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In Italia la giustizia non funziona. Un avviso giudiziario è già una condanna a vita. In due sensi: non si sa mai come andrà a finire, non si sa quando finirà. Le procedure sono percorsi ad ostacoli. Mezzi e risorse sono da quarto mondo. Ma in questo disastro anche quel poco che funziona non deve funzionare. Se un magistrato si occupa di interessi forti, le aggressioni sono scontate. Aggressioni a senso unico, che risparmiano sempre i magistrati inerti o distratti.
Una strategia che ha avuto i suoi momenti più alti nella Bicamerale di D’Alema, nel progetto Castelli di riforma dell’ordinamento giudiziario e nella legge anti-Caselli del governo Berlusconi nel 2005.
Si calcolò allora l’età di Caselli, pari a 66 anni. Ottenuto tale risultato venne proibito a chi aveva compiuto 66 anni di fare il Procuratore nazionale Antimafia. Non aveva l’età. Una legge semplice, legge contra-personam che ha estromesso dal concorso un magistrato “colpevole” di aver chiesto di prendere il posto di Falcone e Borsellino dopo le stragi del 1992, di aver lottato contro la mafia e, soprattutto, di aver indagato Andreotti e Dell’Utri. Colpirne uno (Caselli) per educare tutti gli altri magistrati indipendenti.
La Corte Costituzionale ha cancellato questa legge vergogna. Una buona notizia.
Ci aspettiamo che il magistrato dipendente Caselli venga immediatamente nominato Procuratore nazionale Antimafia. Il blog ne farà una iniziativa permanente con l’obiettivo di un milione di mail al presidente dipendente Napolitano.
Sto intanto studiando nuove leggi popolari. Chi ha il cognome che incomincia per Berlus e finisce per coni non può fare politica. E anche chi comincia per Mas e finisce per tella.

Domani sarò a Bruxelles, mi hanno invitato al Parlamento europeo. Parlerò del nostro primato nazionale: 25 pregiudicati deputatisenatori. A breve il video.