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Prima crea il problema, poi lo usa per fare tabula rasa. La Commissione europea sta cercando di avvelenare i pozzi con una indebita pressione sul Parlamento europeo che, il prossimo 25 febbraio in seduta plenaria, dovrà decidere se concedere alla Tunisia l'importazione senza dazio di 70.000 tonnellate di olio d'oliva in due anni. Questa proposta era stata avanzata dall'unico Commissario italiano Federica Mogherini e approvata in Commissione Commercio internazionale con i voti favorevoli degli europarlamentari del Pd.

In una nota la Commissione europea giustifica l'importazione dalla Tunisia con il fatto che l'Italia "ha prodotto 461.200 tonnellate nel 2013/2014, ma solo 222.000 tonnellate nel 2014/2015". La Commissione non dice, però, che il crollo della produzione di olio italiano è frutto delle sue politiche ultraliberiste (senza dimenticare il suicida piano di eradicazione di ulivi secolari in Puglia). E' l'Europa il problema. Se l'invasione dell'olio tunisino venisse approvata definitivamente, agli agricoltori italiani non resterebbe che lasciar marcire le olive sugli alberi. E' lo stesso perverso schema già visto con le arance provenienti dal Marocco.

Secondo gli ultimi dati della Borsa merci telematica il costo totale di produzione di 1 kilo di olio d'oliva Made in Italy ammonta a 5,38 euro: il prezzo delle olive al frantoio, la molitura ossia la spremitura, i contenitori in acciaio, lo stoccaggio. Tutto ha un costo per l'agricoltore. Per definire il prezzo finale bisogna aggiungere anche i costi "industriali": l'imbottigliamento, la spedizione e il margine del distributore.

L'analisi della Borsa merci telematica non lascia dubbi: "il forte calo della produzione in Spagna e in Italia nella campagna 2014/15 ha determinato un boom delle esportazioni dalla Tunisia nei due Paesi. Giova ricordare che i volumi importati nel mercato comunitario dalla Tunisia nei mesi di marzo e giugno 2015 avevano superato il limite massimo ammesso dalla Commissione Europea in esenzione dazio, stabilito a 56.700 tonnellate con regolamento comunitario 1918/2006".

Nel 2015 l'aumento delle importazioni in Italia di olio tunisino è stato del 600% e con questa ulteriore concessione aumenterà ancora di più. Questa invasione conviene innanzitutto ai grandi marchi che commercializzano olio comprandolo a prezzo inferiore rispetto a quello italiano. L'olio tunisino infatti costa meno della metà di quello italiano. Per gli affari di pochi si compromette la sopravvivenza di molti piccoli contadini e proprietari terrieri. È' chiaro che l'industria che imbottiglia preferisce comprare la materia prima dove costa meno e fare più profitti.

La Commissione fa un'analisi spalmata su tutto il territorio europeo e non tiene in considerazione le esigenze dei territori dove l'olio viene prodotto. Con la sua politica ultraliberista l'Europa sta drogando il mercato facendo crollare i prezzi. Oggi in Italia molti piccoli produttori (e non solo di olive) sono in crisi per colpa di questi accordi commerciali suicidi per le nostre piccole e medie imprese.

Mentre il Presidente Confagricoltura Taranto è pronto a tutto pur di bloccare l'invasione dell'olio tunisino, oggi sembrano profetiche le parole di Tommaso Battista, presidente Copagri di Puglia, che ne 2010 lanciava l'allarme: "non conviene più effettuare la raccolta, a questi prezzi all'agricoltore conviene lasciare le olive sugli alberi". Cosi come è gia successo con le arance. La storia si ripete. Preservare è diabolico.

Il Movimento 5 Stelle lancia un appello a tutti i parlamentari europei. #FateComeNoi e dite no all'invasione dell'olio tunisino.

FOTO. Ecco nel tweet di Ignazio Corrao la protesta dei produttori ortofrutticoli di Vittoria durante un incontro con un europarlamentare del Pd.

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