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Ora sono 232 i parlamentari transfughi, 307 i cambi di casacca. Alla Camera il gruppo misto, che non si è presentato alle elezioni, è il terzo gruppo per numero di deputati.

di Dario Fo

“[La sanzione per chi non rispetta le regole del M5S] è un atto di difesa contro i tradimenti di disonesti e infedeli, un deterrente del Movimento che evita di essere bastonato e cornuto ogni volta. E poi basta essere linciati: c’è qualcuno che vuole mettere in caciara ogni mossa dei 5 stelle, come quando si fa cagnara per isolare la volpe o il cinghiale durante la caccia. (La sanzione, ndr) E’ un atto di difesa, una specie di gioco di comando verso eventuali disonesti che si affacciano ai 5 Stelle per poter avere un veicolo sul quale montare e, al momento buono, andarsene via, tenendosi però tutto il denaro guadagnato ogni mese, per poi cambiare e vestire i panni di un altro partito o movimento che magari, invece, difende pure il diritto di tenersi in tasca quei soldi.
Negli ultimi tempi sono molti i personaggi in cerca di visibilità e che saltano da una parte all’altra. Infliggere una multa è un deterrente perchè ci sono troppe persone che giocano basso e sfruttano il Movimento finchè gli fa comodo, firmando un contratto che gli mette in tasca dei quattrini, facendosi poi trainare da altri e andandosene nella cosiddetta ‘zona dei maiali‘. In certi Paesi europei, come Spagna e Portogallo, se cambi casacca politica è bene che te ne vai, che esci. Anche Franca, mia moglie, nel 2008 si era dimessa da senatrice del Governo Prodi, ma con dignità e non alla ricerca di un altro carrozzone, concludendo quella temporanea fase per cui si era momentaneamente prestata alla politica istituzionale e tornando a spendersi in battaglie culturali e sociali.

VIDEO L’intervento di Dario Fo a #Italia5Stelle

Questo provvedimento era stato già messo in atto dal Movimento con le elezioni Europee del 2014, ma nessuno all’epoca aveva detto niente, perchè due anni fa parlarne e creare polemica non avrebbe giovato a nessuno. Adesso di colpo c’è la caciara.
Io ho fatto il capocomico per anni e mi è capitato spesso di fare, assieme a Franca, dei contratti da attore ai tanti giovani che vivevano e studiavano a casa nostra, che in passato era una vera e propria scuola d’arte e di teatro. Contratti modesti, ma è quello che potevamo permetterci viste le lotte che portavamo avanti, come la riduzione di 1/3 del costo dei biglietti per uno spettacolo. Alcuni di questi ragazzi arrivavano dalle accademie ed erano già in parte preparati, altri erano arrivati a noi un po’ per caso allettati dall’idea di salire su un palcoscenico. Li crescevamo nelle nostre stanze. Ma purtroppo alcuni, molti di loro, dopo aver imparato l’improvvisazione, la mimica e a muoversi a ritmo, tac! Ecco che ricevevano offerte da altre compagnie che gli dicevano ‘ora che sei un attore se vieni con noi ti diamo il doppio‘. E loro ci abbandonavano a vantaggio del nuovo e più consistente contratto. Se ne approfittavano, ci avevano traditi, infedeli, dopo aver sfruttato per i loro fini il nostro apprendistato. Queste persone, poi finite in nulla, non avevano nessuna morale e nessuna logica politica.
Esiste invece una moralità che determina una resistenza verso l’esterno necessaria a chi vuole fare l’attore. Stessa cosa vale per il politico. E chi se ne va per proposte migliori tradisce te maestro, te Movimento; ma è anche un tradimento verso il pensiero che divulgavi, il modo di essere, verso la lotta contro la speculazione e i furti di chi governa”. Dario Fo, tratto dall’intervista a La Presse