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I nonni meravigliosi di Nick il Nero
(03:35)

I vecchi, un tempo, vivevano e morivano in famiglia, quando ancora esistevano le famiglie. Erano ascoltati e, quando rimbambivano del tutto, tollerati come dei bambini piccoli un po’ noiosi. Il valore di un vecchio oggi è la sua pensione, serve a pagare l’affitto e le bollette dei nipoti disoccupati. E’ un vecchio bot a scadenza a tasso fisso. Non è raro alla sua morte surgelarlo nel freezer per non dichiararne il decesso e continuare a riscuotere il vitalizio. Il vecchio inutile finisce al’ospizio o in ospedale in attesa del funerale.
Nick il Nero, un amico del blog, è finito in clinica, in un reparto geriatrico. Ecco la sua testimonianza.

“Caro Beppe, il diabete mi ha beccato, la panza mi ha tradito, sono tornato dall’ospedale dopo una settimana di ricovero, i primi tre giorni sono passati all’insegna del rincoglionimento più profondo, avevo un male al braccio terrificante e la notizia del diabete mi aveva un po’ turbato, nel mio testone pensavo che le tonnellate di cibo ingurgitate in questi anni non mi avrebbero dato grossi problemi e invece…TACK, si è rotta la macchinetta mi ritrovo ad avere a che fare con una malattia che molto probabilmente mi accompagnerà per sempre. Pazienza la frittata (buona la frittata ca..o) è fatta, devo fare una dieta che non scompensi i valori glicemici, devo prendere tre pastigliette minuscole al giorno, insomma dimagrirò di 30 kg e tra qualche mese mi chiamerete Nik lo Smilzo.
L’ospedale rimane un luogo triste e cupo dove le persone si lamentano per troppi motivi, le infermiere sono degli angeli che corrono a destra e a manca per soddisfare le esigenze dei malati, sono davvero poche per soddisfare a pieno le esigenze di reparto come la medicina generale. La sanità in questo paese non funziona per colpa dei soliti introiti politici non c’è che dire, troppi soldi spesi troppo male.
Nella mia camera c’erano cinque compagni d’avventura, Mario era il più vecchio, 96 anni e ancora pochi momenti da vivere, chissà chi era, chissà cosa era stato, non parlava, si lamentava, un rantolo terrificante che sembrava il verso di un dinosauro ferito, Mario l’hanno portato via l’atra mattina, uno scheletro che non poteva più essere aiutato perchè senza una vena d’accesso per le cure, poi c’era Adolfo, tumore ai polmoni insufficenza respiratoria grave, 87 anni, autista ATC in pensione da 30 anni, lui era il più disperato chiedeva tutti i giorni di morire, soffriva da morire e non respirava nonostante l’ossigeno, tutte le mattine mi chiedeva di fargli un po’ di compagnia e mi raccontava la sua odissea.Un’altro vecchietto di 83 anni era nel letto vicino alla finestra, non so il nome, mascherina dell’ossigeno, pannolone da competizione e una fame che si sarebbe mangiato sua madre, è uscito con me oggi. Appena il dottore gli ha detto che lo dimettevano si è tolto tutto e si è vestito di tutto punto con il tubo della flebo che gli usciva dalla camicia mentre il medico ancora stava finendo le visite in camera. Spettacolare!! Al centro della stanza un pachistano che mi ricordava Budda, lui dormiva seduto, due gambe e due braccia sottili come grissini e una pancia di dimensioni bibliche, diabetico come il sottoscritto, ma con valori da primato mondiale, dialisi un giorno sì e un giorno no. L’ultimo dei miei compagni era un vecchietto di 79 anni, magro come Gandhi e buono come il pane, lui si vergognava perchè le infermiere lo lavavano tutte le mattine, non poteva scendere dal letto perchè troppo esile e debilitato. Ieri sera un ragazzo che faceva la notte da Adolfo gli ha tagliato i capelli e la barba e lui mi ha chiesto come stava, gli ho dato un bacio in fronte e gli ho detto che era fantastico.
Nonni meravigliosi che vivono gli ultimi istanti della propria esistenza con la voglia di andarsene e non di rimanere, uomini che hanno vissuto chissà quali storie, comunque protagonisti di una generazione che si sta esaurendo troppo spesso fra l’indifferenza più totale.
Io ho la fortuna di avere la famiglia più numerosa d’Italia, i miei amici, sono venuti a trovarmi a decine, ho capito di essere molto fortunato a conoscere così tante persone, i messaggi su Facebook di solidarietà, gli sms, le email, mi hanno riempito il cuore di felicità, GRAZIE a tutti di esserci sempre e comunque.” Un abbraccio, NIK