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Il Partito Democratico, per mano di Pina Picierno, fa propaganda usando Apple.
Un fatto incredibile per due motivi. Il primo perché trattasi di una bufala.
Il secondo perché proprio Apple è una delle multinazionali, identificate dalla Commissione d'inchiesta TAXE (voluta dal M5S in Europa), tra i maggiori evasori del fisco nazionale. Solo in Italia l'azienda di Cupertino ha evaso qualcosa come 381 milioni di Euro. Per premiarla il Governo la elogia creando bufale ad hoc, per squallidi fini propagandistici. Apple fa i suoi interessi (seppur gigantesca è pur sempre un'impresa privata), ma siamo oltre il paradosso.

Invece di lottare contro un sistema elusivo che premia paesi come Olanda e Lussemburgo, il Bomba e compagnia europea appoggiano uno dei meccanismi più perversi in essere tra gli Stati membri. I Paesi di cui sopra - il primo dovrebbe anche essere sotto infrazione per l'export eccessivo (al pari della Germania) - beneficiano dei proventi dell'evasione due volte. Inizialmente incassano i soldi tramite accordi fiscali privilegiati che garantisco alle multinazionali (Apple, appunto) ingenti guadagni sulla pelle degli altri Paesi. Scoperto l'inganno, la Commissione Europea sanziona le multinazionali, costringendole a risarcire sempre quegli Stati che hanno beneficiato e incoraggiato il trattamento fiscale agevolato. Un meccanismo che, invece di vietare, incentiva nuovi accordi futuri per aggirare il fisco degli Stati "diligenti".

Aggiungiamo che il percorso della TAXE è stato e sarà carico di ostacoli e contraddizioni. Forse questo stato di cose conviene davvero a tutti, anche e soprattutto al "governo del fare", che si dimentica in fretta di come il tessuto imprenditoriale italiano soffra in modo atroce per i contributi che le multinazionali decidono di evadere con il beneplacito degli Stati. Ma tutto ha una spiegazione: Pier Carlo Padoan, il ministro che doveva battere i pugni sul tavolo dell'Europa, è il primo ad accodarsi sui criteri di trasparenza che in primis danneggiano il Paese che rappresenta.

Vi riproponiamo, di seguito, le richieste fatte dalla Commissione TAXE e le non-risposte del Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano. Lo snodo cruciale è quello sugli accordi con le multinazionali, quando la prima chiede al punto 3 di "fornire tutti i ruling emessi dal 1991, riportando per ciascuno data e denominazione sociale dell'impresa destinataria". La risposta del Ministero (la trovate al punto 3) recita: "La Commissione Europea ha aperto un'indagine orizzontale riguardo i tax rulings nel 2014 e ha chiesto all'Italia una serie d'informazioni. A questo riguardo, l'Italia ha provveduto a rispondere ai servizi della Commissione, includendo i nomi delle suddette compagnie. Queste informazioni non possono essere divulgate per ragioni confidenziali".

Incredibile, ma purtroppo vero. L'Italia, in Europa, ha deciso di danneggiare sé stessa. Sarà sempre così, fino a quando il M5S non sarà al Governo. Prima di quel momento, aspettiamo che almeno Apple si presenti alle audizioni della Commissione TAXE a cui sarebbe tenuta a partecipare al Parlamento Europeo, visto che - nonostante inviti e solleciti - ha sempre deciso di disertarle.

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