libertà di espressione, e pertanto deve rimanere libero. Disattendere il principio della neutralità della rete vorrebbe infatti dire negare i diritti e le libertà fondamentali.

Le istituzioni europee si sono però dimostrate non all'altezza della situazione. Nel recente regolamento sul roaming ed Internet, i due co-legislatori (Consiglio dell'Unione europea, cioè i governi, più Parlamento Europeo) hanno deciso scientemente di non includere il concetto di "net neutrality", sostituendolo dall'indefinito e debole concetto di "open internet access". Diverse forze politiche di minoranza (Verdi, Sinistra Europea, e naturalmente Movimento Cinque Stelle) avevano chiesto ripetutamente che si parlasse esplicitamente di "net neutrality". Ma il rullo compressore della maggioranza popolare e socialista ha ignorato tale richiesta passandoci sopra.

La Raccomandazione del Consiglio d'Europa fornisce una secca lezione di democrazia e di rispetto alle istituzioni europee. Ci auguriamo che domani il Parlamento Europeo, quando si troverà a votare il Digital Single Market, ne terrà conto.

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