Incontro con la Mogherini per dire #NoOlioTunisino

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Missione compiuta. I portavoce del Movimento 5 Stelle Europa Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Marco Zullo hanno incontrato l'Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini che ha negoziato con la Tunisia l'importazione di 35.000 tonnellate di olio extravergine d'oliva in due anni. Nell'incontro, durato circa 35 minuti, Federica Mogherini ha sostenuto che questa misura era nata proprio su richiesta di tutti gli attori economici, sociali e politici della Tunisia e il suo obiettivo era quello di aiutare la transizione verso la democrazia di quel Paese, messo in ginocchio dagli attentati del museo del Bardo. I portavoce hanno fatto proprie le ragioni dei piccoli produttori italiani messi in crisi dall'importazione di olio extraeuropeo a basso prezzo e ricordato che la Commissione europea non ha realizzato nessuno studio d'impatto sulle conseguenze di questa misura. La proposta del Movimento 5 Stelle è quella di istituire un Fondo di sviluppo e investimento per il popolo tunisino con il coinvolgimento di tutti i Paesi europei (non solo l'Italia). Inoltre, è stato denunciato il conflitto di interessi che tocca il premier tunisino, uno dei più grandi produttori di olio del Paese. Federica Mogherini si è detta disponibile a partecipare a una delle prossime riunioni del gruppo Efdd per discutere del futuro del parternariato meridionale, l'Europa più i Paesi del Nord Africa. E' con il dialogo e il rispetto reciproco che si rafforza la democrazia, non con le bombe che si vogliono lanciare in Libia.



VIDEO.
Ecco il resoconto dell'incontro fra il Movimento 5 Stelle e Federica Mogherini.




DOMANDE E RISPOSTE SU #NoOlioTunisino

1) E' UN AIUTO AL POPOLO TUNISINO? NO!
E' falso e ipocrita dire che questo provvedimento aiuti il popolo tunisino. Negli ultimi anni l'Europa ha subìto una massiccia delocalizzazione della sua agricoltura: imprenditori italiani, tedeschi, spagnoli hanno comprato oliveti tunisini usufruendo di uno sgravio fiscale totale per dieci anni. Da qui, grazie alla manodopera a costo bassissimo e alla possibilità di impiegare fitofarmaci proibiti in Europa, si invadono i nostri mercati con olio venduto a 2-3 euro al chilo. Questa misura non darà aiuto al popolo tunisino e non sosterrà la democrazia del Paese, ma gli imprenditori europei che, senza pagare tasse, miscelano legalmente il loro olio tunisino con quello italiano, o lo vendono con etichetta tunisina nei supermercati a prezzi low cost. L'Europa spaccia per aiuto quello che invece è solo sfruttamento! Inoltre, l'attuale primo ministro tunisino. Habib Essid è uno dei maggiori produttori di olio del Paese e dal 2004 al 2010 è stato persino direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale. Con questa importazione senza dazi si vuole aiutare il popolo tunisino o gli affari dei suoi governanti?

2) E' UNA ESAGERAZIONE DIRE CHE L'IMPORT E' UNA INVASIONE? NO!
Nel 2015 l'aumento delle importazioni in Italia di olio tunisino è stato del 600% e con questa ulteriore concessione aumenterà ancora di più. La nuova misura prevede una importazione senza dazi di una quota annua di 35.000 tonnellate che si aggiunge alle 56.700 tonnellate annue già previste dall'accordo di associazione UE-Tunisia. Sommando queste due quote si scopre che in totale nel 2016 arriveranno senza dazio 91.700 tonnellate di olio tunisino. Nel 2014 la produzione italiana di olio è stata di 222.000 tonnellate. L'olio tunisino che arriva in Europa rappresenta dunque il 40% circa della produzione italiana.

3) E' UNA MISURA EUROPEA CHE SOLO IN PARTE TOCCA L'ITALIA? NO
Il 90% dell'olio tunisino importato arriva nei porti italiani. L'Italia è il primo importatore di olio e il secondo produttore al mondo. Un aumento delle importazioni avrà una ricaduta sulla produzione interna, rendendo meno competitivo il nostro olio. La Commissione europea ha difeso la sua misura facendo un'analisi spalmata su tutto il territorio europeo e non tenendo in considerazione le ricadute sul mercato interno italiano le esigenze dei territori dove l'olio viene prodotto.

4) QUESTA MISURA DANNEGGIA L'AGRICOLTURA ITALIANA? SI!
Conviene innanzitutto ai grandi marchi commercializzare olio comprandolo a prezzo inferiore rispetto a quello italiano. L'olio tunisino infatti costa meno della metà di quello italiano. Per gli affari di pochi si compromette la sopravvivenza di molti piccoli contadini e proprietari terrieri. Con la sua politica ultraliberista l'Europa sta drogando il mercato facendo crollare i prezzi. Oggi in Italia molti piccoli produttori (e non solo di olive) sono in crisi per colpa di questi accordi commerciali suicidi per le nostre piccole e medie imprese. Agli agricoltori italiani non resterebbe che lasciar marcire le olive sugli alberi. E' uno schema già visto con le arance provenienti dal Marocco.

5) CON L'OLIO TUNISINO AUMENTANO LE FRODI? SI!
L'olio grezzo proveniente dalla Tunisia viene miscelato con basse quantità di oli realmente italiani e successivamente "deodorato". Trasformato, manipolato, deodorato al termine della 'cura' mantiene solo un lontano ricordo delle olive italiane. Secondo dati del Corpo Forestale dello Stato ben il 49% degli oli importanti viene contraffatto. Nel 2015 l'import dell'olio tunisino aumenta del 600% e si quadruplicano le frodi nel settore degli oli. I sequestri su tutto il territorio italiano dimostrano che c'è una correlazione fra questi due fattori. Numerose inchieste della magistratura hanno dimostrato che i grandi gruppi commerciali abbiano in passato mescolato in maniera illegittima gli oli. Alla Camera dei Deputati il Movimento 5 Stelle ha presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo, per istituire una banca dati presso il ministero dell'Agricoltura che certifichi in maniera inequivocabile l'origine geografica dell'olio attraverso analisi molecolari delle caratteristiche chimiche e fisiche delle oltre 300 cultivar presenti nel nostro Paese.

6) IL M5S VUOLE AIUTARE IL POPOLO TUNISINO? SI!
Il Movimento 5 Stelle chiede alla Commissione europea di ritirare il provvedimento sull'olio tunisino e di varare un serio 'Piano Marshall' che preveda l'istituzione di un fondo per lo sviluppo in tutti i settori dell'economia. L'Europa sta già facendo molto per il popolo tunisino. Nel 2011 l'Europa ha stanziato nel programma di macro assistenza finanziaria ben 800 milioni di euro. Nel 2015 sono stati erogati 100 milioni di euro, una prima tranche di un prestito complessivo di 300 milioni. La Tunisia ha bisogno di fiducia e investimenti. L'Europa deve aiutarla in questa difficile fase di transizione democratica insidiata dal fondamentalismo islamico. La Germania e i Paesi del Nord Europa devono essere corresponsabili negli aiuti. Con l'olio è solo l'Italia a pagare. La Germania ha chiuso il 2015 con un avanzo commerciale record di 248 miliardi di euro, uno squilibrio della bilancia commerciale illegale secondo i Trattati europei. La Germania metta le mani al portafoglio e aiuti il popolo tunisino.

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