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La pazzia del Parlamento Europeo che vota per il raddoppio delle emissioni la abbiamo già raccontata. Oggi vi presentiamo Jean-Luc Delplancke, Head of Unit di FuelCell Energy Inc., che ci racconta a che punto (avanzato) siamo arrivati con la tecnologia ad idrogeno. La politica ha il dovere di non ostacolare il progresso.

La tecnologia ad idrogeno è pronta per il mercato?
"Sì, è chiaramente pronta per il mercato. Non solo per il trasporto ma anche per implementazioni in campo energetico".

Come possiamo fare la famosa "transizione"?
"Deve arrivare progressivamente. Non dovrebbe essere una rivoluzione. E dev'essere fatta in diversi campi".

Ci sono dei blocchi costituiti dalle lobby in Europa?
"La tecnologia ad idrogeno è fondata sulle piccole e medie imprese. Questo significa che non abbiamo vere e proprie lobby che partecipano al sistema. Di certo dobbiamo cercare di costruire un'omogenea comunità che va nella stessa direzione. Queste sarebbe la lobby giusta".

Gli Stati membri dovrebbero fare di più?
"Possono sempre fare di più. Se si guarda al budget dedicato alla filiera dell'idrogeno si parla di 2.2 miliardi di Euro per 14 anni. Come ho detto prima, il budget che i membri dell'Unione Europea spendono per comprare carburante è di un miliardo al giorno. Quindi certamente si può fare di più".

Quando dovremmo partire?
"Immediatamente, la tecnologia è pronta. Dobbiamo implementarla nei diversi Stati membri a tutti i livelli".

E dove si dovrebbe cominciare?
"Io parlo sempre della carota e del martello. Se si mettono in piedi degli incentivi per i veicoli elettrici bisogna mettere in piedi gli stessi incentivi per quelli ad idrogeno. Il martello vuol dire agire sulla legislazione: ridurre le emissioni di CO2 e progressivamente promuovere le tecnologie verdi".

È anche una questione culturale?
"Si anche. I giovani sono sempre più attratti dalla protezione del clima e dell'ambiente. I giovani capiscono che stiamo lavorando per la terra, perché abbiamo bisogno di proteggerla. Sviluppare tecnologie che non impattano sull'ambiente è qualcosa che i giovani vogliono".

Correva l'anno 1995 quando Beppe Grillo respirava vapore acqueo sul palco:

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