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“La vittoria di Angela Merkel in Germania non è mai stata in discussione. Capitalizza buoni risultati con un’astuta politica moderatamente socialdemocratica all’interno – lo stato sociale è stato ristrutturato ma non distrutto – ed una neoliberista all’esterno basata su una stretta politica di austerity imposta a tutta l’Eurozona. La strategia europea non cambia. Anzi, dopo l’eccellente risultato elettorale – la cancelliera ha sfiorato la maggioranza assoluta – è destinata ad acuirsi. A nulla è valso il tentativo degli “euroscettici” che, pur sfiorando il 5% dei consensi, sono rimasti esclusi dal Bundestag. Quest’esclusione non deve sorprendere, perché l’Euro fino ad oggi è servito proprio alla Germania per far crescere la sua economia soprattutto con l’esportazione dei prodotti tedeschi in Europa ed il mantenimento di un livello salariale modesto. Cosi, mentre la Germania prospera grazie alla svalutazione del Marco avvenuta con l’introduzione dell’Euro, l’Italia, perdendo la sua Lira, continua a deperire. Non sarà tutta colpa dell’Euro se ci troviamo ormai in questa situazione comatosa, ma l’introduzione della moneta unica è stata certamente il fattore determinante. Alla Germania la crescita, a noi la “decrescita infelice” con milioni di disoccupati e una politica di austerity che a partire da adesso si farà sempre più rigida.
Dobbiamo attenderci dal nostro governo, guidato da Enrico Letta, una ferma posizione in Europa a difesa del nostro paese? No. Letta, come del resto Monti, sono al servizio della moneta unica. Uno degli ultimi libri di Enrico Letta era intitolato Morire per Maastricht. Oggi morire per Maastricht significa rispettare quella gabbia d’acciaio che ci è stata imposta con il meccanismo europeo di stabilità (il cosiddetto Fondo Salva-Stati) e il patto di bilancio europeo (il cosiddetto Fiscal Compact). Con il primo dalle nostre casse sono già usciti 40 miliardi di Euro, una somma che in fase di recessione e con chiare difficoltà a rilanciare l’economia equivale ad uno strangolamento; con il secondo ci impegniamo a riportare il rapporto debito/pil entro il 60% nell’arco di un ventennio. Tutto ciò implica, in una fase di crisi come l’attuale, l’impossibilità di rilanciare l’economia.
Ci vorrebbe un governo capace di sbattere in Europa i pugni sul tavolo e di minacciare l’uscita dall’Euro nel caso in cui venisse negata la possibilità di ridiscutere da cima a fondo questi trattati che ci sono stati imposti da poteri stranieri e che prima Monti e ora Letta si sono incaricati di eseguire.
Per questo però è necessario restituire al popolo, al più presto, la possibilità di esprimersi in libere elezioni. Se il MoVimento 5 Stelle dovesse vincerle, andremo in Europa per rinegoziare tutto e da una posizione di forza, dal momento che l’Italia avrà la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea . Il popolo italiano, come quello greco, spagnolo, portoghese, non può morire per l’Euro. Non vogliamo morire per l’Euro.” Paolo Becchi