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Ogni anno attorno alla raccolta delle arance nel Sud Italia si ripetono i riti propri del caporalato: sfruttamento del lavoro, condizioni di vita disumane, concorrenza spietata delle multinazionali e, soprattutto, la mafia che fa da intermediaria tra braccianti e produttori. In Calabria, a Rosarno, sei anni fa era scoppiata una rivolta che aveva messo a ferro e fuoco la zona. Oggi ci sono tutte le condizioni affinché questa rivolta si ripete, con l'aggravante però dell'indifferenza complice dello Stato.

Per capire cosa sta succedendo il Movimento 5 Stelle torna a Rosarno. Lo fa con una missione dei suoi portavoce al Parlamento europeo, Laura Ferrara, e alla Camera dei Deputati, Massimiliano Bernini e Paolo Parentela.

Negli ultimi giorni sono stati aggrediti
sei lavoratori africani. Le intimidazioni sono quotidiane. La paga (in nero) è di 15 euro al giorno e questi schiavi devono tacere. I piccoli produttori trovano sempre meno conveniente raccogliere le arance perché pagate a bassissimo prezzo. La mafia trova invece terreno fertile per fare affari, imponendosi come intermediario e sfruttando la manodopera: i migranti vivono come bestie, senza luce e acqua in accampamenti di fortuna. Alcuni perdono la vita, ma non possono definirsi morti sul luogo di lavoro bensì morti di schiavitù.

Laura Ferrara è titolare di un report di iniziativa legislativa sulla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata che prevede proprio un capitolo sullo sfruttamento dei migranti. Alla Camera dei Deputati il Movimento 5 Stelle, in vista del decreto del Governo, ha elaborato una propria risoluzione con diverse misure confluite poi nel testo unitario di tutte le forze politiche. Tra queste ricordiamo l'istituzione di un 'numero rosso', un recapito telefonico nazionale di utilità sociale presso il Ministero del Lavoro attraverso il quale i cittadini italiani e stranieri potranno denunciare condizioni di maltrattamenti e abusi sui luoghi di lavoro. Inoltre, il Movimento 5 Stelle ha proposto la messa a sistema di tutte le banche dati nazionali esistenti (ministero del Lavoro, Agenzia delle Entrate, Agea, Inail, Inps e Centri per l'impiego) e l'adesione alla Rete del lavoro agricolo di qualità solo per quelle aziende che rispettano il contratto collettivo nazionale.

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