#Ttip come stanno andando davvero i negoziati

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E' iniziato a New York il 13esimo round negoziale sul Ttip fra Europa e Stati Uniti. Non è causale che Barack Obama proprio in questi giorni si sia speso a favore della ratifica finale del Trattato entro la scadenza del suo mandato. Vuole accelerare perché sa che adesso l'Europa è divisa e fragile e quindi più debole. Con il Ttip si gioca il futuro dell'agricoltura europea, delle piccole e medie imprese e della salute di milioni di cittadini. Non si può abbassare la guardia.


Il quotidiano francese "Le Figaro" pubblica un editoriale in cui analizza le posizioni in campo, ma soprattutto spiega i veri interessi economici e strategici in campo.
Ecco la traduzione in italiano dell'editoriale. La versione originale si trova a questo link.

di Manon Malhère

Anche se Washington e Bruxelles vogliono sempre crederci, le possibilità di suggellare un compromesso politico sul trattato transatlantico prima che il presidente Obama lasci la Casa Bianca restano molto deboli. "E' molto difficile", riconosce un osservatore europeo molto informato durante il tredicesimo round di negoziati del cosiddetto Ttip o Tafta, iniziato lunedì a New York.

Mentre Barack Obama vuole dare un'accelerata, proprio come la Cancelliera Angela Merkel in Germania che deve però affrontare le critiche della sinistra tedesca, Parigi avverte: "non c'è, in nessun modo da parte nostra, la volontà di raggiungere un accordo a ogni costo", ha fatto sapere il segretario di Stato francese al Commercio estero Matthias Fekl, su France Inter. "Prendete l'insieme della discussione, oggi, nessuna posizione (francese, ndr) è stata presa in considerazione nel modo che auspicavamo". A Bruxelles, si insiste, facendo eco: "noi non accetteremo un accordo al ribasso".

Dall'inizio dei negoziati nel 2013, sono numerose le ONG, i politici, i sindacati che hanno manifestato regolarmente la loro feroce opposizione contro questo trattato discusso nell'ombra. Questi vedono nel Ttip una bella opportunità per le multinazionali oltre Oceano di prendere possesso di numerose fette del mercato in Europa e di imporre il "cibo spazzatura americano". Concretamente, il Tafta, è molto più di un semplice negoziato sul diritto di dogana per drogare le esportazioni. L'obiettivo è quello di coordinare i regolamenti europei e americani in un certo numero di settori come quelli cosmetici, i prodotti chimici o quelli farmaceutici. Questo permetterebbe di ridurre i costi per le imprese che esportano, così da facilitare gli scambi commerciali. Per quelli che si oppongono al testo attuale, questa convergenza di norme rischia seriamente di abbassare le regole europee sociali e ambientali. La questione è molto complessa. "Nel campo dei cosmetici, per esempio, esistono 1.000 prodotti chimici che sono vietati in Europa e non negli Stati Uniti", spiega l'ONG di Bruxelles Corporate Europe Observatory (CEO). Trattandosi di prodotti agricoli, i detrattori del Trattato temono l'arrivo in Europa della carne agli ormoni o del pollo al cloro. "Non discutiamo di indebolire le norme europee", ribatte molto duramente una fonte della Commissione europea.

Altro tema molto controverso, difeso con le unghie e i denti da Bruxelles e Parigi: l'accesso al mercato pubblico americano che è molto più chiuso di quello europeo. Troppo spesso, solo le imprese americane possono partecipare a un bando pubblico. E gli americani non si muovono di un millimetro dalla loro posizione. Le due parti devono anche trovare un terreno comune sul regolamento delle controversie fra le imprese e gli Stati. Un tema che suscita molte critiche sia in Francia che in Germania.

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