Italia come Polonia #DenunciamoLaRai

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L'Italia è al 73esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. I telegiornali della tv pubblica censurano tutte le notizie di procedimenti giudiziari aperti nei confronti di esponenti del partito di governo. Il novello Goebbels Michele Anzaldi, guardiano dell'ortodossia renziana, vorrebbe mettere alla porta i conduttori scomodi. La nuova riforma Rai prevede che il suo amministratore delegato sia indicato dall'esecutivo e che il suo cda sia eletto dal governo e dalla sua maggioranza. Secondo le nuove regole volute da Renzi sei consiglieri su sette possono appartenere al partito di governo.

Questo si chiama colpo di Stato. La cosiddetta intellighenzia di sinistra che con Berlusconi scendeva in piazza oggi, invece, si è appecorata. Siamo passati da Raiset a Renziset, dagli editti bulgari alle riforme polacche.

Per molto meno, la Commissione europea ha messo sotto sorveglianza la Polonia, la cui riforma della Tv pubblica prevede che i vertici siano nominati dal governo. Il Commissario tedesco Günter Oettinger ha minacciato la Polonia di sospensione del diritto di voto in seno al Consiglio europeo per violazione grave dei principi europei. Il Parlamento europeo ha accusato il governo polacco di attentare alla libertà dei media e al pluralismo dell'informazione. Il Presidente Martin Schulz ha affermato che "ciò che sta accadendo in Polonia presenta le caratteristiche di un colpo di stato ed è drammatico". L'Europa sia coerente e alzi la voce anche nei confronti dell'Italia che oggi nega libertà e diritti fondamentali scritti nei Trattati.

La Rai, proprio per il servizio pubblico che le è stato affidato, deve essere sottoposta a determinate regole che garantiscano l'indipendenza dal potere esecutivo, nonché la qualità dei servizi offerti ai cittadini costretti a pagare il canone infilato a loro insaputa nella bolletta della luce. Il canone viene utilizzato come un rubinetto: si apre se la Rai è prona al governo, si minaccia di chiudere se è indipendente.

È drammaticamente profetico il grido di allarme pronunciato nel 2009 da Antonio Tabucchi: "Bisogna rivolgersi all'Europa, assediare l'Europa, perché faccia con l'Italia quello che sta facendo coi Paesi dell'ex blocco sovietico che sono entrati!". Contro questa riforma della Rai e per dire no a questo golpe, il Movimento 5 Stelle ha portato il caso al Parlamento europeo di Strasburgo chiedendo l'applicazione dell'articolo 7 del Trattato sull'Unione europea che dispone una procedura di natura politica in caso di "evidente rischio di violazione grave" dei valori europei e un meccanismo sanzionatorio in presenza di una "violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro".

Alla conferenza stampa, organizzata al Parlamento europeo di Strasburgo, hanno partecipato Roberto Fico, deputato del Movimento 5 Stelle, David Borrelli, copresidente dell'Efdd, Piernicola Pedicini, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, e Isabella Adinolfi, membro della Commissione per la cultura e l'istruzione.

#DenunciamoLaRai

Ecco la conferenza stampa.




VIDEO. La denuncia nella plenaria di Strasburgo contro la riforma autoritaria della Rai. Tutta l'Europa deve sapere! Ascolta e condividi l'intervento di Isabella Adinolfi

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