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Dedico il post della domenica a Don Ciotti, un prete di quelli veri che sta in mezzo alla gente e al suo appello per salvare la legge sui beni confiscati alla mafia.

“Nel 1995, “Libera” raccolse un milione di firme per spingere il Parlamento ad approvare una riforma della legge Rognoni – La Torre che introducesse la possibilità di destinare all’uso sociale i beni confiscati alle mafie. Prima dell’entrata in vigore della legge 109/96, i beni immobili “recuperati” si contavano davvero in poche decine. Oggi, degli oltre 6.500 beni confiscati ne sono stati destinati oltre 2.500. In Sicilia sono nate molte cooperative e altre ne stanno per nascere in altre regioni. In questi primi dieci anni abbiamo toccato con mano che la confisca e l’utilizzo sociale dei beni é certamente un problema che chiama in causa la politica, è certamente un problema sociale, con una dimensione culturale non indifferente, ma è anche un problema etico e educativo. Restituire alla collettività quello che è stato frutto di violenza, di illegalità, di traffici, di sfruttamento, di morte è fondamentale.

Oggi il nostro Parlamento rischia di approvare un disegno di legge delega che vanificherebbe i risultati ottenuti. Tra i molti aspetti discutibili si prevede la possibilità di revisione, “senza limiti di tempo” e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. Chi potrebbe gestire – sia esso Comune o cooperativa o associazione – un bene in una simile precarietà, dopo aver speso risorse pubbliche per la sua ristrutturazione? È un regalo che viene fatto alle mafie e ai mafiosi.

Un’altra scelta discutibile, presente nel nuovo disegno di legge, è dato dall’affidamento all’Agenzia del Demanio dell’intera gestione dei beni, dal sequestro alla confisca. Ci sembra un paradosso ulteriore: in passato, è stata proprio l’Agenzia del Demanio, per le gravi carenze strutturali che ha, ad aver rappresentato un freno a tutto il processo.

Il Parlamento può correggere ancora la rotta, se recepisce alcune proposte.
La prima proposta è quella di cancellare la possibilità di revisione della confisca e da parte di “chiunque”, prevedendo la revoca con equo indennizzo nel caso di vittime di errori giudiziari.
La seconda è l’istituzione di un’Agenzia ad hoc nella quale far confluire tutte le competenze e le professionalità costruitesi in questi anni e oggi disperse in mille rivoli.
Da ultimo, occorre valorizzare il ruolo dei cittadini e delle associazioni nella promozione della legalità e nel contrasto alle mafie. Sì, perché a parole, si fa continuamente appello alla “società civile”, alle associazioni, ai giovani, ma, nei fatti, se ne cancella il loro potenziale contributo, in termini di spinta, di accompagnamento, di verifica, di controllo, di vera partecipazione.

E’ per queste ragioni che l’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e molti familiari delle vittime delle mafie chiedono con un appello un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè tutte le forze politiche sappiano trovare il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia. “

Don Ciotti.

Aderite all’appello per email: [email protected] o per fax: 06/6783559