Mario Draghi a Strasburgo: la parata dei leccapiedi

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Mario Draghi è il signore indiscusso dell'Unione Europea. Sulla sua scia si accodano i grandi gruppi politici del Parlamento, rinvigoriti dalle nutrite delegazioni italiane di PD e Forza Italia. Il presidente della BCE, col tempo, è riuscito ad accumulare poteri indipendenti e illimitati, fuori da ogni possibile controllo istituzionale. Di controllo democratico, poi, non parliamo nemmeno. Mario Draghi, eletto da nessuno e a tutela d'interessi ignoti, ha completato il folle quadro di egemonia sui popoli con l'entrata in funzione del primo pilastro dell'unione bancaria di fine 2014: il Single Supervisory Mechanism, per gli amici SSM. Dando vita al più grande conflitto d'interessi della storia continentale: è l'unico detentore del potere monetario, ma allo stesso tempo la BCE è l'unico organo di vigilanza bancario possibile in questa Europa.

Il presidente della Banca Centrale Europea, anche oggi, ha continuato a recitare la sua parte, predicando stabilità, una discreta ripresa, un'inflazione sotto controllo, e rimandando ad una fantomatica unione monetaria ancora da compiere. Non si riesce davvero a spiegare come faccia, il governatore, a mentire in modo così smaccato, negando le più palesi realtà: la BCE continua a professare indicazioni politiche che non le competono. Quest'ultime mirano ad affermare i concetti "austerità" e "riforme" come salvifici, spianando la strada a grandi portatori d'interesse, fondi d'investimento e grandi elusori fiscali. Sono loro - assieme al super Mario nazionale - a tirare le fila di questo progetto politico. Sempre e solo loro si stanno spartendo strategicamente le risorse pubbliche a prezzi di saldo con le acclamate privatizzazioni.

Non vi bastano gli esempi che la storia ci ha mostrato? Allora dovete sapere che le sofferenze bancarie - che tengono acceso il dibattito nazionale - sono legate ai grandi (grandissimi) prestiti non rimborsati. In particolare, il 70% si riferisce a crediti superiori a 500mila Euro. Su un totale che ottimisticamente si attesta attorno ai 201,1 miliardi, 141,4 sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di Euro, erogati ad appena 32.608 soggetti. Parliamo del 2,63% dei clienti. Ben 25,5 miliardi sono a carico di soli 579 soggetti, lo 0,05% del totale.

Lo rivelano i dati di Bankitalia, rielaborati in questo grafico dal Centro Studi di Unimpresa:
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Ma chi saranno questi pochi soggetti, che mettono a rischio i risparmi di milioni di persone e la stabilità del sistema finanziario che Mario Draghi tanto vuole proteggere? Negli anni del boom finanziario tutti i banchieri italiani, grandi e piccoli, hanno largheggiato in finanziamenti agli amici, amici degli amici e raccomandati dalla politica, senza curarsi che fossero investimenti sicuri. I clienti più amati dalle banche avevano una spiccata predilezione per l'edilizia e le speculazioni immobiliari. Nel 2002 gli impieghi bancari nelle imprese del mattone (costruzione e acquisto di immobili) erano 105 miliardi, il 18 per cento del totale (fonti, ancora, Bankitalia). Nel 2011 erano saliti a 302 miliardi e al 30 per cento degli impieghi totali. Altro che "banche come ammortizzatori sociali", gli istituti di credito stanno saltando perché hanno prestato soldi a speculatori di ogni genere.

E' inutile nascondersi dietro inutili discorsi "tecnici" dei grandi economisti. I nemici della democrazia non sono quelli che sollevano dei dubbi sulla moneta unica e sulla BCE, ma chi continua a difendere lo status quo non ammettendo il fallimento totale di un intero modello. E di un'intera classe politica.

Ascoltate il portavoce Marco Valli, che spiega a Mario Draghi come stanno realmente le cose:

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